La storia di Germano Grassivaro e il ruolo di addetto scientifico per il quale era stato scartato: Aveva ragione lui di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 31 marzo 2012
Sia pure consumando 45 paia di scarpe, il canadese Jean Béliveau è riuscito in undici anni a fare il giro del pianete a peidi. Germano Grassivaro per vedersi riconoscere il diritto a un posto in diplomazia, ci ha impiegato di più. Alla fine ecco il responso: aveva ragione lui. Peccato che dopo diciotto anni, nove mesi e ventisei giorni, sia ormai un anziano signore in pensione da un bel pezzo.
Avete presente la primavera del 1993? Bill Clinton vedeva per la prima volta Boris Eltsin, Arnaldo Forlani riceveva un avviso di garanzia dal pool di Mani Pulite, gli italiani abolivano a schiacciante maggioranza il finanziamento pubblico ai partiti ignari, il governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi riceveva l'incarico di formare il suo governo, lo scudetto veniva vinto dal Milan di Dejan Savicevic e Jean-Pierre Papin e la classifica marcatori da Beppe Signori. Per capirci, era tantissimo tempo fa.
Bene, il 4 giugno di quell'anno il professor Germano Grassivaro, già docente all'università di Venezia e di Padova, già impegnato nel rilancio della facoltà di Economia a Mogadiscio e in varie missioni culturali all'estero in particolare in Argentina, inoltra un ricorso straordinario al capo dello Stato. Si ritiene vittima di un'ingiustizia. Aspirava a diventare addetto scientifico all'ambasciata di Buenos Aires e alla prova di selezione, affrontata nell'ottobre 1992, è stato scartato nonostante il giudizio: «L'apposita Commissione ha apprezzato la sua eccellente preparazione. Tuttavia i requisiti richiesti hanno indotto la Commissione a designare un altro candidato». Tesi respinta dal nostro: secondo lui era invece il vincitore «a non essere in possesso dei requisiti richiesti».
Incomincia con un ricorso all'allora ministro degli Esteri Emilio Colombo, respinto con la rivendicazione di una «autonoma discrezionalità di scelta da parte del Ministero». Quindi, seguendo la procedura, fa ricorso direttamente al presidente della Repubblica, chiamato a emettere un decreto di accoglimento o rigetto in base al parere del Consiglio di Stato. Fatto questo, si mette in attesa. Telefonando di tanto in tanto per esprimere la sua crescente indignazione per i continui rinvii.
Aspetta oggi, aspetta domani, passano gli anni. Silvio Berlusconi scende in campo e fonda Forza Italia, John Major lascia l'incarico di premier a Tony Blair, Bettino Craxi si rifugia nell'esilio di Hammamet, l'Italia di Fabio Cannavaro diventa campione del mondo, Marco Pantani vince il Tour de France per poi essere travolto dallo scandalo fino a morire tragicamente...
L'unica cosa che resta immutabile nel tempo, sepolta in un cassetto, è la contestazione del nostro aspirante addetto scientifico. Il quale, paziente come San Simeone lo stilita, resta in attesa per anni, campando con la pensione da insegnante. Finché un giorno, un amico lo scuote: «Ma come, ti sei rassegnato?». E tornano alla carica: che fine ha fatto il ricorso?
Altri anni di attesa ed ecco che finalmente arriva, su carta intestata del Presidente della Repubblica, il quale non c'entra niente perché tutto il tormentone è farina del ministero degli Esteri, la risposta. Che dopo aver citato una legge del 1865, una del 1924, una del 1942 e altre ancora, dice che il ricorso è stato accolto: a Buenos Aires non doveva andarci chi ci andò, ma Germano Grassivaro.
Ma è la data sul verdetto ad essere stupefacente: 11 novembre 2011. Con comunicazione all'interessato il 5 dicembre 2011: quasi 19 anni di iter burocratico. E così, nei giorni scorsi, l'avvocato Mariano Paolin ha presentato al Tar del Lazio una richiesta danni. Professionali, economici, ma non solo. Come già ha riconosciuto una sentenza della Cassazione, «il danno esistenziale si fonda sulla natura non meramente emotiva e interiore (propria del cosiddetto danno morale), ma oggettivamente accertabile del pregiudizio attraverso la prova di scelte di vita diverse da quelle che sì sarebbero adottate se non si fosse verificato l'evento dannoso...». Insomma, se fosse andato in Argentina venti anni della sua vita sarebbero stati diversi.
Non resta che aspettare la sentenza del Tar. Sperando che non arrivi fra altri 19 anni, nel 2030. Germano Grassivaro sarebbe allora novantatreenne...http://www.corriere.it/cronache/12_marzo_31/concorso-vinto-19-anni-dopo-gian-antonio-stella_d22be376-7af4-11e1-b4e4-2936cade5253.shtml
sabato 31 marzo 2012
martedì 27 marzo 2012
ECCO QUANTO INCASSANO GLI IIC: DE MISTURA RISPONDE A LANNUTTI (IDV)
ROMA\ aise\ 27 marzo 2012 - 17.469.896 euro: questo l’ammontare delle entrate derivanti da servizi (inclusi i corsi di lingua al lordo delle spese) e da sponsorizzazioni degli Istituti Italiani di Cultura all’estero.
La cifra, riferita al 2010, è stata confermata dal Sottosegretario agli esteri Staffan De Mistura nella risposta all’interrogazione del senatore Lannutti (Idv) che chiedeva chiarimenti sugli introiti degli IIC ma anche sulle modalità di selezione dei direttori di "chiara fama".
"Per quanto concerne la rete degli Istituti italiani di cultura ed i fondi da loro gestiti, - spiega De Mistura – il Ministero assegna ogni anno a ciascuno istituto una dotazione finanziaria (capitolo 2761) con cui copre tutte le spese per il funzionamento e le attività. Nel corso dell’anno 2010 è stata erogata agli 89 istituti di cultura una somma complessiva di 13.901.000 euro, con una media di stanziamento per istituto pari a 156.191 euro. Nel corso del 2011 è stata erogata invece ai 90 istituti (89 + la riattivata sezione di Hong Kong) la somma complessiva di 12.228.492 euro, con una media di stanziamento per istituto pari a 135.872 euro".
Sul fronte degli introiti degli IIC, "nel corso del 2010, questi ammontano a 17.469.896 euro. Tale ammontare corrisponde alle entrate derivanti da servizi (inclusi i corsi di lingua al lordo delle spese) e da sponsorizzazioni. Dividendo tale ammontare per il numero degli istituti (89), risulta una media di introiti per istituto pari a 196.290 euro. Tali introiti confluiscono nei bilanci di gestione di ogni singolo istituto per essere reimpiegati in attività di promozione della lingua e cultura italiana".
Il sottosegretario richiama quindi le norme di legge che regolano il reclutamento del personale: "gli IIC – scrive in proposito – sono uffici all’estero del Ministero e sono regolamentati dalla legge n. 401 del 1990 e dal successivo decreto ministeriale n. 392 del 27 aprile 1995 recante il regolamento d’attuazione della legge stessa. L’art. 7 e successivi della legge n. 401 definiscono dettagliatamente le finalità degli istituti, le procedure e le modalità di reclutamento del personale dell’area della promozione culturale (APC) da assegnare ai vari istituti, così come le modalità di finanziamento, di controllo e rendicontazione dei procedimenti di spesa. Tali procedimenti di spesa si svolgono nel rispetto dei principi e delle disposizioni normative dettate in materia di contabilità di Stato e sono sottoposti al controllo esercitato dalla Corte dei conti. In particolare, per quanto concerne il reclutamento del personale dell’APC, l’art. 12 della legge n. 401 prevede che "1. l’accesso alle qualifiche funzionali dell’area della promozione culturale e al ruolo degli esperti di cui all’articolo 11, avviene in conformità alla normativa vigente per il personale di analogo livello e qualifica del Ministero. (...).
3. I titoli di studio nonché i requisiti linguistici e culturali per l’accesso ai concorsi sono definiti con decreto del Ministro, emanato di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, sentito il parere della Commissione di cui all’articolo 4.
4. Le modalità concernenti lo svolgimento del concorso, la forma delle prove, le materie d’esame, la composizione delle commissioni giudicatrici e la formazione delle graduatorie sono definite con decreto del Ministro, emanato di concerto con il Ministro per la funzione pubblica".
Quanto ai direttori, De Mistura ha ricordato che "la legge n. 401 all’art. 14 prevede che "sono nominati dai Ministro fra il personale dei livelli IX e VIII appartenente all’area della promozione culturale, sentito il parere della Commissione di cui all’articolo 4.
2. La funzione di direttore di Istituto può essere conferita anche agli esperti del ruolo dirigenziale di cui comma 2 dell’articolo II.
3. La nomina e la destinazione dei direttori degli Istituti sono disposte con decreto del Ministro, su proposta del direttore generale per le relazioni culturali, anche sulla base delle competenze relative all’area geografica di destinazione e delle aspirazioni espresse dall’interessato". Come specificato dall'interrogante, il paragrafo 6 della stesso articolo prevede che "la funzione di direttore può essere altresì conferita, in relazione alle esigenze di particolari sedi, a persone di prestigio culturale ed elevata competenza anche in relazione alla organizzazione della promozione culturale, con le procedure di cui all’articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni, sentito il parere della Commissione di cui all’articolo 4 della presente legge. Le nomine, di durata biennale, rinnovabili per una pari durata una sola volta, potranno essere effettuate entro il limite massimo di dieci unità".
Per "assicurare trasparenza nell’iter di nomina dei direttori degli IIC, le disposizioni normative richiamate prevedono un ruolo specifico della Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero, istituita dalla stessa legge n. 401 che ne regolamenta anche composizione e funzioni (artt. 4 e 5). In particolare la Commissione garantisce un coinvolgimento delle maggiori istanze del mondo culturale, scientifico ed accademico, istituzionale e non, nella trattazione delle diverse tematiche attinenti appunto alla promozione della lingua e della cultura italiana all’estero. Le procedure di selezione e valutazione già in atto sono state ulteriormente rafforzate dal ministro Terzi. Sono state infatti elaborate delle linee guida, condivise con la Commissione nazionale stessa, per la selezione dei candidati che aspirano a dirigere IIC in base a quanto previsto dal par. 6 dell’art. 14 della legge n. 401".
"Alla luce degli incarichi di alta responsabilità che tali candidati sono chiamati a svolgere, - annota De Mistura – con le linee guide vengono individuati requisiti e criteri di selezione necessari ad identificare i titolari di tali funzioni nell’ambito di quanto prevede la normativa vigente (art. 14.6 della legge n. 401 del 1990) che per la nomina dei Direttori di “chiara fama” richiede, accanto al prestigio culturale, elevate competenze in materia organizzativa e promozionale. La destinazione presso gli Istituti di cultura del restante personale dell’APC, così come del ruolo dirigenziale degli esperti, avviene attraverso una procedura regolamentata dalla normativa vigente (legislazione e contratto nazionale), nel rispetto dei principi di pubblicità e trasparenza, con modalità analoghe a quelle seguite per le assegnazioni di tutti i funzionari del Ministero". (aise)
La cifra, riferita al 2010, è stata confermata dal Sottosegretario agli esteri Staffan De Mistura nella risposta all’interrogazione del senatore Lannutti (Idv) che chiedeva chiarimenti sugli introiti degli IIC ma anche sulle modalità di selezione dei direttori di "chiara fama".
"Per quanto concerne la rete degli Istituti italiani di cultura ed i fondi da loro gestiti, - spiega De Mistura – il Ministero assegna ogni anno a ciascuno istituto una dotazione finanziaria (capitolo 2761) con cui copre tutte le spese per il funzionamento e le attività. Nel corso dell’anno 2010 è stata erogata agli 89 istituti di cultura una somma complessiva di 13.901.000 euro, con una media di stanziamento per istituto pari a 156.191 euro. Nel corso del 2011 è stata erogata invece ai 90 istituti (89 + la riattivata sezione di Hong Kong) la somma complessiva di 12.228.492 euro, con una media di stanziamento per istituto pari a 135.872 euro".
Sul fronte degli introiti degli IIC, "nel corso del 2010, questi ammontano a 17.469.896 euro. Tale ammontare corrisponde alle entrate derivanti da servizi (inclusi i corsi di lingua al lordo delle spese) e da sponsorizzazioni. Dividendo tale ammontare per il numero degli istituti (89), risulta una media di introiti per istituto pari a 196.290 euro. Tali introiti confluiscono nei bilanci di gestione di ogni singolo istituto per essere reimpiegati in attività di promozione della lingua e cultura italiana".
Il sottosegretario richiama quindi le norme di legge che regolano il reclutamento del personale: "gli IIC – scrive in proposito – sono uffici all’estero del Ministero e sono regolamentati dalla legge n. 401 del 1990 e dal successivo decreto ministeriale n. 392 del 27 aprile 1995 recante il regolamento d’attuazione della legge stessa. L’art. 7 e successivi della legge n. 401 definiscono dettagliatamente le finalità degli istituti, le procedure e le modalità di reclutamento del personale dell’area della promozione culturale (APC) da assegnare ai vari istituti, così come le modalità di finanziamento, di controllo e rendicontazione dei procedimenti di spesa. Tali procedimenti di spesa si svolgono nel rispetto dei principi e delle disposizioni normative dettate in materia di contabilità di Stato e sono sottoposti al controllo esercitato dalla Corte dei conti. In particolare, per quanto concerne il reclutamento del personale dell’APC, l’art. 12 della legge n. 401 prevede che "1. l’accesso alle qualifiche funzionali dell’area della promozione culturale e al ruolo degli esperti di cui all’articolo 11, avviene in conformità alla normativa vigente per il personale di analogo livello e qualifica del Ministero. (...).
3. I titoli di studio nonché i requisiti linguistici e culturali per l’accesso ai concorsi sono definiti con decreto del Ministro, emanato di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, sentito il parere della Commissione di cui all’articolo 4.
4. Le modalità concernenti lo svolgimento del concorso, la forma delle prove, le materie d’esame, la composizione delle commissioni giudicatrici e la formazione delle graduatorie sono definite con decreto del Ministro, emanato di concerto con il Ministro per la funzione pubblica".
Quanto ai direttori, De Mistura ha ricordato che "la legge n. 401 all’art. 14 prevede che "sono nominati dai Ministro fra il personale dei livelli IX e VIII appartenente all’area della promozione culturale, sentito il parere della Commissione di cui all’articolo 4.
2. La funzione di direttore di Istituto può essere conferita anche agli esperti del ruolo dirigenziale di cui comma 2 dell’articolo II.
3. La nomina e la destinazione dei direttori degli Istituti sono disposte con decreto del Ministro, su proposta del direttore generale per le relazioni culturali, anche sulla base delle competenze relative all’area geografica di destinazione e delle aspirazioni espresse dall’interessato". Come specificato dall'interrogante, il paragrafo 6 della stesso articolo prevede che "la funzione di direttore può essere altresì conferita, in relazione alle esigenze di particolari sedi, a persone di prestigio culturale ed elevata competenza anche in relazione alla organizzazione della promozione culturale, con le procedure di cui all’articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni, sentito il parere della Commissione di cui all’articolo 4 della presente legge. Le nomine, di durata biennale, rinnovabili per una pari durata una sola volta, potranno essere effettuate entro il limite massimo di dieci unità".
Per "assicurare trasparenza nell’iter di nomina dei direttori degli IIC, le disposizioni normative richiamate prevedono un ruolo specifico della Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero, istituita dalla stessa legge n. 401 che ne regolamenta anche composizione e funzioni (artt. 4 e 5). In particolare la Commissione garantisce un coinvolgimento delle maggiori istanze del mondo culturale, scientifico ed accademico, istituzionale e non, nella trattazione delle diverse tematiche attinenti appunto alla promozione della lingua e della cultura italiana all’estero. Le procedure di selezione e valutazione già in atto sono state ulteriormente rafforzate dal ministro Terzi. Sono state infatti elaborate delle linee guida, condivise con la Commissione nazionale stessa, per la selezione dei candidati che aspirano a dirigere IIC in base a quanto previsto dal par. 6 dell’art. 14 della legge n. 401".
"Alla luce degli incarichi di alta responsabilità che tali candidati sono chiamati a svolgere, - annota De Mistura – con le linee guide vengono individuati requisiti e criteri di selezione necessari ad identificare i titolari di tali funzioni nell’ambito di quanto prevede la normativa vigente (art. 14.6 della legge n. 401 del 1990) che per la nomina dei Direttori di “chiara fama” richiede, accanto al prestigio culturale, elevate competenze in materia organizzativa e promozionale. La destinazione presso gli Istituti di cultura del restante personale dell’APC, così come del ruolo dirigenziale degli esperti, avviene attraverso una procedura regolamentata dalla normativa vigente (legislazione e contratto nazionale), nel rispetto dei principi di pubblicità e trasparenza, con modalità analoghe a quelle seguite per le assegnazioni di tutti i funzionari del Ministero". (aise)
venerdì 23 marzo 2012
Ebook italiani in prestito a Tokyo
L'espirimento dell'Istituto di cultura italiano potrebbe diventare un modello
ROMA, 23/3/2012 - La Stampa.it
Parte dal Giappone il primo sistema di prestito bibliotecario di e-book di un Istituto di cultura italiano. Quella di Tokyo è diventata la prima delle 90 sedi culturali del ministero degli Esteri sparse nel mondo ad aver avviato il prestito di libri elettronici, un’iniziativa che in futuro potrebbe diventare un modello.
Il servizio, lanciato questa settimana, prevede la possibilità per gli utenti della biblioteca di accedere via internet a una vasta selezione di libri digitali, che possono essere letti su pc, e-reader, tablet e smartphone. Il sistema ha una procedura simile a quello di una biblioteca ’fisicà, con il vantaggio di non doversi spostare da casa o dal luogo di lavoro. «Crediamo che questo servizio abbia enormi potenzialità - ha dichiarato il direttore dell’Istituto di Tokyo, Umberto Donati - sarebbe interessante valutare la possibilità di costituire una rete con gli altri Istituti di Cultura, per creare un archivio comune».
L’accesso avviene tramite la piattaforma digitale MLOL (MediaLibraryOnLine), realizzata dalla società italiana Horizons Unlimited srl, a cui attualmente hanno aderito circa 2.000 biblioteche di 10 regioni italiane. Per ogni e-book acquistato dalla biblioteca verrà associata una licenza di prestito digitale che permetterà all’utente finale, iscritto al servizio, di scaricare un file sul proprio computer o sul device mobile e di usufruirne per un tempo determinato (14 giorni). Al termine del periodo di prestito, il file diventa inutilizzabile.
La licenza segue il modello «one copy/one user» che permette il prestito digitale a un singolo utente alla volta per ogni copia di file acquisiti. La biblioteca dell’Istituto resta possessore, per sempre, del file standard utilizzabile in loco anche al termine della sottoscrizione con MLOL. In questo modo si ovvia anche ai problemi, frequenti nelle biblioteche, di reperibilità degli spazi e di risorse economiche per l’acquisto di materiale librario, considerato il fatto che gli ebook hanno prezzi di mercato molto competitivi. Al momento il catalogo MLOL dispone di circa 90.000 titoli di varia tipologia di 163 editori.
(www.medialibrary.it)
ROMA, 23/3/2012 - La Stampa.it
Parte dal Giappone il primo sistema di prestito bibliotecario di e-book di un Istituto di cultura italiano. Quella di Tokyo è diventata la prima delle 90 sedi culturali del ministero degli Esteri sparse nel mondo ad aver avviato il prestito di libri elettronici, un’iniziativa che in futuro potrebbe diventare un modello.
Il servizio, lanciato questa settimana, prevede la possibilità per gli utenti della biblioteca di accedere via internet a una vasta selezione di libri digitali, che possono essere letti su pc, e-reader, tablet e smartphone. Il sistema ha una procedura simile a quello di una biblioteca ’fisicà, con il vantaggio di non doversi spostare da casa o dal luogo di lavoro. «Crediamo che questo servizio abbia enormi potenzialità - ha dichiarato il direttore dell’Istituto di Tokyo, Umberto Donati - sarebbe interessante valutare la possibilità di costituire una rete con gli altri Istituti di Cultura, per creare un archivio comune».
L’accesso avviene tramite la piattaforma digitale MLOL (MediaLibraryOnLine), realizzata dalla società italiana Horizons Unlimited srl, a cui attualmente hanno aderito circa 2.000 biblioteche di 10 regioni italiane. Per ogni e-book acquistato dalla biblioteca verrà associata una licenza di prestito digitale che permetterà all’utente finale, iscritto al servizio, di scaricare un file sul proprio computer o sul device mobile e di usufruirne per un tempo determinato (14 giorni). Al termine del periodo di prestito, il file diventa inutilizzabile.
La licenza segue il modello «one copy/one user» che permette il prestito digitale a un singolo utente alla volta per ogni copia di file acquisiti. La biblioteca dell’Istituto resta possessore, per sempre, del file standard utilizzabile in loco anche al termine della sottoscrizione con MLOL. In questo modo si ovvia anche ai problemi, frequenti nelle biblioteche, di reperibilità degli spazi e di risorse economiche per l’acquisto di materiale librario, considerato il fatto che gli ebook hanno prezzi di mercato molto competitivi. Al momento il catalogo MLOL dispone di circa 90.000 titoli di varia tipologia di 163 editori.
(www.medialibrary.it)
venerdì 17 febbraio 2012
DIRETTORI DI CHIARA FAMA PER GLI IIC: DI PIETRO (IDV) INTERROGA TERZI E ORNAGHI
ROMA\ aise\ 15 febbraio 2012 - "Adottare, nei confronti dei dieci direttori di "chiara fama", tutte le misure necessarie al fine di eliminare ogni elemento ostativo relativo all'età, affinché si possa mettere, a costo zero, "la persona giusta al posto giusto" dando spazio alla provata professionalità e dedizione di coloro che per anni hanno contribuito ad elevare il prestigio culturale del nostro Paese".
È quanto sostiene il deputato e leader di Idv Antonio Di Pietro nell’interrogazione ai Ministri degli esteri e per i beni culturali, Terzi ed Ornaghi.
"Il comma 6 dell'articolo 14 della legge n. 401 del 1990 – ricorda Di Pietro nella premessa – ha previsto che la funzione di direttore, per gli Istituti Italiani di cultura all'estero, può essere conferita a "persone di prestigio culturale ed elevata competenza anche in relazione alla organizzazione della promozione culturale, con le procedure di cui all'articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni"; l'articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18 sancisce che: "qualora per speciali esigenze anche di carattere tecnico o linguistico non possa farsi ricorso per incarichi presso uffici all'estero ad esperti tratti dal personale dello Stato e da Enti pubblici, l'Amministrazione degli affari esteri può utilizzare in via eccezionale e fino ad un massimo di dieci unità, persone estranee alla pubblica Amministrazione purché di notoria qualificazione nelle materie connesse con le funzioni del posto che esse sono destinate a ricoprire. Le persone predette devono essere in possesso della cittadinanza italiana, in età compresa tra i trentacinque e i sessantacinque anni e godere di costituzione fisica idonea ad affrontare il clima della sede cui sono destinate"; l'età anagrafica, così come avviene per la figura del senatore a vita, non può e non deve costituire un ostacolo insormontabile al ricorso, da parte dello Stato, a personalità che hanno acquisito negli anni una indiscussa professionalità e che hanno reso onore al nostro Paese".
"La nostra società, dalla pubblicazione del sopracitato decreto del Presidente della Repubblica, è stata interessata non solo da un considerevole innalzamento della durata media della vita, ma anche da un marcato miglioramento della qualità della vita stessa anche in età avanzata; la promozione della cultura italiana nel mondo – sottolinea Di Pietro – rappresenta, nel Terzo Millennio, un settore assolutamente strategico sotto tutti i profili; gli Istituti Italiani di Cultura all'estero sono, all'80 per cento dei casi, retti da addetti con scarsa esperienza, mentre la maggior parte dei Direttori è in quiescenza".
Posto che "il livello qualitativo dell'offerta culturale degli Istituti all'estero si è abbassato notevolmente", Di Pietro chiede ai ministri "se non si ritenga opportuno adottare, nei confronti dei dieci direttori di "chiara fama", tutte le misure necessarie al fine di eliminare ogni elemento ostativo relativo all'età, affinché si possa mettere, a costo zero, "la persona giusta al posto giusto" dando spazio alla provata professionalità e dedizione di coloro che per anni hanno contribuito ad elevare il prestigio culturale del nostro Paese". (aise)
È quanto sostiene il deputato e leader di Idv Antonio Di Pietro nell’interrogazione ai Ministri degli esteri e per i beni culturali, Terzi ed Ornaghi.
"Il comma 6 dell'articolo 14 della legge n. 401 del 1990 – ricorda Di Pietro nella premessa – ha previsto che la funzione di direttore, per gli Istituti Italiani di cultura all'estero, può essere conferita a "persone di prestigio culturale ed elevata competenza anche in relazione alla organizzazione della promozione culturale, con le procedure di cui all'articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni"; l'articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18 sancisce che: "qualora per speciali esigenze anche di carattere tecnico o linguistico non possa farsi ricorso per incarichi presso uffici all'estero ad esperti tratti dal personale dello Stato e da Enti pubblici, l'Amministrazione degli affari esteri può utilizzare in via eccezionale e fino ad un massimo di dieci unità, persone estranee alla pubblica Amministrazione purché di notoria qualificazione nelle materie connesse con le funzioni del posto che esse sono destinate a ricoprire. Le persone predette devono essere in possesso della cittadinanza italiana, in età compresa tra i trentacinque e i sessantacinque anni e godere di costituzione fisica idonea ad affrontare il clima della sede cui sono destinate"; l'età anagrafica, così come avviene per la figura del senatore a vita, non può e non deve costituire un ostacolo insormontabile al ricorso, da parte dello Stato, a personalità che hanno acquisito negli anni una indiscussa professionalità e che hanno reso onore al nostro Paese".
"La nostra società, dalla pubblicazione del sopracitato decreto del Presidente della Repubblica, è stata interessata non solo da un considerevole innalzamento della durata media della vita, ma anche da un marcato miglioramento della qualità della vita stessa anche in età avanzata; la promozione della cultura italiana nel mondo – sottolinea Di Pietro – rappresenta, nel Terzo Millennio, un settore assolutamente strategico sotto tutti i profili; gli Istituti Italiani di Cultura all'estero sono, all'80 per cento dei casi, retti da addetti con scarsa esperienza, mentre la maggior parte dei Direttori è in quiescenza".
Posto che "il livello qualitativo dell'offerta culturale degli Istituti all'estero si è abbassato notevolmente", Di Pietro chiede ai ministri "se non si ritenga opportuno adottare, nei confronti dei dieci direttori di "chiara fama", tutte le misure necessarie al fine di eliminare ogni elemento ostativo relativo all'età, affinché si possa mettere, a costo zero, "la persona giusta al posto giusto" dando spazio alla provata professionalità e dedizione di coloro che per anni hanno contribuito ad elevare il prestigio culturale del nostro Paese". (aise)
giovedì 5 gennaio 2012
Sfogliando il MADE in ITALY
di ANTONIO TABUCCHI
La Repubblica, 4 gennaio 2012
«Nei confronti dell' Italia è insorta in Europa, e non solo in Europa, una grave crisi di sfiducia. Dobbiamo esserne consapevoli e sentircene, più che feriti, spronati nel nostro orgoglio e nella nostra volontà di recupero». Queste parole di Giorgio Napolitano pronunciate poco tempo prima della caduta del governo Berlusconi, mi invitano a una riflessione, non so se all' insegna del paradosso o del contrappasso. Perché nonostante tutto, cioè nonostante che in Italia la cultura sia stata sistematicamente demolita, è anche vero che in alcuni paesi esteri, laddove ha operato una diplomazia culturale di alta qualità, è stata fatta emergere con un insolito rilievo. Per esempio l' Istituto Italiano di cultura di Parigi, diretto negli ultimi anni da Rossana Rummo, ha proposto ai francesi una cultura italiana talmente effervescente e vivace (cinema, teatro, presentazioni di libri italiani, mostre fotografiche) da renderlo uno dei luoghi obbligatori di Parigi. Oppure, se vi capita di entrare in una grande libreria di Stoccolma, potete trovare in bella mostra delle copertine con un mosaico di volti dei più giovani scrittori e poeti italiani, di attori e drammaturghi del migliore teatro italiano contemporaneo, dei più importanti cineasti attuali. E accanto a loro un' elegantissima collana bilingue di narrativa e poesia. A cosa si deve questo miracolo? Semplice, al fatto che mentre in Italia la nostra cultura veniva "essiccata", in altri paesi essa veniva coltivata come una pianta rara da "missionari" che ben sanno quanto la cultura possa costituire l' immagine di un paese. Nel caso di Stoccolma, il principale artefice di una "missione" riuscita è Paolo Grossi, direttore dell' Istituto Italiano di cultura. Conosco Paolo Grossi da molti anni, allorché era Attaché culturel all' Ambasciata italiana di Parigi, dove dirigeva (e ancora dirige) quella preziosa collana che sono i "Quaderni dell' Hôtel de Galliffet". Per evitare di scendere sul piano personale dell' amicizia e della stima che nutro per lui, mi limiterò a riferire un brano della motivazione della giuria del Premio Dessì che quest' anno lo ha premiato per il suo lavoro: «L' attenzione e la passione con cui si è impegnato su una cultura di grandissima tradizione come quella italiana, troppo spesso dimenticata perfino dai suoi ufficiali rappresentanti, costituisce un luminoso esempio di quanto si possa fare, anche con esiguità di mezzi, per il riconoscimento di valori culturali sicuri e per la diffusione e la difesa del nostro patrimonio culturale all' estero>>. Arrivato a Stoccolma nel 2008, Paolo Grossi, che parla anche lo svedese (ha cominciato la sua carriera insegnando all' Università di Uppsala e sua moglie è svedese), ha ideato una rivista semestrale bilingue che offra al pubblico locale quanto di meglio produce la cultura italiana delle ultime generazioni, cioè quella che in questi anni ha dovuto esprimersi nell' ambiente dichiaratamente ostile del sistema di governo che ha dominato l' Italia. La rivista si chiama Cartaditalia ed è giunta al sesto numero. Premetto che faccio parte (peraltro immeritatamente) del comitato scientifico, assieme con intellettualie scrittori italiani e stranieri che stimo quali, per citarne solo alcuni, Maurizio Ferraris, Claudio Magris, Martin Rueff o Carlo Ossola. Ma credo che questo non mi vieti di essere obiettivo. Passo a una sintetica descrizione di Cartaditalia. Il primo numero (2009), curato da Domenico Scarpa, è dedicato alla nuova narrativa italiana. Presenta dieci scrittori con esaurienti schede critico-biografiche e alcune pagine di un loro romanzo o racconto in italiano e in svedese. Regola di scelta ferrea per tutti gli scrittori presentati: che nessuno di loro sia tradotto in svedese. Tre nomi a caso fra i dieci prescelti: Andrea Bajani, Valeria Parrella, Vitaliano Trevisan. Il numero è andato a ruba nelle librerie di Stoccolma, perché per la prima volta il lettore svedese ha potuto avere una panoramica della giovane narrativa italiana che forse avrebbe avuto solo in maniera sporadica e casuale. Il secondo numero, Undici poeti italiani contemporanei (qualche nome a caso: Giampiero Neri, Jolanda Insana, Patrizia Cavalli, Eugenio de Signoribus) è stato curato con eccellenti schede critiche da un noto studioso di letteratura italiana come Martin Rueff, mentre la traduzione in svedese è stata affidata ai migliori traduttori. Il terzo numero, Dieci anni di cinema italiano, curato da Jean A. Gili, presenta, fra i ventitré cineasti prescelti, artisti conosciuti ovviamente anche in Svezia (per esempio Bellocchio, Amelio, Moretti, Soldini, Benigni o Tornatore); ma visto il disinteresse in cui il cinema italiano è caduto in Europa, Cartaditalia ha sicuramente contribuito a risvegliare la curiosità dei neghittosi distributori svedesi. Il quarto numero, Il nuovo teatro italiano, curato da Guido Davico Bonino, insieme a un paio di autori già rappresentati in Svezia come Edoardo Erba e Giuseppe Manfridi, presenta le nuove tendenze del nostro teatro fino agli autori più giovani come Ascanio Celestinio Fausto Paravidino. Il quinto numero, curato da Gilles Pécout, ha per titolo L' unità d' Italia, tema quasi obbligatorio dato l' anniversario di quest' anno. Ma Paolo Grossi ha evitato il luogo comune dedicando il numero ad alcune città d' Italia fondamentali nel processo unitario. L' ultimo numero (novembre 2011), bellissimo anche graficamente, si chiama La nuova fotografia italiana, è curato da Elio Grazioli e ospita i nostri giovani fotografi di diverse tendenze. Il prossimo numero sarà dedicato ai nuovi compositori italiani. Ma Cartaditalia non è un' iniziativa isolata. Paolo Grossi le ha affiancato una piccola ed elegantissima collana letteraria (è stampata in Italia da "Nuvole", ad Alessandria) di autori già tradotti in svedese con libri che però l' editoria tende a trascurare. Perché se il grande editore pubblica volentieri Le città invisibili di Calvino o Petrolio di Pasolini, è meno invogliato a pubblicare Perché leggere i classici o Amado Mio. E dunque, insieme a un Calvino e a un Pasolini considerati "minori", troviamo Alfabeti di Magris, San Silvano di Dessì, I volatili del Beato Angelico del sottoscritto, La ronda dei conversi di Eugenio de Signoribus, le raccolte più raffinate di Zanzotto e Tutte le poesie di Primo Levi. Credo che Paolo Grossi stia finendo il suo mandato in Svezia. Non so che sorte toccherà alla sua rivista e alla collana che l' accompagna. Come sarebbe civile e intelligente, "per una nostra volontà di recupero", come auspica il capo dello Stato, aprire sul mondo, e in lingue più accessibili, questa finestra di cultura italiana che Grossi ha aperto in Svezia, magari trasformandola in una rivista online che porti dappertutto la buona novella che in Italia esiste una cultura di grande vitalità e originalità che avremmo tutto l' orgoglio di far conoscere. Ma nonostante le lodevoli iniziative di alcuni nostri diplomatici di carriera (ne conosco molti, così come so di altri mediocri personaggi di nomina esclusivamente politica "piazzati" in grandi capitali più per danneggiare la cultura che per favorirla), ciò che fornisce l' immagine del nostro paese è soprattutto quello che accade nel nostro paese. Perché gli inviati della stampa estera in Italia hanno giustamente diffuso nei loro paesi soprattutto le idiozie che una televisione di Stato umiliatae umiliante trasmette; hanno comunicato le volgarità con cui un impero mediatico assolutamente anomalo in Europa ha aggredito i migliori intellettuali e artisti italiani perché "dissidenti" da una stampa di famiglia. Che lo si voglia o no, oggi l' Italia è, per il mondo civile, il paese in cui si è sparato ai neri e si sono bruciati i campi rom. È il paese in cui ministri secessionisti che lavoravano come talpe all' interno dello Stato hanno liberamente diffuso la peste del razzismo. È il paese in cui un ex ministro dell' Interno dichiaratamente anti-italiano ha violato i diritti umani, attirandoci perfino le critiche dell' Onu. Insomma, il mondo ci guarda come un paese imbarbarito. Finché i responsabili di questa deriva antropologica e culturale non saranno messi davvero in condizione di non nuocere ed espulsi dal corpo politico e sociale, la crisi di sfiducia insorta nei confronti dell' Italia non cesserà, anzi, si aggraverà, perché non dipende soltanto da una crisi economica ma da una cultura di qualità sopraffatta da una sub-cultura diventata egemone. L' Italia è un paese che non ha mai smesso di dare al mondo il suo genio, il Bello, l' arte che ci è quasi naturale. Ma quando l' empietà e l' ignoranza prevalgono, è arduo sentirsi spronati nell' orgoglio di una volontà di recupero. Siano lodati quelli che nutrono ancora questa volontà.
La Repubblica, 4 gennaio 2012
«Nei confronti dell' Italia è insorta in Europa, e non solo in Europa, una grave crisi di sfiducia. Dobbiamo esserne consapevoli e sentircene, più che feriti, spronati nel nostro orgoglio e nella nostra volontà di recupero». Queste parole di Giorgio Napolitano pronunciate poco tempo prima della caduta del governo Berlusconi, mi invitano a una riflessione, non so se all' insegna del paradosso o del contrappasso. Perché nonostante tutto, cioè nonostante che in Italia la cultura sia stata sistematicamente demolita, è anche vero che in alcuni paesi esteri, laddove ha operato una diplomazia culturale di alta qualità, è stata fatta emergere con un insolito rilievo. Per esempio l' Istituto Italiano di cultura di Parigi, diretto negli ultimi anni da Rossana Rummo, ha proposto ai francesi una cultura italiana talmente effervescente e vivace (cinema, teatro, presentazioni di libri italiani, mostre fotografiche) da renderlo uno dei luoghi obbligatori di Parigi. Oppure, se vi capita di entrare in una grande libreria di Stoccolma, potete trovare in bella mostra delle copertine con un mosaico di volti dei più giovani scrittori e poeti italiani, di attori e drammaturghi del migliore teatro italiano contemporaneo, dei più importanti cineasti attuali. E accanto a loro un' elegantissima collana bilingue di narrativa e poesia. A cosa si deve questo miracolo? Semplice, al fatto che mentre in Italia la nostra cultura veniva "essiccata", in altri paesi essa veniva coltivata come una pianta rara da "missionari" che ben sanno quanto la cultura possa costituire l' immagine di un paese. Nel caso di Stoccolma, il principale artefice di una "missione" riuscita è Paolo Grossi, direttore dell' Istituto Italiano di cultura. Conosco Paolo Grossi da molti anni, allorché era Attaché culturel all' Ambasciata italiana di Parigi, dove dirigeva (e ancora dirige) quella preziosa collana che sono i "Quaderni dell' Hôtel de Galliffet". Per evitare di scendere sul piano personale dell' amicizia e della stima che nutro per lui, mi limiterò a riferire un brano della motivazione della giuria del Premio Dessì che quest' anno lo ha premiato per il suo lavoro: «L' attenzione e la passione con cui si è impegnato su una cultura di grandissima tradizione come quella italiana, troppo spesso dimenticata perfino dai suoi ufficiali rappresentanti, costituisce un luminoso esempio di quanto si possa fare, anche con esiguità di mezzi, per il riconoscimento di valori culturali sicuri e per la diffusione e la difesa del nostro patrimonio culturale all' estero>>. Arrivato a Stoccolma nel 2008, Paolo Grossi, che parla anche lo svedese (ha cominciato la sua carriera insegnando all' Università di Uppsala e sua moglie è svedese), ha ideato una rivista semestrale bilingue che offra al pubblico locale quanto di meglio produce la cultura italiana delle ultime generazioni, cioè quella che in questi anni ha dovuto esprimersi nell' ambiente dichiaratamente ostile del sistema di governo che ha dominato l' Italia. La rivista si chiama Cartaditalia ed è giunta al sesto numero. Premetto che faccio parte (peraltro immeritatamente) del comitato scientifico, assieme con intellettualie scrittori italiani e stranieri che stimo quali, per citarne solo alcuni, Maurizio Ferraris, Claudio Magris, Martin Rueff o Carlo Ossola. Ma credo che questo non mi vieti di essere obiettivo. Passo a una sintetica descrizione di Cartaditalia. Il primo numero (2009), curato da Domenico Scarpa, è dedicato alla nuova narrativa italiana. Presenta dieci scrittori con esaurienti schede critico-biografiche e alcune pagine di un loro romanzo o racconto in italiano e in svedese. Regola di scelta ferrea per tutti gli scrittori presentati: che nessuno di loro sia tradotto in svedese. Tre nomi a caso fra i dieci prescelti: Andrea Bajani, Valeria Parrella, Vitaliano Trevisan. Il numero è andato a ruba nelle librerie di Stoccolma, perché per la prima volta il lettore svedese ha potuto avere una panoramica della giovane narrativa italiana che forse avrebbe avuto solo in maniera sporadica e casuale. Il secondo numero, Undici poeti italiani contemporanei (qualche nome a caso: Giampiero Neri, Jolanda Insana, Patrizia Cavalli, Eugenio de Signoribus) è stato curato con eccellenti schede critiche da un noto studioso di letteratura italiana come Martin Rueff, mentre la traduzione in svedese è stata affidata ai migliori traduttori. Il terzo numero, Dieci anni di cinema italiano, curato da Jean A. Gili, presenta, fra i ventitré cineasti prescelti, artisti conosciuti ovviamente anche in Svezia (per esempio Bellocchio, Amelio, Moretti, Soldini, Benigni o Tornatore); ma visto il disinteresse in cui il cinema italiano è caduto in Europa, Cartaditalia ha sicuramente contribuito a risvegliare la curiosità dei neghittosi distributori svedesi. Il quarto numero, Il nuovo teatro italiano, curato da Guido Davico Bonino, insieme a un paio di autori già rappresentati in Svezia come Edoardo Erba e Giuseppe Manfridi, presenta le nuove tendenze del nostro teatro fino agli autori più giovani come Ascanio Celestinio Fausto Paravidino. Il quinto numero, curato da Gilles Pécout, ha per titolo L' unità d' Italia, tema quasi obbligatorio dato l' anniversario di quest' anno. Ma Paolo Grossi ha evitato il luogo comune dedicando il numero ad alcune città d' Italia fondamentali nel processo unitario. L' ultimo numero (novembre 2011), bellissimo anche graficamente, si chiama La nuova fotografia italiana, è curato da Elio Grazioli e ospita i nostri giovani fotografi di diverse tendenze. Il prossimo numero sarà dedicato ai nuovi compositori italiani. Ma Cartaditalia non è un' iniziativa isolata. Paolo Grossi le ha affiancato una piccola ed elegantissima collana letteraria (è stampata in Italia da "Nuvole", ad Alessandria) di autori già tradotti in svedese con libri che però l' editoria tende a trascurare. Perché se il grande editore pubblica volentieri Le città invisibili di Calvino o Petrolio di Pasolini, è meno invogliato a pubblicare Perché leggere i classici o Amado Mio. E dunque, insieme a un Calvino e a un Pasolini considerati "minori", troviamo Alfabeti di Magris, San Silvano di Dessì, I volatili del Beato Angelico del sottoscritto, La ronda dei conversi di Eugenio de Signoribus, le raccolte più raffinate di Zanzotto e Tutte le poesie di Primo Levi. Credo che Paolo Grossi stia finendo il suo mandato in Svezia. Non so che sorte toccherà alla sua rivista e alla collana che l' accompagna. Come sarebbe civile e intelligente, "per una nostra volontà di recupero", come auspica il capo dello Stato, aprire sul mondo, e in lingue più accessibili, questa finestra di cultura italiana che Grossi ha aperto in Svezia, magari trasformandola in una rivista online che porti dappertutto la buona novella che in Italia esiste una cultura di grande vitalità e originalità che avremmo tutto l' orgoglio di far conoscere. Ma nonostante le lodevoli iniziative di alcuni nostri diplomatici di carriera (ne conosco molti, così come so di altri mediocri personaggi di nomina esclusivamente politica "piazzati" in grandi capitali più per danneggiare la cultura che per favorirla), ciò che fornisce l' immagine del nostro paese è soprattutto quello che accade nel nostro paese. Perché gli inviati della stampa estera in Italia hanno giustamente diffuso nei loro paesi soprattutto le idiozie che una televisione di Stato umiliatae umiliante trasmette; hanno comunicato le volgarità con cui un impero mediatico assolutamente anomalo in Europa ha aggredito i migliori intellettuali e artisti italiani perché "dissidenti" da una stampa di famiglia. Che lo si voglia o no, oggi l' Italia è, per il mondo civile, il paese in cui si è sparato ai neri e si sono bruciati i campi rom. È il paese in cui ministri secessionisti che lavoravano come talpe all' interno dello Stato hanno liberamente diffuso la peste del razzismo. È il paese in cui un ex ministro dell' Interno dichiaratamente anti-italiano ha violato i diritti umani, attirandoci perfino le critiche dell' Onu. Insomma, il mondo ci guarda come un paese imbarbarito. Finché i responsabili di questa deriva antropologica e culturale non saranno messi davvero in condizione di non nuocere ed espulsi dal corpo politico e sociale, la crisi di sfiducia insorta nei confronti dell' Italia non cesserà, anzi, si aggraverà, perché non dipende soltanto da una crisi economica ma da una cultura di qualità sopraffatta da una sub-cultura diventata egemone. L' Italia è un paese che non ha mai smesso di dare al mondo il suo genio, il Bello, l' arte che ci è quasi naturale. Ma quando l' empietà e l' ignoranza prevalgono, è arduo sentirsi spronati nell' orgoglio di una volontà di recupero. Siano lodati quelli che nutrono ancora questa volontà.
martedì 20 dicembre 2011
DIRETTORI DI CHIARA FAMA NEGLI IIC:
ROMA, Aise, martedì 20 Dicembre 2011 "Quali iniziative, anche normative, nelle opportune sedi di competenza il Governo intende assumere affinché gli
Istituti italiani di cultura non siano il ricettacolo di una blasonata quanto paludata parentopoli culturale ma possano
garantire ai cittadini criteri di competenza e professionalità nella scelta del personale?". Non usa giri di parole il senatore
Elio Lannutti (Idv) che, sulla scia di quanto denunciato dal quotidiano "Il fatto quotidiano", ha presentato una
interrogazione al Ministro degli Esteri Giulio Terzi per sapere come vengono nominati i direttori di chiara fama degli
Istituti Italiani di Cultura.
"Su un articolo pubblicato su "Il fatto quotidiano" l'11 dicembre 2011 – scrive il senatore nella premessa – si legge che la
legge n. 401 del 1990 permette nomine, da parte dei politici di turno, di dieci "personalità di chiara fama" in dieci tra le
più prestigiose capitali del mondo. Le nomine sono biennali, rinnovabili per una volta; vi si legge ancora: "nel sottobosco
di nomine per "chiara fama" agli Istituti italiani di cultura si trova di tutto ma soprattutto amici, ex coniugi e parenti dei
potenti. L'ex ministro Franco Frattini prima di lasciare il suo incarico ha messo a posto i propri collaboratori. Capolavoro
a Parigi, dove lo scranno da 15mila euro al mese passa dal fratello di Giuliano Ferrara (Giorgio) a Marina Valensise, già
giornalista del Foglio di Ferrara e corrispondente per Canale 5 da Parigi e (se non bastasse) anche sorella
dell'ambasciatore a Berlino Michele Valensise. Quello che scorre tra il ministero degli Affari Esteri e le 352 sedi
diplomatico-culturali all'estero è un fiume di denaro pubblico enorme, nel quale è difficile fare ordine e che ben si presta
a celare privilegi concessi dalla politica con meccanismi clientelari e designazioni parentali. In particolare gli Istituti
italiani di cultura (IIC) sono sempre stati il ricettacolo di una blasonata quanto paludata "parentopoli culturale". La
nomina per via politica dei direttori è alla luce del sole, legalizzata grazie alla legge 401 del 1990 (art. 14 comma 6) che
permette al potente di turno di collocare ben dieci "personalità di chiara fama" nelle dieci più prestigiose capitali del
pianeta. Le nomine sono biennali e rinnovabili per una volta. "La parentopoli è da lungo presente al ministero degli
Affari Esteri sia per soddisfare esigenze interne, non meno di quelle esterne, e ha assunto una rilevanza i cui effetti non si
sono esauriti, talora contrassegnati da decisioni bipartisan, un criterio che il ministro Frattini non ha mai rinnegato, non
senza dare notevoli opportunità al personale diplomatico di occupare, specie in Europa, posti di prestigio in ambito UE",
spiega un funzionario ministeriale dietro garanzia di anonimato. Sta per essere perfezionata quella all'Istituto di Bruxelles
di Federiga Bindi, che nulla ha a che fare con l'onorevole Rosy ma era collaboratrice diretta del ministro Frattini. A
Londra primeggia da tempo una "esperta" di visual art ed un direttore di chiara fama mondiale, tal Carlo Presenti
collocato nella capitale britannica a 16.500 euro al mese netti e del quale si ricorderanno le chiusure di biblioteche e di
aule per l'insegnamento dell'Italiano (ci fu un articolo dell'Espresso in proposito). L'esperta di arti visuali, Rossanna
Pittelli è la sorella dell'onorevole Giancarlo Pittelli (Pdl), indagato nell'inchiesta Poseidone da De Magistris, poi
prosciolto per essere riportato a giudizio a Salerno dove l'ex pm lo ha denunciato per presunti tentativi di sottrargli le
inchieste di Catanzaro. "Da queste parti è nota per le sue assenze dal posto di lavoro e per consulenze. Viaggia sui 10mila
euro al mese", dice la fonte diplomatica. A New York offre le sue prestazioni quale "esperta di questioni culturali" la exmoglie
dell'ex ministro Bondi, Gabriella Podestà, per la modica cifra di 15mila dollari al mese. Si parla invece molto
bene del direttore Riccardo Viale, anche se non sfugge il fatto che presieda la Fondazione Rosselli, che annovera tra i
soci fondatori e coordinatori fior di politici, tra i quali i due Giuliano, Amato e Urbani. E ancora la politica ha portato a
Mosca Angela Carpifave, amica personale dell'ex presidente del Consiglio Berlusconi. Un approdo non proprio felice
visto che a 8 mesi dall'insediamento (come raccontava Repubblica nell'ottobre 2004), gli intellettuali russi inviarono un
accorato appello allo stesso Berlusconi per la sostituzione a favore di un candidato capace di relazionarsi con il governo
locale. A breve scadranno le nomine per Tokyo e Pechino. Sono state inoltre registrate assegnazioni clientelari a
Zagabria, in Brasile , in Argentina, a Tokyo e Kyoto, alcune delle quali hanno dato luogo a conflitti con il personale di
ruolo, sfociati in ricorsi che hanno, temporaneamente, immobilizzato l'attività degli stessi Istituti e colpito l'immagine
dell'Italia, con ripercussioni sfavorevoli nei circoli culturali dei paesi di accoglimento interessati alla produzione letteraria
nazionale da destinare alle traduzioni linguistiche. Non sono mancate le ingerenze del ministero della Pubblica Istruzione
nel settore delle scuole italiane all'estero e la pretesa di funzionari di quel Gabinetto del ministro di chiedere la
destinazione all'estero di propri congiunti, come è avvenuto recentemente per Madrid, ove si è provveduto ad assegnare
una dirigente scolastica, senza possedere un'adeguata conoscenza dello spagnolo. "La signora si chiama Fechi ed è la
moglie di uno stretto collaboratore dell'ex ministro Gelmini Murano", racconta il funzionario. L'anomalia ha sollevato
riserve da parte delle autorità spagnole". Nell'articolo si legge anche di un'interrogazione parlamentare presentata per
sapere "come fosse possibile che venisse nominato in un istituto italiano all'estero qualcuno che non conosce neppure la
lingua del paese di destinazione. "La risposta [...] è stata a dir poco evasiva, ma la persona in questione è stata richiamata
ai ruoli metropolitani, non senza dare un segnale negativo alle stesse autorità e comportando oneri non trascurabili a
carico dell'erario nazionale"".
Alla fine di questa lunga premessa – che di fatto riporta l'intero testo dell'articolo – Lannutti chiede di sapere "se risulti
corrispondente al vero che, tra il Ministero in indirizzo e le oltre 350 sedi diplomatico-culturali ubicate all'estero, c'è un
sostanzioso flusso di denaro pubblico, molto caotico e poco controllabile, meccanismo perfetto per celare privilegi
politici, meccanismi clientelari e nomine di parenti; se risulti vero che i direttori degli Istituti italiani di cultura vengono
nominati sulla base di una serie di scambi di favori e amicizie, senza che i candidati abbiano particolari meriti, anche se
la legge n. 401 del 1990, art. 14, comma 6, parla esplicitamente di "persone di prestigio culturale ed elevata
competenza"" e, infine, "quali iniziative, anche normative, nelle opportune sedi di competenza il Governo intenda
assumere affinché gli Istituti italiani di cultura non siano il ricettacolo di una blasonata quanto paludata parentopoli culturale ma possano garantire ai cittadini criteri di competenza e professionalità nella scelta del personale". (aise)
Istituti italiani di cultura non siano il ricettacolo di una blasonata quanto paludata parentopoli culturale ma possano
garantire ai cittadini criteri di competenza e professionalità nella scelta del personale?". Non usa giri di parole il senatore
Elio Lannutti (Idv) che, sulla scia di quanto denunciato dal quotidiano "Il fatto quotidiano", ha presentato una
interrogazione al Ministro degli Esteri Giulio Terzi per sapere come vengono nominati i direttori di chiara fama degli
Istituti Italiani di Cultura.
"Su un articolo pubblicato su "Il fatto quotidiano" l'11 dicembre 2011 – scrive il senatore nella premessa – si legge che la
legge n. 401 del 1990 permette nomine, da parte dei politici di turno, di dieci "personalità di chiara fama" in dieci tra le
più prestigiose capitali del mondo. Le nomine sono biennali, rinnovabili per una volta; vi si legge ancora: "nel sottobosco
di nomine per "chiara fama" agli Istituti italiani di cultura si trova di tutto ma soprattutto amici, ex coniugi e parenti dei
potenti. L'ex ministro Franco Frattini prima di lasciare il suo incarico ha messo a posto i propri collaboratori. Capolavoro
a Parigi, dove lo scranno da 15mila euro al mese passa dal fratello di Giuliano Ferrara (Giorgio) a Marina Valensise, già
giornalista del Foglio di Ferrara e corrispondente per Canale 5 da Parigi e (se non bastasse) anche sorella
dell'ambasciatore a Berlino Michele Valensise. Quello che scorre tra il ministero degli Affari Esteri e le 352 sedi
diplomatico-culturali all'estero è un fiume di denaro pubblico enorme, nel quale è difficile fare ordine e che ben si presta
a celare privilegi concessi dalla politica con meccanismi clientelari e designazioni parentali. In particolare gli Istituti
italiani di cultura (IIC) sono sempre stati il ricettacolo di una blasonata quanto paludata "parentopoli culturale". La
nomina per via politica dei direttori è alla luce del sole, legalizzata grazie alla legge 401 del 1990 (art. 14 comma 6) che
permette al potente di turno di collocare ben dieci "personalità di chiara fama" nelle dieci più prestigiose capitali del
pianeta. Le nomine sono biennali e rinnovabili per una volta. "La parentopoli è da lungo presente al ministero degli
Affari Esteri sia per soddisfare esigenze interne, non meno di quelle esterne, e ha assunto una rilevanza i cui effetti non si
sono esauriti, talora contrassegnati da decisioni bipartisan, un criterio che il ministro Frattini non ha mai rinnegato, non
senza dare notevoli opportunità al personale diplomatico di occupare, specie in Europa, posti di prestigio in ambito UE",
spiega un funzionario ministeriale dietro garanzia di anonimato. Sta per essere perfezionata quella all'Istituto di Bruxelles
di Federiga Bindi, che nulla ha a che fare con l'onorevole Rosy ma era collaboratrice diretta del ministro Frattini. A
Londra primeggia da tempo una "esperta" di visual art ed un direttore di chiara fama mondiale, tal Carlo Presenti
collocato nella capitale britannica a 16.500 euro al mese netti e del quale si ricorderanno le chiusure di biblioteche e di
aule per l'insegnamento dell'Italiano (ci fu un articolo dell'Espresso in proposito). L'esperta di arti visuali, Rossanna
Pittelli è la sorella dell'onorevole Giancarlo Pittelli (Pdl), indagato nell'inchiesta Poseidone da De Magistris, poi
prosciolto per essere riportato a giudizio a Salerno dove l'ex pm lo ha denunciato per presunti tentativi di sottrargli le
inchieste di Catanzaro. "Da queste parti è nota per le sue assenze dal posto di lavoro e per consulenze. Viaggia sui 10mila
euro al mese", dice la fonte diplomatica. A New York offre le sue prestazioni quale "esperta di questioni culturali" la exmoglie
dell'ex ministro Bondi, Gabriella Podestà, per la modica cifra di 15mila dollari al mese. Si parla invece molto
bene del direttore Riccardo Viale, anche se non sfugge il fatto che presieda la Fondazione Rosselli, che annovera tra i
soci fondatori e coordinatori fior di politici, tra i quali i due Giuliano, Amato e Urbani. E ancora la politica ha portato a
Mosca Angela Carpifave, amica personale dell'ex presidente del Consiglio Berlusconi. Un approdo non proprio felice
visto che a 8 mesi dall'insediamento (come raccontava Repubblica nell'ottobre 2004), gli intellettuali russi inviarono un
accorato appello allo stesso Berlusconi per la sostituzione a favore di un candidato capace di relazionarsi con il governo
locale. A breve scadranno le nomine per Tokyo e Pechino. Sono state inoltre registrate assegnazioni clientelari a
Zagabria, in Brasile , in Argentina, a Tokyo e Kyoto, alcune delle quali hanno dato luogo a conflitti con il personale di
ruolo, sfociati in ricorsi che hanno, temporaneamente, immobilizzato l'attività degli stessi Istituti e colpito l'immagine
dell'Italia, con ripercussioni sfavorevoli nei circoli culturali dei paesi di accoglimento interessati alla produzione letteraria
nazionale da destinare alle traduzioni linguistiche. Non sono mancate le ingerenze del ministero della Pubblica Istruzione
nel settore delle scuole italiane all'estero e la pretesa di funzionari di quel Gabinetto del ministro di chiedere la
destinazione all'estero di propri congiunti, come è avvenuto recentemente per Madrid, ove si è provveduto ad assegnare
una dirigente scolastica, senza possedere un'adeguata conoscenza dello spagnolo. "La signora si chiama Fechi ed è la
moglie di uno stretto collaboratore dell'ex ministro Gelmini Murano", racconta il funzionario. L'anomalia ha sollevato
riserve da parte delle autorità spagnole". Nell'articolo si legge anche di un'interrogazione parlamentare presentata per
sapere "come fosse possibile che venisse nominato in un istituto italiano all'estero qualcuno che non conosce neppure la
lingua del paese di destinazione. "La risposta [...] è stata a dir poco evasiva, ma la persona in questione è stata richiamata
ai ruoli metropolitani, non senza dare un segnale negativo alle stesse autorità e comportando oneri non trascurabili a
carico dell'erario nazionale"".
Alla fine di questa lunga premessa – che di fatto riporta l'intero testo dell'articolo – Lannutti chiede di sapere "se risulti
corrispondente al vero che, tra il Ministero in indirizzo e le oltre 350 sedi diplomatico-culturali ubicate all'estero, c'è un
sostanzioso flusso di denaro pubblico, molto caotico e poco controllabile, meccanismo perfetto per celare privilegi
politici, meccanismi clientelari e nomine di parenti; se risulti vero che i direttori degli Istituti italiani di cultura vengono
nominati sulla base di una serie di scambi di favori e amicizie, senza che i candidati abbiano particolari meriti, anche se
la legge n. 401 del 1990, art. 14, comma 6, parla esplicitamente di "persone di prestigio culturale ed elevata
competenza"" e, infine, "quali iniziative, anche normative, nelle opportune sedi di competenza il Governo intenda
assumere affinché gli Istituti italiani di cultura non siano il ricettacolo di una blasonata quanto paludata parentopoli culturale ma possano garantire ai cittadini criteri di competenza e professionalità nella scelta del personale". (aise)
lunedì 31 ottobre 2011
LA STRATEGIA CULTURALE E LINGUISTICA DELLA FARNESINA NELL’AUDIZIONE DEL MINISTRO LOMONACO (DGSP) ALLA CAMERA
ROMA\ aise\ 26 ottobre 2011 - L’approccio di sistema attuato dal Ministero degli Esteri per progettare e definire le "strategie culturali e linguistiche" per la promozione della lingua e cultura italiana all’estero.
Di questo ha parlato il Ministro Vincenza Lomonaco, Vice Direttore Generale del Mae per la promozione del Sistema Paese, Direttore Centrale per la promozione della cultura e della lingua italiana, nell’audizione svolta di fronte alle Commissioni Cultura e Affari Esteri della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla promozione della cultura e della lingua italiana all'estero.
Lomonaco, in particolare, ha ribadito "i vantaggi che un forte raccordo tra cultura e impresa può offrire non solo in termini di sostegno delle imprese all’azione di promozione culturale, ma anche di benefici che le imprese stesse possono trarre da tale interazione" e indicato i criteri ai quali l’Amministrazione degli Esteri si sta ispirando per "adeguare la rete della promozione Paese alle sfide imposte da una congiuntura mondiale sempre più complessa e da una offerta culturale sempre più concorrenziale in un panorama internazionale in cui l’Italia deve saper confermare i suoi primati secolari".
"Fare sistema" e "sinergia" le parole d’ordine alla nuova Direzione generale per la Promozione del Sistema Paese e, di riflesso, in tutta la rete che all’estero si occupa di promuovere e diffondere la lingua e cultura italiana. Rete che, come noto, comprende IIC, lettori, addetti scientifici, scuole, affiancati dai Comitati della Dante Alighieri e dagli Enti gestori. Organismi che non solo devono lavorare sinergicamente tra loro, ma anche con tutti gli altri "attori del sistema paese presenti all’estero".
Lomonaco ha ricordato che negli ultimi mesi è stato "rafforzato" il ruolo della Commissione Nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero che "è stata trasformata in una "cabina di regia" che promuove, indirizza e coordina l’attività di tutti gli attori coinvolti nell’internazionalizzazione del sistema produttivo del Paese attraverso la promozione culturale".
Con gli altri ministeri, la Farnesina ha stipulato protocolli di intesa: in particolare, con il Mibac è stato attivato un tavolo di lavoro per la promozione del patrimonio, la valorizzazione del cinema e dei prodotti editoriali; mentre con il Miur lo stesso è stato fatto per la cooperazione interuniversitaria, scolastica e linguistica, scientifica.
Quanto alle Regioni, il Direttore Centrale ha citato la riattivazione del Tavolo tecnico di concertazione permanente sull’attività internazionale di Regioni e Province autonome, previsto dall’intesa Stato/Regioni del 2008. "Il coinvolgimento delle Regioni e degli Enti territoriali – ha sottolineato – è un aspetto fondamentale per la promozione e diffusione delle loro enormi potenzialità culturali e turistiche e del ricco tessuto imprenditoriale di piccole e medie imprese che rappresentano il motore economico del nostro Paese. Gli Istituti di Cultura possono strategicamente rappresentare per le Regioni e per gli Enti territoriali una vetrina privilegiata, promuovendo all’estero la variegata realtà che esse presentano".
La DGSP, inoltre, "sta intensificando i rapporti con i Comuni di grandi città (Roma Capitale, Milano e Napoli, ad esempio) con Enti, Fondazioni, imprese culturali ed associazioni, attraverso convenzioni e intese finalizzate alla promozione e valorizzazione di eventi particolari (Expo Milano 2015, candidatura di Roma capitale alle olimpiadi del 2020) , ovvero partenariati per la sponsorizzazione e il finanziamento di iniziative, corsi di lingua, cattedre di italiano presso Università straniere".
Un "raccordo" che sta interessando anche specifici settori di azione: editoriale con la collaborazione attivata con l’AIE per la diffusione del libro italiano sul mercato internazionale; linguistico-culturale, con la Convenzione sottoscritta con la Dante Alighieri.
Sempre attenti alle risorse: "nell’attività di progettazione l’approccio di sistema – ha detto in proposito Lomonaco – si è sviluppato con l’obiettivo di evitare dispersioni di risorse, sovrapposizioni, programmazioni culturali frammentarie, episodiche e fondate su modelli "stereotipati". La Direzione Generale ha privilegiato, in aderenza alle Linee guida, l’organizzazione di iniziative in grado di trasmettere un’immagine coerente e globale del Paese e di rendere efficace il rapporto tra cultura/economia/scienza che, se opportunamente gestito, è in grado di innescare un effetto di “trascinamento” sul sistema, dall’aspetto più ovvio dei flussi turistici e del turismo culturale, alla propensione per il made in Italy in tutte le sue forme".
Il Direttore Centrale ha quindi citato l’esperienza degli "anni tematici", grande rassegne o temi conduttori, in grado di proporre una programmazione che "ponga l’accento sulle potenzialità e le eccellenze dell’Italia contemporanea".
Per il prossimo anno, il 2012, "i "contenitori" indicati dal Ministro "L’Italia dei territori" e "L’Italia del futuro", consentiranno di approfondire e dare continuità ad alcune tematiche trattate nel corso del 2011, per assicurare maggiore coerenza alla nostra proposta culturale all’estero".
Quanto alla promozione dell’italiano, anche qui la parola chiave è "fare sistema": "si sta cercando di diversificare l’offerta di corsi di lingua italiana da parte della rete, estendendola anche a settori specifici in grado di stimolare collaborazioni tra imprese ed operatori attivi in alcune aree specialistiche e di eccellenza: design, moda, restauro, oreficeria, pelletteria e così via". Lomonaco ha quindi annunciato che "nei prossimi mesi verrà divulgato il risultato di uno nuovo studio sullo stato della lingua italiana, fortemente voluto dal Ministro Frattini, l’indagine "Italiano 2010": senza anticipare i contenuti dell’inchiesta, si può affermare che, anche a distanza di 10 anni, l’Italia continua ad "attirare" e, di conseguenza, "attira" la sua lingua".
I dati forniti dal Direttore Centrale rivelano che sono 293 le istituzioni scolastiche nei vari livelli tra scuole statali, scuole paritarie, non paritarie, sezioni italiane nelle scuole straniere, internazionali e scuole europee che insegnano l’italiano all’estero; mentre nelle Università ci sono 261 Lettori di ruolo e 168 lettori locali presso dipartimenti di italianistica. A questi si aggiungono i corsi per adulti degli IIC.
In totale sono 138.000 gli studenti coinvolti: circa 73.000 nei corsi organizzati dagli IIC; circa 44.000 nei corsi tenuti dai lettori di ruolo; circa 16.000 nei corsi tenuti dai lettori locali.
Circa 31.000 studenti, di cui il 76% stranieri, frequentano le nostre istituzioni scolastiche all’estero; oltre 116.000 sono gli studenti che seguono i corsi di italiano organizzati dai Comitati della Dante Alighieri; 377.000 quelli che frequentano i corsi organizzati dalla DGIT attraverso gli Enti gestori ai sensi della legge 153/71.
"Il tutto – ha riassunto Lomonaco – per un totale circa 500.000 utenti che si avvicinano allo studio dell’italiano per motivazioni diverse: dall’amore per la cultura classica, le arti, la musica, all’attrattiva delle bellezze paesaggistiche e del turismo; a motivazioni di studio e di lavoro".
Il ricordata l’intenzione del Ministro di avviare uno studio sull’ipotesi di individuare un sistema unico di certificazione dell’italiano come lingua straniera, Lomonaco ha sottolineato che "l’obiettivo è di rafforzare la riconoscibilità del "marchio" e la certezza della spendibilità del titolo, anche per venire incontro all’esigenza di qualificazione da parte dei tanti giovani che hanno scelto di studiare l’italiano per entrare nel mercato del lavoro. Un assetto qualitativo unitario della certificazione è altresì funzionale allo sviluppo delle imprese italiane collegate alla promozione linguistica, soprattutto nel campo dell’editoria e delle tecnologie per l’apprendimento".
Lomonaco si è quindi soffermata sul raccordo cultura e impresa, sottolineando che "la promozione del nostro patrimonio, delle nostre espressioni artistiche nonché della lingua italiana si sta confermando un ausilio efficace per l’internazionalizzazione delle attività economiche in una prospettiva di espansione del sistema Paese". Dal finanziamento degli eventi da parte delle imprese alle borse di studio molte le imprese che hanno compreso come "la forte attrazione esercitata all’estero dalla tradizione culturale e linguistica italiana sia in grado inoltre di far presa sull’assetto produttivo locale".
Obiettivo della DGSP quello di "sostenere e far conoscere sul mercato internazionale, proprio "sfruttando" la percezione positiva del Marchio- Italia, non solo i settori più noti e tradizionali del Made in Italy (moda, abbigliamento, calzature, oreficeria, enogastronomia, arredo, oggetti di lusso, design industriale, prodotti per lo sport ), ma anche altri settori di eccellenza della nostra realtà produttiva: dai prodotti delle industrie culturali, tra le quali ricordo il restauro, punta di “eccellenza” riconosciuta a livello mondiale, alle macchine utensili, alle tecnologie, alle infrastrutture e ai prodotti delle nanotecnologie".
Senza dimenticare che "il rapporto tra cultura/impresa/scienza può aprire importanti prospettive anche in termini di politiche a favore dei giovani. Con i nostri borsisti, ricercatori e scienziati italiani all’estero stiamo ulteriormente rafforzando i meccanismi di contatto e creare una “rete” di eccellenze per condividere esperienze e consolidare sinergie nei rispettivi ambiti di competenza". Lomonaco ha portato ad esempio il programma "Invest your talent in Italy" che "sta dando ottimi risultati".
"Preziosa" anche la cooperazione interuniversitaria: "oltre 1000 studenti e ricercatori provenienti da oltre 100 paesi beneficiano di borse di studio destinate ad ambiti scientifico-umanistico e/o all’apprendimento della lingua. Presso le nostre Università vi sono inoltre diverse migliaia di studenti con borse dei propri paesi o a spese proprie soprattutto dalle aree emergenti. I cinesi, ad esempio, sono passati dai 400 del 2005 a oltre 5000 nel corrente anno accademico".
"Strategica" anche la "attenta politica di cooperazione scientifica attuata dalla rete diplomatica, dagli Addetti scientifici e dagli Istituti di Cultura, con l’obiettivo di incidere in termini di crescita e di competitività sul nostro sistema di ricerca e di innovazione tecnologica, favorendo ricadute positive anche nel settore industriale".
Sul piano operativo, la Direzione Generale si propone di "promuovere il sistema scientifico e tecnologico italiano attraverso un ruolo più incisivo degli addetti scientifici e realizzare iniziative promozionali in materia di scienza e tecnologia" e "valorizzare gli Accordi e protocolli scientifici e culturali per consolidare sul piano bilaterale collaborazioni culturali e scientifiche di eccellenza".
"Strumento di punta" della rete culturale all’estero sono gli IIC: organismi che oggi hanno "qualche problema di "sostenibilità" e risentono di una distribuzione geografica non sempre coerente con le evoluzioni in atto nel mondo della politica e dell’economia". Per questo la Farnesina sta pensando di "rimodulare l’assetto degli Istituti finalizzato a risolvere un’equazione cruciale: coniugare una progressiva scarsità di risorse con un’esigenza di rilancio selettivo della nostra presenza culturale, soprattutto nelle aree emergenti con forte crescita economica, conseguenti trasformazioni sociali e nei livelli dei consumi e, quindi, aree a crescente potenziale di domanda per le produzioni italiane di qualità".
Per questo, "se in alcune aree "possiamo" anche non essere direttamente presenti, in altre, a fronte di nostri interessi concreti, "abbiamo" il dovere di esserci. In altre parole, l’efficacia della proiezione complessiva del Sistema Paese dipende anche da un nuovo assetto che attribuisca la rilevanza dovuta all’attività culturale, oltre che nelle aree di tradizionale e persistente interesse, anche in quelle emergenti o di rilevante interesse politico ed economico (Cina, India ed altri Paesi asiatici, Medio Oriente, area caucasica)". La Farnesina ha quindi "tracciato un percorso strategico che si fonda su due pilastri: ottimizzazione delle risorse esistenti e individuazione di interventi di “affiancamento” per garantire comunque la funzionalità delle politiche culturali a fronte di risorse decrescenti".
Strategia, ha spiegato Lomonaco, che passa, sul piano della razionalizzazione, attraverso la promozione culturale finalizzata alle diverse aree geografiche (riunioni d’area; funzioni di coordinamento degli IIC; coinvolgimento proattivo di tutti gli attori del Sistema Italia); il rafforzamento della presenza culturale nel paese attraverso la creazione, a cura degli IIC, di propri uffici “distaccati” per meglio cogliere le diverse opportunità locali e venire incontro a specifiche esigenze del Sistema Italia; la ridefinizione della nostra presenza, all’interno delle diverse aree, mediante interventi di razionalizzazione su rete dei lettorati, addetti scientifici, contributi erogati per Dipartimenti di italianistica, missioni archeologiche e borse di studio; la crescente interazione con le Scuole italiane all’estero e la ridefinizione della collaborazione con la Società Dante Alighieri e con i suoi Comitati anche al fine di sopperire, in alcuni casi, alla assenza di Istituti di Cultura (Paesi area balcanica e Caucasica: Bosnia, Erzegovina Armenia, Georgia, Azerbaijan).
Sul piano delle "entrate", la strategia del Mae illustrata da Lomonaco prevede politiche specifiche per i corsi di lingua (linee guida alla rete; didattica; eventuali proposte normative); diffusione di best practices e prevenzione dei contenziosi; ulteriore rafforzamento, anche sul piano logistico, delle collaborazioni con altri enti del sistema Italia (ENIT, ex ICE, operatori del settore economico); corsi di lingua curati dalle Rappresentanze diplomatico consolari in quelle sedi in cui non operano IIC; condivisione, ove possibile, di strutture comuni con altri IIC di Paesi europei e organizzazione di eventi congiunti; apertura dei Comitati di Collaborazione Culturale alla partecipazione di istituzioni pubbliche o private dei Paesi ospitanti.
"In sostanza – ha osservato il Direttore Centrale – la rete degli IIC si sta evolvendo verso un modello di Rete Promozione Paese, in cui la componente culturale è lo strumento fondamentale".
Sul fronte scolastico, i numeri sono questi: "all’estero operano 293 istituzioni scolastiche con riferimento ai vari livelli di insegnamento articolate in 22 scuole statali, 133 paritarie, 27 non paritarie, 77 sezioni italiane presso scuole straniere, 34 sezioni italiane presso le Scuole Europee. Su tale rete operano 1053 docenti di ruolo provenienti dall’Italia".
"I costi di tale sistema sono notevoli", ha ricordato Lomonaco. "Per questo abbiamo avviato con il MIUR una riflessione per renderlo sostenibile tenendo presente la necessità di preservarne il livello di eccellenza e di competitività con le altre scuole straniere presenti nei Paesi ospitanti". Col Miur, dunque, la Farnesina intende "avviare un’attenta riflessione sul futuro della rete scolastica all’estero, con l’obiettivo di un percorso che possa consentirne, mediante una equilibrata revisione dei meccanismi di gestione, una sua valorizzazione e, a medio - lungo termine, una progressiva trasformazione verso un modello bilingue, ove possibile. Un percorso che, oltre alla valorizzazione delle scuole statali di eccellenza (quali Madrid, Barcellona, Parigi, Zurigo ed Addis Abeba), assicuri il potenziamento di modelli di inserimento dell’italiano e di altre materie curricolari nei programmi scolastici delle scuole straniere".
Concludendo, Lomonaco ha ribadito che "se è vero che le risorse pubbliche sono sempre più limitate è anche vero che tale situazione può innescare processi virtuosi che possono essere colti grazie ad un impegno comune per migliorare l’impiego delle risorse disponibili. Questo attraverso quella “rivoluzione culturale” di cui avevo fatto cenno in apertura e che solo può scaturire da strategie mirate e dal gioco di squadra. La cultura – ha concluso – è patrimonio di tutti e punto di forza del nostro Paese nel mondo". (aise)
Di questo ha parlato il Ministro Vincenza Lomonaco, Vice Direttore Generale del Mae per la promozione del Sistema Paese, Direttore Centrale per la promozione della cultura e della lingua italiana, nell’audizione svolta di fronte alle Commissioni Cultura e Affari Esteri della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla promozione della cultura e della lingua italiana all'estero.
Lomonaco, in particolare, ha ribadito "i vantaggi che un forte raccordo tra cultura e impresa può offrire non solo in termini di sostegno delle imprese all’azione di promozione culturale, ma anche di benefici che le imprese stesse possono trarre da tale interazione" e indicato i criteri ai quali l’Amministrazione degli Esteri si sta ispirando per "adeguare la rete della promozione Paese alle sfide imposte da una congiuntura mondiale sempre più complessa e da una offerta culturale sempre più concorrenziale in un panorama internazionale in cui l’Italia deve saper confermare i suoi primati secolari".
"Fare sistema" e "sinergia" le parole d’ordine alla nuova Direzione generale per la Promozione del Sistema Paese e, di riflesso, in tutta la rete che all’estero si occupa di promuovere e diffondere la lingua e cultura italiana. Rete che, come noto, comprende IIC, lettori, addetti scientifici, scuole, affiancati dai Comitati della Dante Alighieri e dagli Enti gestori. Organismi che non solo devono lavorare sinergicamente tra loro, ma anche con tutti gli altri "attori del sistema paese presenti all’estero".
Lomonaco ha ricordato che negli ultimi mesi è stato "rafforzato" il ruolo della Commissione Nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero che "è stata trasformata in una "cabina di regia" che promuove, indirizza e coordina l’attività di tutti gli attori coinvolti nell’internazionalizzazione del sistema produttivo del Paese attraverso la promozione culturale".
Con gli altri ministeri, la Farnesina ha stipulato protocolli di intesa: in particolare, con il Mibac è stato attivato un tavolo di lavoro per la promozione del patrimonio, la valorizzazione del cinema e dei prodotti editoriali; mentre con il Miur lo stesso è stato fatto per la cooperazione interuniversitaria, scolastica e linguistica, scientifica.
Quanto alle Regioni, il Direttore Centrale ha citato la riattivazione del Tavolo tecnico di concertazione permanente sull’attività internazionale di Regioni e Province autonome, previsto dall’intesa Stato/Regioni del 2008. "Il coinvolgimento delle Regioni e degli Enti territoriali – ha sottolineato – è un aspetto fondamentale per la promozione e diffusione delle loro enormi potenzialità culturali e turistiche e del ricco tessuto imprenditoriale di piccole e medie imprese che rappresentano il motore economico del nostro Paese. Gli Istituti di Cultura possono strategicamente rappresentare per le Regioni e per gli Enti territoriali una vetrina privilegiata, promuovendo all’estero la variegata realtà che esse presentano".
La DGSP, inoltre, "sta intensificando i rapporti con i Comuni di grandi città (Roma Capitale, Milano e Napoli, ad esempio) con Enti, Fondazioni, imprese culturali ed associazioni, attraverso convenzioni e intese finalizzate alla promozione e valorizzazione di eventi particolari (Expo Milano 2015, candidatura di Roma capitale alle olimpiadi del 2020) , ovvero partenariati per la sponsorizzazione e il finanziamento di iniziative, corsi di lingua, cattedre di italiano presso Università straniere".
Un "raccordo" che sta interessando anche specifici settori di azione: editoriale con la collaborazione attivata con l’AIE per la diffusione del libro italiano sul mercato internazionale; linguistico-culturale, con la Convenzione sottoscritta con la Dante Alighieri.
Sempre attenti alle risorse: "nell’attività di progettazione l’approccio di sistema – ha detto in proposito Lomonaco – si è sviluppato con l’obiettivo di evitare dispersioni di risorse, sovrapposizioni, programmazioni culturali frammentarie, episodiche e fondate su modelli "stereotipati". La Direzione Generale ha privilegiato, in aderenza alle Linee guida, l’organizzazione di iniziative in grado di trasmettere un’immagine coerente e globale del Paese e di rendere efficace il rapporto tra cultura/economia/scienza che, se opportunamente gestito, è in grado di innescare un effetto di “trascinamento” sul sistema, dall’aspetto più ovvio dei flussi turistici e del turismo culturale, alla propensione per il made in Italy in tutte le sue forme".
Il Direttore Centrale ha quindi citato l’esperienza degli "anni tematici", grande rassegne o temi conduttori, in grado di proporre una programmazione che "ponga l’accento sulle potenzialità e le eccellenze dell’Italia contemporanea".
Per il prossimo anno, il 2012, "i "contenitori" indicati dal Ministro "L’Italia dei territori" e "L’Italia del futuro", consentiranno di approfondire e dare continuità ad alcune tematiche trattate nel corso del 2011, per assicurare maggiore coerenza alla nostra proposta culturale all’estero".
Quanto alla promozione dell’italiano, anche qui la parola chiave è "fare sistema": "si sta cercando di diversificare l’offerta di corsi di lingua italiana da parte della rete, estendendola anche a settori specifici in grado di stimolare collaborazioni tra imprese ed operatori attivi in alcune aree specialistiche e di eccellenza: design, moda, restauro, oreficeria, pelletteria e così via". Lomonaco ha quindi annunciato che "nei prossimi mesi verrà divulgato il risultato di uno nuovo studio sullo stato della lingua italiana, fortemente voluto dal Ministro Frattini, l’indagine "Italiano 2010": senza anticipare i contenuti dell’inchiesta, si può affermare che, anche a distanza di 10 anni, l’Italia continua ad "attirare" e, di conseguenza, "attira" la sua lingua".
I dati forniti dal Direttore Centrale rivelano che sono 293 le istituzioni scolastiche nei vari livelli tra scuole statali, scuole paritarie, non paritarie, sezioni italiane nelle scuole straniere, internazionali e scuole europee che insegnano l’italiano all’estero; mentre nelle Università ci sono 261 Lettori di ruolo e 168 lettori locali presso dipartimenti di italianistica. A questi si aggiungono i corsi per adulti degli IIC.
In totale sono 138.000 gli studenti coinvolti: circa 73.000 nei corsi organizzati dagli IIC; circa 44.000 nei corsi tenuti dai lettori di ruolo; circa 16.000 nei corsi tenuti dai lettori locali.
Circa 31.000 studenti, di cui il 76% stranieri, frequentano le nostre istituzioni scolastiche all’estero; oltre 116.000 sono gli studenti che seguono i corsi di italiano organizzati dai Comitati della Dante Alighieri; 377.000 quelli che frequentano i corsi organizzati dalla DGIT attraverso gli Enti gestori ai sensi della legge 153/71.
"Il tutto – ha riassunto Lomonaco – per un totale circa 500.000 utenti che si avvicinano allo studio dell’italiano per motivazioni diverse: dall’amore per la cultura classica, le arti, la musica, all’attrattiva delle bellezze paesaggistiche e del turismo; a motivazioni di studio e di lavoro".
Il ricordata l’intenzione del Ministro di avviare uno studio sull’ipotesi di individuare un sistema unico di certificazione dell’italiano come lingua straniera, Lomonaco ha sottolineato che "l’obiettivo è di rafforzare la riconoscibilità del "marchio" e la certezza della spendibilità del titolo, anche per venire incontro all’esigenza di qualificazione da parte dei tanti giovani che hanno scelto di studiare l’italiano per entrare nel mercato del lavoro. Un assetto qualitativo unitario della certificazione è altresì funzionale allo sviluppo delle imprese italiane collegate alla promozione linguistica, soprattutto nel campo dell’editoria e delle tecnologie per l’apprendimento".
Lomonaco si è quindi soffermata sul raccordo cultura e impresa, sottolineando che "la promozione del nostro patrimonio, delle nostre espressioni artistiche nonché della lingua italiana si sta confermando un ausilio efficace per l’internazionalizzazione delle attività economiche in una prospettiva di espansione del sistema Paese". Dal finanziamento degli eventi da parte delle imprese alle borse di studio molte le imprese che hanno compreso come "la forte attrazione esercitata all’estero dalla tradizione culturale e linguistica italiana sia in grado inoltre di far presa sull’assetto produttivo locale".
Obiettivo della DGSP quello di "sostenere e far conoscere sul mercato internazionale, proprio "sfruttando" la percezione positiva del Marchio- Italia, non solo i settori più noti e tradizionali del Made in Italy (moda, abbigliamento, calzature, oreficeria, enogastronomia, arredo, oggetti di lusso, design industriale, prodotti per lo sport ), ma anche altri settori di eccellenza della nostra realtà produttiva: dai prodotti delle industrie culturali, tra le quali ricordo il restauro, punta di “eccellenza” riconosciuta a livello mondiale, alle macchine utensili, alle tecnologie, alle infrastrutture e ai prodotti delle nanotecnologie".
Senza dimenticare che "il rapporto tra cultura/impresa/scienza può aprire importanti prospettive anche in termini di politiche a favore dei giovani. Con i nostri borsisti, ricercatori e scienziati italiani all’estero stiamo ulteriormente rafforzando i meccanismi di contatto e creare una “rete” di eccellenze per condividere esperienze e consolidare sinergie nei rispettivi ambiti di competenza". Lomonaco ha portato ad esempio il programma "Invest your talent in Italy" che "sta dando ottimi risultati".
"Preziosa" anche la cooperazione interuniversitaria: "oltre 1000 studenti e ricercatori provenienti da oltre 100 paesi beneficiano di borse di studio destinate ad ambiti scientifico-umanistico e/o all’apprendimento della lingua. Presso le nostre Università vi sono inoltre diverse migliaia di studenti con borse dei propri paesi o a spese proprie soprattutto dalle aree emergenti. I cinesi, ad esempio, sono passati dai 400 del 2005 a oltre 5000 nel corrente anno accademico".
"Strategica" anche la "attenta politica di cooperazione scientifica attuata dalla rete diplomatica, dagli Addetti scientifici e dagli Istituti di Cultura, con l’obiettivo di incidere in termini di crescita e di competitività sul nostro sistema di ricerca e di innovazione tecnologica, favorendo ricadute positive anche nel settore industriale".
Sul piano operativo, la Direzione Generale si propone di "promuovere il sistema scientifico e tecnologico italiano attraverso un ruolo più incisivo degli addetti scientifici e realizzare iniziative promozionali in materia di scienza e tecnologia" e "valorizzare gli Accordi e protocolli scientifici e culturali per consolidare sul piano bilaterale collaborazioni culturali e scientifiche di eccellenza".
"Strumento di punta" della rete culturale all’estero sono gli IIC: organismi che oggi hanno "qualche problema di "sostenibilità" e risentono di una distribuzione geografica non sempre coerente con le evoluzioni in atto nel mondo della politica e dell’economia". Per questo la Farnesina sta pensando di "rimodulare l’assetto degli Istituti finalizzato a risolvere un’equazione cruciale: coniugare una progressiva scarsità di risorse con un’esigenza di rilancio selettivo della nostra presenza culturale, soprattutto nelle aree emergenti con forte crescita economica, conseguenti trasformazioni sociali e nei livelli dei consumi e, quindi, aree a crescente potenziale di domanda per le produzioni italiane di qualità".
Per questo, "se in alcune aree "possiamo" anche non essere direttamente presenti, in altre, a fronte di nostri interessi concreti, "abbiamo" il dovere di esserci. In altre parole, l’efficacia della proiezione complessiva del Sistema Paese dipende anche da un nuovo assetto che attribuisca la rilevanza dovuta all’attività culturale, oltre che nelle aree di tradizionale e persistente interesse, anche in quelle emergenti o di rilevante interesse politico ed economico (Cina, India ed altri Paesi asiatici, Medio Oriente, area caucasica)". La Farnesina ha quindi "tracciato un percorso strategico che si fonda su due pilastri: ottimizzazione delle risorse esistenti e individuazione di interventi di “affiancamento” per garantire comunque la funzionalità delle politiche culturali a fronte di risorse decrescenti".
Strategia, ha spiegato Lomonaco, che passa, sul piano della razionalizzazione, attraverso la promozione culturale finalizzata alle diverse aree geografiche (riunioni d’area; funzioni di coordinamento degli IIC; coinvolgimento proattivo di tutti gli attori del Sistema Italia); il rafforzamento della presenza culturale nel paese attraverso la creazione, a cura degli IIC, di propri uffici “distaccati” per meglio cogliere le diverse opportunità locali e venire incontro a specifiche esigenze del Sistema Italia; la ridefinizione della nostra presenza, all’interno delle diverse aree, mediante interventi di razionalizzazione su rete dei lettorati, addetti scientifici, contributi erogati per Dipartimenti di italianistica, missioni archeologiche e borse di studio; la crescente interazione con le Scuole italiane all’estero e la ridefinizione della collaborazione con la Società Dante Alighieri e con i suoi Comitati anche al fine di sopperire, in alcuni casi, alla assenza di Istituti di Cultura (Paesi area balcanica e Caucasica: Bosnia, Erzegovina Armenia, Georgia, Azerbaijan).
Sul piano delle "entrate", la strategia del Mae illustrata da Lomonaco prevede politiche specifiche per i corsi di lingua (linee guida alla rete; didattica; eventuali proposte normative); diffusione di best practices e prevenzione dei contenziosi; ulteriore rafforzamento, anche sul piano logistico, delle collaborazioni con altri enti del sistema Italia (ENIT, ex ICE, operatori del settore economico); corsi di lingua curati dalle Rappresentanze diplomatico consolari in quelle sedi in cui non operano IIC; condivisione, ove possibile, di strutture comuni con altri IIC di Paesi europei e organizzazione di eventi congiunti; apertura dei Comitati di Collaborazione Culturale alla partecipazione di istituzioni pubbliche o private dei Paesi ospitanti.
"In sostanza – ha osservato il Direttore Centrale – la rete degli IIC si sta evolvendo verso un modello di Rete Promozione Paese, in cui la componente culturale è lo strumento fondamentale".
Sul fronte scolastico, i numeri sono questi: "all’estero operano 293 istituzioni scolastiche con riferimento ai vari livelli di insegnamento articolate in 22 scuole statali, 133 paritarie, 27 non paritarie, 77 sezioni italiane presso scuole straniere, 34 sezioni italiane presso le Scuole Europee. Su tale rete operano 1053 docenti di ruolo provenienti dall’Italia".
"I costi di tale sistema sono notevoli", ha ricordato Lomonaco. "Per questo abbiamo avviato con il MIUR una riflessione per renderlo sostenibile tenendo presente la necessità di preservarne il livello di eccellenza e di competitività con le altre scuole straniere presenti nei Paesi ospitanti". Col Miur, dunque, la Farnesina intende "avviare un’attenta riflessione sul futuro della rete scolastica all’estero, con l’obiettivo di un percorso che possa consentirne, mediante una equilibrata revisione dei meccanismi di gestione, una sua valorizzazione e, a medio - lungo termine, una progressiva trasformazione verso un modello bilingue, ove possibile. Un percorso che, oltre alla valorizzazione delle scuole statali di eccellenza (quali Madrid, Barcellona, Parigi, Zurigo ed Addis Abeba), assicuri il potenziamento di modelli di inserimento dell’italiano e di altre materie curricolari nei programmi scolastici delle scuole straniere".
Concludendo, Lomonaco ha ribadito che "se è vero che le risorse pubbliche sono sempre più limitate è anche vero che tale situazione può innescare processi virtuosi che possono essere colti grazie ad un impegno comune per migliorare l’impiego delle risorse disponibili. Questo attraverso quella “rivoluzione culturale” di cui avevo fatto cenno in apertura e che solo può scaturire da strategie mirate e dal gioco di squadra. La cultura – ha concluso – è patrimonio di tutti e punto di forza del nostro Paese nel mondo". (aise)
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