giovedì 23 agosto 2012
La lingua di Dante in Brasile
ICoN e IIC San Paolo insieme per la diffusione dell'italiano
Una doppia convenzione per la diffusione della lingua italiana in Brasile, che interessa quasi duecento studenti brasiliani. L'Istituto Italiano di Cultura di San Paolo e il Consorzio ICoN promuovono un intenso programma di attività didattiche, in collaborazione l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia a San Paolo e altri istituzioni ed enti di formazione dei due paesi. In un impegno pluriennale.
Con l'attivazione del primo accordo di convenzione il Consorzio concede all'Istituto brasiliano un anno di utilizzo gratuito dei nuovi corsi di lingua italiana, per cento studenti. Un uso a titolo di sperimentazione e che l'IIC potrà estendere, coinvolgendo altre istituzioni formative.
Sin dall'avvio l'Istituto di San Paolo sarà responsabile del tutorato dei corsi. Per i tutori è prevista la frequenza a un corso di formazione ICoN organizzato in collaborazione con l'IIC. La prima sessione formativa si è svolta a San Paolo nel giugno scorso, mentre un secondo ciclo è in calendario per settembre, sempre nella città brasiliana. Il rapporto di collaborazione tra Consorzio e IIC non terminerà comunque con l'anno di sperimentazione. Chiusa la prima fase l'Istituto di Cultura e le altre strutture didattiche brasiliane potranno usufruire dei corsi ICoN, anche in tutorato, con particolari condizioni economiche.
La partnership tra ICoN e l'IIC di San Paolo ha anche portato definizione di un secondo accordo. Il Consorzio, in base a un contratto con l'Università di Bologna, fornirà un servizio di insegnamento linguistico rivolto a 85 studenti brasiliani che partecipano al programma Scienza senza frontiere, promosso dalla fondazione CAPES, ovvero la Coordenação de Aperfeiçoamento de Pessoal de Nível Superior, e che coinvolge le università di Bologna, Firenze, Padova, Pisa, Roma “La Sapienza”, Roma “Tor Vergata”, Roma Tre e i politecnici di Milano e di Torino.
Un'opportunità in più per gli studenti brasiliani che potranno seguire corsi di preparazione linguistica on line, prima dell'esperienza di studio da residenti nelle università italiane per l'anno accademico 2012-2013. E la selezione degli studenti è stata effettuata direttamente dall'IIC e dal Consolato Generale, in un impegno che ha compreso anche il lavoro di trasmissione di tutti i dati al CAPES e alla Segreteria tecnica del programma Scienza senza frontiere, seguito dall'Università di Bologna.
red 27/07/2012
Leggi l'articolo qui: http://www.italicon.it/index.asp?codpage=editoriale
venerdì 18 maggio 2012
Cambi agli istituti di cultura
Corriere della Sera, venerdì 18 maggio
Sulla base della legge del 1990 voluta dal suo predecessore Gianni De Michelis per mettere alla guida deli Istituti italiani di cultura all'estero persone definite «di chiara fama», il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha deciso ieri tre delle nomine principali in questa rete.
A Parigi il nuovo direttore sarà Marina Valensise, 55 anni, autrice nel 2007 del libro Sarkozy, la lezione francese per Mondadori e di recente, per Marsilio, di Il sole sorge al Sud. Viaggio contromano da Palermo a Napoli via Salento, giornalista de «il Foglio». A Pechino, il posto già ricoperto con competenza dall'ex corrispondente dell'«Ansa» Barbara Alighiero passa a Stefania Stafutti, 56 anni, professore ordinario di lingua e letteratura cinese e direttore dell'Istituto Confucio di Torino, studiosa che è stata a lungo nella Repubblica popolare. A Tokio andrà il preside di Scienze Politiche dell'università L'Orientale di Napoli, Giorgio Amitrano, 56 anni, ordinario di Lingua e Letteratura Giapponese.
Alla Farnesina chi sta in alto considera la cultura un ramo da tenersi ben stretto, tant'è che, dopo Franco Frattini, anche Terzi ha mantenuto per sé la delega in materia senza affidarla a sottosegretari. Il ministro ha incaricato la Commissione nazionale per cultura, organo che comprende non diplomatici, di precisare i criteri per individuare la «chiara fama». Tra questi sono stati indicati notorietà in Italia e nel Paese di destinazione, capacità di raccogliere finanziamenti privati.
Marina Valensise, riferisce una nota della Farnesina, «ha illustrato brillantemente un programma di attività coerente e articolato», Stefania Stafutti ha dimostrato «capacità di progettazione di alto profilo», Amitrano «attenzione ai rapporti con il mondo imprenditoriale». L'esame adesso sarà la prova sul campo.
M. Ca.
Sulla base della legge del 1990 voluta dal suo predecessore Gianni De Michelis per mettere alla guida deli Istituti italiani di cultura all'estero persone definite «di chiara fama», il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha deciso ieri tre delle nomine principali in questa rete.
A Parigi il nuovo direttore sarà Marina Valensise, 55 anni, autrice nel 2007 del libro Sarkozy, la lezione francese per Mondadori e di recente, per Marsilio, di Il sole sorge al Sud. Viaggio contromano da Palermo a Napoli via Salento, giornalista de «il Foglio». A Pechino, il posto già ricoperto con competenza dall'ex corrispondente dell'«Ansa» Barbara Alighiero passa a Stefania Stafutti, 56 anni, professore ordinario di lingua e letteratura cinese e direttore dell'Istituto Confucio di Torino, studiosa che è stata a lungo nella Repubblica popolare. A Tokio andrà il preside di Scienze Politiche dell'università L'Orientale di Napoli, Giorgio Amitrano, 56 anni, ordinario di Lingua e Letteratura Giapponese.
Alla Farnesina chi sta in alto considera la cultura un ramo da tenersi ben stretto, tant'è che, dopo Franco Frattini, anche Terzi ha mantenuto per sé la delega in materia senza affidarla a sottosegretari. Il ministro ha incaricato la Commissione nazionale per cultura, organo che comprende non diplomatici, di precisare i criteri per individuare la «chiara fama». Tra questi sono stati indicati notorietà in Italia e nel Paese di destinazione, capacità di raccogliere finanziamenti privati.
Marina Valensise, riferisce una nota della Farnesina, «ha illustrato brillantemente un programma di attività coerente e articolato», Stefania Stafutti ha dimostrato «capacità di progettazione di alto profilo», Amitrano «attenzione ai rapporti con il mondo imprenditoriale». L'esame adesso sarà la prova sul campo.
venerdì 6 aprile 2012
San Pietroburgo: aggredito il diplomatico italiano Mattioli
Blitz quotidiano, 6 aprile 2012
MOSCA – Un diplomatico italiano, Giorgio Mattioli, responsabile dell'Istituto italiano di cultura a San Pietroburgo, e' stato aggredito e derubato ieri sera da due sconosciuti mentre rincasava. Lo ha riferito all'ANSA il console generale italiano della seconda citta' russa, Luigi Estero, precisando che Mattioli e' ricoverato in un ospedale locale con una prognosi di dieci giorni per una serie di fratture e che le sue condizioni sono buone.
Il diplomatico e' stato aggredito sul portone di casa da due persone, non ancora identificate, e cadendo a terra ha perso i sensi per una ventina di minuti. Poi e' riuscito a raggiungere la sua abitazione.
I malviventi gli hanno sottratto circa 20 mila rubli (500 euro) che aveva prelevato poco prima da un bancomat, l'orologio, le chiavi dell'auto, il passaporto diplomatico. Quando uscira' dall'ospedale dovra' restare immobilizzato per cinque settimane.
''Dopo l'episodio abbiamo avvisato subito la rappresentanza locale del ministero degli esteri russo e la polizia, che ha gia' sentito Mattioli e avviato le indagini per individuare i responsabile dell'aggressione'', ha spiegato il console Estero.
''La collaborazione con le autorita' locali e' stata immediata ed efficace'', ha proseguito, aggiungendo che al momento la pista principale resta quella legata alla criminalita' comune.
MOSCA – Un diplomatico italiano, Giorgio Mattioli, responsabile dell'Istituto italiano di cultura a San Pietroburgo, e' stato aggredito e derubato ieri sera da due sconosciuti mentre rincasava. Lo ha riferito all'ANSA il console generale italiano della seconda citta' russa, Luigi Estero, precisando che Mattioli e' ricoverato in un ospedale locale con una prognosi di dieci giorni per una serie di fratture e che le sue condizioni sono buone.
Il diplomatico e' stato aggredito sul portone di casa da due persone, non ancora identificate, e cadendo a terra ha perso i sensi per una ventina di minuti. Poi e' riuscito a raggiungere la sua abitazione.
I malviventi gli hanno sottratto circa 20 mila rubli (500 euro) che aveva prelevato poco prima da un bancomat, l'orologio, le chiavi dell'auto, il passaporto diplomatico. Quando uscira' dall'ospedale dovra' restare immobilizzato per cinque settimane.
''Dopo l'episodio abbiamo avvisato subito la rappresentanza locale del ministero degli esteri russo e la polizia, che ha gia' sentito Mattioli e avviato le indagini per individuare i responsabile dell'aggressione'', ha spiegato il console Estero.
''La collaborazione con le autorita' locali e' stata immediata ed efficace'', ha proseguito, aggiungendo che al momento la pista principale resta quella legata alla criminalita' comune.
giovedì 5 aprile 2012
IIC Londra: promosso il cinema girato in Veneto
Italplanet.it, 3 aprile 2012
Nel corso di Cinema Made In Italy, presentata la neocostituita Treviso Film Commission
Ha avuto successo l’iniziativa della Regione del Veneto che, nell’ambito delle attività di promozione della cultura veneta all’estero, ha promosso, attraverso la propria Film Commission, un’iniziativa dedicata all’intera filiera della cinematografia nel Veneto presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra.
Si è colta l’occasione della manifestazione Cinema Made In Italy per presentare alle case di produzione inglesi e americane il sistema delle Film Commission come strumento di promozione dei territori, sia sotto il profilo paesaggistico che culturale e per parlare anche dei vantaggi previsti dalla normativa italiana in materia di tax credit a favore delle case di produzione cinematografica, insieme alle opportunità previste dal Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo.
Sono stati più di 70 i professionisti del mondo del cinema e i produttori cinematografici ad aver accolto l’invito. Tra di essi anche Andreas Roald produttore di , girato in Veneto.
Replicando il positivo bilancio ottenuto a Londra negli anni scorsi con la presentazione della Vicenza film commission e della Rovigo film commission, quest’anno uno specifico approfondimento è stato riservato alla neocostituita Treviso Film Commission presso il Consorzio di Promozione Turistica Marca Treviso, per focalizzare l’attenzione sulle location della provincia di Treviso e le opportunità previste a favore delle case di produzione cinematografica.
Una vetrina anche per l’offerta delle eccellenze culturali, artistiche, enogastronomiche.
All'incontro sono intervenuti il vicepresidente e assessore alla cultura della Provincia di Treviso e il direttore dell'Istituto per Commercio Estero di Londra.
Ai partecipanti è stato presentato il Fondo per il cinema e l’audiovisivo, che prevede la possibilità di concedere contributi regionali per la produzione cinematografica.
Sono state illustrate anche le modalità di richiesta del tax credit per le case di produzione estere. I lavori sono poi proseguiti sotto forma di incontri individuali con i singoli operatori per approfondire i diversi temi in base all’interesse manifestato. (ItalPlanet News)
Nel corso di Cinema Made In Italy, presentata la neocostituita Treviso Film Commission
Ha avuto successo l’iniziativa della Regione del Veneto che, nell’ambito delle attività di promozione della cultura veneta all’estero, ha promosso, attraverso la propria Film Commission, un’iniziativa dedicata all’intera filiera della cinematografia nel Veneto presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra.
Si è colta l’occasione della manifestazione Cinema Made In Italy per presentare alle case di produzione inglesi e americane il sistema delle Film Commission come strumento di promozione dei territori, sia sotto il profilo paesaggistico che culturale e per parlare anche dei vantaggi previsti dalla normativa italiana in materia di tax credit a favore delle case di produzione cinematografica, insieme alle opportunità previste dal Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo.
Sono stati più di 70 i professionisti del mondo del cinema e i produttori cinematografici ad aver accolto l’invito. Tra di essi anche Andreas Roald produttore di , girato in Veneto.
Replicando il positivo bilancio ottenuto a Londra negli anni scorsi con la presentazione della Vicenza film commission e della Rovigo film commission, quest’anno uno specifico approfondimento è stato riservato alla neocostituita Treviso Film Commission presso il Consorzio di Promozione Turistica Marca Treviso, per focalizzare l’attenzione sulle location della provincia di Treviso e le opportunità previste a favore delle case di produzione cinematografica.
Una vetrina anche per l’offerta delle eccellenze culturali, artistiche, enogastronomiche.
All'incontro sono intervenuti il vicepresidente e assessore alla cultura della Provincia di Treviso e il direttore dell'Istituto per Commercio Estero di Londra.
Ai partecipanti è stato presentato il Fondo per il cinema e l’audiovisivo, che prevede la possibilità di concedere contributi regionali per la produzione cinematografica.
Sono state illustrate anche le modalità di richiesta del tax credit per le case di produzione estere. I lavori sono poi proseguiti sotto forma di incontri individuali con i singoli operatori per approfondire i diversi temi in base all’interesse manifestato. (ItalPlanet News)
sabato 31 marzo 2012
Il professore, l'ambasciata di Buenos Aires e quel concorso vinto 19 anni dopo
La storia di Germano Grassivaro e il ruolo di addetto scientifico per il quale era stato scartato: Aveva ragione lui di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 31 marzo 2012
Sia pure consumando 45 paia di scarpe, il canadese Jean Béliveau è riuscito in undici anni a fare il giro del pianete a peidi. Germano Grassivaro per vedersi riconoscere il diritto a un posto in diplomazia, ci ha impiegato di più. Alla fine ecco il responso: aveva ragione lui. Peccato che dopo diciotto anni, nove mesi e ventisei giorni, sia ormai un anziano signore in pensione da un bel pezzo.
Avete presente la primavera del 1993? Bill Clinton vedeva per la prima volta Boris Eltsin, Arnaldo Forlani riceveva un avviso di garanzia dal pool di Mani Pulite, gli italiani abolivano a schiacciante maggioranza il finanziamento pubblico ai partiti ignari, il governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi riceveva l'incarico di formare il suo governo, lo scudetto veniva vinto dal Milan di Dejan Savicevic e Jean-Pierre Papin e la classifica marcatori da Beppe Signori. Per capirci, era tantissimo tempo fa.
Bene, il 4 giugno di quell'anno il professor Germano Grassivaro, già docente all'università di Venezia e di Padova, già impegnato nel rilancio della facoltà di Economia a Mogadiscio e in varie missioni culturali all'estero in particolare in Argentina, inoltra un ricorso straordinario al capo dello Stato. Si ritiene vittima di un'ingiustizia. Aspirava a diventare addetto scientifico all'ambasciata di Buenos Aires e alla prova di selezione, affrontata nell'ottobre 1992, è stato scartato nonostante il giudizio: «L'apposita Commissione ha apprezzato la sua eccellente preparazione. Tuttavia i requisiti richiesti hanno indotto la Commissione a designare un altro candidato». Tesi respinta dal nostro: secondo lui era invece il vincitore «a non essere in possesso dei requisiti richiesti».
Incomincia con un ricorso all'allora ministro degli Esteri Emilio Colombo, respinto con la rivendicazione di una «autonoma discrezionalità di scelta da parte del Ministero». Quindi, seguendo la procedura, fa ricorso direttamente al presidente della Repubblica, chiamato a emettere un decreto di accoglimento o rigetto in base al parere del Consiglio di Stato. Fatto questo, si mette in attesa. Telefonando di tanto in tanto per esprimere la sua crescente indignazione per i continui rinvii.
Aspetta oggi, aspetta domani, passano gli anni. Silvio Berlusconi scende in campo e fonda Forza Italia, John Major lascia l'incarico di premier a Tony Blair, Bettino Craxi si rifugia nell'esilio di Hammamet, l'Italia di Fabio Cannavaro diventa campione del mondo, Marco Pantani vince il Tour de France per poi essere travolto dallo scandalo fino a morire tragicamente...
L'unica cosa che resta immutabile nel tempo, sepolta in un cassetto, è la contestazione del nostro aspirante addetto scientifico. Il quale, paziente come San Simeone lo stilita, resta in attesa per anni, campando con la pensione da insegnante. Finché un giorno, un amico lo scuote: «Ma come, ti sei rassegnato?». E tornano alla carica: che fine ha fatto il ricorso?
Altri anni di attesa ed ecco che finalmente arriva, su carta intestata del Presidente della Repubblica, il quale non c'entra niente perché tutto il tormentone è farina del ministero degli Esteri, la risposta. Che dopo aver citato una legge del 1865, una del 1924, una del 1942 e altre ancora, dice che il ricorso è stato accolto: a Buenos Aires non doveva andarci chi ci andò, ma Germano Grassivaro.
Ma è la data sul verdetto ad essere stupefacente: 11 novembre 2011. Con comunicazione all'interessato il 5 dicembre 2011: quasi 19 anni di iter burocratico. E così, nei giorni scorsi, l'avvocato Mariano Paolin ha presentato al Tar del Lazio una richiesta danni. Professionali, economici, ma non solo. Come già ha riconosciuto una sentenza della Cassazione, «il danno esistenziale si fonda sulla natura non meramente emotiva e interiore (propria del cosiddetto danno morale), ma oggettivamente accertabile del pregiudizio attraverso la prova di scelte di vita diverse da quelle che sì sarebbero adottate se non si fosse verificato l'evento dannoso...». Insomma, se fosse andato in Argentina venti anni della sua vita sarebbero stati diversi.
Non resta che aspettare la sentenza del Tar. Sperando che non arrivi fra altri 19 anni, nel 2030. Germano Grassivaro sarebbe allora novantatreenne...http://www.corriere.it/cronache/12_marzo_31/concorso-vinto-19-anni-dopo-gian-antonio-stella_d22be376-7af4-11e1-b4e4-2936cade5253.shtml
Corriere della Sera, 31 marzo 2012
Sia pure consumando 45 paia di scarpe, il canadese Jean Béliveau è riuscito in undici anni a fare il giro del pianete a peidi. Germano Grassivaro per vedersi riconoscere il diritto a un posto in diplomazia, ci ha impiegato di più. Alla fine ecco il responso: aveva ragione lui. Peccato che dopo diciotto anni, nove mesi e ventisei giorni, sia ormai un anziano signore in pensione da un bel pezzo.
Avete presente la primavera del 1993? Bill Clinton vedeva per la prima volta Boris Eltsin, Arnaldo Forlani riceveva un avviso di garanzia dal pool di Mani Pulite, gli italiani abolivano a schiacciante maggioranza il finanziamento pubblico ai partiti ignari, il governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi riceveva l'incarico di formare il suo governo, lo scudetto veniva vinto dal Milan di Dejan Savicevic e Jean-Pierre Papin e la classifica marcatori da Beppe Signori. Per capirci, era tantissimo tempo fa.
Bene, il 4 giugno di quell'anno il professor Germano Grassivaro, già docente all'università di Venezia e di Padova, già impegnato nel rilancio della facoltà di Economia a Mogadiscio e in varie missioni culturali all'estero in particolare in Argentina, inoltra un ricorso straordinario al capo dello Stato. Si ritiene vittima di un'ingiustizia. Aspirava a diventare addetto scientifico all'ambasciata di Buenos Aires e alla prova di selezione, affrontata nell'ottobre 1992, è stato scartato nonostante il giudizio: «L'apposita Commissione ha apprezzato la sua eccellente preparazione. Tuttavia i requisiti richiesti hanno indotto la Commissione a designare un altro candidato». Tesi respinta dal nostro: secondo lui era invece il vincitore «a non essere in possesso dei requisiti richiesti».
Incomincia con un ricorso all'allora ministro degli Esteri Emilio Colombo, respinto con la rivendicazione di una «autonoma discrezionalità di scelta da parte del Ministero». Quindi, seguendo la procedura, fa ricorso direttamente al presidente della Repubblica, chiamato a emettere un decreto di accoglimento o rigetto in base al parere del Consiglio di Stato. Fatto questo, si mette in attesa. Telefonando di tanto in tanto per esprimere la sua crescente indignazione per i continui rinvii.
Aspetta oggi, aspetta domani, passano gli anni. Silvio Berlusconi scende in campo e fonda Forza Italia, John Major lascia l'incarico di premier a Tony Blair, Bettino Craxi si rifugia nell'esilio di Hammamet, l'Italia di Fabio Cannavaro diventa campione del mondo, Marco Pantani vince il Tour de France per poi essere travolto dallo scandalo fino a morire tragicamente...
L'unica cosa che resta immutabile nel tempo, sepolta in un cassetto, è la contestazione del nostro aspirante addetto scientifico. Il quale, paziente come San Simeone lo stilita, resta in attesa per anni, campando con la pensione da insegnante. Finché un giorno, un amico lo scuote: «Ma come, ti sei rassegnato?». E tornano alla carica: che fine ha fatto il ricorso?
Altri anni di attesa ed ecco che finalmente arriva, su carta intestata del Presidente della Repubblica, il quale non c'entra niente perché tutto il tormentone è farina del ministero degli Esteri, la risposta. Che dopo aver citato una legge del 1865, una del 1924, una del 1942 e altre ancora, dice che il ricorso è stato accolto: a Buenos Aires non doveva andarci chi ci andò, ma Germano Grassivaro.
Ma è la data sul verdetto ad essere stupefacente: 11 novembre 2011. Con comunicazione all'interessato il 5 dicembre 2011: quasi 19 anni di iter burocratico. E così, nei giorni scorsi, l'avvocato Mariano Paolin ha presentato al Tar del Lazio una richiesta danni. Professionali, economici, ma non solo. Come già ha riconosciuto una sentenza della Cassazione, «il danno esistenziale si fonda sulla natura non meramente emotiva e interiore (propria del cosiddetto danno morale), ma oggettivamente accertabile del pregiudizio attraverso la prova di scelte di vita diverse da quelle che sì sarebbero adottate se non si fosse verificato l'evento dannoso...». Insomma, se fosse andato in Argentina venti anni della sua vita sarebbero stati diversi.
Non resta che aspettare la sentenza del Tar. Sperando che non arrivi fra altri 19 anni, nel 2030. Germano Grassivaro sarebbe allora novantatreenne...http://www.corriere.it/cronache/12_marzo_31/concorso-vinto-19-anni-dopo-gian-antonio-stella_d22be376-7af4-11e1-b4e4-2936cade5253.shtml
martedì 27 marzo 2012
ECCO QUANTO INCASSANO GLI IIC: DE MISTURA RISPONDE A LANNUTTI (IDV)
ROMA\ aise\ 27 marzo 2012 - 17.469.896 euro: questo l’ammontare delle entrate derivanti da servizi (inclusi i corsi di lingua al lordo delle spese) e da sponsorizzazioni degli Istituti Italiani di Cultura all’estero.
La cifra, riferita al 2010, è stata confermata dal Sottosegretario agli esteri Staffan De Mistura nella risposta all’interrogazione del senatore Lannutti (Idv) che chiedeva chiarimenti sugli introiti degli IIC ma anche sulle modalità di selezione dei direttori di "chiara fama".
"Per quanto concerne la rete degli Istituti italiani di cultura ed i fondi da loro gestiti, - spiega De Mistura – il Ministero assegna ogni anno a ciascuno istituto una dotazione finanziaria (capitolo 2761) con cui copre tutte le spese per il funzionamento e le attività. Nel corso dell’anno 2010 è stata erogata agli 89 istituti di cultura una somma complessiva di 13.901.000 euro, con una media di stanziamento per istituto pari a 156.191 euro. Nel corso del 2011 è stata erogata invece ai 90 istituti (89 + la riattivata sezione di Hong Kong) la somma complessiva di 12.228.492 euro, con una media di stanziamento per istituto pari a 135.872 euro".
Sul fronte degli introiti degli IIC, "nel corso del 2010, questi ammontano a 17.469.896 euro. Tale ammontare corrisponde alle entrate derivanti da servizi (inclusi i corsi di lingua al lordo delle spese) e da sponsorizzazioni. Dividendo tale ammontare per il numero degli istituti (89), risulta una media di introiti per istituto pari a 196.290 euro. Tali introiti confluiscono nei bilanci di gestione di ogni singolo istituto per essere reimpiegati in attività di promozione della lingua e cultura italiana".
Il sottosegretario richiama quindi le norme di legge che regolano il reclutamento del personale: "gli IIC – scrive in proposito – sono uffici all’estero del Ministero e sono regolamentati dalla legge n. 401 del 1990 e dal successivo decreto ministeriale n. 392 del 27 aprile 1995 recante il regolamento d’attuazione della legge stessa. L’art. 7 e successivi della legge n. 401 definiscono dettagliatamente le finalità degli istituti, le procedure e le modalità di reclutamento del personale dell’area della promozione culturale (APC) da assegnare ai vari istituti, così come le modalità di finanziamento, di controllo e rendicontazione dei procedimenti di spesa. Tali procedimenti di spesa si svolgono nel rispetto dei principi e delle disposizioni normative dettate in materia di contabilità di Stato e sono sottoposti al controllo esercitato dalla Corte dei conti. In particolare, per quanto concerne il reclutamento del personale dell’APC, l’art. 12 della legge n. 401 prevede che "1. l’accesso alle qualifiche funzionali dell’area della promozione culturale e al ruolo degli esperti di cui all’articolo 11, avviene in conformità alla normativa vigente per il personale di analogo livello e qualifica del Ministero. (...).
3. I titoli di studio nonché i requisiti linguistici e culturali per l’accesso ai concorsi sono definiti con decreto del Ministro, emanato di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, sentito il parere della Commissione di cui all’articolo 4.
4. Le modalità concernenti lo svolgimento del concorso, la forma delle prove, le materie d’esame, la composizione delle commissioni giudicatrici e la formazione delle graduatorie sono definite con decreto del Ministro, emanato di concerto con il Ministro per la funzione pubblica".
Quanto ai direttori, De Mistura ha ricordato che "la legge n. 401 all’art. 14 prevede che "sono nominati dai Ministro fra il personale dei livelli IX e VIII appartenente all’area della promozione culturale, sentito il parere della Commissione di cui all’articolo 4.
2. La funzione di direttore di Istituto può essere conferita anche agli esperti del ruolo dirigenziale di cui comma 2 dell’articolo II.
3. La nomina e la destinazione dei direttori degli Istituti sono disposte con decreto del Ministro, su proposta del direttore generale per le relazioni culturali, anche sulla base delle competenze relative all’area geografica di destinazione e delle aspirazioni espresse dall’interessato". Come specificato dall'interrogante, il paragrafo 6 della stesso articolo prevede che "la funzione di direttore può essere altresì conferita, in relazione alle esigenze di particolari sedi, a persone di prestigio culturale ed elevata competenza anche in relazione alla organizzazione della promozione culturale, con le procedure di cui all’articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni, sentito il parere della Commissione di cui all’articolo 4 della presente legge. Le nomine, di durata biennale, rinnovabili per una pari durata una sola volta, potranno essere effettuate entro il limite massimo di dieci unità".
Per "assicurare trasparenza nell’iter di nomina dei direttori degli IIC, le disposizioni normative richiamate prevedono un ruolo specifico della Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero, istituita dalla stessa legge n. 401 che ne regolamenta anche composizione e funzioni (artt. 4 e 5). In particolare la Commissione garantisce un coinvolgimento delle maggiori istanze del mondo culturale, scientifico ed accademico, istituzionale e non, nella trattazione delle diverse tematiche attinenti appunto alla promozione della lingua e della cultura italiana all’estero. Le procedure di selezione e valutazione già in atto sono state ulteriormente rafforzate dal ministro Terzi. Sono state infatti elaborate delle linee guida, condivise con la Commissione nazionale stessa, per la selezione dei candidati che aspirano a dirigere IIC in base a quanto previsto dal par. 6 dell’art. 14 della legge n. 401".
"Alla luce degli incarichi di alta responsabilità che tali candidati sono chiamati a svolgere, - annota De Mistura – con le linee guide vengono individuati requisiti e criteri di selezione necessari ad identificare i titolari di tali funzioni nell’ambito di quanto prevede la normativa vigente (art. 14.6 della legge n. 401 del 1990) che per la nomina dei Direttori di “chiara fama” richiede, accanto al prestigio culturale, elevate competenze in materia organizzativa e promozionale. La destinazione presso gli Istituti di cultura del restante personale dell’APC, così come del ruolo dirigenziale degli esperti, avviene attraverso una procedura regolamentata dalla normativa vigente (legislazione e contratto nazionale), nel rispetto dei principi di pubblicità e trasparenza, con modalità analoghe a quelle seguite per le assegnazioni di tutti i funzionari del Ministero". (aise)
La cifra, riferita al 2010, è stata confermata dal Sottosegretario agli esteri Staffan De Mistura nella risposta all’interrogazione del senatore Lannutti (Idv) che chiedeva chiarimenti sugli introiti degli IIC ma anche sulle modalità di selezione dei direttori di "chiara fama".
"Per quanto concerne la rete degli Istituti italiani di cultura ed i fondi da loro gestiti, - spiega De Mistura – il Ministero assegna ogni anno a ciascuno istituto una dotazione finanziaria (capitolo 2761) con cui copre tutte le spese per il funzionamento e le attività. Nel corso dell’anno 2010 è stata erogata agli 89 istituti di cultura una somma complessiva di 13.901.000 euro, con una media di stanziamento per istituto pari a 156.191 euro. Nel corso del 2011 è stata erogata invece ai 90 istituti (89 + la riattivata sezione di Hong Kong) la somma complessiva di 12.228.492 euro, con una media di stanziamento per istituto pari a 135.872 euro".
Sul fronte degli introiti degli IIC, "nel corso del 2010, questi ammontano a 17.469.896 euro. Tale ammontare corrisponde alle entrate derivanti da servizi (inclusi i corsi di lingua al lordo delle spese) e da sponsorizzazioni. Dividendo tale ammontare per il numero degli istituti (89), risulta una media di introiti per istituto pari a 196.290 euro. Tali introiti confluiscono nei bilanci di gestione di ogni singolo istituto per essere reimpiegati in attività di promozione della lingua e cultura italiana".
Il sottosegretario richiama quindi le norme di legge che regolano il reclutamento del personale: "gli IIC – scrive in proposito – sono uffici all’estero del Ministero e sono regolamentati dalla legge n. 401 del 1990 e dal successivo decreto ministeriale n. 392 del 27 aprile 1995 recante il regolamento d’attuazione della legge stessa. L’art. 7 e successivi della legge n. 401 definiscono dettagliatamente le finalità degli istituti, le procedure e le modalità di reclutamento del personale dell’area della promozione culturale (APC) da assegnare ai vari istituti, così come le modalità di finanziamento, di controllo e rendicontazione dei procedimenti di spesa. Tali procedimenti di spesa si svolgono nel rispetto dei principi e delle disposizioni normative dettate in materia di contabilità di Stato e sono sottoposti al controllo esercitato dalla Corte dei conti. In particolare, per quanto concerne il reclutamento del personale dell’APC, l’art. 12 della legge n. 401 prevede che "1. l’accesso alle qualifiche funzionali dell’area della promozione culturale e al ruolo degli esperti di cui all’articolo 11, avviene in conformità alla normativa vigente per il personale di analogo livello e qualifica del Ministero. (...).
3. I titoli di studio nonché i requisiti linguistici e culturali per l’accesso ai concorsi sono definiti con decreto del Ministro, emanato di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, sentito il parere della Commissione di cui all’articolo 4.
4. Le modalità concernenti lo svolgimento del concorso, la forma delle prove, le materie d’esame, la composizione delle commissioni giudicatrici e la formazione delle graduatorie sono definite con decreto del Ministro, emanato di concerto con il Ministro per la funzione pubblica".
Quanto ai direttori, De Mistura ha ricordato che "la legge n. 401 all’art. 14 prevede che "sono nominati dai Ministro fra il personale dei livelli IX e VIII appartenente all’area della promozione culturale, sentito il parere della Commissione di cui all’articolo 4.
2. La funzione di direttore di Istituto può essere conferita anche agli esperti del ruolo dirigenziale di cui comma 2 dell’articolo II.
3. La nomina e la destinazione dei direttori degli Istituti sono disposte con decreto del Ministro, su proposta del direttore generale per le relazioni culturali, anche sulla base delle competenze relative all’area geografica di destinazione e delle aspirazioni espresse dall’interessato". Come specificato dall'interrogante, il paragrafo 6 della stesso articolo prevede che "la funzione di direttore può essere altresì conferita, in relazione alle esigenze di particolari sedi, a persone di prestigio culturale ed elevata competenza anche in relazione alla organizzazione della promozione culturale, con le procedure di cui all’articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni, sentito il parere della Commissione di cui all’articolo 4 della presente legge. Le nomine, di durata biennale, rinnovabili per una pari durata una sola volta, potranno essere effettuate entro il limite massimo di dieci unità".
Per "assicurare trasparenza nell’iter di nomina dei direttori degli IIC, le disposizioni normative richiamate prevedono un ruolo specifico della Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero, istituita dalla stessa legge n. 401 che ne regolamenta anche composizione e funzioni (artt. 4 e 5). In particolare la Commissione garantisce un coinvolgimento delle maggiori istanze del mondo culturale, scientifico ed accademico, istituzionale e non, nella trattazione delle diverse tematiche attinenti appunto alla promozione della lingua e della cultura italiana all’estero. Le procedure di selezione e valutazione già in atto sono state ulteriormente rafforzate dal ministro Terzi. Sono state infatti elaborate delle linee guida, condivise con la Commissione nazionale stessa, per la selezione dei candidati che aspirano a dirigere IIC in base a quanto previsto dal par. 6 dell’art. 14 della legge n. 401".
"Alla luce degli incarichi di alta responsabilità che tali candidati sono chiamati a svolgere, - annota De Mistura – con le linee guide vengono individuati requisiti e criteri di selezione necessari ad identificare i titolari di tali funzioni nell’ambito di quanto prevede la normativa vigente (art. 14.6 della legge n. 401 del 1990) che per la nomina dei Direttori di “chiara fama” richiede, accanto al prestigio culturale, elevate competenze in materia organizzativa e promozionale. La destinazione presso gli Istituti di cultura del restante personale dell’APC, così come del ruolo dirigenziale degli esperti, avviene attraverso una procedura regolamentata dalla normativa vigente (legislazione e contratto nazionale), nel rispetto dei principi di pubblicità e trasparenza, con modalità analoghe a quelle seguite per le assegnazioni di tutti i funzionari del Ministero". (aise)
venerdì 23 marzo 2012
Ebook italiani in prestito a Tokyo
L'espirimento dell'Istituto di cultura italiano potrebbe diventare un modello
ROMA, 23/3/2012 - La Stampa.it
Parte dal Giappone il primo sistema di prestito bibliotecario di e-book di un Istituto di cultura italiano. Quella di Tokyo è diventata la prima delle 90 sedi culturali del ministero degli Esteri sparse nel mondo ad aver avviato il prestito di libri elettronici, un’iniziativa che in futuro potrebbe diventare un modello.
Il servizio, lanciato questa settimana, prevede la possibilità per gli utenti della biblioteca di accedere via internet a una vasta selezione di libri digitali, che possono essere letti su pc, e-reader, tablet e smartphone. Il sistema ha una procedura simile a quello di una biblioteca ’fisicà, con il vantaggio di non doversi spostare da casa o dal luogo di lavoro. «Crediamo che questo servizio abbia enormi potenzialità - ha dichiarato il direttore dell’Istituto di Tokyo, Umberto Donati - sarebbe interessante valutare la possibilità di costituire una rete con gli altri Istituti di Cultura, per creare un archivio comune».
L’accesso avviene tramite la piattaforma digitale MLOL (MediaLibraryOnLine), realizzata dalla società italiana Horizons Unlimited srl, a cui attualmente hanno aderito circa 2.000 biblioteche di 10 regioni italiane. Per ogni e-book acquistato dalla biblioteca verrà associata una licenza di prestito digitale che permetterà all’utente finale, iscritto al servizio, di scaricare un file sul proprio computer o sul device mobile e di usufruirne per un tempo determinato (14 giorni). Al termine del periodo di prestito, il file diventa inutilizzabile.
La licenza segue il modello «one copy/one user» che permette il prestito digitale a un singolo utente alla volta per ogni copia di file acquisiti. La biblioteca dell’Istituto resta possessore, per sempre, del file standard utilizzabile in loco anche al termine della sottoscrizione con MLOL. In questo modo si ovvia anche ai problemi, frequenti nelle biblioteche, di reperibilità degli spazi e di risorse economiche per l’acquisto di materiale librario, considerato il fatto che gli ebook hanno prezzi di mercato molto competitivi. Al momento il catalogo MLOL dispone di circa 90.000 titoli di varia tipologia di 163 editori.
(www.medialibrary.it)
ROMA, 23/3/2012 - La Stampa.it
Parte dal Giappone il primo sistema di prestito bibliotecario di e-book di un Istituto di cultura italiano. Quella di Tokyo è diventata la prima delle 90 sedi culturali del ministero degli Esteri sparse nel mondo ad aver avviato il prestito di libri elettronici, un’iniziativa che in futuro potrebbe diventare un modello.
Il servizio, lanciato questa settimana, prevede la possibilità per gli utenti della biblioteca di accedere via internet a una vasta selezione di libri digitali, che possono essere letti su pc, e-reader, tablet e smartphone. Il sistema ha una procedura simile a quello di una biblioteca ’fisicà, con il vantaggio di non doversi spostare da casa o dal luogo di lavoro. «Crediamo che questo servizio abbia enormi potenzialità - ha dichiarato il direttore dell’Istituto di Tokyo, Umberto Donati - sarebbe interessante valutare la possibilità di costituire una rete con gli altri Istituti di Cultura, per creare un archivio comune».
L’accesso avviene tramite la piattaforma digitale MLOL (MediaLibraryOnLine), realizzata dalla società italiana Horizons Unlimited srl, a cui attualmente hanno aderito circa 2.000 biblioteche di 10 regioni italiane. Per ogni e-book acquistato dalla biblioteca verrà associata una licenza di prestito digitale che permetterà all’utente finale, iscritto al servizio, di scaricare un file sul proprio computer o sul device mobile e di usufruirne per un tempo determinato (14 giorni). Al termine del periodo di prestito, il file diventa inutilizzabile.
La licenza segue il modello «one copy/one user» che permette il prestito digitale a un singolo utente alla volta per ogni copia di file acquisiti. La biblioteca dell’Istituto resta possessore, per sempre, del file standard utilizzabile in loco anche al termine della sottoscrizione con MLOL. In questo modo si ovvia anche ai problemi, frequenti nelle biblioteche, di reperibilità degli spazi e di risorse economiche per l’acquisto di materiale librario, considerato il fatto che gli ebook hanno prezzi di mercato molto competitivi. Al momento il catalogo MLOL dispone di circa 90.000 titoli di varia tipologia di 163 editori.
(www.medialibrary.it)
venerdì 17 febbraio 2012
DIRETTORI DI CHIARA FAMA PER GLI IIC: DI PIETRO (IDV) INTERROGA TERZI E ORNAGHI
ROMA\ aise\ 15 febbraio 2012 - "Adottare, nei confronti dei dieci direttori di "chiara fama", tutte le misure necessarie al fine di eliminare ogni elemento ostativo relativo all'età, affinché si possa mettere, a costo zero, "la persona giusta al posto giusto" dando spazio alla provata professionalità e dedizione di coloro che per anni hanno contribuito ad elevare il prestigio culturale del nostro Paese".
È quanto sostiene il deputato e leader di Idv Antonio Di Pietro nell’interrogazione ai Ministri degli esteri e per i beni culturali, Terzi ed Ornaghi.
"Il comma 6 dell'articolo 14 della legge n. 401 del 1990 – ricorda Di Pietro nella premessa – ha previsto che la funzione di direttore, per gli Istituti Italiani di cultura all'estero, può essere conferita a "persone di prestigio culturale ed elevata competenza anche in relazione alla organizzazione della promozione culturale, con le procedure di cui all'articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni"; l'articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18 sancisce che: "qualora per speciali esigenze anche di carattere tecnico o linguistico non possa farsi ricorso per incarichi presso uffici all'estero ad esperti tratti dal personale dello Stato e da Enti pubblici, l'Amministrazione degli affari esteri può utilizzare in via eccezionale e fino ad un massimo di dieci unità, persone estranee alla pubblica Amministrazione purché di notoria qualificazione nelle materie connesse con le funzioni del posto che esse sono destinate a ricoprire. Le persone predette devono essere in possesso della cittadinanza italiana, in età compresa tra i trentacinque e i sessantacinque anni e godere di costituzione fisica idonea ad affrontare il clima della sede cui sono destinate"; l'età anagrafica, così come avviene per la figura del senatore a vita, non può e non deve costituire un ostacolo insormontabile al ricorso, da parte dello Stato, a personalità che hanno acquisito negli anni una indiscussa professionalità e che hanno reso onore al nostro Paese".
"La nostra società, dalla pubblicazione del sopracitato decreto del Presidente della Repubblica, è stata interessata non solo da un considerevole innalzamento della durata media della vita, ma anche da un marcato miglioramento della qualità della vita stessa anche in età avanzata; la promozione della cultura italiana nel mondo – sottolinea Di Pietro – rappresenta, nel Terzo Millennio, un settore assolutamente strategico sotto tutti i profili; gli Istituti Italiani di Cultura all'estero sono, all'80 per cento dei casi, retti da addetti con scarsa esperienza, mentre la maggior parte dei Direttori è in quiescenza".
Posto che "il livello qualitativo dell'offerta culturale degli Istituti all'estero si è abbassato notevolmente", Di Pietro chiede ai ministri "se non si ritenga opportuno adottare, nei confronti dei dieci direttori di "chiara fama", tutte le misure necessarie al fine di eliminare ogni elemento ostativo relativo all'età, affinché si possa mettere, a costo zero, "la persona giusta al posto giusto" dando spazio alla provata professionalità e dedizione di coloro che per anni hanno contribuito ad elevare il prestigio culturale del nostro Paese". (aise)
È quanto sostiene il deputato e leader di Idv Antonio Di Pietro nell’interrogazione ai Ministri degli esteri e per i beni culturali, Terzi ed Ornaghi.
"Il comma 6 dell'articolo 14 della legge n. 401 del 1990 – ricorda Di Pietro nella premessa – ha previsto che la funzione di direttore, per gli Istituti Italiani di cultura all'estero, può essere conferita a "persone di prestigio culturale ed elevata competenza anche in relazione alla organizzazione della promozione culturale, con le procedure di cui all'articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni"; l'articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18 sancisce che: "qualora per speciali esigenze anche di carattere tecnico o linguistico non possa farsi ricorso per incarichi presso uffici all'estero ad esperti tratti dal personale dello Stato e da Enti pubblici, l'Amministrazione degli affari esteri può utilizzare in via eccezionale e fino ad un massimo di dieci unità, persone estranee alla pubblica Amministrazione purché di notoria qualificazione nelle materie connesse con le funzioni del posto che esse sono destinate a ricoprire. Le persone predette devono essere in possesso della cittadinanza italiana, in età compresa tra i trentacinque e i sessantacinque anni e godere di costituzione fisica idonea ad affrontare il clima della sede cui sono destinate"; l'età anagrafica, così come avviene per la figura del senatore a vita, non può e non deve costituire un ostacolo insormontabile al ricorso, da parte dello Stato, a personalità che hanno acquisito negli anni una indiscussa professionalità e che hanno reso onore al nostro Paese".
"La nostra società, dalla pubblicazione del sopracitato decreto del Presidente della Repubblica, è stata interessata non solo da un considerevole innalzamento della durata media della vita, ma anche da un marcato miglioramento della qualità della vita stessa anche in età avanzata; la promozione della cultura italiana nel mondo – sottolinea Di Pietro – rappresenta, nel Terzo Millennio, un settore assolutamente strategico sotto tutti i profili; gli Istituti Italiani di Cultura all'estero sono, all'80 per cento dei casi, retti da addetti con scarsa esperienza, mentre la maggior parte dei Direttori è in quiescenza".
Posto che "il livello qualitativo dell'offerta culturale degli Istituti all'estero si è abbassato notevolmente", Di Pietro chiede ai ministri "se non si ritenga opportuno adottare, nei confronti dei dieci direttori di "chiara fama", tutte le misure necessarie al fine di eliminare ogni elemento ostativo relativo all'età, affinché si possa mettere, a costo zero, "la persona giusta al posto giusto" dando spazio alla provata professionalità e dedizione di coloro che per anni hanno contribuito ad elevare il prestigio culturale del nostro Paese". (aise)
giovedì 5 gennaio 2012
Sfogliando il MADE in ITALY
di ANTONIO TABUCCHI
La Repubblica, 4 gennaio 2012
«Nei confronti dell' Italia è insorta in Europa, e non solo in Europa, una grave crisi di sfiducia. Dobbiamo esserne consapevoli e sentircene, più che feriti, spronati nel nostro orgoglio e nella nostra volontà di recupero». Queste parole di Giorgio Napolitano pronunciate poco tempo prima della caduta del governo Berlusconi, mi invitano a una riflessione, non so se all' insegna del paradosso o del contrappasso. Perché nonostante tutto, cioè nonostante che in Italia la cultura sia stata sistematicamente demolita, è anche vero che in alcuni paesi esteri, laddove ha operato una diplomazia culturale di alta qualità, è stata fatta emergere con un insolito rilievo. Per esempio l' Istituto Italiano di cultura di Parigi, diretto negli ultimi anni da Rossana Rummo, ha proposto ai francesi una cultura italiana talmente effervescente e vivace (cinema, teatro, presentazioni di libri italiani, mostre fotografiche) da renderlo uno dei luoghi obbligatori di Parigi. Oppure, se vi capita di entrare in una grande libreria di Stoccolma, potete trovare in bella mostra delle copertine con un mosaico di volti dei più giovani scrittori e poeti italiani, di attori e drammaturghi del migliore teatro italiano contemporaneo, dei più importanti cineasti attuali. E accanto a loro un' elegantissima collana bilingue di narrativa e poesia. A cosa si deve questo miracolo? Semplice, al fatto che mentre in Italia la nostra cultura veniva "essiccata", in altri paesi essa veniva coltivata come una pianta rara da "missionari" che ben sanno quanto la cultura possa costituire l' immagine di un paese. Nel caso di Stoccolma, il principale artefice di una "missione" riuscita è Paolo Grossi, direttore dell' Istituto Italiano di cultura. Conosco Paolo Grossi da molti anni, allorché era Attaché culturel all' Ambasciata italiana di Parigi, dove dirigeva (e ancora dirige) quella preziosa collana che sono i "Quaderni dell' Hôtel de Galliffet". Per evitare di scendere sul piano personale dell' amicizia e della stima che nutro per lui, mi limiterò a riferire un brano della motivazione della giuria del Premio Dessì che quest' anno lo ha premiato per il suo lavoro: «L' attenzione e la passione con cui si è impegnato su una cultura di grandissima tradizione come quella italiana, troppo spesso dimenticata perfino dai suoi ufficiali rappresentanti, costituisce un luminoso esempio di quanto si possa fare, anche con esiguità di mezzi, per il riconoscimento di valori culturali sicuri e per la diffusione e la difesa del nostro patrimonio culturale all' estero>>. Arrivato a Stoccolma nel 2008, Paolo Grossi, che parla anche lo svedese (ha cominciato la sua carriera insegnando all' Università di Uppsala e sua moglie è svedese), ha ideato una rivista semestrale bilingue che offra al pubblico locale quanto di meglio produce la cultura italiana delle ultime generazioni, cioè quella che in questi anni ha dovuto esprimersi nell' ambiente dichiaratamente ostile del sistema di governo che ha dominato l' Italia. La rivista si chiama Cartaditalia ed è giunta al sesto numero. Premetto che faccio parte (peraltro immeritatamente) del comitato scientifico, assieme con intellettualie scrittori italiani e stranieri che stimo quali, per citarne solo alcuni, Maurizio Ferraris, Claudio Magris, Martin Rueff o Carlo Ossola. Ma credo che questo non mi vieti di essere obiettivo. Passo a una sintetica descrizione di Cartaditalia. Il primo numero (2009), curato da Domenico Scarpa, è dedicato alla nuova narrativa italiana. Presenta dieci scrittori con esaurienti schede critico-biografiche e alcune pagine di un loro romanzo o racconto in italiano e in svedese. Regola di scelta ferrea per tutti gli scrittori presentati: che nessuno di loro sia tradotto in svedese. Tre nomi a caso fra i dieci prescelti: Andrea Bajani, Valeria Parrella, Vitaliano Trevisan. Il numero è andato a ruba nelle librerie di Stoccolma, perché per la prima volta il lettore svedese ha potuto avere una panoramica della giovane narrativa italiana che forse avrebbe avuto solo in maniera sporadica e casuale. Il secondo numero, Undici poeti italiani contemporanei (qualche nome a caso: Giampiero Neri, Jolanda Insana, Patrizia Cavalli, Eugenio de Signoribus) è stato curato con eccellenti schede critiche da un noto studioso di letteratura italiana come Martin Rueff, mentre la traduzione in svedese è stata affidata ai migliori traduttori. Il terzo numero, Dieci anni di cinema italiano, curato da Jean A. Gili, presenta, fra i ventitré cineasti prescelti, artisti conosciuti ovviamente anche in Svezia (per esempio Bellocchio, Amelio, Moretti, Soldini, Benigni o Tornatore); ma visto il disinteresse in cui il cinema italiano è caduto in Europa, Cartaditalia ha sicuramente contribuito a risvegliare la curiosità dei neghittosi distributori svedesi. Il quarto numero, Il nuovo teatro italiano, curato da Guido Davico Bonino, insieme a un paio di autori già rappresentati in Svezia come Edoardo Erba e Giuseppe Manfridi, presenta le nuove tendenze del nostro teatro fino agli autori più giovani come Ascanio Celestinio Fausto Paravidino. Il quinto numero, curato da Gilles Pécout, ha per titolo L' unità d' Italia, tema quasi obbligatorio dato l' anniversario di quest' anno. Ma Paolo Grossi ha evitato il luogo comune dedicando il numero ad alcune città d' Italia fondamentali nel processo unitario. L' ultimo numero (novembre 2011), bellissimo anche graficamente, si chiama La nuova fotografia italiana, è curato da Elio Grazioli e ospita i nostri giovani fotografi di diverse tendenze. Il prossimo numero sarà dedicato ai nuovi compositori italiani. Ma Cartaditalia non è un' iniziativa isolata. Paolo Grossi le ha affiancato una piccola ed elegantissima collana letteraria (è stampata in Italia da "Nuvole", ad Alessandria) di autori già tradotti in svedese con libri che però l' editoria tende a trascurare. Perché se il grande editore pubblica volentieri Le città invisibili di Calvino o Petrolio di Pasolini, è meno invogliato a pubblicare Perché leggere i classici o Amado Mio. E dunque, insieme a un Calvino e a un Pasolini considerati "minori", troviamo Alfabeti di Magris, San Silvano di Dessì, I volatili del Beato Angelico del sottoscritto, La ronda dei conversi di Eugenio de Signoribus, le raccolte più raffinate di Zanzotto e Tutte le poesie di Primo Levi. Credo che Paolo Grossi stia finendo il suo mandato in Svezia. Non so che sorte toccherà alla sua rivista e alla collana che l' accompagna. Come sarebbe civile e intelligente, "per una nostra volontà di recupero", come auspica il capo dello Stato, aprire sul mondo, e in lingue più accessibili, questa finestra di cultura italiana che Grossi ha aperto in Svezia, magari trasformandola in una rivista online che porti dappertutto la buona novella che in Italia esiste una cultura di grande vitalità e originalità che avremmo tutto l' orgoglio di far conoscere. Ma nonostante le lodevoli iniziative di alcuni nostri diplomatici di carriera (ne conosco molti, così come so di altri mediocri personaggi di nomina esclusivamente politica "piazzati" in grandi capitali più per danneggiare la cultura che per favorirla), ciò che fornisce l' immagine del nostro paese è soprattutto quello che accade nel nostro paese. Perché gli inviati della stampa estera in Italia hanno giustamente diffuso nei loro paesi soprattutto le idiozie che una televisione di Stato umiliatae umiliante trasmette; hanno comunicato le volgarità con cui un impero mediatico assolutamente anomalo in Europa ha aggredito i migliori intellettuali e artisti italiani perché "dissidenti" da una stampa di famiglia. Che lo si voglia o no, oggi l' Italia è, per il mondo civile, il paese in cui si è sparato ai neri e si sono bruciati i campi rom. È il paese in cui ministri secessionisti che lavoravano come talpe all' interno dello Stato hanno liberamente diffuso la peste del razzismo. È il paese in cui un ex ministro dell' Interno dichiaratamente anti-italiano ha violato i diritti umani, attirandoci perfino le critiche dell' Onu. Insomma, il mondo ci guarda come un paese imbarbarito. Finché i responsabili di questa deriva antropologica e culturale non saranno messi davvero in condizione di non nuocere ed espulsi dal corpo politico e sociale, la crisi di sfiducia insorta nei confronti dell' Italia non cesserà, anzi, si aggraverà, perché non dipende soltanto da una crisi economica ma da una cultura di qualità sopraffatta da una sub-cultura diventata egemone. L' Italia è un paese che non ha mai smesso di dare al mondo il suo genio, il Bello, l' arte che ci è quasi naturale. Ma quando l' empietà e l' ignoranza prevalgono, è arduo sentirsi spronati nell' orgoglio di una volontà di recupero. Siano lodati quelli che nutrono ancora questa volontà.
La Repubblica, 4 gennaio 2012
«Nei confronti dell' Italia è insorta in Europa, e non solo in Europa, una grave crisi di sfiducia. Dobbiamo esserne consapevoli e sentircene, più che feriti, spronati nel nostro orgoglio e nella nostra volontà di recupero». Queste parole di Giorgio Napolitano pronunciate poco tempo prima della caduta del governo Berlusconi, mi invitano a una riflessione, non so se all' insegna del paradosso o del contrappasso. Perché nonostante tutto, cioè nonostante che in Italia la cultura sia stata sistematicamente demolita, è anche vero che in alcuni paesi esteri, laddove ha operato una diplomazia culturale di alta qualità, è stata fatta emergere con un insolito rilievo. Per esempio l' Istituto Italiano di cultura di Parigi, diretto negli ultimi anni da Rossana Rummo, ha proposto ai francesi una cultura italiana talmente effervescente e vivace (cinema, teatro, presentazioni di libri italiani, mostre fotografiche) da renderlo uno dei luoghi obbligatori di Parigi. Oppure, se vi capita di entrare in una grande libreria di Stoccolma, potete trovare in bella mostra delle copertine con un mosaico di volti dei più giovani scrittori e poeti italiani, di attori e drammaturghi del migliore teatro italiano contemporaneo, dei più importanti cineasti attuali. E accanto a loro un' elegantissima collana bilingue di narrativa e poesia. A cosa si deve questo miracolo? Semplice, al fatto che mentre in Italia la nostra cultura veniva "essiccata", in altri paesi essa veniva coltivata come una pianta rara da "missionari" che ben sanno quanto la cultura possa costituire l' immagine di un paese. Nel caso di Stoccolma, il principale artefice di una "missione" riuscita è Paolo Grossi, direttore dell' Istituto Italiano di cultura. Conosco Paolo Grossi da molti anni, allorché era Attaché culturel all' Ambasciata italiana di Parigi, dove dirigeva (e ancora dirige) quella preziosa collana che sono i "Quaderni dell' Hôtel de Galliffet". Per evitare di scendere sul piano personale dell' amicizia e della stima che nutro per lui, mi limiterò a riferire un brano della motivazione della giuria del Premio Dessì che quest' anno lo ha premiato per il suo lavoro: «L' attenzione e la passione con cui si è impegnato su una cultura di grandissima tradizione come quella italiana, troppo spesso dimenticata perfino dai suoi ufficiali rappresentanti, costituisce un luminoso esempio di quanto si possa fare, anche con esiguità di mezzi, per il riconoscimento di valori culturali sicuri e per la diffusione e la difesa del nostro patrimonio culturale all' estero>>. Arrivato a Stoccolma nel 2008, Paolo Grossi, che parla anche lo svedese (ha cominciato la sua carriera insegnando all' Università di Uppsala e sua moglie è svedese), ha ideato una rivista semestrale bilingue che offra al pubblico locale quanto di meglio produce la cultura italiana delle ultime generazioni, cioè quella che in questi anni ha dovuto esprimersi nell' ambiente dichiaratamente ostile del sistema di governo che ha dominato l' Italia. La rivista si chiama Cartaditalia ed è giunta al sesto numero. Premetto che faccio parte (peraltro immeritatamente) del comitato scientifico, assieme con intellettualie scrittori italiani e stranieri che stimo quali, per citarne solo alcuni, Maurizio Ferraris, Claudio Magris, Martin Rueff o Carlo Ossola. Ma credo che questo non mi vieti di essere obiettivo. Passo a una sintetica descrizione di Cartaditalia. Il primo numero (2009), curato da Domenico Scarpa, è dedicato alla nuova narrativa italiana. Presenta dieci scrittori con esaurienti schede critico-biografiche e alcune pagine di un loro romanzo o racconto in italiano e in svedese. Regola di scelta ferrea per tutti gli scrittori presentati: che nessuno di loro sia tradotto in svedese. Tre nomi a caso fra i dieci prescelti: Andrea Bajani, Valeria Parrella, Vitaliano Trevisan. Il numero è andato a ruba nelle librerie di Stoccolma, perché per la prima volta il lettore svedese ha potuto avere una panoramica della giovane narrativa italiana che forse avrebbe avuto solo in maniera sporadica e casuale. Il secondo numero, Undici poeti italiani contemporanei (qualche nome a caso: Giampiero Neri, Jolanda Insana, Patrizia Cavalli, Eugenio de Signoribus) è stato curato con eccellenti schede critiche da un noto studioso di letteratura italiana come Martin Rueff, mentre la traduzione in svedese è stata affidata ai migliori traduttori. Il terzo numero, Dieci anni di cinema italiano, curato da Jean A. Gili, presenta, fra i ventitré cineasti prescelti, artisti conosciuti ovviamente anche in Svezia (per esempio Bellocchio, Amelio, Moretti, Soldini, Benigni o Tornatore); ma visto il disinteresse in cui il cinema italiano è caduto in Europa, Cartaditalia ha sicuramente contribuito a risvegliare la curiosità dei neghittosi distributori svedesi. Il quarto numero, Il nuovo teatro italiano, curato da Guido Davico Bonino, insieme a un paio di autori già rappresentati in Svezia come Edoardo Erba e Giuseppe Manfridi, presenta le nuove tendenze del nostro teatro fino agli autori più giovani come Ascanio Celestinio Fausto Paravidino. Il quinto numero, curato da Gilles Pécout, ha per titolo L' unità d' Italia, tema quasi obbligatorio dato l' anniversario di quest' anno. Ma Paolo Grossi ha evitato il luogo comune dedicando il numero ad alcune città d' Italia fondamentali nel processo unitario. L' ultimo numero (novembre 2011), bellissimo anche graficamente, si chiama La nuova fotografia italiana, è curato da Elio Grazioli e ospita i nostri giovani fotografi di diverse tendenze. Il prossimo numero sarà dedicato ai nuovi compositori italiani. Ma Cartaditalia non è un' iniziativa isolata. Paolo Grossi le ha affiancato una piccola ed elegantissima collana letteraria (è stampata in Italia da "Nuvole", ad Alessandria) di autori già tradotti in svedese con libri che però l' editoria tende a trascurare. Perché se il grande editore pubblica volentieri Le città invisibili di Calvino o Petrolio di Pasolini, è meno invogliato a pubblicare Perché leggere i classici o Amado Mio. E dunque, insieme a un Calvino e a un Pasolini considerati "minori", troviamo Alfabeti di Magris, San Silvano di Dessì, I volatili del Beato Angelico del sottoscritto, La ronda dei conversi di Eugenio de Signoribus, le raccolte più raffinate di Zanzotto e Tutte le poesie di Primo Levi. Credo che Paolo Grossi stia finendo il suo mandato in Svezia. Non so che sorte toccherà alla sua rivista e alla collana che l' accompagna. Come sarebbe civile e intelligente, "per una nostra volontà di recupero", come auspica il capo dello Stato, aprire sul mondo, e in lingue più accessibili, questa finestra di cultura italiana che Grossi ha aperto in Svezia, magari trasformandola in una rivista online che porti dappertutto la buona novella che in Italia esiste una cultura di grande vitalità e originalità che avremmo tutto l' orgoglio di far conoscere. Ma nonostante le lodevoli iniziative di alcuni nostri diplomatici di carriera (ne conosco molti, così come so di altri mediocri personaggi di nomina esclusivamente politica "piazzati" in grandi capitali più per danneggiare la cultura che per favorirla), ciò che fornisce l' immagine del nostro paese è soprattutto quello che accade nel nostro paese. Perché gli inviati della stampa estera in Italia hanno giustamente diffuso nei loro paesi soprattutto le idiozie che una televisione di Stato umiliatae umiliante trasmette; hanno comunicato le volgarità con cui un impero mediatico assolutamente anomalo in Europa ha aggredito i migliori intellettuali e artisti italiani perché "dissidenti" da una stampa di famiglia. Che lo si voglia o no, oggi l' Italia è, per il mondo civile, il paese in cui si è sparato ai neri e si sono bruciati i campi rom. È il paese in cui ministri secessionisti che lavoravano come talpe all' interno dello Stato hanno liberamente diffuso la peste del razzismo. È il paese in cui un ex ministro dell' Interno dichiaratamente anti-italiano ha violato i diritti umani, attirandoci perfino le critiche dell' Onu. Insomma, il mondo ci guarda come un paese imbarbarito. Finché i responsabili di questa deriva antropologica e culturale non saranno messi davvero in condizione di non nuocere ed espulsi dal corpo politico e sociale, la crisi di sfiducia insorta nei confronti dell' Italia non cesserà, anzi, si aggraverà, perché non dipende soltanto da una crisi economica ma da una cultura di qualità sopraffatta da una sub-cultura diventata egemone. L' Italia è un paese che non ha mai smesso di dare al mondo il suo genio, il Bello, l' arte che ci è quasi naturale. Ma quando l' empietà e l' ignoranza prevalgono, è arduo sentirsi spronati nell' orgoglio di una volontà di recupero. Siano lodati quelli che nutrono ancora questa volontà.
martedì 20 dicembre 2011
DIRETTORI DI CHIARA FAMA NEGLI IIC:
ROMA, Aise, martedì 20 Dicembre 2011 "Quali iniziative, anche normative, nelle opportune sedi di competenza il Governo intende assumere affinché gli
Istituti italiani di cultura non siano il ricettacolo di una blasonata quanto paludata parentopoli culturale ma possano
garantire ai cittadini criteri di competenza e professionalità nella scelta del personale?". Non usa giri di parole il senatore
Elio Lannutti (Idv) che, sulla scia di quanto denunciato dal quotidiano "Il fatto quotidiano", ha presentato una
interrogazione al Ministro degli Esteri Giulio Terzi per sapere come vengono nominati i direttori di chiara fama degli
Istituti Italiani di Cultura.
"Su un articolo pubblicato su "Il fatto quotidiano" l'11 dicembre 2011 – scrive il senatore nella premessa – si legge che la
legge n. 401 del 1990 permette nomine, da parte dei politici di turno, di dieci "personalità di chiara fama" in dieci tra le
più prestigiose capitali del mondo. Le nomine sono biennali, rinnovabili per una volta; vi si legge ancora: "nel sottobosco
di nomine per "chiara fama" agli Istituti italiani di cultura si trova di tutto ma soprattutto amici, ex coniugi e parenti dei
potenti. L'ex ministro Franco Frattini prima di lasciare il suo incarico ha messo a posto i propri collaboratori. Capolavoro
a Parigi, dove lo scranno da 15mila euro al mese passa dal fratello di Giuliano Ferrara (Giorgio) a Marina Valensise, già
giornalista del Foglio di Ferrara e corrispondente per Canale 5 da Parigi e (se non bastasse) anche sorella
dell'ambasciatore a Berlino Michele Valensise. Quello che scorre tra il ministero degli Affari Esteri e le 352 sedi
diplomatico-culturali all'estero è un fiume di denaro pubblico enorme, nel quale è difficile fare ordine e che ben si presta
a celare privilegi concessi dalla politica con meccanismi clientelari e designazioni parentali. In particolare gli Istituti
italiani di cultura (IIC) sono sempre stati il ricettacolo di una blasonata quanto paludata "parentopoli culturale". La
nomina per via politica dei direttori è alla luce del sole, legalizzata grazie alla legge 401 del 1990 (art. 14 comma 6) che
permette al potente di turno di collocare ben dieci "personalità di chiara fama" nelle dieci più prestigiose capitali del
pianeta. Le nomine sono biennali e rinnovabili per una volta. "La parentopoli è da lungo presente al ministero degli
Affari Esteri sia per soddisfare esigenze interne, non meno di quelle esterne, e ha assunto una rilevanza i cui effetti non si
sono esauriti, talora contrassegnati da decisioni bipartisan, un criterio che il ministro Frattini non ha mai rinnegato, non
senza dare notevoli opportunità al personale diplomatico di occupare, specie in Europa, posti di prestigio in ambito UE",
spiega un funzionario ministeriale dietro garanzia di anonimato. Sta per essere perfezionata quella all'Istituto di Bruxelles
di Federiga Bindi, che nulla ha a che fare con l'onorevole Rosy ma era collaboratrice diretta del ministro Frattini. A
Londra primeggia da tempo una "esperta" di visual art ed un direttore di chiara fama mondiale, tal Carlo Presenti
collocato nella capitale britannica a 16.500 euro al mese netti e del quale si ricorderanno le chiusure di biblioteche e di
aule per l'insegnamento dell'Italiano (ci fu un articolo dell'Espresso in proposito). L'esperta di arti visuali, Rossanna
Pittelli è la sorella dell'onorevole Giancarlo Pittelli (Pdl), indagato nell'inchiesta Poseidone da De Magistris, poi
prosciolto per essere riportato a giudizio a Salerno dove l'ex pm lo ha denunciato per presunti tentativi di sottrargli le
inchieste di Catanzaro. "Da queste parti è nota per le sue assenze dal posto di lavoro e per consulenze. Viaggia sui 10mila
euro al mese", dice la fonte diplomatica. A New York offre le sue prestazioni quale "esperta di questioni culturali" la exmoglie
dell'ex ministro Bondi, Gabriella Podestà, per la modica cifra di 15mila dollari al mese. Si parla invece molto
bene del direttore Riccardo Viale, anche se non sfugge il fatto che presieda la Fondazione Rosselli, che annovera tra i
soci fondatori e coordinatori fior di politici, tra i quali i due Giuliano, Amato e Urbani. E ancora la politica ha portato a
Mosca Angela Carpifave, amica personale dell'ex presidente del Consiglio Berlusconi. Un approdo non proprio felice
visto che a 8 mesi dall'insediamento (come raccontava Repubblica nell'ottobre 2004), gli intellettuali russi inviarono un
accorato appello allo stesso Berlusconi per la sostituzione a favore di un candidato capace di relazionarsi con il governo
locale. A breve scadranno le nomine per Tokyo e Pechino. Sono state inoltre registrate assegnazioni clientelari a
Zagabria, in Brasile , in Argentina, a Tokyo e Kyoto, alcune delle quali hanno dato luogo a conflitti con il personale di
ruolo, sfociati in ricorsi che hanno, temporaneamente, immobilizzato l'attività degli stessi Istituti e colpito l'immagine
dell'Italia, con ripercussioni sfavorevoli nei circoli culturali dei paesi di accoglimento interessati alla produzione letteraria
nazionale da destinare alle traduzioni linguistiche. Non sono mancate le ingerenze del ministero della Pubblica Istruzione
nel settore delle scuole italiane all'estero e la pretesa di funzionari di quel Gabinetto del ministro di chiedere la
destinazione all'estero di propri congiunti, come è avvenuto recentemente per Madrid, ove si è provveduto ad assegnare
una dirigente scolastica, senza possedere un'adeguata conoscenza dello spagnolo. "La signora si chiama Fechi ed è la
moglie di uno stretto collaboratore dell'ex ministro Gelmini Murano", racconta il funzionario. L'anomalia ha sollevato
riserve da parte delle autorità spagnole". Nell'articolo si legge anche di un'interrogazione parlamentare presentata per
sapere "come fosse possibile che venisse nominato in un istituto italiano all'estero qualcuno che non conosce neppure la
lingua del paese di destinazione. "La risposta [...] è stata a dir poco evasiva, ma la persona in questione è stata richiamata
ai ruoli metropolitani, non senza dare un segnale negativo alle stesse autorità e comportando oneri non trascurabili a
carico dell'erario nazionale"".
Alla fine di questa lunga premessa – che di fatto riporta l'intero testo dell'articolo – Lannutti chiede di sapere "se risulti
corrispondente al vero che, tra il Ministero in indirizzo e le oltre 350 sedi diplomatico-culturali ubicate all'estero, c'è un
sostanzioso flusso di denaro pubblico, molto caotico e poco controllabile, meccanismo perfetto per celare privilegi
politici, meccanismi clientelari e nomine di parenti; se risulti vero che i direttori degli Istituti italiani di cultura vengono
nominati sulla base di una serie di scambi di favori e amicizie, senza che i candidati abbiano particolari meriti, anche se
la legge n. 401 del 1990, art. 14, comma 6, parla esplicitamente di "persone di prestigio culturale ed elevata
competenza"" e, infine, "quali iniziative, anche normative, nelle opportune sedi di competenza il Governo intenda
assumere affinché gli Istituti italiani di cultura non siano il ricettacolo di una blasonata quanto paludata parentopoli culturale ma possano garantire ai cittadini criteri di competenza e professionalità nella scelta del personale". (aise)
Istituti italiani di cultura non siano il ricettacolo di una blasonata quanto paludata parentopoli culturale ma possano
garantire ai cittadini criteri di competenza e professionalità nella scelta del personale?". Non usa giri di parole il senatore
Elio Lannutti (Idv) che, sulla scia di quanto denunciato dal quotidiano "Il fatto quotidiano", ha presentato una
interrogazione al Ministro degli Esteri Giulio Terzi per sapere come vengono nominati i direttori di chiara fama degli
Istituti Italiani di Cultura.
"Su un articolo pubblicato su "Il fatto quotidiano" l'11 dicembre 2011 – scrive il senatore nella premessa – si legge che la
legge n. 401 del 1990 permette nomine, da parte dei politici di turno, di dieci "personalità di chiara fama" in dieci tra le
più prestigiose capitali del mondo. Le nomine sono biennali, rinnovabili per una volta; vi si legge ancora: "nel sottobosco
di nomine per "chiara fama" agli Istituti italiani di cultura si trova di tutto ma soprattutto amici, ex coniugi e parenti dei
potenti. L'ex ministro Franco Frattini prima di lasciare il suo incarico ha messo a posto i propri collaboratori. Capolavoro
a Parigi, dove lo scranno da 15mila euro al mese passa dal fratello di Giuliano Ferrara (Giorgio) a Marina Valensise, già
giornalista del Foglio di Ferrara e corrispondente per Canale 5 da Parigi e (se non bastasse) anche sorella
dell'ambasciatore a Berlino Michele Valensise. Quello che scorre tra il ministero degli Affari Esteri e le 352 sedi
diplomatico-culturali all'estero è un fiume di denaro pubblico enorme, nel quale è difficile fare ordine e che ben si presta
a celare privilegi concessi dalla politica con meccanismi clientelari e designazioni parentali. In particolare gli Istituti
italiani di cultura (IIC) sono sempre stati il ricettacolo di una blasonata quanto paludata "parentopoli culturale". La
nomina per via politica dei direttori è alla luce del sole, legalizzata grazie alla legge 401 del 1990 (art. 14 comma 6) che
permette al potente di turno di collocare ben dieci "personalità di chiara fama" nelle dieci più prestigiose capitali del
pianeta. Le nomine sono biennali e rinnovabili per una volta. "La parentopoli è da lungo presente al ministero degli
Affari Esteri sia per soddisfare esigenze interne, non meno di quelle esterne, e ha assunto una rilevanza i cui effetti non si
sono esauriti, talora contrassegnati da decisioni bipartisan, un criterio che il ministro Frattini non ha mai rinnegato, non
senza dare notevoli opportunità al personale diplomatico di occupare, specie in Europa, posti di prestigio in ambito UE",
spiega un funzionario ministeriale dietro garanzia di anonimato. Sta per essere perfezionata quella all'Istituto di Bruxelles
di Federiga Bindi, che nulla ha a che fare con l'onorevole Rosy ma era collaboratrice diretta del ministro Frattini. A
Londra primeggia da tempo una "esperta" di visual art ed un direttore di chiara fama mondiale, tal Carlo Presenti
collocato nella capitale britannica a 16.500 euro al mese netti e del quale si ricorderanno le chiusure di biblioteche e di
aule per l'insegnamento dell'Italiano (ci fu un articolo dell'Espresso in proposito). L'esperta di arti visuali, Rossanna
Pittelli è la sorella dell'onorevole Giancarlo Pittelli (Pdl), indagato nell'inchiesta Poseidone da De Magistris, poi
prosciolto per essere riportato a giudizio a Salerno dove l'ex pm lo ha denunciato per presunti tentativi di sottrargli le
inchieste di Catanzaro. "Da queste parti è nota per le sue assenze dal posto di lavoro e per consulenze. Viaggia sui 10mila
euro al mese", dice la fonte diplomatica. A New York offre le sue prestazioni quale "esperta di questioni culturali" la exmoglie
dell'ex ministro Bondi, Gabriella Podestà, per la modica cifra di 15mila dollari al mese. Si parla invece molto
bene del direttore Riccardo Viale, anche se non sfugge il fatto che presieda la Fondazione Rosselli, che annovera tra i
soci fondatori e coordinatori fior di politici, tra i quali i due Giuliano, Amato e Urbani. E ancora la politica ha portato a
Mosca Angela Carpifave, amica personale dell'ex presidente del Consiglio Berlusconi. Un approdo non proprio felice
visto che a 8 mesi dall'insediamento (come raccontava Repubblica nell'ottobre 2004), gli intellettuali russi inviarono un
accorato appello allo stesso Berlusconi per la sostituzione a favore di un candidato capace di relazionarsi con il governo
locale. A breve scadranno le nomine per Tokyo e Pechino. Sono state inoltre registrate assegnazioni clientelari a
Zagabria, in Brasile , in Argentina, a Tokyo e Kyoto, alcune delle quali hanno dato luogo a conflitti con il personale di
ruolo, sfociati in ricorsi che hanno, temporaneamente, immobilizzato l'attività degli stessi Istituti e colpito l'immagine
dell'Italia, con ripercussioni sfavorevoli nei circoli culturali dei paesi di accoglimento interessati alla produzione letteraria
nazionale da destinare alle traduzioni linguistiche. Non sono mancate le ingerenze del ministero della Pubblica Istruzione
nel settore delle scuole italiane all'estero e la pretesa di funzionari di quel Gabinetto del ministro di chiedere la
destinazione all'estero di propri congiunti, come è avvenuto recentemente per Madrid, ove si è provveduto ad assegnare
una dirigente scolastica, senza possedere un'adeguata conoscenza dello spagnolo. "La signora si chiama Fechi ed è la
moglie di uno stretto collaboratore dell'ex ministro Gelmini Murano", racconta il funzionario. L'anomalia ha sollevato
riserve da parte delle autorità spagnole". Nell'articolo si legge anche di un'interrogazione parlamentare presentata per
sapere "come fosse possibile che venisse nominato in un istituto italiano all'estero qualcuno che non conosce neppure la
lingua del paese di destinazione. "La risposta [...] è stata a dir poco evasiva, ma la persona in questione è stata richiamata
ai ruoli metropolitani, non senza dare un segnale negativo alle stesse autorità e comportando oneri non trascurabili a
carico dell'erario nazionale"".
Alla fine di questa lunga premessa – che di fatto riporta l'intero testo dell'articolo – Lannutti chiede di sapere "se risulti
corrispondente al vero che, tra il Ministero in indirizzo e le oltre 350 sedi diplomatico-culturali ubicate all'estero, c'è un
sostanzioso flusso di denaro pubblico, molto caotico e poco controllabile, meccanismo perfetto per celare privilegi
politici, meccanismi clientelari e nomine di parenti; se risulti vero che i direttori degli Istituti italiani di cultura vengono
nominati sulla base di una serie di scambi di favori e amicizie, senza che i candidati abbiano particolari meriti, anche se
la legge n. 401 del 1990, art. 14, comma 6, parla esplicitamente di "persone di prestigio culturale ed elevata
competenza"" e, infine, "quali iniziative, anche normative, nelle opportune sedi di competenza il Governo intenda
assumere affinché gli Istituti italiani di cultura non siano il ricettacolo di una blasonata quanto paludata parentopoli culturale ma possano garantire ai cittadini criteri di competenza e professionalità nella scelta del personale". (aise)
lunedì 31 ottobre 2011
LA STRATEGIA CULTURALE E LINGUISTICA DELLA FARNESINA NELL’AUDIZIONE DEL MINISTRO LOMONACO (DGSP) ALLA CAMERA
ROMA\ aise\ 26 ottobre 2011 - L’approccio di sistema attuato dal Ministero degli Esteri per progettare e definire le "strategie culturali e linguistiche" per la promozione della lingua e cultura italiana all’estero.
Di questo ha parlato il Ministro Vincenza Lomonaco, Vice Direttore Generale del Mae per la promozione del Sistema Paese, Direttore Centrale per la promozione della cultura e della lingua italiana, nell’audizione svolta di fronte alle Commissioni Cultura e Affari Esteri della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla promozione della cultura e della lingua italiana all'estero.
Lomonaco, in particolare, ha ribadito "i vantaggi che un forte raccordo tra cultura e impresa può offrire non solo in termini di sostegno delle imprese all’azione di promozione culturale, ma anche di benefici che le imprese stesse possono trarre da tale interazione" e indicato i criteri ai quali l’Amministrazione degli Esteri si sta ispirando per "adeguare la rete della promozione Paese alle sfide imposte da una congiuntura mondiale sempre più complessa e da una offerta culturale sempre più concorrenziale in un panorama internazionale in cui l’Italia deve saper confermare i suoi primati secolari".
"Fare sistema" e "sinergia" le parole d’ordine alla nuova Direzione generale per la Promozione del Sistema Paese e, di riflesso, in tutta la rete che all’estero si occupa di promuovere e diffondere la lingua e cultura italiana. Rete che, come noto, comprende IIC, lettori, addetti scientifici, scuole, affiancati dai Comitati della Dante Alighieri e dagli Enti gestori. Organismi che non solo devono lavorare sinergicamente tra loro, ma anche con tutti gli altri "attori del sistema paese presenti all’estero".
Lomonaco ha ricordato che negli ultimi mesi è stato "rafforzato" il ruolo della Commissione Nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero che "è stata trasformata in una "cabina di regia" che promuove, indirizza e coordina l’attività di tutti gli attori coinvolti nell’internazionalizzazione del sistema produttivo del Paese attraverso la promozione culturale".
Con gli altri ministeri, la Farnesina ha stipulato protocolli di intesa: in particolare, con il Mibac è stato attivato un tavolo di lavoro per la promozione del patrimonio, la valorizzazione del cinema e dei prodotti editoriali; mentre con il Miur lo stesso è stato fatto per la cooperazione interuniversitaria, scolastica e linguistica, scientifica.
Quanto alle Regioni, il Direttore Centrale ha citato la riattivazione del Tavolo tecnico di concertazione permanente sull’attività internazionale di Regioni e Province autonome, previsto dall’intesa Stato/Regioni del 2008. "Il coinvolgimento delle Regioni e degli Enti territoriali – ha sottolineato – è un aspetto fondamentale per la promozione e diffusione delle loro enormi potenzialità culturali e turistiche e del ricco tessuto imprenditoriale di piccole e medie imprese che rappresentano il motore economico del nostro Paese. Gli Istituti di Cultura possono strategicamente rappresentare per le Regioni e per gli Enti territoriali una vetrina privilegiata, promuovendo all’estero la variegata realtà che esse presentano".
La DGSP, inoltre, "sta intensificando i rapporti con i Comuni di grandi città (Roma Capitale, Milano e Napoli, ad esempio) con Enti, Fondazioni, imprese culturali ed associazioni, attraverso convenzioni e intese finalizzate alla promozione e valorizzazione di eventi particolari (Expo Milano 2015, candidatura di Roma capitale alle olimpiadi del 2020) , ovvero partenariati per la sponsorizzazione e il finanziamento di iniziative, corsi di lingua, cattedre di italiano presso Università straniere".
Un "raccordo" che sta interessando anche specifici settori di azione: editoriale con la collaborazione attivata con l’AIE per la diffusione del libro italiano sul mercato internazionale; linguistico-culturale, con la Convenzione sottoscritta con la Dante Alighieri.
Sempre attenti alle risorse: "nell’attività di progettazione l’approccio di sistema – ha detto in proposito Lomonaco – si è sviluppato con l’obiettivo di evitare dispersioni di risorse, sovrapposizioni, programmazioni culturali frammentarie, episodiche e fondate su modelli "stereotipati". La Direzione Generale ha privilegiato, in aderenza alle Linee guida, l’organizzazione di iniziative in grado di trasmettere un’immagine coerente e globale del Paese e di rendere efficace il rapporto tra cultura/economia/scienza che, se opportunamente gestito, è in grado di innescare un effetto di “trascinamento” sul sistema, dall’aspetto più ovvio dei flussi turistici e del turismo culturale, alla propensione per il made in Italy in tutte le sue forme".
Il Direttore Centrale ha quindi citato l’esperienza degli "anni tematici", grande rassegne o temi conduttori, in grado di proporre una programmazione che "ponga l’accento sulle potenzialità e le eccellenze dell’Italia contemporanea".
Per il prossimo anno, il 2012, "i "contenitori" indicati dal Ministro "L’Italia dei territori" e "L’Italia del futuro", consentiranno di approfondire e dare continuità ad alcune tematiche trattate nel corso del 2011, per assicurare maggiore coerenza alla nostra proposta culturale all’estero".
Quanto alla promozione dell’italiano, anche qui la parola chiave è "fare sistema": "si sta cercando di diversificare l’offerta di corsi di lingua italiana da parte della rete, estendendola anche a settori specifici in grado di stimolare collaborazioni tra imprese ed operatori attivi in alcune aree specialistiche e di eccellenza: design, moda, restauro, oreficeria, pelletteria e così via". Lomonaco ha quindi annunciato che "nei prossimi mesi verrà divulgato il risultato di uno nuovo studio sullo stato della lingua italiana, fortemente voluto dal Ministro Frattini, l’indagine "Italiano 2010": senza anticipare i contenuti dell’inchiesta, si può affermare che, anche a distanza di 10 anni, l’Italia continua ad "attirare" e, di conseguenza, "attira" la sua lingua".
I dati forniti dal Direttore Centrale rivelano che sono 293 le istituzioni scolastiche nei vari livelli tra scuole statali, scuole paritarie, non paritarie, sezioni italiane nelle scuole straniere, internazionali e scuole europee che insegnano l’italiano all’estero; mentre nelle Università ci sono 261 Lettori di ruolo e 168 lettori locali presso dipartimenti di italianistica. A questi si aggiungono i corsi per adulti degli IIC.
In totale sono 138.000 gli studenti coinvolti: circa 73.000 nei corsi organizzati dagli IIC; circa 44.000 nei corsi tenuti dai lettori di ruolo; circa 16.000 nei corsi tenuti dai lettori locali.
Circa 31.000 studenti, di cui il 76% stranieri, frequentano le nostre istituzioni scolastiche all’estero; oltre 116.000 sono gli studenti che seguono i corsi di italiano organizzati dai Comitati della Dante Alighieri; 377.000 quelli che frequentano i corsi organizzati dalla DGIT attraverso gli Enti gestori ai sensi della legge 153/71.
"Il tutto – ha riassunto Lomonaco – per un totale circa 500.000 utenti che si avvicinano allo studio dell’italiano per motivazioni diverse: dall’amore per la cultura classica, le arti, la musica, all’attrattiva delle bellezze paesaggistiche e del turismo; a motivazioni di studio e di lavoro".
Il ricordata l’intenzione del Ministro di avviare uno studio sull’ipotesi di individuare un sistema unico di certificazione dell’italiano come lingua straniera, Lomonaco ha sottolineato che "l’obiettivo è di rafforzare la riconoscibilità del "marchio" e la certezza della spendibilità del titolo, anche per venire incontro all’esigenza di qualificazione da parte dei tanti giovani che hanno scelto di studiare l’italiano per entrare nel mercato del lavoro. Un assetto qualitativo unitario della certificazione è altresì funzionale allo sviluppo delle imprese italiane collegate alla promozione linguistica, soprattutto nel campo dell’editoria e delle tecnologie per l’apprendimento".
Lomonaco si è quindi soffermata sul raccordo cultura e impresa, sottolineando che "la promozione del nostro patrimonio, delle nostre espressioni artistiche nonché della lingua italiana si sta confermando un ausilio efficace per l’internazionalizzazione delle attività economiche in una prospettiva di espansione del sistema Paese". Dal finanziamento degli eventi da parte delle imprese alle borse di studio molte le imprese che hanno compreso come "la forte attrazione esercitata all’estero dalla tradizione culturale e linguistica italiana sia in grado inoltre di far presa sull’assetto produttivo locale".
Obiettivo della DGSP quello di "sostenere e far conoscere sul mercato internazionale, proprio "sfruttando" la percezione positiva del Marchio- Italia, non solo i settori più noti e tradizionali del Made in Italy (moda, abbigliamento, calzature, oreficeria, enogastronomia, arredo, oggetti di lusso, design industriale, prodotti per lo sport ), ma anche altri settori di eccellenza della nostra realtà produttiva: dai prodotti delle industrie culturali, tra le quali ricordo il restauro, punta di “eccellenza” riconosciuta a livello mondiale, alle macchine utensili, alle tecnologie, alle infrastrutture e ai prodotti delle nanotecnologie".
Senza dimenticare che "il rapporto tra cultura/impresa/scienza può aprire importanti prospettive anche in termini di politiche a favore dei giovani. Con i nostri borsisti, ricercatori e scienziati italiani all’estero stiamo ulteriormente rafforzando i meccanismi di contatto e creare una “rete” di eccellenze per condividere esperienze e consolidare sinergie nei rispettivi ambiti di competenza". Lomonaco ha portato ad esempio il programma "Invest your talent in Italy" che "sta dando ottimi risultati".
"Preziosa" anche la cooperazione interuniversitaria: "oltre 1000 studenti e ricercatori provenienti da oltre 100 paesi beneficiano di borse di studio destinate ad ambiti scientifico-umanistico e/o all’apprendimento della lingua. Presso le nostre Università vi sono inoltre diverse migliaia di studenti con borse dei propri paesi o a spese proprie soprattutto dalle aree emergenti. I cinesi, ad esempio, sono passati dai 400 del 2005 a oltre 5000 nel corrente anno accademico".
"Strategica" anche la "attenta politica di cooperazione scientifica attuata dalla rete diplomatica, dagli Addetti scientifici e dagli Istituti di Cultura, con l’obiettivo di incidere in termini di crescita e di competitività sul nostro sistema di ricerca e di innovazione tecnologica, favorendo ricadute positive anche nel settore industriale".
Sul piano operativo, la Direzione Generale si propone di "promuovere il sistema scientifico e tecnologico italiano attraverso un ruolo più incisivo degli addetti scientifici e realizzare iniziative promozionali in materia di scienza e tecnologia" e "valorizzare gli Accordi e protocolli scientifici e culturali per consolidare sul piano bilaterale collaborazioni culturali e scientifiche di eccellenza".
"Strumento di punta" della rete culturale all’estero sono gli IIC: organismi che oggi hanno "qualche problema di "sostenibilità" e risentono di una distribuzione geografica non sempre coerente con le evoluzioni in atto nel mondo della politica e dell’economia". Per questo la Farnesina sta pensando di "rimodulare l’assetto degli Istituti finalizzato a risolvere un’equazione cruciale: coniugare una progressiva scarsità di risorse con un’esigenza di rilancio selettivo della nostra presenza culturale, soprattutto nelle aree emergenti con forte crescita economica, conseguenti trasformazioni sociali e nei livelli dei consumi e, quindi, aree a crescente potenziale di domanda per le produzioni italiane di qualità".
Per questo, "se in alcune aree "possiamo" anche non essere direttamente presenti, in altre, a fronte di nostri interessi concreti, "abbiamo" il dovere di esserci. In altre parole, l’efficacia della proiezione complessiva del Sistema Paese dipende anche da un nuovo assetto che attribuisca la rilevanza dovuta all’attività culturale, oltre che nelle aree di tradizionale e persistente interesse, anche in quelle emergenti o di rilevante interesse politico ed economico (Cina, India ed altri Paesi asiatici, Medio Oriente, area caucasica)". La Farnesina ha quindi "tracciato un percorso strategico che si fonda su due pilastri: ottimizzazione delle risorse esistenti e individuazione di interventi di “affiancamento” per garantire comunque la funzionalità delle politiche culturali a fronte di risorse decrescenti".
Strategia, ha spiegato Lomonaco, che passa, sul piano della razionalizzazione, attraverso la promozione culturale finalizzata alle diverse aree geografiche (riunioni d’area; funzioni di coordinamento degli IIC; coinvolgimento proattivo di tutti gli attori del Sistema Italia); il rafforzamento della presenza culturale nel paese attraverso la creazione, a cura degli IIC, di propri uffici “distaccati” per meglio cogliere le diverse opportunità locali e venire incontro a specifiche esigenze del Sistema Italia; la ridefinizione della nostra presenza, all’interno delle diverse aree, mediante interventi di razionalizzazione su rete dei lettorati, addetti scientifici, contributi erogati per Dipartimenti di italianistica, missioni archeologiche e borse di studio; la crescente interazione con le Scuole italiane all’estero e la ridefinizione della collaborazione con la Società Dante Alighieri e con i suoi Comitati anche al fine di sopperire, in alcuni casi, alla assenza di Istituti di Cultura (Paesi area balcanica e Caucasica: Bosnia, Erzegovina Armenia, Georgia, Azerbaijan).
Sul piano delle "entrate", la strategia del Mae illustrata da Lomonaco prevede politiche specifiche per i corsi di lingua (linee guida alla rete; didattica; eventuali proposte normative); diffusione di best practices e prevenzione dei contenziosi; ulteriore rafforzamento, anche sul piano logistico, delle collaborazioni con altri enti del sistema Italia (ENIT, ex ICE, operatori del settore economico); corsi di lingua curati dalle Rappresentanze diplomatico consolari in quelle sedi in cui non operano IIC; condivisione, ove possibile, di strutture comuni con altri IIC di Paesi europei e organizzazione di eventi congiunti; apertura dei Comitati di Collaborazione Culturale alla partecipazione di istituzioni pubbliche o private dei Paesi ospitanti.
"In sostanza – ha osservato il Direttore Centrale – la rete degli IIC si sta evolvendo verso un modello di Rete Promozione Paese, in cui la componente culturale è lo strumento fondamentale".
Sul fronte scolastico, i numeri sono questi: "all’estero operano 293 istituzioni scolastiche con riferimento ai vari livelli di insegnamento articolate in 22 scuole statali, 133 paritarie, 27 non paritarie, 77 sezioni italiane presso scuole straniere, 34 sezioni italiane presso le Scuole Europee. Su tale rete operano 1053 docenti di ruolo provenienti dall’Italia".
"I costi di tale sistema sono notevoli", ha ricordato Lomonaco. "Per questo abbiamo avviato con il MIUR una riflessione per renderlo sostenibile tenendo presente la necessità di preservarne il livello di eccellenza e di competitività con le altre scuole straniere presenti nei Paesi ospitanti". Col Miur, dunque, la Farnesina intende "avviare un’attenta riflessione sul futuro della rete scolastica all’estero, con l’obiettivo di un percorso che possa consentirne, mediante una equilibrata revisione dei meccanismi di gestione, una sua valorizzazione e, a medio - lungo termine, una progressiva trasformazione verso un modello bilingue, ove possibile. Un percorso che, oltre alla valorizzazione delle scuole statali di eccellenza (quali Madrid, Barcellona, Parigi, Zurigo ed Addis Abeba), assicuri il potenziamento di modelli di inserimento dell’italiano e di altre materie curricolari nei programmi scolastici delle scuole straniere".
Concludendo, Lomonaco ha ribadito che "se è vero che le risorse pubbliche sono sempre più limitate è anche vero che tale situazione può innescare processi virtuosi che possono essere colti grazie ad un impegno comune per migliorare l’impiego delle risorse disponibili. Questo attraverso quella “rivoluzione culturale” di cui avevo fatto cenno in apertura e che solo può scaturire da strategie mirate e dal gioco di squadra. La cultura – ha concluso – è patrimonio di tutti e punto di forza del nostro Paese nel mondo". (aise)
Di questo ha parlato il Ministro Vincenza Lomonaco, Vice Direttore Generale del Mae per la promozione del Sistema Paese, Direttore Centrale per la promozione della cultura e della lingua italiana, nell’audizione svolta di fronte alle Commissioni Cultura e Affari Esteri della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla promozione della cultura e della lingua italiana all'estero.
Lomonaco, in particolare, ha ribadito "i vantaggi che un forte raccordo tra cultura e impresa può offrire non solo in termini di sostegno delle imprese all’azione di promozione culturale, ma anche di benefici che le imprese stesse possono trarre da tale interazione" e indicato i criteri ai quali l’Amministrazione degli Esteri si sta ispirando per "adeguare la rete della promozione Paese alle sfide imposte da una congiuntura mondiale sempre più complessa e da una offerta culturale sempre più concorrenziale in un panorama internazionale in cui l’Italia deve saper confermare i suoi primati secolari".
"Fare sistema" e "sinergia" le parole d’ordine alla nuova Direzione generale per la Promozione del Sistema Paese e, di riflesso, in tutta la rete che all’estero si occupa di promuovere e diffondere la lingua e cultura italiana. Rete che, come noto, comprende IIC, lettori, addetti scientifici, scuole, affiancati dai Comitati della Dante Alighieri e dagli Enti gestori. Organismi che non solo devono lavorare sinergicamente tra loro, ma anche con tutti gli altri "attori del sistema paese presenti all’estero".
Lomonaco ha ricordato che negli ultimi mesi è stato "rafforzato" il ruolo della Commissione Nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero che "è stata trasformata in una "cabina di regia" che promuove, indirizza e coordina l’attività di tutti gli attori coinvolti nell’internazionalizzazione del sistema produttivo del Paese attraverso la promozione culturale".
Con gli altri ministeri, la Farnesina ha stipulato protocolli di intesa: in particolare, con il Mibac è stato attivato un tavolo di lavoro per la promozione del patrimonio, la valorizzazione del cinema e dei prodotti editoriali; mentre con il Miur lo stesso è stato fatto per la cooperazione interuniversitaria, scolastica e linguistica, scientifica.
Quanto alle Regioni, il Direttore Centrale ha citato la riattivazione del Tavolo tecnico di concertazione permanente sull’attività internazionale di Regioni e Province autonome, previsto dall’intesa Stato/Regioni del 2008. "Il coinvolgimento delle Regioni e degli Enti territoriali – ha sottolineato – è un aspetto fondamentale per la promozione e diffusione delle loro enormi potenzialità culturali e turistiche e del ricco tessuto imprenditoriale di piccole e medie imprese che rappresentano il motore economico del nostro Paese. Gli Istituti di Cultura possono strategicamente rappresentare per le Regioni e per gli Enti territoriali una vetrina privilegiata, promuovendo all’estero la variegata realtà che esse presentano".
La DGSP, inoltre, "sta intensificando i rapporti con i Comuni di grandi città (Roma Capitale, Milano e Napoli, ad esempio) con Enti, Fondazioni, imprese culturali ed associazioni, attraverso convenzioni e intese finalizzate alla promozione e valorizzazione di eventi particolari (Expo Milano 2015, candidatura di Roma capitale alle olimpiadi del 2020) , ovvero partenariati per la sponsorizzazione e il finanziamento di iniziative, corsi di lingua, cattedre di italiano presso Università straniere".
Un "raccordo" che sta interessando anche specifici settori di azione: editoriale con la collaborazione attivata con l’AIE per la diffusione del libro italiano sul mercato internazionale; linguistico-culturale, con la Convenzione sottoscritta con la Dante Alighieri.
Sempre attenti alle risorse: "nell’attività di progettazione l’approccio di sistema – ha detto in proposito Lomonaco – si è sviluppato con l’obiettivo di evitare dispersioni di risorse, sovrapposizioni, programmazioni culturali frammentarie, episodiche e fondate su modelli "stereotipati". La Direzione Generale ha privilegiato, in aderenza alle Linee guida, l’organizzazione di iniziative in grado di trasmettere un’immagine coerente e globale del Paese e di rendere efficace il rapporto tra cultura/economia/scienza che, se opportunamente gestito, è in grado di innescare un effetto di “trascinamento” sul sistema, dall’aspetto più ovvio dei flussi turistici e del turismo culturale, alla propensione per il made in Italy in tutte le sue forme".
Il Direttore Centrale ha quindi citato l’esperienza degli "anni tematici", grande rassegne o temi conduttori, in grado di proporre una programmazione che "ponga l’accento sulle potenzialità e le eccellenze dell’Italia contemporanea".
Per il prossimo anno, il 2012, "i "contenitori" indicati dal Ministro "L’Italia dei territori" e "L’Italia del futuro", consentiranno di approfondire e dare continuità ad alcune tematiche trattate nel corso del 2011, per assicurare maggiore coerenza alla nostra proposta culturale all’estero".
Quanto alla promozione dell’italiano, anche qui la parola chiave è "fare sistema": "si sta cercando di diversificare l’offerta di corsi di lingua italiana da parte della rete, estendendola anche a settori specifici in grado di stimolare collaborazioni tra imprese ed operatori attivi in alcune aree specialistiche e di eccellenza: design, moda, restauro, oreficeria, pelletteria e così via". Lomonaco ha quindi annunciato che "nei prossimi mesi verrà divulgato il risultato di uno nuovo studio sullo stato della lingua italiana, fortemente voluto dal Ministro Frattini, l’indagine "Italiano 2010": senza anticipare i contenuti dell’inchiesta, si può affermare che, anche a distanza di 10 anni, l’Italia continua ad "attirare" e, di conseguenza, "attira" la sua lingua".
I dati forniti dal Direttore Centrale rivelano che sono 293 le istituzioni scolastiche nei vari livelli tra scuole statali, scuole paritarie, non paritarie, sezioni italiane nelle scuole straniere, internazionali e scuole europee che insegnano l’italiano all’estero; mentre nelle Università ci sono 261 Lettori di ruolo e 168 lettori locali presso dipartimenti di italianistica. A questi si aggiungono i corsi per adulti degli IIC.
In totale sono 138.000 gli studenti coinvolti: circa 73.000 nei corsi organizzati dagli IIC; circa 44.000 nei corsi tenuti dai lettori di ruolo; circa 16.000 nei corsi tenuti dai lettori locali.
Circa 31.000 studenti, di cui il 76% stranieri, frequentano le nostre istituzioni scolastiche all’estero; oltre 116.000 sono gli studenti che seguono i corsi di italiano organizzati dai Comitati della Dante Alighieri; 377.000 quelli che frequentano i corsi organizzati dalla DGIT attraverso gli Enti gestori ai sensi della legge 153/71.
"Il tutto – ha riassunto Lomonaco – per un totale circa 500.000 utenti che si avvicinano allo studio dell’italiano per motivazioni diverse: dall’amore per la cultura classica, le arti, la musica, all’attrattiva delle bellezze paesaggistiche e del turismo; a motivazioni di studio e di lavoro".
Il ricordata l’intenzione del Ministro di avviare uno studio sull’ipotesi di individuare un sistema unico di certificazione dell’italiano come lingua straniera, Lomonaco ha sottolineato che "l’obiettivo è di rafforzare la riconoscibilità del "marchio" e la certezza della spendibilità del titolo, anche per venire incontro all’esigenza di qualificazione da parte dei tanti giovani che hanno scelto di studiare l’italiano per entrare nel mercato del lavoro. Un assetto qualitativo unitario della certificazione è altresì funzionale allo sviluppo delle imprese italiane collegate alla promozione linguistica, soprattutto nel campo dell’editoria e delle tecnologie per l’apprendimento".
Lomonaco si è quindi soffermata sul raccordo cultura e impresa, sottolineando che "la promozione del nostro patrimonio, delle nostre espressioni artistiche nonché della lingua italiana si sta confermando un ausilio efficace per l’internazionalizzazione delle attività economiche in una prospettiva di espansione del sistema Paese". Dal finanziamento degli eventi da parte delle imprese alle borse di studio molte le imprese che hanno compreso come "la forte attrazione esercitata all’estero dalla tradizione culturale e linguistica italiana sia in grado inoltre di far presa sull’assetto produttivo locale".
Obiettivo della DGSP quello di "sostenere e far conoscere sul mercato internazionale, proprio "sfruttando" la percezione positiva del Marchio- Italia, non solo i settori più noti e tradizionali del Made in Italy (moda, abbigliamento, calzature, oreficeria, enogastronomia, arredo, oggetti di lusso, design industriale, prodotti per lo sport ), ma anche altri settori di eccellenza della nostra realtà produttiva: dai prodotti delle industrie culturali, tra le quali ricordo il restauro, punta di “eccellenza” riconosciuta a livello mondiale, alle macchine utensili, alle tecnologie, alle infrastrutture e ai prodotti delle nanotecnologie".
Senza dimenticare che "il rapporto tra cultura/impresa/scienza può aprire importanti prospettive anche in termini di politiche a favore dei giovani. Con i nostri borsisti, ricercatori e scienziati italiani all’estero stiamo ulteriormente rafforzando i meccanismi di contatto e creare una “rete” di eccellenze per condividere esperienze e consolidare sinergie nei rispettivi ambiti di competenza". Lomonaco ha portato ad esempio il programma "Invest your talent in Italy" che "sta dando ottimi risultati".
"Preziosa" anche la cooperazione interuniversitaria: "oltre 1000 studenti e ricercatori provenienti da oltre 100 paesi beneficiano di borse di studio destinate ad ambiti scientifico-umanistico e/o all’apprendimento della lingua. Presso le nostre Università vi sono inoltre diverse migliaia di studenti con borse dei propri paesi o a spese proprie soprattutto dalle aree emergenti. I cinesi, ad esempio, sono passati dai 400 del 2005 a oltre 5000 nel corrente anno accademico".
"Strategica" anche la "attenta politica di cooperazione scientifica attuata dalla rete diplomatica, dagli Addetti scientifici e dagli Istituti di Cultura, con l’obiettivo di incidere in termini di crescita e di competitività sul nostro sistema di ricerca e di innovazione tecnologica, favorendo ricadute positive anche nel settore industriale".
Sul piano operativo, la Direzione Generale si propone di "promuovere il sistema scientifico e tecnologico italiano attraverso un ruolo più incisivo degli addetti scientifici e realizzare iniziative promozionali in materia di scienza e tecnologia" e "valorizzare gli Accordi e protocolli scientifici e culturali per consolidare sul piano bilaterale collaborazioni culturali e scientifiche di eccellenza".
"Strumento di punta" della rete culturale all’estero sono gli IIC: organismi che oggi hanno "qualche problema di "sostenibilità" e risentono di una distribuzione geografica non sempre coerente con le evoluzioni in atto nel mondo della politica e dell’economia". Per questo la Farnesina sta pensando di "rimodulare l’assetto degli Istituti finalizzato a risolvere un’equazione cruciale: coniugare una progressiva scarsità di risorse con un’esigenza di rilancio selettivo della nostra presenza culturale, soprattutto nelle aree emergenti con forte crescita economica, conseguenti trasformazioni sociali e nei livelli dei consumi e, quindi, aree a crescente potenziale di domanda per le produzioni italiane di qualità".
Per questo, "se in alcune aree "possiamo" anche non essere direttamente presenti, in altre, a fronte di nostri interessi concreti, "abbiamo" il dovere di esserci. In altre parole, l’efficacia della proiezione complessiva del Sistema Paese dipende anche da un nuovo assetto che attribuisca la rilevanza dovuta all’attività culturale, oltre che nelle aree di tradizionale e persistente interesse, anche in quelle emergenti o di rilevante interesse politico ed economico (Cina, India ed altri Paesi asiatici, Medio Oriente, area caucasica)". La Farnesina ha quindi "tracciato un percorso strategico che si fonda su due pilastri: ottimizzazione delle risorse esistenti e individuazione di interventi di “affiancamento” per garantire comunque la funzionalità delle politiche culturali a fronte di risorse decrescenti".
Strategia, ha spiegato Lomonaco, che passa, sul piano della razionalizzazione, attraverso la promozione culturale finalizzata alle diverse aree geografiche (riunioni d’area; funzioni di coordinamento degli IIC; coinvolgimento proattivo di tutti gli attori del Sistema Italia); il rafforzamento della presenza culturale nel paese attraverso la creazione, a cura degli IIC, di propri uffici “distaccati” per meglio cogliere le diverse opportunità locali e venire incontro a specifiche esigenze del Sistema Italia; la ridefinizione della nostra presenza, all’interno delle diverse aree, mediante interventi di razionalizzazione su rete dei lettorati, addetti scientifici, contributi erogati per Dipartimenti di italianistica, missioni archeologiche e borse di studio; la crescente interazione con le Scuole italiane all’estero e la ridefinizione della collaborazione con la Società Dante Alighieri e con i suoi Comitati anche al fine di sopperire, in alcuni casi, alla assenza di Istituti di Cultura (Paesi area balcanica e Caucasica: Bosnia, Erzegovina Armenia, Georgia, Azerbaijan).
Sul piano delle "entrate", la strategia del Mae illustrata da Lomonaco prevede politiche specifiche per i corsi di lingua (linee guida alla rete; didattica; eventuali proposte normative); diffusione di best practices e prevenzione dei contenziosi; ulteriore rafforzamento, anche sul piano logistico, delle collaborazioni con altri enti del sistema Italia (ENIT, ex ICE, operatori del settore economico); corsi di lingua curati dalle Rappresentanze diplomatico consolari in quelle sedi in cui non operano IIC; condivisione, ove possibile, di strutture comuni con altri IIC di Paesi europei e organizzazione di eventi congiunti; apertura dei Comitati di Collaborazione Culturale alla partecipazione di istituzioni pubbliche o private dei Paesi ospitanti.
"In sostanza – ha osservato il Direttore Centrale – la rete degli IIC si sta evolvendo verso un modello di Rete Promozione Paese, in cui la componente culturale è lo strumento fondamentale".
Sul fronte scolastico, i numeri sono questi: "all’estero operano 293 istituzioni scolastiche con riferimento ai vari livelli di insegnamento articolate in 22 scuole statali, 133 paritarie, 27 non paritarie, 77 sezioni italiane presso scuole straniere, 34 sezioni italiane presso le Scuole Europee. Su tale rete operano 1053 docenti di ruolo provenienti dall’Italia".
"I costi di tale sistema sono notevoli", ha ricordato Lomonaco. "Per questo abbiamo avviato con il MIUR una riflessione per renderlo sostenibile tenendo presente la necessità di preservarne il livello di eccellenza e di competitività con le altre scuole straniere presenti nei Paesi ospitanti". Col Miur, dunque, la Farnesina intende "avviare un’attenta riflessione sul futuro della rete scolastica all’estero, con l’obiettivo di un percorso che possa consentirne, mediante una equilibrata revisione dei meccanismi di gestione, una sua valorizzazione e, a medio - lungo termine, una progressiva trasformazione verso un modello bilingue, ove possibile. Un percorso che, oltre alla valorizzazione delle scuole statali di eccellenza (quali Madrid, Barcellona, Parigi, Zurigo ed Addis Abeba), assicuri il potenziamento di modelli di inserimento dell’italiano e di altre materie curricolari nei programmi scolastici delle scuole straniere".
Concludendo, Lomonaco ha ribadito che "se è vero che le risorse pubbliche sono sempre più limitate è anche vero che tale situazione può innescare processi virtuosi che possono essere colti grazie ad un impegno comune per migliorare l’impiego delle risorse disponibili. Questo attraverso quella “rivoluzione culturale” di cui avevo fatto cenno in apertura e che solo può scaturire da strategie mirate e dal gioco di squadra. La cultura – ha concluso – è patrimonio di tutti e punto di forza del nostro Paese nel mondo". (aise)
giovedì 28 luglio 2011
LINGUA E CULTURA: PARLANO I DIRETTORI DEGLI IIC
ROMA\ aise\20 luglio 2011 - Un’azione coordinata, una programmazione di lungo respiro, un’offerta culturale diversificata, corsi di lingua standard e un’unica certificazione, personale qualificato. Questo, in estrema sintesi, aiuterebbe il lavoro che gli 89 Istituti Italiani di Cultura svolgono all’estero per promuovere la lingua e cultura italiana. Oltre alle risorse, ovviamente: tema, questo, su cui i direttori che oggi hanno partecipato all’audizione di fronte alle Commissioni Esteri e Cultura della Camera hanno mostrato di avere una certa rassegnazione.
L’audizione fa seguito a quella del Ministro Frattini resa il 6 luglio scorso, sempre nell’ambito dell'indagine conoscitiva su "Promozione della cultura e della lingua italiana all’estero".
Per l’occasione sono giunti a Roma Melita Palestini (Atene), Salvatore Schirmo (Barcellona), Rossana Rummo (Parigi) e Giuseppe Di Lella, già direttore a Madrid. Salutati dalla presidente Aprea (Cultura) e dal vicepresidente Narducci (Esteri), i direttori hanno svolto le loro riflessioni, partendo ovviamente dall’esperienza personale nei diversi Paesi in cui operano o hanno operato.
Melita Palestini, negli IIC da 20 anni ora ad Atene, ha richiamato le parole del Ministro e la strategia del "fare sistema" per sostenere che "tutti noi già lo facciamo". Così come nessuno, ha aggiunto, "con la crisi che corre si aspetta un aumento del finanziamento dal Mae".
La grande risorsa cui guardare, per Palestini, è invece rappresentata dalle regioni. "A volte arrivano nei Paesi esteri e non hanno punti di riferimento, quando le delegazioni regionali hanno grandi potenzialità e risorse. Alcune sanno che ci sono gli IIC e si rivolgono a noi che siamo inseriti nella struttura sociale del paese che ci ospita". Altre invece no.
"Gli IIC sono 89 vetrine nel mondo: le regioni – ha aggiunto la direttrice - hanno potenzialità culturali, turistiche, hanno università locali da promuovere, piccole e medie imprese. Certo, non tocca a noi coordinare l’azione politica all’estero, quello è il compito della Farnesina. Ma potremmo rappresentare per le regioni un punto di proiezione, una vetrina. Saremmo dei collaboratori in grado di dare spazio e visibilità all’Italia "minore", non per importanza, ma perché poco conosciuta". Poco sfruttate, invece, le collaborazioni con le università e i loro professori che potrebbero illustrare "il progresso dell’Italia".
Direttore a Barcellona, Salvatore Schirmo ha ricordato che l’ultima volta che il Parlamento ha sentito gli IIC risaliva al 2004. "Saprete che gli istituti sono regolati dalle Legge 401; allora era ministro De Michelis. La legge fu attuata da Spinetti, ora ambasciatore in pensione, e da Lo Monaco, ora alla Direzione Generale del Mae (Sistema Paese)". La legge, ha aggiunto, "ha un impianto che regge ancora" e dal 90 in poi "ha garantito una nostra presenza sul territorio, importante, non virtuale. Perché il nostro è un lavoro di relazioni, tessute giorno per giorno". Per questo, per Schirmo, l’idea degli "Hub" o degli istituti-modello in poche città, a coordinare le altre presenze dislocate sul territorio pone qualche perplessità perché "non può mancare la presenza sul territorio". certo, l’informatica annulla le distanze, ma nulla può più del vedersi e parlarsi vis a vis, "se no si potrebbe fare tutto da Roma".
Certo, "occorre attualizzare la figura e l’azione degli IIC" in modo tale da "confermare il loro ruolo di perno su cui far ruotare la promozione culturale e linguistica". Con risorse adeguate. Da tempo, gli IIC si confrontano con quelle messe in campo dai "colleghi" stranieri: "a Barcellona i francesi stanno in palazzo di sette piani, che io chiamo Ministero. Hanno pure il coordinatore per la lingua business oriented. Per noi competere è difficile. Lo facciamo, ma è difficile". Quello che complica il lavoro è che gli IIC "operano con risorse incerte: la dotazione ministeriale fino a due tre anni fa ci garantiva uno zoccolo duro su cui operare, cui si aggiungevano gli introiti dei corsi, che sono variabili. Ora è incerta pure la dotazione del Mae, dunque le nostre programmazioni sono necessariamente di corto respiro per rispettare sacra legge della copertura della spesa. Non mi scrivo nella lista di chi vuole i fondi ministeriali, per carità, ma anche per chiedere sponsor ci vogliono eventi di grande respiro. Se non lo sono, e coi tempi che corrono, come facciamo a chiedere una sponsorizzazione alle imprese?".
Per dare la misura della situazione, Schirmo ha spiegato che Barcellona si autofinanzia per l’87% e che i soldi del Mae bastano per due mesi. "Praticamente se ci tolgono il contributo ministeriale nulla ci differenzierebbe da una Spa!".
Già direttore a Madrid, curatore di una mostra su Galileo che ha stregato la Spagna (e che la presidente Aprea voleva tanto vedere anche in Italia, al Parlamento, ma "purtroppo non ci sono i soldi") Giuseppe Di Lella ha posto l’accento sul patrimonio immobiliare degli IIC e sulle collaborazioni con le Fondazioni Bancarie.
"La sede di Madrid – ha detto – è ricca dal punto di vista patrimoniale ma povera di finanziamento. La sede dell’IIC vale 100 milioni di euro e costa uno sproposito di manutenzione. Il teatro, che usiamo per la maggior parte degli eventi interni, l’ha ristrutturato Missoni", ha aggiunto Di Lella secondo cui sarebbe meglio vendere e pagare un affitto.
"A Madrid siamo arrivati a 1 milione e 200mila euro sponsor all’anno", ha aggiunto, spiegando il ruolo importante delle Fondazioni Bancarie che in Spagna destinano una percentuale degli incassi non all’acquisto di opere d’arte per incrementare il loro patrimonio, ma alla promozione di eventi culturali. Che, però, devono essere di un certo peso: "è più difficile avere 30mila euro che 300mila: le Fondazioni vogliono i grandi eventi, che hanno un ritorno significativo per lo sponsor".
Un'altra questione aperta, per Di Lella è la mancanza di programmazione e il frequente turn over di direttori e addetti che arrivano da Roma "che tra l’altro costano molto. Meglio puntare sulla qualità del personale locale, che alla fine sono quelli rimangono, il filo rosso che unisce le varie direzioni".
Sta per lasciare Parigi dopo quattro anni Rossana Rummo, un’esperienza "impegnativa, ma importante" da cui ha desunto alcuni punti su cui intervenire: "gli IIC devono agire al di là della comunità italiana presente sul territorio, ma proiettare la loro offerta ai "locali". In passato gli IIC erano club di italiani all’estero, che sono importanti e fondamentali, ma lo scopo degli istituti è promuovere l’internazionalizzazione verso una cultura che non è la nostra". Al secondo punto, Rummo inserisce l’offerta culturale diversificata: "gli Istituti dovrebbero proporre, in base alle esigenze del territorio, un panorama della cultura italiana ampio e qualificato", avendo cura di inserire "accanto alla promozione dei grandi nomi, anche quelli dei nostri giovani talenti emergenti".
Sul fronte-lingua, Rummo ha spiegato che gli IIC "traggono profitto dai corsi, che possono essere affidati a strutture esterne o essere gestiti direttamente da noi, attraverso il reclutamento degli insegnati con concorso pubblico. Parigi recluta direttamente e gestisce internamente, ma quando sono arrivata le stanze destinate alle lezioni non erano degne di noi: come ci presentiamo – ha ricordato Rummo passando al quarto punto – è fondamentale: servono le infrastrutture tecnologiche, di offerte e di servizi che un paese civile europeo come l’Italia deve dare".
L’Italia, per Rummo, dovrebbe anche impegnarsi sulla certificazione: "in Italia se ne occupano 4 enti: ogni anno dobbiamo far venire gli insegnati nelle due università che se ne occupano e spendiamo soldi risparmiabili. Che si faccia una certificazione unica, che sia data anche ai corsi degli IIC, anche perchè all’estero ci sono molti enti privati che fanno corsi e che raccolgono molto pubblico, giocando anche sulle assonanze del loro nome (come "centro culturale italiano" - ndr)". D’accordo con Frattini che per le scuole italiane all’estero la scelta non potrà che essere il bilinguismo, Rummo ha spiegato ai parlamentari che sarebbe di aiuto per trovare sponsor anche la defiscalizzazione delle loro donazioni, come accade in Francia dove viene applicato un bel -64%.
I numeri di Parigi riferiscono di un contributo Mae di 360mila euro; le sponsorizzazioni sono passate dal 5% del 2008 al 13% di oggi "ma con grandi sforzi".
Anche Rummo, come Di Lella, ha parlato del personale locale: "da Roma arrivano addetti con buona volontà, ma scarsa capacità di organizzazione culturale e sulla comunicazione. Parlo di una formazione non in teoria, ma pratica: servono persone già impiegate, sappiano fare un piano di comunicazione, un piano stampa, organizzare mostre. Serve formazione e riqualificazione soprattutto per il personale a contratto locale che non ha nessun incentivo: loro rimarranno nella sede, ma hanno la carriera bloccata e non qualificata. Bisogna rivedere questo aspetto per incentivarli, non solo economicamente, ma soprattutto professionalmente".
Quanto alla razionalizzazione, Rummo ha detto che "la Francia ha chiuso molte più sedi delle nostre. D’altra parte è una tendenza che ci accomuna tutti. Ma a livello nazionale l’intervento di tutti soggetti coinvolti - Mae Mibac e Regioni - richiede un intervento più sostanziale". (ma.cip.\aise)
L’audizione fa seguito a quella del Ministro Frattini resa il 6 luglio scorso, sempre nell’ambito dell'indagine conoscitiva su "Promozione della cultura e della lingua italiana all’estero".
Per l’occasione sono giunti a Roma Melita Palestini (Atene), Salvatore Schirmo (Barcellona), Rossana Rummo (Parigi) e Giuseppe Di Lella, già direttore a Madrid. Salutati dalla presidente Aprea (Cultura) e dal vicepresidente Narducci (Esteri), i direttori hanno svolto le loro riflessioni, partendo ovviamente dall’esperienza personale nei diversi Paesi in cui operano o hanno operato.
Melita Palestini, negli IIC da 20 anni ora ad Atene, ha richiamato le parole del Ministro e la strategia del "fare sistema" per sostenere che "tutti noi già lo facciamo". Così come nessuno, ha aggiunto, "con la crisi che corre si aspetta un aumento del finanziamento dal Mae".
La grande risorsa cui guardare, per Palestini, è invece rappresentata dalle regioni. "A volte arrivano nei Paesi esteri e non hanno punti di riferimento, quando le delegazioni regionali hanno grandi potenzialità e risorse. Alcune sanno che ci sono gli IIC e si rivolgono a noi che siamo inseriti nella struttura sociale del paese che ci ospita". Altre invece no.
"Gli IIC sono 89 vetrine nel mondo: le regioni – ha aggiunto la direttrice - hanno potenzialità culturali, turistiche, hanno università locali da promuovere, piccole e medie imprese. Certo, non tocca a noi coordinare l’azione politica all’estero, quello è il compito della Farnesina. Ma potremmo rappresentare per le regioni un punto di proiezione, una vetrina. Saremmo dei collaboratori in grado di dare spazio e visibilità all’Italia "minore", non per importanza, ma perché poco conosciuta". Poco sfruttate, invece, le collaborazioni con le università e i loro professori che potrebbero illustrare "il progresso dell’Italia".
Direttore a Barcellona, Salvatore Schirmo ha ricordato che l’ultima volta che il Parlamento ha sentito gli IIC risaliva al 2004. "Saprete che gli istituti sono regolati dalle Legge 401; allora era ministro De Michelis. La legge fu attuata da Spinetti, ora ambasciatore in pensione, e da Lo Monaco, ora alla Direzione Generale del Mae (Sistema Paese)". La legge, ha aggiunto, "ha un impianto che regge ancora" e dal 90 in poi "ha garantito una nostra presenza sul territorio, importante, non virtuale. Perché il nostro è un lavoro di relazioni, tessute giorno per giorno". Per questo, per Schirmo, l’idea degli "Hub" o degli istituti-modello in poche città, a coordinare le altre presenze dislocate sul territorio pone qualche perplessità perché "non può mancare la presenza sul territorio". certo, l’informatica annulla le distanze, ma nulla può più del vedersi e parlarsi vis a vis, "se no si potrebbe fare tutto da Roma".
Certo, "occorre attualizzare la figura e l’azione degli IIC" in modo tale da "confermare il loro ruolo di perno su cui far ruotare la promozione culturale e linguistica". Con risorse adeguate. Da tempo, gli IIC si confrontano con quelle messe in campo dai "colleghi" stranieri: "a Barcellona i francesi stanno in palazzo di sette piani, che io chiamo Ministero. Hanno pure il coordinatore per la lingua business oriented. Per noi competere è difficile. Lo facciamo, ma è difficile". Quello che complica il lavoro è che gli IIC "operano con risorse incerte: la dotazione ministeriale fino a due tre anni fa ci garantiva uno zoccolo duro su cui operare, cui si aggiungevano gli introiti dei corsi, che sono variabili. Ora è incerta pure la dotazione del Mae, dunque le nostre programmazioni sono necessariamente di corto respiro per rispettare sacra legge della copertura della spesa. Non mi scrivo nella lista di chi vuole i fondi ministeriali, per carità, ma anche per chiedere sponsor ci vogliono eventi di grande respiro. Se non lo sono, e coi tempi che corrono, come facciamo a chiedere una sponsorizzazione alle imprese?".
Per dare la misura della situazione, Schirmo ha spiegato che Barcellona si autofinanzia per l’87% e che i soldi del Mae bastano per due mesi. "Praticamente se ci tolgono il contributo ministeriale nulla ci differenzierebbe da una Spa!".
Già direttore a Madrid, curatore di una mostra su Galileo che ha stregato la Spagna (e che la presidente Aprea voleva tanto vedere anche in Italia, al Parlamento, ma "purtroppo non ci sono i soldi") Giuseppe Di Lella ha posto l’accento sul patrimonio immobiliare degli IIC e sulle collaborazioni con le Fondazioni Bancarie.
"La sede di Madrid – ha detto – è ricca dal punto di vista patrimoniale ma povera di finanziamento. La sede dell’IIC vale 100 milioni di euro e costa uno sproposito di manutenzione. Il teatro, che usiamo per la maggior parte degli eventi interni, l’ha ristrutturato Missoni", ha aggiunto Di Lella secondo cui sarebbe meglio vendere e pagare un affitto.
"A Madrid siamo arrivati a 1 milione e 200mila euro sponsor all’anno", ha aggiunto, spiegando il ruolo importante delle Fondazioni Bancarie che in Spagna destinano una percentuale degli incassi non all’acquisto di opere d’arte per incrementare il loro patrimonio, ma alla promozione di eventi culturali. Che, però, devono essere di un certo peso: "è più difficile avere 30mila euro che 300mila: le Fondazioni vogliono i grandi eventi, che hanno un ritorno significativo per lo sponsor".
Un'altra questione aperta, per Di Lella è la mancanza di programmazione e il frequente turn over di direttori e addetti che arrivano da Roma "che tra l’altro costano molto. Meglio puntare sulla qualità del personale locale, che alla fine sono quelli rimangono, il filo rosso che unisce le varie direzioni".
Sta per lasciare Parigi dopo quattro anni Rossana Rummo, un’esperienza "impegnativa, ma importante" da cui ha desunto alcuni punti su cui intervenire: "gli IIC devono agire al di là della comunità italiana presente sul territorio, ma proiettare la loro offerta ai "locali". In passato gli IIC erano club di italiani all’estero, che sono importanti e fondamentali, ma lo scopo degli istituti è promuovere l’internazionalizzazione verso una cultura che non è la nostra". Al secondo punto, Rummo inserisce l’offerta culturale diversificata: "gli Istituti dovrebbero proporre, in base alle esigenze del territorio, un panorama della cultura italiana ampio e qualificato", avendo cura di inserire "accanto alla promozione dei grandi nomi, anche quelli dei nostri giovani talenti emergenti".
Sul fronte-lingua, Rummo ha spiegato che gli IIC "traggono profitto dai corsi, che possono essere affidati a strutture esterne o essere gestiti direttamente da noi, attraverso il reclutamento degli insegnati con concorso pubblico. Parigi recluta direttamente e gestisce internamente, ma quando sono arrivata le stanze destinate alle lezioni non erano degne di noi: come ci presentiamo – ha ricordato Rummo passando al quarto punto – è fondamentale: servono le infrastrutture tecnologiche, di offerte e di servizi che un paese civile europeo come l’Italia deve dare".
L’Italia, per Rummo, dovrebbe anche impegnarsi sulla certificazione: "in Italia se ne occupano 4 enti: ogni anno dobbiamo far venire gli insegnati nelle due università che se ne occupano e spendiamo soldi risparmiabili. Che si faccia una certificazione unica, che sia data anche ai corsi degli IIC, anche perchè all’estero ci sono molti enti privati che fanno corsi e che raccolgono molto pubblico, giocando anche sulle assonanze del loro nome (come "centro culturale italiano" - ndr)". D’accordo con Frattini che per le scuole italiane all’estero la scelta non potrà che essere il bilinguismo, Rummo ha spiegato ai parlamentari che sarebbe di aiuto per trovare sponsor anche la defiscalizzazione delle loro donazioni, come accade in Francia dove viene applicato un bel -64%.
I numeri di Parigi riferiscono di un contributo Mae di 360mila euro; le sponsorizzazioni sono passate dal 5% del 2008 al 13% di oggi "ma con grandi sforzi".
Anche Rummo, come Di Lella, ha parlato del personale locale: "da Roma arrivano addetti con buona volontà, ma scarsa capacità di organizzazione culturale e sulla comunicazione. Parlo di una formazione non in teoria, ma pratica: servono persone già impiegate, sappiano fare un piano di comunicazione, un piano stampa, organizzare mostre. Serve formazione e riqualificazione soprattutto per il personale a contratto locale che non ha nessun incentivo: loro rimarranno nella sede, ma hanno la carriera bloccata e non qualificata. Bisogna rivedere questo aspetto per incentivarli, non solo economicamente, ma soprattutto professionalmente".
Quanto alla razionalizzazione, Rummo ha detto che "la Francia ha chiuso molte più sedi delle nostre. D’altra parte è una tendenza che ci accomuna tutti. Ma a livello nazionale l’intervento di tutti soggetti coinvolti - Mae Mibac e Regioni - richiede un intervento più sostanziale". (ma.cip.\aise)
mercoledì 6 luglio 2011
LINGUA E CULTURA/ FRATTINI ALLA CAMERA: RIVEDERE L’ASSETTO DEGLI IIC SUL TERRITORIO/ POLI E HUB CULTURALI IN OGNI PAESE
ROMA\ aise\ 6 luglio 2011- L’Italia è consapevole di avere un patrimonio tra le mani, ma anche di dover cambiare strategia per farlo fruttare. È quanto emerge dall’intervento del Ministro degli Esteri Franco Frattini che oggi è intervenuto alla Camera di fronte alle Commissione Esteri e Cultura che hanno finalmente avviato l’indagine conoscitiva sulla promozione della lingua e cultura italiana all’estero, deliberata l’8 febbraio scorso.
Un’indagine che avrebbe dovuto concludersi il 31 luglio e che, come annunciato dal presidente della III Commissione Stefani, verrà senz’altro prorogata.
Nel suo intervento, Frattini ha ribadito l’importanza della promozione culturale come strumento di politica estera, riassunto i punti prioritari contenuti in un documento diramato a tutta la rete diplomatico-culturale all’estero, citato esempi "virtuosi" di diffusione della lingua e i risultati conseguiti negli ultimi anni, gli accordi di collaborazione con gli altri Ministeri e con le università.
Parola d’ordine, anche qui, è fare sistema.
"La cultura è biglietto da visita straordinario per l’Italia nel mondo", ha esordito il Ministro. "Anche per questo ho voluto mantenere sotto la mia diretta responsabilità l’attività di promozione culturale che non rappresenta solo la valorizzazione dell’eredità ricevuta dal passato, ma anche l’espressione delle potenzialità del nostro Paese". Cultura, insomma, come "concetto dinamico, creatività e potenzialità del Sistema Paese e delle sue componenti: industriali, enti locali e tradizioni, università e ricerca", ma anche come "strumento di politica estera perché apre opportunità di dialogo politico tra Governi e popoli", come, ad esempio, "l’Italia fa nel Mediterraneo".
Porprio perché la "cultura deve essere vista in un approccio di sistema", Frattini ha ricordato di aver "promosso e richiesto che, nell’ambito della prima fase della riforma del Mae, ci fosse una rivisitazione e un potenziamento sistematico dei nostri strumenti: la rete degli IIC, i lettorati di italiano, e poi scuole e addetti scientifici".
"I nostri obiettivi – ha spiegato – sono contenuti in documento programmatico che contiene le linee guida per la promozione linguistica e culturale approvato all’unanimità dalla Commissione Nazionale per la promozione culturale e diramato alla rete Mae all’estero".
Sette i punti del documento, sintetizzati dal Ministro: capire come in ogni area del mondo la proiezione culturale può aiutare a consolidare gli obiettivi di politica estera; attuare una visione di insieme tra il sistema culturale e il processo di internazionalizzazione delle imprese; incoraggiare i parternariati tra pubblico e privato per eventi e attività; promuovere iniziative visibili e continuative e non eventi episodici o salutari; avere una "visione manageriale" nella promozione della nostra cultura; lavorare sulla comunicazione per migliorare l’immagine e la percezione del nostro Paese; rafforzare gli strumenti per attirare studenti stranieri in Italia, lavorando sul potenziamento delle borse di studio.
Su questo ultimo punto, Frattini ha ammesso che "per ragioni di bilancio facciamo molto meno di quanto vorremmo. Abbiamo, però, registrato l’interesse delle grandi imprese italiane a cofinanziare borse di studio per master post universitari".
Frattini ha quindi citato il caso cinese (dove sono state moltiplicate le borse di studio per venire in Italia), quello statunitense (dove l’italiano è tra le prime quattro lingue straniere studiate) e Israele (paese in cui negli esami della licenza media-superiore di quest’anno ci sarà quello di italiano).
Quanto alla collaborazione scientifica e tecnologica, che compone lato sensu l’offerta culturale, Frattini ha detto che "saranno potenziati gli addetti scientifici nelle Ambasciate" perché "dobbiamo essere conosciuti meglio per l’alta tecnologia e la ricerca". In particolare, il Mae sta aiutando il Polo di Trieste a internazionalizzarsi ancora di più affinché "diventi polo di attrazione per scienziati di tutto il mondo".
Come Ministero, ha aggiunto,"lavoriamo ai protocolli di accordo, ma lo possiamo fare solo riconoscendo alla rete – ambasciate, consolati, IIC, scuole, lettorati e addetti – il ruolo di garanti dell’attuazione delle linee guida a livello territoriale di ciascun Paese".
Gli Istituti Italiani di Cultura. "Sono i punti di forza della rete: ne abbiamo 89 che operano in 60 Paesi. Oggettivamente – ha ammesso Frattini – la rete soffre di carenze strutturali gravi. La distribuzione sul territorio non corrisponde più al mondo della legge 401/90. È chiaro che il loro assetto deve rinnovarsi alla luce del cambiamento geo-strategico nel mondo". Per questo, ha aggiunto, "l’anno scorso ho nominato un addetto culturale ad Abu Dhabi, competente anche per Kwait e Qatar". Per questo "non è pensabile non avere un IIc ad Hong Kong o essere presenti in India solo a New Delhi. Presto lo saremo anche a Mumbai e in Vietnam, Paese che per l’interesse economico nazionale sta assumendo grande importanza".
Nuove aperture anche in Medio Oriente: "ci sarà un IIC in Giordania, per le tradizione e i legami storici con quel Paese, ma anche nei Territori Palestinesi. Se sosteniamo la costituzione di uno Stato Palestinese, cominciamo col promuovere la nostra cultura in un territorio segnato dalla presenza di luoghi santi per la cristianità". E nel Maghreb: "fino all’anno scorso non c’era una presenza adeguata, ma solo IIC gestiti burocraticamente. Ora l’Istituto di Tunisi, affidato per chiara fama, ha un ruolo di hub culturale per tutto il Nord Africa e già sta producendo risultati importanti".
Nel resto del mondo, soprattutto nei Paesi di emigrazione, gli IIC non saranno depotenziati ma trasformati in "veri e propri poli culturali". Dunque, "in Germania o in Francia non è che chiuderemo tutti gli IIC tranne Berlino; al contrario, Berlino sarà un centro e polo culturale che irradierà i centri minori che, è chiaro, non potranno avere la dimensione, la forza e l’autonomia di un IIC. Idem negli Usa: rafforziamo New York e Los Angeles, creiamo una struttura forte a Washington, dando a queste sedi la capacità di irradiarsi nel Paese".
I nuovi Poli dovranno necessariamente "interagire con gli altri attori della promozione del Sistema Paese, cioè le camere di commercio e l’Enit e i futuri uffici commerciali all’estero che saranno creati nelle ambasciate al posto dell’Ice. Evitiamo duplicazioni".
Scuole italiane all’estero. "Si tratta di un grande patrimonio che, anche attraverso una riflessione con il Ministro Gelmini, intendiamo potenziare, con la revisione dei meccanismi di gestione, dove oggettivamente qualche punto debole c’è. La Scuole devono trasformarsi in modello bilingue: accanto all’italiano si studia nella lingua madre del paese. È un obiettivo ambizioso, ma abbiamo i nostri modelli di eccellenza: Madrid, Barcellona, Parigi, Zurigo, Addis Abeba. Inoltre, puntiamo a inserire l’italiano e altre materie curriculari nei programmi scolastici delle scuole straniere".
Frattini ha quindi rivendicato la sua scelta di "potenziare con convinzione il ruolo della Commissione Naizonale per la promozione della cult italiana all’estero, organo consultivo importante, che ha ottenuto il peso e la dignità che merita. Ho riattivato al suo interno i gruppi di lavoro che potranno seguire settore per settore la programmazione dell’offerta e dare pareri per la programmazione annuale".
Accordi interministeriali. "Con Mibac e Miur abbiamo siglato protocolli di intesa e attivato gruppi di lavoro; con la Farnesina lavorano alla promozione del nostro patrimonio culturale, alla valorizzazione del cinema e dei prodotti editoriali, penso alle Fiere del libro. Con il Miur, in particolare, c’è la collaborazione interuniversitaria e scientifica, oltre che scolastica per internazionalizzare meglio il nostro sistema universitario. Abbiamo atenei di eccellenza e vogliamo renderli meglio noti e competitivi nel mercato della conoscenza. Siamo molto soddisfatti del risultato-2010: hanno studiato in Italia studenti proveniente da più di 100 Paesi". Maggiori presenze da Cina, Africa, Federazione Russa e Usa.
Tra i protocolli recenti quello col Ministero del Turismo per "usare" la cultura per attirare turisti in Italia.
Tra gli obiettivi del Mae anche quello di "stimolare regioni ed enti locali, perché la promozione culturale non è omologazione; l’Italia è ricca per le sue diversità che le regioni possono rappresentare. L’accordo con regioni e singoli contatti sta portando dei primi risultati importanti".
Dante Alighieri. "Vogliamo rafforzare la collaborazione con la Dante Alighieri", ha detto Frattini. "È un’istituzione importante con cui abbiamo una convenzione per rafforzare collaborazione linguistica e culturale. La Dante ha un valore aggiunto: può supplire nelle aree dove non c’è un IIC; con una convenzione, la Dante diventa parte della nostra rete".
Ricerca scientifica. "Una rete mondiale di scienziati, borsiti, ricercatori è ciò che cerchiamo di consolidare", ha proseguito il Ministro. "Non si tratta solo di cervelli da far rientrare, ma di una rete di ambasciatori della scienza e della ricerca italiana in ogni parte del mondo".
La lingua italiana nel mondo. "La diffusione della nostra lingua sta crescendo: abbiamo appena avviato un indagine (Italiano 2011) che metteremo a disposizione del Parlamento. Si tratta di un quadro completo di dove e quanto è insegnato l’italiano in ciascun Paese. Nell’ultimo anno abbiamo consolidato un numero ambizioso: 261 lettori di ruolo , 293 istituzioni scolastiche, corsi per adulti degli IIC e della Dante. Il numero degli studenti di italiano è vicino ai 280mila".
Corsi per italiani all’estero. "Ne organizziamo moltissimi, il bacino di utenza è molto grande. L’italiano è insegnato nelle scuole locali in molti Paesi e ci fa piacere che non sia considerato più la lingua degli emigrati ma una lingua di cultura. Nel 2010, 377mila studenti italiani all’estero hanno frequentato i corsi di lingua. 4700 i docenti. 229 gli enti gestori. La rete dei corsi per italiani all’estero è una realtà da preservare, ove ci fossero mai tentativi di tagli. Costano poco: il Mae spende 16,3 milioni di euro che non è una grande cifra, per altro molto ben spesa".
Settimana della lingua e cultura italiana nel mondo. "La prossima edizione sarà in autunno e lo slogan sarà "Buon compleanno Italia", per i 150 anni dell’Unità. Sarà un’occasione importante in cui tutti gli attori pubblici e privati operanti all’estero verranno messi in rete e invitati a partecipare. L’anno prossimo – ha annunciato infine Frattini – la Settimana sarà dedicata a "L’Italia dei territori e l’Italia del futuro". (m.c.\aise)
Un’indagine che avrebbe dovuto concludersi il 31 luglio e che, come annunciato dal presidente della III Commissione Stefani, verrà senz’altro prorogata.
Nel suo intervento, Frattini ha ribadito l’importanza della promozione culturale come strumento di politica estera, riassunto i punti prioritari contenuti in un documento diramato a tutta la rete diplomatico-culturale all’estero, citato esempi "virtuosi" di diffusione della lingua e i risultati conseguiti negli ultimi anni, gli accordi di collaborazione con gli altri Ministeri e con le università.
Parola d’ordine, anche qui, è fare sistema.
"La cultura è biglietto da visita straordinario per l’Italia nel mondo", ha esordito il Ministro. "Anche per questo ho voluto mantenere sotto la mia diretta responsabilità l’attività di promozione culturale che non rappresenta solo la valorizzazione dell’eredità ricevuta dal passato, ma anche l’espressione delle potenzialità del nostro Paese". Cultura, insomma, come "concetto dinamico, creatività e potenzialità del Sistema Paese e delle sue componenti: industriali, enti locali e tradizioni, università e ricerca", ma anche come "strumento di politica estera perché apre opportunità di dialogo politico tra Governi e popoli", come, ad esempio, "l’Italia fa nel Mediterraneo".
Porprio perché la "cultura deve essere vista in un approccio di sistema", Frattini ha ricordato di aver "promosso e richiesto che, nell’ambito della prima fase della riforma del Mae, ci fosse una rivisitazione e un potenziamento sistematico dei nostri strumenti: la rete degli IIC, i lettorati di italiano, e poi scuole e addetti scientifici".
"I nostri obiettivi – ha spiegato – sono contenuti in documento programmatico che contiene le linee guida per la promozione linguistica e culturale approvato all’unanimità dalla Commissione Nazionale per la promozione culturale e diramato alla rete Mae all’estero".
Sette i punti del documento, sintetizzati dal Ministro: capire come in ogni area del mondo la proiezione culturale può aiutare a consolidare gli obiettivi di politica estera; attuare una visione di insieme tra il sistema culturale e il processo di internazionalizzazione delle imprese; incoraggiare i parternariati tra pubblico e privato per eventi e attività; promuovere iniziative visibili e continuative e non eventi episodici o salutari; avere una "visione manageriale" nella promozione della nostra cultura; lavorare sulla comunicazione per migliorare l’immagine e la percezione del nostro Paese; rafforzare gli strumenti per attirare studenti stranieri in Italia, lavorando sul potenziamento delle borse di studio.
Su questo ultimo punto, Frattini ha ammesso che "per ragioni di bilancio facciamo molto meno di quanto vorremmo. Abbiamo, però, registrato l’interesse delle grandi imprese italiane a cofinanziare borse di studio per master post universitari".
Frattini ha quindi citato il caso cinese (dove sono state moltiplicate le borse di studio per venire in Italia), quello statunitense (dove l’italiano è tra le prime quattro lingue straniere studiate) e Israele (paese in cui negli esami della licenza media-superiore di quest’anno ci sarà quello di italiano).
Quanto alla collaborazione scientifica e tecnologica, che compone lato sensu l’offerta culturale, Frattini ha detto che "saranno potenziati gli addetti scientifici nelle Ambasciate" perché "dobbiamo essere conosciuti meglio per l’alta tecnologia e la ricerca". In particolare, il Mae sta aiutando il Polo di Trieste a internazionalizzarsi ancora di più affinché "diventi polo di attrazione per scienziati di tutto il mondo".
Come Ministero, ha aggiunto,"lavoriamo ai protocolli di accordo, ma lo possiamo fare solo riconoscendo alla rete – ambasciate, consolati, IIC, scuole, lettorati e addetti – il ruolo di garanti dell’attuazione delle linee guida a livello territoriale di ciascun Paese".
Gli Istituti Italiani di Cultura. "Sono i punti di forza della rete: ne abbiamo 89 che operano in 60 Paesi. Oggettivamente – ha ammesso Frattini – la rete soffre di carenze strutturali gravi. La distribuzione sul territorio non corrisponde più al mondo della legge 401/90. È chiaro che il loro assetto deve rinnovarsi alla luce del cambiamento geo-strategico nel mondo". Per questo, ha aggiunto, "l’anno scorso ho nominato un addetto culturale ad Abu Dhabi, competente anche per Kwait e Qatar". Per questo "non è pensabile non avere un IIc ad Hong Kong o essere presenti in India solo a New Delhi. Presto lo saremo anche a Mumbai e in Vietnam, Paese che per l’interesse economico nazionale sta assumendo grande importanza".
Nuove aperture anche in Medio Oriente: "ci sarà un IIC in Giordania, per le tradizione e i legami storici con quel Paese, ma anche nei Territori Palestinesi. Se sosteniamo la costituzione di uno Stato Palestinese, cominciamo col promuovere la nostra cultura in un territorio segnato dalla presenza di luoghi santi per la cristianità". E nel Maghreb: "fino all’anno scorso non c’era una presenza adeguata, ma solo IIC gestiti burocraticamente. Ora l’Istituto di Tunisi, affidato per chiara fama, ha un ruolo di hub culturale per tutto il Nord Africa e già sta producendo risultati importanti".
Nel resto del mondo, soprattutto nei Paesi di emigrazione, gli IIC non saranno depotenziati ma trasformati in "veri e propri poli culturali". Dunque, "in Germania o in Francia non è che chiuderemo tutti gli IIC tranne Berlino; al contrario, Berlino sarà un centro e polo culturale che irradierà i centri minori che, è chiaro, non potranno avere la dimensione, la forza e l’autonomia di un IIC. Idem negli Usa: rafforziamo New York e Los Angeles, creiamo una struttura forte a Washington, dando a queste sedi la capacità di irradiarsi nel Paese".
I nuovi Poli dovranno necessariamente "interagire con gli altri attori della promozione del Sistema Paese, cioè le camere di commercio e l’Enit e i futuri uffici commerciali all’estero che saranno creati nelle ambasciate al posto dell’Ice. Evitiamo duplicazioni".
Scuole italiane all’estero. "Si tratta di un grande patrimonio che, anche attraverso una riflessione con il Ministro Gelmini, intendiamo potenziare, con la revisione dei meccanismi di gestione, dove oggettivamente qualche punto debole c’è. La Scuole devono trasformarsi in modello bilingue: accanto all’italiano si studia nella lingua madre del paese. È un obiettivo ambizioso, ma abbiamo i nostri modelli di eccellenza: Madrid, Barcellona, Parigi, Zurigo, Addis Abeba. Inoltre, puntiamo a inserire l’italiano e altre materie curriculari nei programmi scolastici delle scuole straniere".
Frattini ha quindi rivendicato la sua scelta di "potenziare con convinzione il ruolo della Commissione Naizonale per la promozione della cult italiana all’estero, organo consultivo importante, che ha ottenuto il peso e la dignità che merita. Ho riattivato al suo interno i gruppi di lavoro che potranno seguire settore per settore la programmazione dell’offerta e dare pareri per la programmazione annuale".
Accordi interministeriali. "Con Mibac e Miur abbiamo siglato protocolli di intesa e attivato gruppi di lavoro; con la Farnesina lavorano alla promozione del nostro patrimonio culturale, alla valorizzazione del cinema e dei prodotti editoriali, penso alle Fiere del libro. Con il Miur, in particolare, c’è la collaborazione interuniversitaria e scientifica, oltre che scolastica per internazionalizzare meglio il nostro sistema universitario. Abbiamo atenei di eccellenza e vogliamo renderli meglio noti e competitivi nel mercato della conoscenza. Siamo molto soddisfatti del risultato-2010: hanno studiato in Italia studenti proveniente da più di 100 Paesi". Maggiori presenze da Cina, Africa, Federazione Russa e Usa.
Tra i protocolli recenti quello col Ministero del Turismo per "usare" la cultura per attirare turisti in Italia.
Tra gli obiettivi del Mae anche quello di "stimolare regioni ed enti locali, perché la promozione culturale non è omologazione; l’Italia è ricca per le sue diversità che le regioni possono rappresentare. L’accordo con regioni e singoli contatti sta portando dei primi risultati importanti".
Dante Alighieri. "Vogliamo rafforzare la collaborazione con la Dante Alighieri", ha detto Frattini. "È un’istituzione importante con cui abbiamo una convenzione per rafforzare collaborazione linguistica e culturale. La Dante ha un valore aggiunto: può supplire nelle aree dove non c’è un IIC; con una convenzione, la Dante diventa parte della nostra rete".
Ricerca scientifica. "Una rete mondiale di scienziati, borsiti, ricercatori è ciò che cerchiamo di consolidare", ha proseguito il Ministro. "Non si tratta solo di cervelli da far rientrare, ma di una rete di ambasciatori della scienza e della ricerca italiana in ogni parte del mondo".
La lingua italiana nel mondo. "La diffusione della nostra lingua sta crescendo: abbiamo appena avviato un indagine (Italiano 2011) che metteremo a disposizione del Parlamento. Si tratta di un quadro completo di dove e quanto è insegnato l’italiano in ciascun Paese. Nell’ultimo anno abbiamo consolidato un numero ambizioso: 261 lettori di ruolo , 293 istituzioni scolastiche, corsi per adulti degli IIC e della Dante. Il numero degli studenti di italiano è vicino ai 280mila".
Corsi per italiani all’estero. "Ne organizziamo moltissimi, il bacino di utenza è molto grande. L’italiano è insegnato nelle scuole locali in molti Paesi e ci fa piacere che non sia considerato più la lingua degli emigrati ma una lingua di cultura. Nel 2010, 377mila studenti italiani all’estero hanno frequentato i corsi di lingua. 4700 i docenti. 229 gli enti gestori. La rete dei corsi per italiani all’estero è una realtà da preservare, ove ci fossero mai tentativi di tagli. Costano poco: il Mae spende 16,3 milioni di euro che non è una grande cifra, per altro molto ben spesa".
Settimana della lingua e cultura italiana nel mondo. "La prossima edizione sarà in autunno e lo slogan sarà "Buon compleanno Italia", per i 150 anni dell’Unità. Sarà un’occasione importante in cui tutti gli attori pubblici e privati operanti all’estero verranno messi in rete e invitati a partecipare. L’anno prossimo – ha annunciato infine Frattini – la Settimana sarà dedicata a "L’Italia dei territori e l’Italia del futuro". (m.c.\aise)
venerdì 18 febbraio 2011
I NOSTRI ISTITUTI DI CULTURA ACCUSATI A TORTO
Articolo di Piero Ottone pubblicato da Repubblica il 29 gennaio 2011.
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lunedì 2 agosto 2010
TAGLI ALLA DANTE ALIGHIERI IMPOSTI DALLA MANOVRA
I TAGLI ALLA DANTE ALIGHIERI IMPOSTI DALLA MANOVRA – LA FARNESINA SA QUANTO VALE LA SUA AZIONE: IL SOTTOSEGRETARIO MANTICA RISPONDE ALL’ON. NARDUCCI (PD)/ LA REPLICA: IL GOVERNO PREDICA BENE E RAZZOLA MALE
ROMA\ aise\ 30 luglio 2010 - I tagli del 50% alle risorse della Società Dante Alighieri sono imposti dalla manovra economica che li prevede per tutti gli enti culturali destinatari di contributi annuali. È toccato al sottosegretario Alfredo Mantica rispondere ieri in Commissione esteri alla interrogazione presentata dall’onorevole Franco Narducci che nei giorni scorsi aveva raccolto il grido d’allarme del segretario generale della Dante, Masi, circa le dotazioni finanziarie della Società (vedi Aise del 26 luglio h.19.42).
Mantica ha ricordato che ad essere "ritoccato" è stato il capitolo 1163 del Ministero degli Esteri riguardante i contributi ad enti tra cui la Società Dante Alighieri. "A fronte di questa riduzione del 50% sul capitolo, il Ministero degli Affari Esteri ha emanato lo scorso 30 giugno un decreto di ripartizione annuale dello stanziamento di contributi ispirato al criterio della distribuzione lineare del taglio imposto. La manovra stabiliva infatti che tale decreto dovesse essere emanato entro 60 giorni. Tale decreto annuale – ha specificato il sottosegretario – ha assegnato alla Società Dante Alighieri un contributo di 600 mila euro, pari per le ragioni esposte alla metà dell'anno procedente (1.258.000 euro). Medesima riduzione del 50% hanno subito anche gli altri enti destinatari di contributi annuali".
"Tale criterio di distribuzione lineare – ha proseguito Mantica – si rifletterà anche sugli stanziamenti del Ministero degli Affari Esteri, sempre a valere sul capitolo 1163, a favore degli Enti internazionalistici di cui alla legge 948 del 1982, la cui individuazione è in corso di finalizzazione per il successivo parere delle Commissioni Esteri del Parlamento. È evidente che siamo in presenza di un taglio che la Farnesina ha dovuto effettuare sulla base di un vincolo dettato da necessità di finanza pubblica. Si tratta pertanto – ha commentato il sottosegretario – di una riduzione molto dolorosa per il Ministero degli Affari Esteri che ben conosce l'opera meritoria svolta dalla Società Dante Alighieri nel mondo e il suo ruolo fondamentale nella promozione della nostra cultura all'estero".
"Nel caso vi fossero margini per un'inversione di tendenza nella dotazione sul capitolo 1163, e si potesse quindi intervenire per reintegrare, sia pure parzialmente, le assegnazioni di contributi, la Società Dante Alighieri – ha assicurato Mantica – sarebbe ovviamente in prima linea tra gli enti beneficiari di una tale misura. Per completezza d'informazione, vorrei aggiungere che alcuni Comitati affiliati alla Società Dante Alighieri organizzano attività educative per i connazionali all'estero ai sensi del Decreto legge 297 del 1994 e in questo contesto ricevono, in qualità di enti gestori di corsi di lingua e cultura italiana, contributi a valere sul capitolo 3153 del Ministero degli Affari Esteri di competenza della Direzione Generale per gli Italiani all'Estero. Nel 2010 – ha concluso – a 46 Enti gestori affiliati alla Società Dante Alighieri sono stati assegnati contributi per circa 1,5 milioni di euro".
Nel replicare al sottosegretario, Narducci lo ha prima "ringraziato per la sincerità delle parole usate che confermano il suo costante impegno", ma ha pure sottolineato una certa discrepanza tra "il dire e il fare": "il Governo persevera nella politica degli annunci regolarmente smentiti dai fatti. Infatti, mentre il Ministro Frattini afferma ad ogni piè sospinto l’importanza della nostra lingua e del nostro patrimonio culturale, anche nella recentissima Conferenza degli Ambasciatori, per l’affermazione del made in Italy, e quindi per sostenere e accompagnare il nostro sistema di imprese, il Governo di cui fa parte ha ridotto al lumicino le risorse finanziarie destinate al raggiungimento di tali obiettivi. Per giunta – ha sottolineato il deputato – andando controcorrente rispetto ai Paesi che competono direttamente con l’Italia sui mercati mondiali come la Francia e la Germania, che pur avendo varato manovre giudicate dallo stesso Governo italiano "ben più pesanti della nostra" non hanno certamente ridotto le risorse per la promozione della propria lingua. Le lacrime di coccodrillo del Governo non incantano – ha sostenuto Narducci – poiché non si vede traccia di quella "diplomazia culturale" che l’Italia – Paese di grandi tradizioni culturali e con una grande civiltà alle spalle – dovrebbe mettere in campo. E poi, come si fa - ha proseguito il deputato eletto all’estero - a sostenere l’uso della nostra lingua nelle istituzioni comunitarie (una battaglia che tra l’altro la Dante sta conducendo con altrettanto vigore), chiedendo agli altri di mantenere l’uso dell’italiano quando il nostro Governo non ha niente in più per promuoverlo, anzi fa di tutto per far chiudere quelle esperienze vitali di promozione della nostra lingua, determinando una situazione come quella della Dante Alighieri, fortemente penalizzata con un colo inferto a luglio allorché i 7/12 del bilancio sono stati già spesi? Va sottolineata, in ogni caso, anche la "distrazione" del Ministero, riteniamo in buona fede, che si presume non abbia compreso in tempo l’effetto dell’articolo 7 comma 24 del summenzionato decreto, introdotto dopo le forti proteste del Min. Bondi per i tagli agli Enti finanziati dal suo bilancio. Qualcuno alla Farnesina – ha concluso Narducci – avrebbe dovuto drizzare le orecchie!". (aise)
ROMA\ aise\ 30 luglio 2010 - I tagli del 50% alle risorse della Società Dante Alighieri sono imposti dalla manovra economica che li prevede per tutti gli enti culturali destinatari di contributi annuali. È toccato al sottosegretario Alfredo Mantica rispondere ieri in Commissione esteri alla interrogazione presentata dall’onorevole Franco Narducci che nei giorni scorsi aveva raccolto il grido d’allarme del segretario generale della Dante, Masi, circa le dotazioni finanziarie della Società (vedi Aise del 26 luglio h.19.42).
Mantica ha ricordato che ad essere "ritoccato" è stato il capitolo 1163 del Ministero degli Esteri riguardante i contributi ad enti tra cui la Società Dante Alighieri. "A fronte di questa riduzione del 50% sul capitolo, il Ministero degli Affari Esteri ha emanato lo scorso 30 giugno un decreto di ripartizione annuale dello stanziamento di contributi ispirato al criterio della distribuzione lineare del taglio imposto. La manovra stabiliva infatti che tale decreto dovesse essere emanato entro 60 giorni. Tale decreto annuale – ha specificato il sottosegretario – ha assegnato alla Società Dante Alighieri un contributo di 600 mila euro, pari per le ragioni esposte alla metà dell'anno procedente (1.258.000 euro). Medesima riduzione del 50% hanno subito anche gli altri enti destinatari di contributi annuali".
"Tale criterio di distribuzione lineare – ha proseguito Mantica – si rifletterà anche sugli stanziamenti del Ministero degli Affari Esteri, sempre a valere sul capitolo 1163, a favore degli Enti internazionalistici di cui alla legge 948 del 1982, la cui individuazione è in corso di finalizzazione per il successivo parere delle Commissioni Esteri del Parlamento. È evidente che siamo in presenza di un taglio che la Farnesina ha dovuto effettuare sulla base di un vincolo dettato da necessità di finanza pubblica. Si tratta pertanto – ha commentato il sottosegretario – di una riduzione molto dolorosa per il Ministero degli Affari Esteri che ben conosce l'opera meritoria svolta dalla Società Dante Alighieri nel mondo e il suo ruolo fondamentale nella promozione della nostra cultura all'estero".
"Nel caso vi fossero margini per un'inversione di tendenza nella dotazione sul capitolo 1163, e si potesse quindi intervenire per reintegrare, sia pure parzialmente, le assegnazioni di contributi, la Società Dante Alighieri – ha assicurato Mantica – sarebbe ovviamente in prima linea tra gli enti beneficiari di una tale misura. Per completezza d'informazione, vorrei aggiungere che alcuni Comitati affiliati alla Società Dante Alighieri organizzano attività educative per i connazionali all'estero ai sensi del Decreto legge 297 del 1994 e in questo contesto ricevono, in qualità di enti gestori di corsi di lingua e cultura italiana, contributi a valere sul capitolo 3153 del Ministero degli Affari Esteri di competenza della Direzione Generale per gli Italiani all'Estero. Nel 2010 – ha concluso – a 46 Enti gestori affiliati alla Società Dante Alighieri sono stati assegnati contributi per circa 1,5 milioni di euro".
Nel replicare al sottosegretario, Narducci lo ha prima "ringraziato per la sincerità delle parole usate che confermano il suo costante impegno", ma ha pure sottolineato una certa discrepanza tra "il dire e il fare": "il Governo persevera nella politica degli annunci regolarmente smentiti dai fatti. Infatti, mentre il Ministro Frattini afferma ad ogni piè sospinto l’importanza della nostra lingua e del nostro patrimonio culturale, anche nella recentissima Conferenza degli Ambasciatori, per l’affermazione del made in Italy, e quindi per sostenere e accompagnare il nostro sistema di imprese, il Governo di cui fa parte ha ridotto al lumicino le risorse finanziarie destinate al raggiungimento di tali obiettivi. Per giunta – ha sottolineato il deputato – andando controcorrente rispetto ai Paesi che competono direttamente con l’Italia sui mercati mondiali come la Francia e la Germania, che pur avendo varato manovre giudicate dallo stesso Governo italiano "ben più pesanti della nostra" non hanno certamente ridotto le risorse per la promozione della propria lingua. Le lacrime di coccodrillo del Governo non incantano – ha sostenuto Narducci – poiché non si vede traccia di quella "diplomazia culturale" che l’Italia – Paese di grandi tradizioni culturali e con una grande civiltà alle spalle – dovrebbe mettere in campo. E poi, come si fa - ha proseguito il deputato eletto all’estero - a sostenere l’uso della nostra lingua nelle istituzioni comunitarie (una battaglia che tra l’altro la Dante sta conducendo con altrettanto vigore), chiedendo agli altri di mantenere l’uso dell’italiano quando il nostro Governo non ha niente in più per promuoverlo, anzi fa di tutto per far chiudere quelle esperienze vitali di promozione della nostra lingua, determinando una situazione come quella della Dante Alighieri, fortemente penalizzata con un colo inferto a luglio allorché i 7/12 del bilancio sono stati già spesi? Va sottolineata, in ogni caso, anche la "distrazione" del Ministero, riteniamo in buona fede, che si presume non abbia compreso in tempo l’effetto dell’articolo 7 comma 24 del summenzionato decreto, introdotto dopo le forti proteste del Min. Bondi per i tagli agli Enti finanziati dal suo bilancio. Qualcuno alla Farnesina – ha concluso Narducci – avrebbe dovuto drizzare le orecchie!". (aise)
mercoledì 28 luglio 2010
martedì 27 luglio 2010
LA CONFSAL UNSA ESTERI NON FIRMA IL CONTRATTO INTEGRATIVO PER IL PERSONALE DI RUOLO DEL MAE
ROMA\ aise\ 26 luglio 2010 - Lo scorso 16 luglio è stato sottoscritto il Contratto Integrativo per il personale di ruolo del Ministero degli Esteri. La CONFSAL UNSA Esteri ha deciso di non sottoscrivere il Contratto Integrativo perché, spiega, non sono state trovate soluzioni "eque ed adeguate per tutto il personale" sotto diversi aspetti che oggi il sindacato elenca uno per uno.
Dal punto di vista degli sviluppi economici all’interno dell’Area, spiega il Coordinamento esteri del sindacato, "ai sensi del nuovo Contratto Integrativo i passaggi economici verranno determinati sulla base di una graduatoria che dovrà tenere conto, come previsto dal CCNL 2007, di tre fattori: esperienza professionale, titoli di studio e percorso formativo (a distanza) con verifica finale. I candidati, ivi compresi i colleghi in servizio all’estero, potranno concorrere alla formazione di una graduatoria che, sulla base dei fondi FUA stanziati per tali passaggi, con conseguente taglio del FUA destinato ai colleghi in servizio presso la Sede centrale, consentirà solo a circa il 40% del personale di accedere alla Fascia economica superiore! Inoltre, i punteggi fissati nel Contratto Integrativo penalizzeranno, a nostro parere, tutti coloro che hanno un’esperienza pregressa maturata – nello stesso profilo – durante il servizio a contratto o in posizione di comando o fuori ruolo presso il MAE. In virtù del fatto che i predetti passaggi sono meri scatti economici e non riqualificazioni ad un profilo superiore, non si ritiene giustificabile l’applicazione di punteggi differenziati (esattamente la metà per ogni anno di servizio!) per la medesima esperienza professionale acquisita all’interno della stessa Amministrazione".
Per quanto concerne l’aspetto attinente alla conoscenza delle lingue – presupposto fondamentale per l’attività del Ministero degli Affari Esteri – "saranno utili, ai fini del punteggio, unicamente quelle lingue per le quali l’interessato è in possesso di titolo di frequenza conseguito negli ultimi otto anni presso l’ISDI o presso altri Istituti riconosciuti. I titoli conseguiti precedentemente (ivi inclusi, ad esempio, titoli quali laurea in lingue, attestazioni internazionali di specializzazione o certificazioni riconosciute in tutto il mondo), oppure le conoscenze acquisite in maniera individuale durante i periodi di permanenza all’estero, nonché addirittura il bilinguismo, non godranno di alcun riconoscimento da parte dell’Amministrazione", stigmatizzano dal sindacato. "Peraltro, le lingue ammesse ai fini della graduatoria sono state limitate a 9 (inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, arabo, russo, cinese e giapponese). In alternativa al titolo conseguito negli ultimi otto anni, l’Amministrazione offrirà la possibilità di sottoporsi a un test, ma solo nelle lingue inglese e francese! Abbiamo sempre sostenuto l’importanza della valorizzazione della professionalità acquisita dai singoli dipendenti nel corso della loro vita professionale. Le determinazioni assunte in ambito di Contratto Integrativo portano, al contrario, ad uno svilimento delle conoscenze, ad un appiattimento dell’esperienza professionale dei dipendenti del Ministero degli Affari Esteri e risultano difformi dai dettati contenuti nel CCNL 2007 volti alla valorizzazione dell’apporto individuale".
Altra nota critica riguarda l’orario di lavoro all’estero: "contrariamente all’Accordo sull’Orario di lavoro presso la Sede romana rimasto sostanzialmente invariato, come richiesto anche da questa sindacato – spiegano dalla Confsal Unsa – l’Accordo Quadro sull’Orario all’Estero ha subìto, al contrario, un netto peggioramento rispetto a quello precedente. Infatti, oltre all’introduzione della pausa pranzo obbligatoria, che estenderà la durata dell’orario di lavoro quotidiano per i soli dipendenti all’estero, discriminando così un’alta percentuale dei dipendenti del MAE -, sono state riviste le modalità di reperibilità – d’ora in poi estesa anche alle ore notturne! - ed il conseguente recupero, che è stato notevolmente limitato rispetto al precedente Accordo. Ai "tavoli" il nostro Sindacato si è opposto fermamente al trattamento diversificato previsto dal nuovo Contratto in tema di pausa per il personale in servizio presso le Sedi estere, poiché non ne comprende affatto la ratio. Inoltre, in considerazione della diminuzione costante di personale presso le sedi all’Estero, già gravemente compromesse sotto l’aspetto degli organici, prevediamo criticità nel funzionamento delle stesse, nonché il rischio che il diritto al recupero psico-fisico del personale venga seriamente compromesso soprattutto nelle piccole strutture".
Per il sindacato, poi, "un ulteriore aspetto fortemente penalizzante è costituito dall’esclusione del personale a contratto a legge locale dai destinatari dell’Accordo sull’articolazione dell’Orario di Lavoro, che, ancora una volta, è stato inserito nel Contratto Integrativo. La nostra Sigla aveva ripetutamente chiesto ai "tavoli" che la trattazione dell’orario di lavoro avvenisse tramite accordo separato e non in ambito di integrativo, come del resto avvenuto presso gli altri Ministeri. In materia il nuovo Accordo riporta unicamente un generico riferimento, ovvero il concetto di uniformità d’orario, alle disposizioni del DPR 18/67, come novellato dal D.Lgs.103/2000, disposizioni peraltro già contemplate dai contratti individuali di lavoro. Tale esclusione accentuerà ulteriormente la disparità di trattamento già esistente nei confronti di questa categoria di personale. Ecco perché – chiariscono – la nostra Sigla ha subito richiesto che l’Amministrazione proceda al più presto alla verifica dei contratti stipulati secondo la legge locale, affinché le disposizioni più favorevoli vigenti presso i diversi Paesi esteri in materia di articolazione dell’orario di lavoro ( monte-ore settimanale, straordinari, recuperi, reperibilità, turni, formazione, pausa pranzo, buoni-pasto, ecc.) trovino giusta applicazione, ai sensi della normativa in vigore, anche per i dipendenti a contratto non destinatari del CCNL".
Sotto accusa anche la parte del contratto sui profili professionali dell’area della promozione culturale: "nel contratto integrativo che non abbiamo sottoscritto, appare grave la decisione di regolare il personale dell’Area della promozione culturale con un unico profilo professionale denominato "funzionario dell’area della promozione culturale". La scelta dell’Amministrazione di adottare un unico profilo per i funzionari ex C1, C2 e C3 appartenenti all’A.P.C.- al di là delle motivazioni di sostanza – pone molti interrogativi relativi alla forma giuridica prescelta, se si considera che il profilo C3 è stato acquisito dai Direttori degli Istituti dopo un corso - concorso. La cassazione del profilo determinerebbe una regressione di almeno vent’anni rispetto all’avvio di una carriera raggiunta con ben più titoli e una laurea quadriennale, mentre oggi, per essere inquadrati all’attuale F1, basta essere in possesso di una laurea triennale. Il ricorso al profilo unico fa presumere che la cassazione non riguardi tanto i direttori C3, bensì le loro stesse funzioni, eventualmente a vantaggio dei giovani diplomatici, o dei chiara fama. Lo scardinamento della Legge non esclude l’ipotesi che i già direttori vengano inviati all’estero per coprire posti di addetto, senza aver riguardo di precedenze rispetto ai neo nominati".
"Gli Addetti, al contrario, - rilevano dal sindacato – ai sensi del nuovo profilo professionale, potranno essere valutati ai fini di una nomina ad hoc a direttore di un IIC dopo almeno 9 anni di esperienza all’Estero, salvo poi essere successivamente riadibiti alla mansione di Addetto. Rispetto alle Aree Funzionali di III Area, l’assenza di progressione in carriera costituisce una netta discriminazione, che avrà inevitabilmente ripercussioni anche sulle assegnazioni all’Estero. Non meno preoccupazioni fanno sorgere alcuni "errori" contenuti nella declaratoria che riguarda l’APC, laddove, tra l’altro, si attribuisce ai già C1 una qualifica di Direttore, mai posseduta da questi in passato". La Confsal Unsa, dunque, "ritiene che l’Amministrazione avrebbe operato con più correttezza se, nel cassare la qualifica di Direttore, avesse esplicitamente previsto questo profilo ad esaurimento, come ventilato nel corso della trattativa. La procedura di declassamento che si propone assume una manifesta illegittimità e sperequazioni in radice nelle ipotetiche possibilità di conferire agli addetti F1 la qualifica - mai posseduta fino ad oggi! - di Direttore, mentre si ribadisce ogni contrarietà alla omessa descrizione del profilo di Direttore, considerandola illogica e penalizzante per il personale C3, inquadrato nell’attuale pianta organica APC".
Per tutti questi motivi, il sindacato "si è visto costretto - d’intesa con la Federazione - a non sottoscrivere l’Accordo in ambito di Contratto Integrativo. La nostra Sigla, profondamente convinta della fondatezza delle proprie rivendicazioni, nonchè del contenuto delle proprie posizioni, conferma ai propri iscritti che non abbandonerà il campo di battaglia, ma, al contrario, proporrà azioni - a tutti i livelli - per tutelare gli interessi del personale penalizzato dalle previsioni del nuovo Accordo". (aise)
Dal punto di vista degli sviluppi economici all’interno dell’Area, spiega il Coordinamento esteri del sindacato, "ai sensi del nuovo Contratto Integrativo i passaggi economici verranno determinati sulla base di una graduatoria che dovrà tenere conto, come previsto dal CCNL 2007, di tre fattori: esperienza professionale, titoli di studio e percorso formativo (a distanza) con verifica finale. I candidati, ivi compresi i colleghi in servizio all’estero, potranno concorrere alla formazione di una graduatoria che, sulla base dei fondi FUA stanziati per tali passaggi, con conseguente taglio del FUA destinato ai colleghi in servizio presso la Sede centrale, consentirà solo a circa il 40% del personale di accedere alla Fascia economica superiore! Inoltre, i punteggi fissati nel Contratto Integrativo penalizzeranno, a nostro parere, tutti coloro che hanno un’esperienza pregressa maturata – nello stesso profilo – durante il servizio a contratto o in posizione di comando o fuori ruolo presso il MAE. In virtù del fatto che i predetti passaggi sono meri scatti economici e non riqualificazioni ad un profilo superiore, non si ritiene giustificabile l’applicazione di punteggi differenziati (esattamente la metà per ogni anno di servizio!) per la medesima esperienza professionale acquisita all’interno della stessa Amministrazione".
Per quanto concerne l’aspetto attinente alla conoscenza delle lingue – presupposto fondamentale per l’attività del Ministero degli Affari Esteri – "saranno utili, ai fini del punteggio, unicamente quelle lingue per le quali l’interessato è in possesso di titolo di frequenza conseguito negli ultimi otto anni presso l’ISDI o presso altri Istituti riconosciuti. I titoli conseguiti precedentemente (ivi inclusi, ad esempio, titoli quali laurea in lingue, attestazioni internazionali di specializzazione o certificazioni riconosciute in tutto il mondo), oppure le conoscenze acquisite in maniera individuale durante i periodi di permanenza all’estero, nonché addirittura il bilinguismo, non godranno di alcun riconoscimento da parte dell’Amministrazione", stigmatizzano dal sindacato. "Peraltro, le lingue ammesse ai fini della graduatoria sono state limitate a 9 (inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, arabo, russo, cinese e giapponese). In alternativa al titolo conseguito negli ultimi otto anni, l’Amministrazione offrirà la possibilità di sottoporsi a un test, ma solo nelle lingue inglese e francese! Abbiamo sempre sostenuto l’importanza della valorizzazione della professionalità acquisita dai singoli dipendenti nel corso della loro vita professionale. Le determinazioni assunte in ambito di Contratto Integrativo portano, al contrario, ad uno svilimento delle conoscenze, ad un appiattimento dell’esperienza professionale dei dipendenti del Ministero degli Affari Esteri e risultano difformi dai dettati contenuti nel CCNL 2007 volti alla valorizzazione dell’apporto individuale".
Altra nota critica riguarda l’orario di lavoro all’estero: "contrariamente all’Accordo sull’Orario di lavoro presso la Sede romana rimasto sostanzialmente invariato, come richiesto anche da questa sindacato – spiegano dalla Confsal Unsa – l’Accordo Quadro sull’Orario all’Estero ha subìto, al contrario, un netto peggioramento rispetto a quello precedente. Infatti, oltre all’introduzione della pausa pranzo obbligatoria, che estenderà la durata dell’orario di lavoro quotidiano per i soli dipendenti all’estero, discriminando così un’alta percentuale dei dipendenti del MAE -, sono state riviste le modalità di reperibilità – d’ora in poi estesa anche alle ore notturne! - ed il conseguente recupero, che è stato notevolmente limitato rispetto al precedente Accordo. Ai "tavoli" il nostro Sindacato si è opposto fermamente al trattamento diversificato previsto dal nuovo Contratto in tema di pausa per il personale in servizio presso le Sedi estere, poiché non ne comprende affatto la ratio. Inoltre, in considerazione della diminuzione costante di personale presso le sedi all’Estero, già gravemente compromesse sotto l’aspetto degli organici, prevediamo criticità nel funzionamento delle stesse, nonché il rischio che il diritto al recupero psico-fisico del personale venga seriamente compromesso soprattutto nelle piccole strutture".
Per il sindacato, poi, "un ulteriore aspetto fortemente penalizzante è costituito dall’esclusione del personale a contratto a legge locale dai destinatari dell’Accordo sull’articolazione dell’Orario di Lavoro, che, ancora una volta, è stato inserito nel Contratto Integrativo. La nostra Sigla aveva ripetutamente chiesto ai "tavoli" che la trattazione dell’orario di lavoro avvenisse tramite accordo separato e non in ambito di integrativo, come del resto avvenuto presso gli altri Ministeri. In materia il nuovo Accordo riporta unicamente un generico riferimento, ovvero il concetto di uniformità d’orario, alle disposizioni del DPR 18/67, come novellato dal D.Lgs.103/2000, disposizioni peraltro già contemplate dai contratti individuali di lavoro. Tale esclusione accentuerà ulteriormente la disparità di trattamento già esistente nei confronti di questa categoria di personale. Ecco perché – chiariscono – la nostra Sigla ha subito richiesto che l’Amministrazione proceda al più presto alla verifica dei contratti stipulati secondo la legge locale, affinché le disposizioni più favorevoli vigenti presso i diversi Paesi esteri in materia di articolazione dell’orario di lavoro ( monte-ore settimanale, straordinari, recuperi, reperibilità, turni, formazione, pausa pranzo, buoni-pasto, ecc.) trovino giusta applicazione, ai sensi della normativa in vigore, anche per i dipendenti a contratto non destinatari del CCNL".
Sotto accusa anche la parte del contratto sui profili professionali dell’area della promozione culturale: "nel contratto integrativo che non abbiamo sottoscritto, appare grave la decisione di regolare il personale dell’Area della promozione culturale con un unico profilo professionale denominato "funzionario dell’area della promozione culturale". La scelta dell’Amministrazione di adottare un unico profilo per i funzionari ex C1, C2 e C3 appartenenti all’A.P.C.- al di là delle motivazioni di sostanza – pone molti interrogativi relativi alla forma giuridica prescelta, se si considera che il profilo C3 è stato acquisito dai Direttori degli Istituti dopo un corso - concorso. La cassazione del profilo determinerebbe una regressione di almeno vent’anni rispetto all’avvio di una carriera raggiunta con ben più titoli e una laurea quadriennale, mentre oggi, per essere inquadrati all’attuale F1, basta essere in possesso di una laurea triennale. Il ricorso al profilo unico fa presumere che la cassazione non riguardi tanto i direttori C3, bensì le loro stesse funzioni, eventualmente a vantaggio dei giovani diplomatici, o dei chiara fama. Lo scardinamento della Legge non esclude l’ipotesi che i già direttori vengano inviati all’estero per coprire posti di addetto, senza aver riguardo di precedenze rispetto ai neo nominati".
"Gli Addetti, al contrario, - rilevano dal sindacato – ai sensi del nuovo profilo professionale, potranno essere valutati ai fini di una nomina ad hoc a direttore di un IIC dopo almeno 9 anni di esperienza all’Estero, salvo poi essere successivamente riadibiti alla mansione di Addetto. Rispetto alle Aree Funzionali di III Area, l’assenza di progressione in carriera costituisce una netta discriminazione, che avrà inevitabilmente ripercussioni anche sulle assegnazioni all’Estero. Non meno preoccupazioni fanno sorgere alcuni "errori" contenuti nella declaratoria che riguarda l’APC, laddove, tra l’altro, si attribuisce ai già C1 una qualifica di Direttore, mai posseduta da questi in passato". La Confsal Unsa, dunque, "ritiene che l’Amministrazione avrebbe operato con più correttezza se, nel cassare la qualifica di Direttore, avesse esplicitamente previsto questo profilo ad esaurimento, come ventilato nel corso della trattativa. La procedura di declassamento che si propone assume una manifesta illegittimità e sperequazioni in radice nelle ipotetiche possibilità di conferire agli addetti F1 la qualifica - mai posseduta fino ad oggi! - di Direttore, mentre si ribadisce ogni contrarietà alla omessa descrizione del profilo di Direttore, considerandola illogica e penalizzante per il personale C3, inquadrato nell’attuale pianta organica APC".
Per tutti questi motivi, il sindacato "si è visto costretto - d’intesa con la Federazione - a non sottoscrivere l’Accordo in ambito di Contratto Integrativo. La nostra Sigla, profondamente convinta della fondatezza delle proprie rivendicazioni, nonchè del contenuto delle proprie posizioni, conferma ai propri iscritti che non abbandonerà il campo di battaglia, ma, al contrario, proporrà azioni - a tutti i livelli - per tutelare gli interessi del personale penalizzato dalle previsioni del nuovo Accordo". (aise)
lunedì 5 ottobre 2009
“I leave a part of my heart in Ukraine” - One personality in strengthening Ukrainian-Italian friendship
By Tetiana POLISHCHUK, The Day
Photo by Ruslan KANIUKA, The Day

“NICOLA FRANCO BALLONI (LEFT) HAS BEEN INVOLVED IN NUMEROUS EDUCATIONAL, ARTISTIC, AND CULTURAL PROJECTS. IVAN VAKARCHUK, UKRAINE’S MINISTER OF EDUCATION AND SCIENCE, AND PIETRO GIOVANNI DONNICI, ITALY’S AMBASSADOR TO UKRAINE, ARE IN THE CENTER”
Quotidiano "Den" ("Il Giorno" / "The Day), September 22, 2009
Many Ukrainians were saddened to learn that Nicola Franco Balloni, director of the Italian Institute of Culture in Ukraine, is finishing his activities in Kyiv. Balloni’s name is associated with numerous educational and artistic projects, as well as joint events involving prominent cultural figures and scholars. He has also contributed to the improvement of Ukraine–Italy relations. Some readers may remember that thanks to Balloni music fans in Ukraine got acquainted with Stradivari’s legendary violin, cinema buffs—with Sophia Loren, and those interested in history—with a copy of the Scrovegni Chapel in Padua. There have also been many other events that have left an indelible trace in Ukrainian souls.
Thanks to the Institute of Culture, which Balloni headed for several years, Italians learned more about Ukraine, in particular the truth about the 1932–1933 Holodomor. On the other end, in Ukraine, new translations of Italian writers appeared; exhibits and concerts of popular bands were held. Today the language of Alighieri Dante, Francesco Petrarch, and Giovanni Boccaccio is being taught in universities in Lviv, Odesa, Kyiv, and Mariupol. The entire list of significant events is very long indeed.
With his time in office about to expire, Balloni met with Ukrainian colleagues—university rectors from Odesa, Mariupol, and Kyiv. Ivan Vakarchuk, Ukraine’s Minister of Education and Science, was awarded the Star of Italian Glory order for his special merits in the development of Ukrainian–Italian cooperation in education and promotion of the Italian language. This highest reward from the Italian President was presented by Pietro Giovanni Donnici, Italy’s ambassador to Ukraine. In the evening the National Opera team had a surprise for their big Italian friend. They performed opera buffa L’elisir d’amore by Gaetano Donizetti. This was the last joint project of the Institute and the National Opera.
“We are greatly saddened that Mr. Balloni is leaving Ukraine. Thanks to him the best samples of Italian classics appeared on the playbill of our theater,” Petro Chupryna, general director of the National Opera, told The Day. “Today we have seven operas in our repertoire that were staged by Italian directors jointly with Ukrainian musicians and singers. Mario Corradi staged La Gioconda, Turandot, and Faust, Italo Nunziata—Manon Lescaut, Un Ballo in Maschera, Macbeth, and L’elisir d’amore. Let me also tell you that the premiere of Turandot in Kyiv was broadcast on the Italian TV, and the festivals Viva Verdi! and Italian Opera on Kyiv Stage increased the number of classical art fans in Ukraine.
“I hope that the seed that we have sown together on the artistic field will not dry up after Balloni leaves but will grow just as well. Hopefully, by the end of this theatrical season the dream to present Kyiv opera fans with La Cenerentola by Gioachino Rossini will come true. I do hope that in a few years Mr. Balloni will come back to Ukraine because people in Ukraine respect, love, appreciate, and wait to see him again.”
Academician Mykola Zhulynsky stressed that he had the honor to express gratitude to Balloni on behalf of the President of Ukraine for all his efforts to improve cultural cooperation between Italy and Ukraine. Moved to the depth of his heart, Balloni said in Ukrainian: “In L’elisir d’amore, the protagonist, Nemorino, says these words: ‘A tear rolled down my cheek…’ I am deeply moved. After I working in Kyiv for years, I learned more about Ukraine, came to love your culture, art, language, and people. I am leaving, but I leave a part of my heart in Ukraine. Good-bye!”
Photo by Ruslan KANIUKA, The Day
“NICOLA FRANCO BALLONI (LEFT) HAS BEEN INVOLVED IN NUMEROUS EDUCATIONAL, ARTISTIC, AND CULTURAL PROJECTS. IVAN VAKARCHUK, UKRAINE’S MINISTER OF EDUCATION AND SCIENCE, AND PIETRO GIOVANNI DONNICI, ITALY’S AMBASSADOR TO UKRAINE, ARE IN THE CENTER”
Quotidiano "Den" ("Il Giorno" / "The Day), September 22, 2009
Many Ukrainians were saddened to learn that Nicola Franco Balloni, director of the Italian Institute of Culture in Ukraine, is finishing his activities in Kyiv. Balloni’s name is associated with numerous educational and artistic projects, as well as joint events involving prominent cultural figures and scholars. He has also contributed to the improvement of Ukraine–Italy relations. Some readers may remember that thanks to Balloni music fans in Ukraine got acquainted with Stradivari’s legendary violin, cinema buffs—with Sophia Loren, and those interested in history—with a copy of the Scrovegni Chapel in Padua. There have also been many other events that have left an indelible trace in Ukrainian souls.
Thanks to the Institute of Culture, which Balloni headed for several years, Italians learned more about Ukraine, in particular the truth about the 1932–1933 Holodomor. On the other end, in Ukraine, new translations of Italian writers appeared; exhibits and concerts of popular bands were held. Today the language of Alighieri Dante, Francesco Petrarch, and Giovanni Boccaccio is being taught in universities in Lviv, Odesa, Kyiv, and Mariupol. The entire list of significant events is very long indeed.
With his time in office about to expire, Balloni met with Ukrainian colleagues—university rectors from Odesa, Mariupol, and Kyiv. Ivan Vakarchuk, Ukraine’s Minister of Education and Science, was awarded the Star of Italian Glory order for his special merits in the development of Ukrainian–Italian cooperation in education and promotion of the Italian language. This highest reward from the Italian President was presented by Pietro Giovanni Donnici, Italy’s ambassador to Ukraine. In the evening the National Opera team had a surprise for their big Italian friend. They performed opera buffa L’elisir d’amore by Gaetano Donizetti. This was the last joint project of the Institute and the National Opera.
“We are greatly saddened that Mr. Balloni is leaving Ukraine. Thanks to him the best samples of Italian classics appeared on the playbill of our theater,” Petro Chupryna, general director of the National Opera, told The Day. “Today we have seven operas in our repertoire that were staged by Italian directors jointly with Ukrainian musicians and singers. Mario Corradi staged La Gioconda, Turandot, and Faust, Italo Nunziata—Manon Lescaut, Un Ballo in Maschera, Macbeth, and L’elisir d’amore. Let me also tell you that the premiere of Turandot in Kyiv was broadcast on the Italian TV, and the festivals Viva Verdi! and Italian Opera on Kyiv Stage increased the number of classical art fans in Ukraine.
“I hope that the seed that we have sown together on the artistic field will not dry up after Balloni leaves but will grow just as well. Hopefully, by the end of this theatrical season the dream to present Kyiv opera fans with La Cenerentola by Gioachino Rossini will come true. I do hope that in a few years Mr. Balloni will come back to Ukraine because people in Ukraine respect, love, appreciate, and wait to see him again.”
Academician Mykola Zhulynsky stressed that he had the honor to express gratitude to Balloni on behalf of the President of Ukraine for all his efforts to improve cultural cooperation between Italy and Ukraine. Moved to the depth of his heart, Balloni said in Ukrainian: “In L’elisir d’amore, the protagonist, Nemorino, says these words: ‘A tear rolled down my cheek…’ I am deeply moved. After I working in Kyiv for years, I learned more about Ukraine, came to love your culture, art, language, and people. I am leaving, but I leave a part of my heart in Ukraine. Good-bye!”
venerdì 28 agosto 2009
Meraviglie degli istituti all'estero, La Boralevi un addetto culturale?
di Stefano Ciavatta
Istituti di Cultura. Sbaglia il “Corriere”. Il direttore di Rolling Stone fu chiamato per L.A. col precedente governo Berlusconi. Troppa burocrazia: «4 anni per aprire un bar». Nessun veto da sinistra. Con due anni si lavora male. «Meglio quattro, con una manager come la Rummo».
Il Riformista, 28 agosto 2008
«Certo che rinunciai ma si tratta di un evento di sei anni fa! Parliamo addirittura del precedente governo Berlusconi. Al giornalista del Corriere bastava verificare su google...» racconta Carlo Antonelli, direttore del mensile Rolling Stones chiamato in causa in un articolo sulle nuove nomine negli Istituti Culturali italiani sparsi all'estero. «Venivo dalla Sugar e tramite un'amica mi chiesero il curriculum per la direzione dell'Istituto di Cultura di Los Angeles. Mi ero stufato di fare il discografico, ero da pochi mesi direttore di Rs, ma nessuno mi contattò direttamente. Ero un vero outsider, ci misi molti mesi a decidere, il rimborso era molto alto, 14mila euro, ma determinanti per la rinuncia furono motivi personali e familiari».
Cosa voleva dire fare il direttore dell'Istituto di Cultura a L.A.? «Andando lì mi resi conto della potenzialità inespressa, l’Istituto è in una zona fantastica ma è dotato di un budget limitato, con un mandato di soli due anni era difficile lavorare. A 38 anni forse era più un cul de sac». Si parla di una sua militanza a sinistra e di un divieto che la costrinse a rinunciare. «Di certo non avevo nessun piacere a essere un rappresentante di quel governo ma non ho neanche mai avuto contatti da militante con il mondo della sinistra. È comunque incredibile la persistenza di questa micronotizia, anni fa Repubblica ci costruì un teorema: Sugar, Caselli, Craxi, Berlusconi fino a me...un complesso gioco di pedine, ma è una follia dietrologica».
Chi andò poi a Los Angeles? «La valida signora Valenti, un funzionario. La chiara fama fu derubricata allora, non so oggi. Il fatto è che un lavoro di due anni, essendo la nomina legata alle sorti del governo, rischia sempre di essere un compito proibitivo. Ok se si tratta di un parcheggio di lusso, ma se ci vuole investire veramente il discorso cambia. Valenti ha fatto bene perchè conosce i gangli della burocrazia. Io ero l’outsider costretto a un corso accelerato di burocrazia complessa. Solo per aprire un bar ci volevano 4 anni». Ma per un direttore di Rs non era il massimo lavorare a L.A.? «Professionalmente mi sembrava di affrontare un terreno fumoso e complicato, con una burocrazia lenta e un ministero che parlava una lingua incomprensibile, e poi un eccessivo collegamento dell'Istituto con l’incredibile comunità italiana, un pubblico senescente che voleva gli sbandieratori di Pisa e la festa della pizza».
Per la sede di Parigi si parla della riconferma della manager Rummo ma anche dell'affiancamento di Antonellla Boralevi, scrittrice e conduttrice tv. «È un caso, forse un merito l’articolo ce l’ha. Quello di far capire le logiche che intercettai all’epoca. La Rummo è una manager culturale di ottimo livello, ma si trova a doversi scontrare con la cattiva concezione delle nomine di chiara fama, che dovrebbero essere come minimo quadriennali. Una logica che lascia a desiderare sulla effettiva volontà di investire e rendere produttivi questi istituti. Sono luoghi altamente burocratizzati dove un solo manager può battersi davvero, e il problema resta a monte, indipendentemente dalle vecchie logiche politiche di spartizione».
Da Parigi la direttrice Rosanna Rummo afferma che «quattro anni sarebbero un tempo giusto per lasciare un segno. I primi 6 sei mesi se ne vanno solo per organizzare i contatti. I budget sono molto limitati ma è tutto strettamente proporzionale a quanto la cultura viene sostenuta e finanziata in Italia. Non tutti gli istituti poi hanno lo stesso budget, ma tutti hanno vincoli burocratici enormi, amministrativi e giuridici. Non è una vacanza. Per esempio non riusciamo a fare pubblicità, molte spese per gli ospiti sono a carico nostro. Dobbiamo cercare contributi e sponsor in loco». Quindi largo ai manager? «Sanno muoversi con più facilità. Alle Scuderie del Quirinale ero come un Ad. Oggi devo lavorare in condizioni differenti. Sono situazioni complesse, molto più vincolanti per certi aspetti. L'Istituto di Villa Medici a Roma ha il triplo del nostro budget. La realtà francese in Italia è diversa. Sono anni che la cultura subisce la scure della riduzione dei finanziamenti».
Nessuna sovrapposizione con la Boralevi? Per il Corriere si parla di un dirottamento temporaneo all'Ambasciata per evitare contrasti. «Credo che verrà come esperto. Le norme delle ambasciate lo consentono». Intanto il Ministero degli Affari Esteri fa sapere che la voce sulla Boralevi non è priva di fondamento: «presto le ambasciate vedranno potenziale le figure degli addetti culturali», assicura una fonte, «nominati dalla stessa commissione che si occupa degli Istituti di Cultura, con un profilo orientato alla versatilità sui media, alla capacità di trovare sponsor e alla abilità nel gestire pubbliche relazioni».
Istituti di Cultura. Sbaglia il “Corriere”. Il direttore di Rolling Stone fu chiamato per L.A. col precedente governo Berlusconi. Troppa burocrazia: «4 anni per aprire un bar». Nessun veto da sinistra. Con due anni si lavora male. «Meglio quattro, con una manager come la Rummo».
Il Riformista, 28 agosto 2008
«Certo che rinunciai ma si tratta di un evento di sei anni fa! Parliamo addirittura del precedente governo Berlusconi. Al giornalista del Corriere bastava verificare su google...» racconta Carlo Antonelli, direttore del mensile Rolling Stones chiamato in causa in un articolo sulle nuove nomine negli Istituti Culturali italiani sparsi all'estero. «Venivo dalla Sugar e tramite un'amica mi chiesero il curriculum per la direzione dell'Istituto di Cultura di Los Angeles. Mi ero stufato di fare il discografico, ero da pochi mesi direttore di Rs, ma nessuno mi contattò direttamente. Ero un vero outsider, ci misi molti mesi a decidere, il rimborso era molto alto, 14mila euro, ma determinanti per la rinuncia furono motivi personali e familiari».
Cosa voleva dire fare il direttore dell'Istituto di Cultura a L.A.? «Andando lì mi resi conto della potenzialità inespressa, l’Istituto è in una zona fantastica ma è dotato di un budget limitato, con un mandato di soli due anni era difficile lavorare. A 38 anni forse era più un cul de sac». Si parla di una sua militanza a sinistra e di un divieto che la costrinse a rinunciare. «Di certo non avevo nessun piacere a essere un rappresentante di quel governo ma non ho neanche mai avuto contatti da militante con il mondo della sinistra. È comunque incredibile la persistenza di questa micronotizia, anni fa Repubblica ci costruì un teorema: Sugar, Caselli, Craxi, Berlusconi fino a me...un complesso gioco di pedine, ma è una follia dietrologica».
Chi andò poi a Los Angeles? «La valida signora Valenti, un funzionario. La chiara fama fu derubricata allora, non so oggi. Il fatto è che un lavoro di due anni, essendo la nomina legata alle sorti del governo, rischia sempre di essere un compito proibitivo. Ok se si tratta di un parcheggio di lusso, ma se ci vuole investire veramente il discorso cambia. Valenti ha fatto bene perchè conosce i gangli della burocrazia. Io ero l’outsider costretto a un corso accelerato di burocrazia complessa. Solo per aprire un bar ci volevano 4 anni». Ma per un direttore di Rs non era il massimo lavorare a L.A.? «Professionalmente mi sembrava di affrontare un terreno fumoso e complicato, con una burocrazia lenta e un ministero che parlava una lingua incomprensibile, e poi un eccessivo collegamento dell'Istituto con l’incredibile comunità italiana, un pubblico senescente che voleva gli sbandieratori di Pisa e la festa della pizza».
Per la sede di Parigi si parla della riconferma della manager Rummo ma anche dell'affiancamento di Antonellla Boralevi, scrittrice e conduttrice tv. «È un caso, forse un merito l’articolo ce l’ha. Quello di far capire le logiche che intercettai all’epoca. La Rummo è una manager culturale di ottimo livello, ma si trova a doversi scontrare con la cattiva concezione delle nomine di chiara fama, che dovrebbero essere come minimo quadriennali. Una logica che lascia a desiderare sulla effettiva volontà di investire e rendere produttivi questi istituti. Sono luoghi altamente burocratizzati dove un solo manager può battersi davvero, e il problema resta a monte, indipendentemente dalle vecchie logiche politiche di spartizione».
Da Parigi la direttrice Rosanna Rummo afferma che «quattro anni sarebbero un tempo giusto per lasciare un segno. I primi 6 sei mesi se ne vanno solo per organizzare i contatti. I budget sono molto limitati ma è tutto strettamente proporzionale a quanto la cultura viene sostenuta e finanziata in Italia. Non tutti gli istituti poi hanno lo stesso budget, ma tutti hanno vincoli burocratici enormi, amministrativi e giuridici. Non è una vacanza. Per esempio non riusciamo a fare pubblicità, molte spese per gli ospiti sono a carico nostro. Dobbiamo cercare contributi e sponsor in loco». Quindi largo ai manager? «Sanno muoversi con più facilità. Alle Scuderie del Quirinale ero come un Ad. Oggi devo lavorare in condizioni differenti. Sono situazioni complesse, molto più vincolanti per certi aspetti. L'Istituto di Villa Medici a Roma ha il triplo del nostro budget. La realtà francese in Italia è diversa. Sono anni che la cultura subisce la scure della riduzione dei finanziamenti».
Nessuna sovrapposizione con la Boralevi? Per il Corriere si parla di un dirottamento temporaneo all'Ambasciata per evitare contrasti. «Credo che verrà come esperto. Le norme delle ambasciate lo consentono». Intanto il Ministero degli Affari Esteri fa sapere che la voce sulla Boralevi non è priva di fondamento: «presto le ambasciate vedranno potenziale le figure degli addetti culturali», assicura una fonte, «nominati dalla stessa commissione che si occupa degli Istituti di Cultura, con un profilo orientato alla versatilità sui media, alla capacità di trovare sponsor e alla abilità nel gestire pubbliche relazioni».
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