ROMA\ aise\20 luglio 2011 - Un’azione coordinata, una programmazione di lungo respiro, un’offerta culturale diversificata, corsi di lingua standard e un’unica certificazione, personale qualificato. Questo, in estrema sintesi, aiuterebbe il lavoro che gli 89 Istituti Italiani di Cultura svolgono all’estero per promuovere la lingua e cultura italiana. Oltre alle risorse, ovviamente: tema, questo, su cui i direttori che oggi hanno partecipato all’audizione di fronte alle Commissioni Esteri e Cultura della Camera hanno mostrato di avere una certa rassegnazione.
L’audizione fa seguito a quella del Ministro Frattini resa il 6 luglio scorso, sempre nell’ambito dell'indagine conoscitiva su "Promozione della cultura e della lingua italiana all’estero".
Per l’occasione sono giunti a Roma Melita Palestini (Atene), Salvatore Schirmo (Barcellona), Rossana Rummo (Parigi) e Giuseppe Di Lella, già direttore a Madrid. Salutati dalla presidente Aprea (Cultura) e dal vicepresidente Narducci (Esteri), i direttori hanno svolto le loro riflessioni, partendo ovviamente dall’esperienza personale nei diversi Paesi in cui operano o hanno operato.
Melita Palestini, negli IIC da 20 anni ora ad Atene, ha richiamato le parole del Ministro e la strategia del "fare sistema" per sostenere che "tutti noi già lo facciamo". Così come nessuno, ha aggiunto, "con la crisi che corre si aspetta un aumento del finanziamento dal Mae".
La grande risorsa cui guardare, per Palestini, è invece rappresentata dalle regioni. "A volte arrivano nei Paesi esteri e non hanno punti di riferimento, quando le delegazioni regionali hanno grandi potenzialità e risorse. Alcune sanno che ci sono gli IIC e si rivolgono a noi che siamo inseriti nella struttura sociale del paese che ci ospita". Altre invece no.
"Gli IIC sono 89 vetrine nel mondo: le regioni – ha aggiunto la direttrice - hanno potenzialità culturali, turistiche, hanno università locali da promuovere, piccole e medie imprese. Certo, non tocca a noi coordinare l’azione politica all’estero, quello è il compito della Farnesina. Ma potremmo rappresentare per le regioni un punto di proiezione, una vetrina. Saremmo dei collaboratori in grado di dare spazio e visibilità all’Italia "minore", non per importanza, ma perché poco conosciuta". Poco sfruttate, invece, le collaborazioni con le università e i loro professori che potrebbero illustrare "il progresso dell’Italia".
Direttore a Barcellona, Salvatore Schirmo ha ricordato che l’ultima volta che il Parlamento ha sentito gli IIC risaliva al 2004. "Saprete che gli istituti sono regolati dalle Legge 401; allora era ministro De Michelis. La legge fu attuata da Spinetti, ora ambasciatore in pensione, e da Lo Monaco, ora alla Direzione Generale del Mae (Sistema Paese)". La legge, ha aggiunto, "ha un impianto che regge ancora" e dal 90 in poi "ha garantito una nostra presenza sul territorio, importante, non virtuale. Perché il nostro è un lavoro di relazioni, tessute giorno per giorno". Per questo, per Schirmo, l’idea degli "Hub" o degli istituti-modello in poche città, a coordinare le altre presenze dislocate sul territorio pone qualche perplessità perché "non può mancare la presenza sul territorio". certo, l’informatica annulla le distanze, ma nulla può più del vedersi e parlarsi vis a vis, "se no si potrebbe fare tutto da Roma".
Certo, "occorre attualizzare la figura e l’azione degli IIC" in modo tale da "confermare il loro ruolo di perno su cui far ruotare la promozione culturale e linguistica". Con risorse adeguate. Da tempo, gli IIC si confrontano con quelle messe in campo dai "colleghi" stranieri: "a Barcellona i francesi stanno in palazzo di sette piani, che io chiamo Ministero. Hanno pure il coordinatore per la lingua business oriented. Per noi competere è difficile. Lo facciamo, ma è difficile". Quello che complica il lavoro è che gli IIC "operano con risorse incerte: la dotazione ministeriale fino a due tre anni fa ci garantiva uno zoccolo duro su cui operare, cui si aggiungevano gli introiti dei corsi, che sono variabili. Ora è incerta pure la dotazione del Mae, dunque le nostre programmazioni sono necessariamente di corto respiro per rispettare sacra legge della copertura della spesa. Non mi scrivo nella lista di chi vuole i fondi ministeriali, per carità, ma anche per chiedere sponsor ci vogliono eventi di grande respiro. Se non lo sono, e coi tempi che corrono, come facciamo a chiedere una sponsorizzazione alle imprese?".
Per dare la misura della situazione, Schirmo ha spiegato che Barcellona si autofinanzia per l’87% e che i soldi del Mae bastano per due mesi. "Praticamente se ci tolgono il contributo ministeriale nulla ci differenzierebbe da una Spa!".
Già direttore a Madrid, curatore di una mostra su Galileo che ha stregato la Spagna (e che la presidente Aprea voleva tanto vedere anche in Italia, al Parlamento, ma "purtroppo non ci sono i soldi") Giuseppe Di Lella ha posto l’accento sul patrimonio immobiliare degli IIC e sulle collaborazioni con le Fondazioni Bancarie.
"La sede di Madrid – ha detto – è ricca dal punto di vista patrimoniale ma povera di finanziamento. La sede dell’IIC vale 100 milioni di euro e costa uno sproposito di manutenzione. Il teatro, che usiamo per la maggior parte degli eventi interni, l’ha ristrutturato Missoni", ha aggiunto Di Lella secondo cui sarebbe meglio vendere e pagare un affitto.
"A Madrid siamo arrivati a 1 milione e 200mila euro sponsor all’anno", ha aggiunto, spiegando il ruolo importante delle Fondazioni Bancarie che in Spagna destinano una percentuale degli incassi non all’acquisto di opere d’arte per incrementare il loro patrimonio, ma alla promozione di eventi culturali. Che, però, devono essere di un certo peso: "è più difficile avere 30mila euro che 300mila: le Fondazioni vogliono i grandi eventi, che hanno un ritorno significativo per lo sponsor".
Un'altra questione aperta, per Di Lella è la mancanza di programmazione e il frequente turn over di direttori e addetti che arrivano da Roma "che tra l’altro costano molto. Meglio puntare sulla qualità del personale locale, che alla fine sono quelli rimangono, il filo rosso che unisce le varie direzioni".
Sta per lasciare Parigi dopo quattro anni Rossana Rummo, un’esperienza "impegnativa, ma importante" da cui ha desunto alcuni punti su cui intervenire: "gli IIC devono agire al di là della comunità italiana presente sul territorio, ma proiettare la loro offerta ai "locali". In passato gli IIC erano club di italiani all’estero, che sono importanti e fondamentali, ma lo scopo degli istituti è promuovere l’internazionalizzazione verso una cultura che non è la nostra". Al secondo punto, Rummo inserisce l’offerta culturale diversificata: "gli Istituti dovrebbero proporre, in base alle esigenze del territorio, un panorama della cultura italiana ampio e qualificato", avendo cura di inserire "accanto alla promozione dei grandi nomi, anche quelli dei nostri giovani talenti emergenti".
Sul fronte-lingua, Rummo ha spiegato che gli IIC "traggono profitto dai corsi, che possono essere affidati a strutture esterne o essere gestiti direttamente da noi, attraverso il reclutamento degli insegnati con concorso pubblico. Parigi recluta direttamente e gestisce internamente, ma quando sono arrivata le stanze destinate alle lezioni non erano degne di noi: come ci presentiamo – ha ricordato Rummo passando al quarto punto – è fondamentale: servono le infrastrutture tecnologiche, di offerte e di servizi che un paese civile europeo come l’Italia deve dare".
L’Italia, per Rummo, dovrebbe anche impegnarsi sulla certificazione: "in Italia se ne occupano 4 enti: ogni anno dobbiamo far venire gli insegnati nelle due università che se ne occupano e spendiamo soldi risparmiabili. Che si faccia una certificazione unica, che sia data anche ai corsi degli IIC, anche perchè all’estero ci sono molti enti privati che fanno corsi e che raccolgono molto pubblico, giocando anche sulle assonanze del loro nome (come "centro culturale italiano" - ndr)". D’accordo con Frattini che per le scuole italiane all’estero la scelta non potrà che essere il bilinguismo, Rummo ha spiegato ai parlamentari che sarebbe di aiuto per trovare sponsor anche la defiscalizzazione delle loro donazioni, come accade in Francia dove viene applicato un bel -64%.
I numeri di Parigi riferiscono di un contributo Mae di 360mila euro; le sponsorizzazioni sono passate dal 5% del 2008 al 13% di oggi "ma con grandi sforzi".
Anche Rummo, come Di Lella, ha parlato del personale locale: "da Roma arrivano addetti con buona volontà, ma scarsa capacità di organizzazione culturale e sulla comunicazione. Parlo di una formazione non in teoria, ma pratica: servono persone già impiegate, sappiano fare un piano di comunicazione, un piano stampa, organizzare mostre. Serve formazione e riqualificazione soprattutto per il personale a contratto locale che non ha nessun incentivo: loro rimarranno nella sede, ma hanno la carriera bloccata e non qualificata. Bisogna rivedere questo aspetto per incentivarli, non solo economicamente, ma soprattutto professionalmente".
Quanto alla razionalizzazione, Rummo ha detto che "la Francia ha chiuso molte più sedi delle nostre. D’altra parte è una tendenza che ci accomuna tutti. Ma a livello nazionale l’intervento di tutti soggetti coinvolti - Mae Mibac e Regioni - richiede un intervento più sostanziale". (ma.cip.\aise)
giovedì 28 luglio 2011
LINGUA E CULTURA: PARLANO I DIRETTORI DEGLI IIC
mercoledì 6 luglio 2011
LINGUA E CULTURA/ FRATTINI ALLA CAMERA: RIVEDERE L’ASSETTO DEGLI IIC SUL TERRITORIO/ POLI E HUB CULTURALI IN OGNI PAESE
ROMA\ aise\ 6 luglio 2011- L’Italia è consapevole di avere un patrimonio tra le mani, ma anche di dover cambiare strategia per farlo fruttare. È quanto emerge dall’intervento del Ministro degli Esteri Franco Frattini che oggi è intervenuto alla Camera di fronte alle Commissione Esteri e Cultura che hanno finalmente avviato l’indagine conoscitiva sulla promozione della lingua e cultura italiana all’estero, deliberata l’8 febbraio scorso.
Un’indagine che avrebbe dovuto concludersi il 31 luglio e che, come annunciato dal presidente della III Commissione Stefani, verrà senz’altro prorogata.
Nel suo intervento, Frattini ha ribadito l’importanza della promozione culturale come strumento di politica estera, riassunto i punti prioritari contenuti in un documento diramato a tutta la rete diplomatico-culturale all’estero, citato esempi "virtuosi" di diffusione della lingua e i risultati conseguiti negli ultimi anni, gli accordi di collaborazione con gli altri Ministeri e con le università.
Parola d’ordine, anche qui, è fare sistema.
"La cultura è biglietto da visita straordinario per l’Italia nel mondo", ha esordito il Ministro. "Anche per questo ho voluto mantenere sotto la mia diretta responsabilità l’attività di promozione culturale che non rappresenta solo la valorizzazione dell’eredità ricevuta dal passato, ma anche l’espressione delle potenzialità del nostro Paese". Cultura, insomma, come "concetto dinamico, creatività e potenzialità del Sistema Paese e delle sue componenti: industriali, enti locali e tradizioni, università e ricerca", ma anche come "strumento di politica estera perché apre opportunità di dialogo politico tra Governi e popoli", come, ad esempio, "l’Italia fa nel Mediterraneo".
Porprio perché la "cultura deve essere vista in un approccio di sistema", Frattini ha ricordato di aver "promosso e richiesto che, nell’ambito della prima fase della riforma del Mae, ci fosse una rivisitazione e un potenziamento sistematico dei nostri strumenti: la rete degli IIC, i lettorati di italiano, e poi scuole e addetti scientifici".
"I nostri obiettivi – ha spiegato – sono contenuti in documento programmatico che contiene le linee guida per la promozione linguistica e culturale approvato all’unanimità dalla Commissione Nazionale per la promozione culturale e diramato alla rete Mae all’estero".
Sette i punti del documento, sintetizzati dal Ministro: capire come in ogni area del mondo la proiezione culturale può aiutare a consolidare gli obiettivi di politica estera; attuare una visione di insieme tra il sistema culturale e il processo di internazionalizzazione delle imprese; incoraggiare i parternariati tra pubblico e privato per eventi e attività; promuovere iniziative visibili e continuative e non eventi episodici o salutari; avere una "visione manageriale" nella promozione della nostra cultura; lavorare sulla comunicazione per migliorare l’immagine e la percezione del nostro Paese; rafforzare gli strumenti per attirare studenti stranieri in Italia, lavorando sul potenziamento delle borse di studio.
Su questo ultimo punto, Frattini ha ammesso che "per ragioni di bilancio facciamo molto meno di quanto vorremmo. Abbiamo, però, registrato l’interesse delle grandi imprese italiane a cofinanziare borse di studio per master post universitari".
Frattini ha quindi citato il caso cinese (dove sono state moltiplicate le borse di studio per venire in Italia), quello statunitense (dove l’italiano è tra le prime quattro lingue straniere studiate) e Israele (paese in cui negli esami della licenza media-superiore di quest’anno ci sarà quello di italiano).
Quanto alla collaborazione scientifica e tecnologica, che compone lato sensu l’offerta culturale, Frattini ha detto che "saranno potenziati gli addetti scientifici nelle Ambasciate" perché "dobbiamo essere conosciuti meglio per l’alta tecnologia e la ricerca". In particolare, il Mae sta aiutando il Polo di Trieste a internazionalizzarsi ancora di più affinché "diventi polo di attrazione per scienziati di tutto il mondo".
Come Ministero, ha aggiunto,"lavoriamo ai protocolli di accordo, ma lo possiamo fare solo riconoscendo alla rete – ambasciate, consolati, IIC, scuole, lettorati e addetti – il ruolo di garanti dell’attuazione delle linee guida a livello territoriale di ciascun Paese".
Gli Istituti Italiani di Cultura. "Sono i punti di forza della rete: ne abbiamo 89 che operano in 60 Paesi. Oggettivamente – ha ammesso Frattini – la rete soffre di carenze strutturali gravi. La distribuzione sul territorio non corrisponde più al mondo della legge 401/90. È chiaro che il loro assetto deve rinnovarsi alla luce del cambiamento geo-strategico nel mondo". Per questo, ha aggiunto, "l’anno scorso ho nominato un addetto culturale ad Abu Dhabi, competente anche per Kwait e Qatar". Per questo "non è pensabile non avere un IIc ad Hong Kong o essere presenti in India solo a New Delhi. Presto lo saremo anche a Mumbai e in Vietnam, Paese che per l’interesse economico nazionale sta assumendo grande importanza".
Nuove aperture anche in Medio Oriente: "ci sarà un IIC in Giordania, per le tradizione e i legami storici con quel Paese, ma anche nei Territori Palestinesi. Se sosteniamo la costituzione di uno Stato Palestinese, cominciamo col promuovere la nostra cultura in un territorio segnato dalla presenza di luoghi santi per la cristianità". E nel Maghreb: "fino all’anno scorso non c’era una presenza adeguata, ma solo IIC gestiti burocraticamente. Ora l’Istituto di Tunisi, affidato per chiara fama, ha un ruolo di hub culturale per tutto il Nord Africa e già sta producendo risultati importanti".
Nel resto del mondo, soprattutto nei Paesi di emigrazione, gli IIC non saranno depotenziati ma trasformati in "veri e propri poli culturali". Dunque, "in Germania o in Francia non è che chiuderemo tutti gli IIC tranne Berlino; al contrario, Berlino sarà un centro e polo culturale che irradierà i centri minori che, è chiaro, non potranno avere la dimensione, la forza e l’autonomia di un IIC. Idem negli Usa: rafforziamo New York e Los Angeles, creiamo una struttura forte a Washington, dando a queste sedi la capacità di irradiarsi nel Paese".
I nuovi Poli dovranno necessariamente "interagire con gli altri attori della promozione del Sistema Paese, cioè le camere di commercio e l’Enit e i futuri uffici commerciali all’estero che saranno creati nelle ambasciate al posto dell’Ice. Evitiamo duplicazioni".
Scuole italiane all’estero. "Si tratta di un grande patrimonio che, anche attraverso una riflessione con il Ministro Gelmini, intendiamo potenziare, con la revisione dei meccanismi di gestione, dove oggettivamente qualche punto debole c’è. La Scuole devono trasformarsi in modello bilingue: accanto all’italiano si studia nella lingua madre del paese. È un obiettivo ambizioso, ma abbiamo i nostri modelli di eccellenza: Madrid, Barcellona, Parigi, Zurigo, Addis Abeba. Inoltre, puntiamo a inserire l’italiano e altre materie curriculari nei programmi scolastici delle scuole straniere".
Frattini ha quindi rivendicato la sua scelta di "potenziare con convinzione il ruolo della Commissione Naizonale per la promozione della cult italiana all’estero, organo consultivo importante, che ha ottenuto il peso e la dignità che merita. Ho riattivato al suo interno i gruppi di lavoro che potranno seguire settore per settore la programmazione dell’offerta e dare pareri per la programmazione annuale".
Accordi interministeriali. "Con Mibac e Miur abbiamo siglato protocolli di intesa e attivato gruppi di lavoro; con la Farnesina lavorano alla promozione del nostro patrimonio culturale, alla valorizzazione del cinema e dei prodotti editoriali, penso alle Fiere del libro. Con il Miur, in particolare, c’è la collaborazione interuniversitaria e scientifica, oltre che scolastica per internazionalizzare meglio il nostro sistema universitario. Abbiamo atenei di eccellenza e vogliamo renderli meglio noti e competitivi nel mercato della conoscenza. Siamo molto soddisfatti del risultato-2010: hanno studiato in Italia studenti proveniente da più di 100 Paesi". Maggiori presenze da Cina, Africa, Federazione Russa e Usa.
Tra i protocolli recenti quello col Ministero del Turismo per "usare" la cultura per attirare turisti in Italia.
Tra gli obiettivi del Mae anche quello di "stimolare regioni ed enti locali, perché la promozione culturale non è omologazione; l’Italia è ricca per le sue diversità che le regioni possono rappresentare. L’accordo con regioni e singoli contatti sta portando dei primi risultati importanti".
Dante Alighieri. "Vogliamo rafforzare la collaborazione con la Dante Alighieri", ha detto Frattini. "È un’istituzione importante con cui abbiamo una convenzione per rafforzare collaborazione linguistica e culturale. La Dante ha un valore aggiunto: può supplire nelle aree dove non c’è un IIC; con una convenzione, la Dante diventa parte della nostra rete".
Ricerca scientifica. "Una rete mondiale di scienziati, borsiti, ricercatori è ciò che cerchiamo di consolidare", ha proseguito il Ministro. "Non si tratta solo di cervelli da far rientrare, ma di una rete di ambasciatori della scienza e della ricerca italiana in ogni parte del mondo".
La lingua italiana nel mondo. "La diffusione della nostra lingua sta crescendo: abbiamo appena avviato un indagine (Italiano 2011) che metteremo a disposizione del Parlamento. Si tratta di un quadro completo di dove e quanto è insegnato l’italiano in ciascun Paese. Nell’ultimo anno abbiamo consolidato un numero ambizioso: 261 lettori di ruolo , 293 istituzioni scolastiche, corsi per adulti degli IIC e della Dante. Il numero degli studenti di italiano è vicino ai 280mila".
Corsi per italiani all’estero. "Ne organizziamo moltissimi, il bacino di utenza è molto grande. L’italiano è insegnato nelle scuole locali in molti Paesi e ci fa piacere che non sia considerato più la lingua degli emigrati ma una lingua di cultura. Nel 2010, 377mila studenti italiani all’estero hanno frequentato i corsi di lingua. 4700 i docenti. 229 gli enti gestori. La rete dei corsi per italiani all’estero è una realtà da preservare, ove ci fossero mai tentativi di tagli. Costano poco: il Mae spende 16,3 milioni di euro che non è una grande cifra, per altro molto ben spesa".
Settimana della lingua e cultura italiana nel mondo. "La prossima edizione sarà in autunno e lo slogan sarà "Buon compleanno Italia", per i 150 anni dell’Unità. Sarà un’occasione importante in cui tutti gli attori pubblici e privati operanti all’estero verranno messi in rete e invitati a partecipare. L’anno prossimo – ha annunciato infine Frattini – la Settimana sarà dedicata a "L’Italia dei territori e l’Italia del futuro". (m.c.\aise)
Un’indagine che avrebbe dovuto concludersi il 31 luglio e che, come annunciato dal presidente della III Commissione Stefani, verrà senz’altro prorogata.
Nel suo intervento, Frattini ha ribadito l’importanza della promozione culturale come strumento di politica estera, riassunto i punti prioritari contenuti in un documento diramato a tutta la rete diplomatico-culturale all’estero, citato esempi "virtuosi" di diffusione della lingua e i risultati conseguiti negli ultimi anni, gli accordi di collaborazione con gli altri Ministeri e con le università.
Parola d’ordine, anche qui, è fare sistema.
"La cultura è biglietto da visita straordinario per l’Italia nel mondo", ha esordito il Ministro. "Anche per questo ho voluto mantenere sotto la mia diretta responsabilità l’attività di promozione culturale che non rappresenta solo la valorizzazione dell’eredità ricevuta dal passato, ma anche l’espressione delle potenzialità del nostro Paese". Cultura, insomma, come "concetto dinamico, creatività e potenzialità del Sistema Paese e delle sue componenti: industriali, enti locali e tradizioni, università e ricerca", ma anche come "strumento di politica estera perché apre opportunità di dialogo politico tra Governi e popoli", come, ad esempio, "l’Italia fa nel Mediterraneo".
Porprio perché la "cultura deve essere vista in un approccio di sistema", Frattini ha ricordato di aver "promosso e richiesto che, nell’ambito della prima fase della riforma del Mae, ci fosse una rivisitazione e un potenziamento sistematico dei nostri strumenti: la rete degli IIC, i lettorati di italiano, e poi scuole e addetti scientifici".
"I nostri obiettivi – ha spiegato – sono contenuti in documento programmatico che contiene le linee guida per la promozione linguistica e culturale approvato all’unanimità dalla Commissione Nazionale per la promozione culturale e diramato alla rete Mae all’estero".
Sette i punti del documento, sintetizzati dal Ministro: capire come in ogni area del mondo la proiezione culturale può aiutare a consolidare gli obiettivi di politica estera; attuare una visione di insieme tra il sistema culturale e il processo di internazionalizzazione delle imprese; incoraggiare i parternariati tra pubblico e privato per eventi e attività; promuovere iniziative visibili e continuative e non eventi episodici o salutari; avere una "visione manageriale" nella promozione della nostra cultura; lavorare sulla comunicazione per migliorare l’immagine e la percezione del nostro Paese; rafforzare gli strumenti per attirare studenti stranieri in Italia, lavorando sul potenziamento delle borse di studio.
Su questo ultimo punto, Frattini ha ammesso che "per ragioni di bilancio facciamo molto meno di quanto vorremmo. Abbiamo, però, registrato l’interesse delle grandi imprese italiane a cofinanziare borse di studio per master post universitari".
Frattini ha quindi citato il caso cinese (dove sono state moltiplicate le borse di studio per venire in Italia), quello statunitense (dove l’italiano è tra le prime quattro lingue straniere studiate) e Israele (paese in cui negli esami della licenza media-superiore di quest’anno ci sarà quello di italiano).
Quanto alla collaborazione scientifica e tecnologica, che compone lato sensu l’offerta culturale, Frattini ha detto che "saranno potenziati gli addetti scientifici nelle Ambasciate" perché "dobbiamo essere conosciuti meglio per l’alta tecnologia e la ricerca". In particolare, il Mae sta aiutando il Polo di Trieste a internazionalizzarsi ancora di più affinché "diventi polo di attrazione per scienziati di tutto il mondo".
Come Ministero, ha aggiunto,"lavoriamo ai protocolli di accordo, ma lo possiamo fare solo riconoscendo alla rete – ambasciate, consolati, IIC, scuole, lettorati e addetti – il ruolo di garanti dell’attuazione delle linee guida a livello territoriale di ciascun Paese".
Gli Istituti Italiani di Cultura. "Sono i punti di forza della rete: ne abbiamo 89 che operano in 60 Paesi. Oggettivamente – ha ammesso Frattini – la rete soffre di carenze strutturali gravi. La distribuzione sul territorio non corrisponde più al mondo della legge 401/90. È chiaro che il loro assetto deve rinnovarsi alla luce del cambiamento geo-strategico nel mondo". Per questo, ha aggiunto, "l’anno scorso ho nominato un addetto culturale ad Abu Dhabi, competente anche per Kwait e Qatar". Per questo "non è pensabile non avere un IIc ad Hong Kong o essere presenti in India solo a New Delhi. Presto lo saremo anche a Mumbai e in Vietnam, Paese che per l’interesse economico nazionale sta assumendo grande importanza".
Nuove aperture anche in Medio Oriente: "ci sarà un IIC in Giordania, per le tradizione e i legami storici con quel Paese, ma anche nei Territori Palestinesi. Se sosteniamo la costituzione di uno Stato Palestinese, cominciamo col promuovere la nostra cultura in un territorio segnato dalla presenza di luoghi santi per la cristianità". E nel Maghreb: "fino all’anno scorso non c’era una presenza adeguata, ma solo IIC gestiti burocraticamente. Ora l’Istituto di Tunisi, affidato per chiara fama, ha un ruolo di hub culturale per tutto il Nord Africa e già sta producendo risultati importanti".
Nel resto del mondo, soprattutto nei Paesi di emigrazione, gli IIC non saranno depotenziati ma trasformati in "veri e propri poli culturali". Dunque, "in Germania o in Francia non è che chiuderemo tutti gli IIC tranne Berlino; al contrario, Berlino sarà un centro e polo culturale che irradierà i centri minori che, è chiaro, non potranno avere la dimensione, la forza e l’autonomia di un IIC. Idem negli Usa: rafforziamo New York e Los Angeles, creiamo una struttura forte a Washington, dando a queste sedi la capacità di irradiarsi nel Paese".
I nuovi Poli dovranno necessariamente "interagire con gli altri attori della promozione del Sistema Paese, cioè le camere di commercio e l’Enit e i futuri uffici commerciali all’estero che saranno creati nelle ambasciate al posto dell’Ice. Evitiamo duplicazioni".
Scuole italiane all’estero. "Si tratta di un grande patrimonio che, anche attraverso una riflessione con il Ministro Gelmini, intendiamo potenziare, con la revisione dei meccanismi di gestione, dove oggettivamente qualche punto debole c’è. La Scuole devono trasformarsi in modello bilingue: accanto all’italiano si studia nella lingua madre del paese. È un obiettivo ambizioso, ma abbiamo i nostri modelli di eccellenza: Madrid, Barcellona, Parigi, Zurigo, Addis Abeba. Inoltre, puntiamo a inserire l’italiano e altre materie curriculari nei programmi scolastici delle scuole straniere".
Frattini ha quindi rivendicato la sua scelta di "potenziare con convinzione il ruolo della Commissione Naizonale per la promozione della cult italiana all’estero, organo consultivo importante, che ha ottenuto il peso e la dignità che merita. Ho riattivato al suo interno i gruppi di lavoro che potranno seguire settore per settore la programmazione dell’offerta e dare pareri per la programmazione annuale".
Accordi interministeriali. "Con Mibac e Miur abbiamo siglato protocolli di intesa e attivato gruppi di lavoro; con la Farnesina lavorano alla promozione del nostro patrimonio culturale, alla valorizzazione del cinema e dei prodotti editoriali, penso alle Fiere del libro. Con il Miur, in particolare, c’è la collaborazione interuniversitaria e scientifica, oltre che scolastica per internazionalizzare meglio il nostro sistema universitario. Abbiamo atenei di eccellenza e vogliamo renderli meglio noti e competitivi nel mercato della conoscenza. Siamo molto soddisfatti del risultato-2010: hanno studiato in Italia studenti proveniente da più di 100 Paesi". Maggiori presenze da Cina, Africa, Federazione Russa e Usa.
Tra i protocolli recenti quello col Ministero del Turismo per "usare" la cultura per attirare turisti in Italia.
Tra gli obiettivi del Mae anche quello di "stimolare regioni ed enti locali, perché la promozione culturale non è omologazione; l’Italia è ricca per le sue diversità che le regioni possono rappresentare. L’accordo con regioni e singoli contatti sta portando dei primi risultati importanti".
Dante Alighieri. "Vogliamo rafforzare la collaborazione con la Dante Alighieri", ha detto Frattini. "È un’istituzione importante con cui abbiamo una convenzione per rafforzare collaborazione linguistica e culturale. La Dante ha un valore aggiunto: può supplire nelle aree dove non c’è un IIC; con una convenzione, la Dante diventa parte della nostra rete".
Ricerca scientifica. "Una rete mondiale di scienziati, borsiti, ricercatori è ciò che cerchiamo di consolidare", ha proseguito il Ministro. "Non si tratta solo di cervelli da far rientrare, ma di una rete di ambasciatori della scienza e della ricerca italiana in ogni parte del mondo".
La lingua italiana nel mondo. "La diffusione della nostra lingua sta crescendo: abbiamo appena avviato un indagine (Italiano 2011) che metteremo a disposizione del Parlamento. Si tratta di un quadro completo di dove e quanto è insegnato l’italiano in ciascun Paese. Nell’ultimo anno abbiamo consolidato un numero ambizioso: 261 lettori di ruolo , 293 istituzioni scolastiche, corsi per adulti degli IIC e della Dante. Il numero degli studenti di italiano è vicino ai 280mila".
Corsi per italiani all’estero. "Ne organizziamo moltissimi, il bacino di utenza è molto grande. L’italiano è insegnato nelle scuole locali in molti Paesi e ci fa piacere che non sia considerato più la lingua degli emigrati ma una lingua di cultura. Nel 2010, 377mila studenti italiani all’estero hanno frequentato i corsi di lingua. 4700 i docenti. 229 gli enti gestori. La rete dei corsi per italiani all’estero è una realtà da preservare, ove ci fossero mai tentativi di tagli. Costano poco: il Mae spende 16,3 milioni di euro che non è una grande cifra, per altro molto ben spesa".
Settimana della lingua e cultura italiana nel mondo. "La prossima edizione sarà in autunno e lo slogan sarà "Buon compleanno Italia", per i 150 anni dell’Unità. Sarà un’occasione importante in cui tutti gli attori pubblici e privati operanti all’estero verranno messi in rete e invitati a partecipare. L’anno prossimo – ha annunciato infine Frattini – la Settimana sarà dedicata a "L’Italia dei territori e l’Italia del futuro". (m.c.\aise)
venerdì 18 febbraio 2011
I NOSTRI ISTITUTI DI CULTURA ACCUSATI A TORTO
Articolo di Piero Ottone pubblicato da Repubblica il 29 gennaio 2011.
Per leggere l'articolo cliccare qui.
Per leggere l'articolo cliccare qui.
lunedì 2 agosto 2010
TAGLI ALLA DANTE ALIGHIERI IMPOSTI DALLA MANOVRA
I TAGLI ALLA DANTE ALIGHIERI IMPOSTI DALLA MANOVRA – LA FARNESINA SA QUANTO VALE LA SUA AZIONE: IL SOTTOSEGRETARIO MANTICA RISPONDE ALL’ON. NARDUCCI (PD)/ LA REPLICA: IL GOVERNO PREDICA BENE E RAZZOLA MALE
ROMA\ aise\ 30 luglio 2010 - I tagli del 50% alle risorse della Società Dante Alighieri sono imposti dalla manovra economica che li prevede per tutti gli enti culturali destinatari di contributi annuali. È toccato al sottosegretario Alfredo Mantica rispondere ieri in Commissione esteri alla interrogazione presentata dall’onorevole Franco Narducci che nei giorni scorsi aveva raccolto il grido d’allarme del segretario generale della Dante, Masi, circa le dotazioni finanziarie della Società (vedi Aise del 26 luglio h.19.42).
Mantica ha ricordato che ad essere "ritoccato" è stato il capitolo 1163 del Ministero degli Esteri riguardante i contributi ad enti tra cui la Società Dante Alighieri. "A fronte di questa riduzione del 50% sul capitolo, il Ministero degli Affari Esteri ha emanato lo scorso 30 giugno un decreto di ripartizione annuale dello stanziamento di contributi ispirato al criterio della distribuzione lineare del taglio imposto. La manovra stabiliva infatti che tale decreto dovesse essere emanato entro 60 giorni. Tale decreto annuale – ha specificato il sottosegretario – ha assegnato alla Società Dante Alighieri un contributo di 600 mila euro, pari per le ragioni esposte alla metà dell'anno procedente (1.258.000 euro). Medesima riduzione del 50% hanno subito anche gli altri enti destinatari di contributi annuali".
"Tale criterio di distribuzione lineare – ha proseguito Mantica – si rifletterà anche sugli stanziamenti del Ministero degli Affari Esteri, sempre a valere sul capitolo 1163, a favore degli Enti internazionalistici di cui alla legge 948 del 1982, la cui individuazione è in corso di finalizzazione per il successivo parere delle Commissioni Esteri del Parlamento. È evidente che siamo in presenza di un taglio che la Farnesina ha dovuto effettuare sulla base di un vincolo dettato da necessità di finanza pubblica. Si tratta pertanto – ha commentato il sottosegretario – di una riduzione molto dolorosa per il Ministero degli Affari Esteri che ben conosce l'opera meritoria svolta dalla Società Dante Alighieri nel mondo e il suo ruolo fondamentale nella promozione della nostra cultura all'estero".
"Nel caso vi fossero margini per un'inversione di tendenza nella dotazione sul capitolo 1163, e si potesse quindi intervenire per reintegrare, sia pure parzialmente, le assegnazioni di contributi, la Società Dante Alighieri – ha assicurato Mantica – sarebbe ovviamente in prima linea tra gli enti beneficiari di una tale misura. Per completezza d'informazione, vorrei aggiungere che alcuni Comitati affiliati alla Società Dante Alighieri organizzano attività educative per i connazionali all'estero ai sensi del Decreto legge 297 del 1994 e in questo contesto ricevono, in qualità di enti gestori di corsi di lingua e cultura italiana, contributi a valere sul capitolo 3153 del Ministero degli Affari Esteri di competenza della Direzione Generale per gli Italiani all'Estero. Nel 2010 – ha concluso – a 46 Enti gestori affiliati alla Società Dante Alighieri sono stati assegnati contributi per circa 1,5 milioni di euro".
Nel replicare al sottosegretario, Narducci lo ha prima "ringraziato per la sincerità delle parole usate che confermano il suo costante impegno", ma ha pure sottolineato una certa discrepanza tra "il dire e il fare": "il Governo persevera nella politica degli annunci regolarmente smentiti dai fatti. Infatti, mentre il Ministro Frattini afferma ad ogni piè sospinto l’importanza della nostra lingua e del nostro patrimonio culturale, anche nella recentissima Conferenza degli Ambasciatori, per l’affermazione del made in Italy, e quindi per sostenere e accompagnare il nostro sistema di imprese, il Governo di cui fa parte ha ridotto al lumicino le risorse finanziarie destinate al raggiungimento di tali obiettivi. Per giunta – ha sottolineato il deputato – andando controcorrente rispetto ai Paesi che competono direttamente con l’Italia sui mercati mondiali come la Francia e la Germania, che pur avendo varato manovre giudicate dallo stesso Governo italiano "ben più pesanti della nostra" non hanno certamente ridotto le risorse per la promozione della propria lingua. Le lacrime di coccodrillo del Governo non incantano – ha sostenuto Narducci – poiché non si vede traccia di quella "diplomazia culturale" che l’Italia – Paese di grandi tradizioni culturali e con una grande civiltà alle spalle – dovrebbe mettere in campo. E poi, come si fa - ha proseguito il deputato eletto all’estero - a sostenere l’uso della nostra lingua nelle istituzioni comunitarie (una battaglia che tra l’altro la Dante sta conducendo con altrettanto vigore), chiedendo agli altri di mantenere l’uso dell’italiano quando il nostro Governo non ha niente in più per promuoverlo, anzi fa di tutto per far chiudere quelle esperienze vitali di promozione della nostra lingua, determinando una situazione come quella della Dante Alighieri, fortemente penalizzata con un colo inferto a luglio allorché i 7/12 del bilancio sono stati già spesi? Va sottolineata, in ogni caso, anche la "distrazione" del Ministero, riteniamo in buona fede, che si presume non abbia compreso in tempo l’effetto dell’articolo 7 comma 24 del summenzionato decreto, introdotto dopo le forti proteste del Min. Bondi per i tagli agli Enti finanziati dal suo bilancio. Qualcuno alla Farnesina – ha concluso Narducci – avrebbe dovuto drizzare le orecchie!". (aise)
ROMA\ aise\ 30 luglio 2010 - I tagli del 50% alle risorse della Società Dante Alighieri sono imposti dalla manovra economica che li prevede per tutti gli enti culturali destinatari di contributi annuali. È toccato al sottosegretario Alfredo Mantica rispondere ieri in Commissione esteri alla interrogazione presentata dall’onorevole Franco Narducci che nei giorni scorsi aveva raccolto il grido d’allarme del segretario generale della Dante, Masi, circa le dotazioni finanziarie della Società (vedi Aise del 26 luglio h.19.42).
Mantica ha ricordato che ad essere "ritoccato" è stato il capitolo 1163 del Ministero degli Esteri riguardante i contributi ad enti tra cui la Società Dante Alighieri. "A fronte di questa riduzione del 50% sul capitolo, il Ministero degli Affari Esteri ha emanato lo scorso 30 giugno un decreto di ripartizione annuale dello stanziamento di contributi ispirato al criterio della distribuzione lineare del taglio imposto. La manovra stabiliva infatti che tale decreto dovesse essere emanato entro 60 giorni. Tale decreto annuale – ha specificato il sottosegretario – ha assegnato alla Società Dante Alighieri un contributo di 600 mila euro, pari per le ragioni esposte alla metà dell'anno procedente (1.258.000 euro). Medesima riduzione del 50% hanno subito anche gli altri enti destinatari di contributi annuali".
"Tale criterio di distribuzione lineare – ha proseguito Mantica – si rifletterà anche sugli stanziamenti del Ministero degli Affari Esteri, sempre a valere sul capitolo 1163, a favore degli Enti internazionalistici di cui alla legge 948 del 1982, la cui individuazione è in corso di finalizzazione per il successivo parere delle Commissioni Esteri del Parlamento. È evidente che siamo in presenza di un taglio che la Farnesina ha dovuto effettuare sulla base di un vincolo dettato da necessità di finanza pubblica. Si tratta pertanto – ha commentato il sottosegretario – di una riduzione molto dolorosa per il Ministero degli Affari Esteri che ben conosce l'opera meritoria svolta dalla Società Dante Alighieri nel mondo e il suo ruolo fondamentale nella promozione della nostra cultura all'estero".
"Nel caso vi fossero margini per un'inversione di tendenza nella dotazione sul capitolo 1163, e si potesse quindi intervenire per reintegrare, sia pure parzialmente, le assegnazioni di contributi, la Società Dante Alighieri – ha assicurato Mantica – sarebbe ovviamente in prima linea tra gli enti beneficiari di una tale misura. Per completezza d'informazione, vorrei aggiungere che alcuni Comitati affiliati alla Società Dante Alighieri organizzano attività educative per i connazionali all'estero ai sensi del Decreto legge 297 del 1994 e in questo contesto ricevono, in qualità di enti gestori di corsi di lingua e cultura italiana, contributi a valere sul capitolo 3153 del Ministero degli Affari Esteri di competenza della Direzione Generale per gli Italiani all'Estero. Nel 2010 – ha concluso – a 46 Enti gestori affiliati alla Società Dante Alighieri sono stati assegnati contributi per circa 1,5 milioni di euro".
Nel replicare al sottosegretario, Narducci lo ha prima "ringraziato per la sincerità delle parole usate che confermano il suo costante impegno", ma ha pure sottolineato una certa discrepanza tra "il dire e il fare": "il Governo persevera nella politica degli annunci regolarmente smentiti dai fatti. Infatti, mentre il Ministro Frattini afferma ad ogni piè sospinto l’importanza della nostra lingua e del nostro patrimonio culturale, anche nella recentissima Conferenza degli Ambasciatori, per l’affermazione del made in Italy, e quindi per sostenere e accompagnare il nostro sistema di imprese, il Governo di cui fa parte ha ridotto al lumicino le risorse finanziarie destinate al raggiungimento di tali obiettivi. Per giunta – ha sottolineato il deputato – andando controcorrente rispetto ai Paesi che competono direttamente con l’Italia sui mercati mondiali come la Francia e la Germania, che pur avendo varato manovre giudicate dallo stesso Governo italiano "ben più pesanti della nostra" non hanno certamente ridotto le risorse per la promozione della propria lingua. Le lacrime di coccodrillo del Governo non incantano – ha sostenuto Narducci – poiché non si vede traccia di quella "diplomazia culturale" che l’Italia – Paese di grandi tradizioni culturali e con una grande civiltà alle spalle – dovrebbe mettere in campo. E poi, come si fa - ha proseguito il deputato eletto all’estero - a sostenere l’uso della nostra lingua nelle istituzioni comunitarie (una battaglia che tra l’altro la Dante sta conducendo con altrettanto vigore), chiedendo agli altri di mantenere l’uso dell’italiano quando il nostro Governo non ha niente in più per promuoverlo, anzi fa di tutto per far chiudere quelle esperienze vitali di promozione della nostra lingua, determinando una situazione come quella della Dante Alighieri, fortemente penalizzata con un colo inferto a luglio allorché i 7/12 del bilancio sono stati già spesi? Va sottolineata, in ogni caso, anche la "distrazione" del Ministero, riteniamo in buona fede, che si presume non abbia compreso in tempo l’effetto dell’articolo 7 comma 24 del summenzionato decreto, introdotto dopo le forti proteste del Min. Bondi per i tagli agli Enti finanziati dal suo bilancio. Qualcuno alla Farnesina – ha concluso Narducci – avrebbe dovuto drizzare le orecchie!". (aise)
mercoledì 28 luglio 2010
martedì 27 luglio 2010
LA CONFSAL UNSA ESTERI NON FIRMA IL CONTRATTO INTEGRATIVO PER IL PERSONALE DI RUOLO DEL MAE
ROMA\ aise\ 26 luglio 2010 - Lo scorso 16 luglio è stato sottoscritto il Contratto Integrativo per il personale di ruolo del Ministero degli Esteri. La CONFSAL UNSA Esteri ha deciso di non sottoscrivere il Contratto Integrativo perché, spiega, non sono state trovate soluzioni "eque ed adeguate per tutto il personale" sotto diversi aspetti che oggi il sindacato elenca uno per uno.
Dal punto di vista degli sviluppi economici all’interno dell’Area, spiega il Coordinamento esteri del sindacato, "ai sensi del nuovo Contratto Integrativo i passaggi economici verranno determinati sulla base di una graduatoria che dovrà tenere conto, come previsto dal CCNL 2007, di tre fattori: esperienza professionale, titoli di studio e percorso formativo (a distanza) con verifica finale. I candidati, ivi compresi i colleghi in servizio all’estero, potranno concorrere alla formazione di una graduatoria che, sulla base dei fondi FUA stanziati per tali passaggi, con conseguente taglio del FUA destinato ai colleghi in servizio presso la Sede centrale, consentirà solo a circa il 40% del personale di accedere alla Fascia economica superiore! Inoltre, i punteggi fissati nel Contratto Integrativo penalizzeranno, a nostro parere, tutti coloro che hanno un’esperienza pregressa maturata – nello stesso profilo – durante il servizio a contratto o in posizione di comando o fuori ruolo presso il MAE. In virtù del fatto che i predetti passaggi sono meri scatti economici e non riqualificazioni ad un profilo superiore, non si ritiene giustificabile l’applicazione di punteggi differenziati (esattamente la metà per ogni anno di servizio!) per la medesima esperienza professionale acquisita all’interno della stessa Amministrazione".
Per quanto concerne l’aspetto attinente alla conoscenza delle lingue – presupposto fondamentale per l’attività del Ministero degli Affari Esteri – "saranno utili, ai fini del punteggio, unicamente quelle lingue per le quali l’interessato è in possesso di titolo di frequenza conseguito negli ultimi otto anni presso l’ISDI o presso altri Istituti riconosciuti. I titoli conseguiti precedentemente (ivi inclusi, ad esempio, titoli quali laurea in lingue, attestazioni internazionali di specializzazione o certificazioni riconosciute in tutto il mondo), oppure le conoscenze acquisite in maniera individuale durante i periodi di permanenza all’estero, nonché addirittura il bilinguismo, non godranno di alcun riconoscimento da parte dell’Amministrazione", stigmatizzano dal sindacato. "Peraltro, le lingue ammesse ai fini della graduatoria sono state limitate a 9 (inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, arabo, russo, cinese e giapponese). In alternativa al titolo conseguito negli ultimi otto anni, l’Amministrazione offrirà la possibilità di sottoporsi a un test, ma solo nelle lingue inglese e francese! Abbiamo sempre sostenuto l’importanza della valorizzazione della professionalità acquisita dai singoli dipendenti nel corso della loro vita professionale. Le determinazioni assunte in ambito di Contratto Integrativo portano, al contrario, ad uno svilimento delle conoscenze, ad un appiattimento dell’esperienza professionale dei dipendenti del Ministero degli Affari Esteri e risultano difformi dai dettati contenuti nel CCNL 2007 volti alla valorizzazione dell’apporto individuale".
Altra nota critica riguarda l’orario di lavoro all’estero: "contrariamente all’Accordo sull’Orario di lavoro presso la Sede romana rimasto sostanzialmente invariato, come richiesto anche da questa sindacato – spiegano dalla Confsal Unsa – l’Accordo Quadro sull’Orario all’Estero ha subìto, al contrario, un netto peggioramento rispetto a quello precedente. Infatti, oltre all’introduzione della pausa pranzo obbligatoria, che estenderà la durata dell’orario di lavoro quotidiano per i soli dipendenti all’estero, discriminando così un’alta percentuale dei dipendenti del MAE -, sono state riviste le modalità di reperibilità – d’ora in poi estesa anche alle ore notturne! - ed il conseguente recupero, che è stato notevolmente limitato rispetto al precedente Accordo. Ai "tavoli" il nostro Sindacato si è opposto fermamente al trattamento diversificato previsto dal nuovo Contratto in tema di pausa per il personale in servizio presso le Sedi estere, poiché non ne comprende affatto la ratio. Inoltre, in considerazione della diminuzione costante di personale presso le sedi all’Estero, già gravemente compromesse sotto l’aspetto degli organici, prevediamo criticità nel funzionamento delle stesse, nonché il rischio che il diritto al recupero psico-fisico del personale venga seriamente compromesso soprattutto nelle piccole strutture".
Per il sindacato, poi, "un ulteriore aspetto fortemente penalizzante è costituito dall’esclusione del personale a contratto a legge locale dai destinatari dell’Accordo sull’articolazione dell’Orario di Lavoro, che, ancora una volta, è stato inserito nel Contratto Integrativo. La nostra Sigla aveva ripetutamente chiesto ai "tavoli" che la trattazione dell’orario di lavoro avvenisse tramite accordo separato e non in ambito di integrativo, come del resto avvenuto presso gli altri Ministeri. In materia il nuovo Accordo riporta unicamente un generico riferimento, ovvero il concetto di uniformità d’orario, alle disposizioni del DPR 18/67, come novellato dal D.Lgs.103/2000, disposizioni peraltro già contemplate dai contratti individuali di lavoro. Tale esclusione accentuerà ulteriormente la disparità di trattamento già esistente nei confronti di questa categoria di personale. Ecco perché – chiariscono – la nostra Sigla ha subito richiesto che l’Amministrazione proceda al più presto alla verifica dei contratti stipulati secondo la legge locale, affinché le disposizioni più favorevoli vigenti presso i diversi Paesi esteri in materia di articolazione dell’orario di lavoro ( monte-ore settimanale, straordinari, recuperi, reperibilità, turni, formazione, pausa pranzo, buoni-pasto, ecc.) trovino giusta applicazione, ai sensi della normativa in vigore, anche per i dipendenti a contratto non destinatari del CCNL".
Sotto accusa anche la parte del contratto sui profili professionali dell’area della promozione culturale: "nel contratto integrativo che non abbiamo sottoscritto, appare grave la decisione di regolare il personale dell’Area della promozione culturale con un unico profilo professionale denominato "funzionario dell’area della promozione culturale". La scelta dell’Amministrazione di adottare un unico profilo per i funzionari ex C1, C2 e C3 appartenenti all’A.P.C.- al di là delle motivazioni di sostanza – pone molti interrogativi relativi alla forma giuridica prescelta, se si considera che il profilo C3 è stato acquisito dai Direttori degli Istituti dopo un corso - concorso. La cassazione del profilo determinerebbe una regressione di almeno vent’anni rispetto all’avvio di una carriera raggiunta con ben più titoli e una laurea quadriennale, mentre oggi, per essere inquadrati all’attuale F1, basta essere in possesso di una laurea triennale. Il ricorso al profilo unico fa presumere che la cassazione non riguardi tanto i direttori C3, bensì le loro stesse funzioni, eventualmente a vantaggio dei giovani diplomatici, o dei chiara fama. Lo scardinamento della Legge non esclude l’ipotesi che i già direttori vengano inviati all’estero per coprire posti di addetto, senza aver riguardo di precedenze rispetto ai neo nominati".
"Gli Addetti, al contrario, - rilevano dal sindacato – ai sensi del nuovo profilo professionale, potranno essere valutati ai fini di una nomina ad hoc a direttore di un IIC dopo almeno 9 anni di esperienza all’Estero, salvo poi essere successivamente riadibiti alla mansione di Addetto. Rispetto alle Aree Funzionali di III Area, l’assenza di progressione in carriera costituisce una netta discriminazione, che avrà inevitabilmente ripercussioni anche sulle assegnazioni all’Estero. Non meno preoccupazioni fanno sorgere alcuni "errori" contenuti nella declaratoria che riguarda l’APC, laddove, tra l’altro, si attribuisce ai già C1 una qualifica di Direttore, mai posseduta da questi in passato". La Confsal Unsa, dunque, "ritiene che l’Amministrazione avrebbe operato con più correttezza se, nel cassare la qualifica di Direttore, avesse esplicitamente previsto questo profilo ad esaurimento, come ventilato nel corso della trattativa. La procedura di declassamento che si propone assume una manifesta illegittimità e sperequazioni in radice nelle ipotetiche possibilità di conferire agli addetti F1 la qualifica - mai posseduta fino ad oggi! - di Direttore, mentre si ribadisce ogni contrarietà alla omessa descrizione del profilo di Direttore, considerandola illogica e penalizzante per il personale C3, inquadrato nell’attuale pianta organica APC".
Per tutti questi motivi, il sindacato "si è visto costretto - d’intesa con la Federazione - a non sottoscrivere l’Accordo in ambito di Contratto Integrativo. La nostra Sigla, profondamente convinta della fondatezza delle proprie rivendicazioni, nonchè del contenuto delle proprie posizioni, conferma ai propri iscritti che non abbandonerà il campo di battaglia, ma, al contrario, proporrà azioni - a tutti i livelli - per tutelare gli interessi del personale penalizzato dalle previsioni del nuovo Accordo". (aise)
Dal punto di vista degli sviluppi economici all’interno dell’Area, spiega il Coordinamento esteri del sindacato, "ai sensi del nuovo Contratto Integrativo i passaggi economici verranno determinati sulla base di una graduatoria che dovrà tenere conto, come previsto dal CCNL 2007, di tre fattori: esperienza professionale, titoli di studio e percorso formativo (a distanza) con verifica finale. I candidati, ivi compresi i colleghi in servizio all’estero, potranno concorrere alla formazione di una graduatoria che, sulla base dei fondi FUA stanziati per tali passaggi, con conseguente taglio del FUA destinato ai colleghi in servizio presso la Sede centrale, consentirà solo a circa il 40% del personale di accedere alla Fascia economica superiore! Inoltre, i punteggi fissati nel Contratto Integrativo penalizzeranno, a nostro parere, tutti coloro che hanno un’esperienza pregressa maturata – nello stesso profilo – durante il servizio a contratto o in posizione di comando o fuori ruolo presso il MAE. In virtù del fatto che i predetti passaggi sono meri scatti economici e non riqualificazioni ad un profilo superiore, non si ritiene giustificabile l’applicazione di punteggi differenziati (esattamente la metà per ogni anno di servizio!) per la medesima esperienza professionale acquisita all’interno della stessa Amministrazione".
Per quanto concerne l’aspetto attinente alla conoscenza delle lingue – presupposto fondamentale per l’attività del Ministero degli Affari Esteri – "saranno utili, ai fini del punteggio, unicamente quelle lingue per le quali l’interessato è in possesso di titolo di frequenza conseguito negli ultimi otto anni presso l’ISDI o presso altri Istituti riconosciuti. I titoli conseguiti precedentemente (ivi inclusi, ad esempio, titoli quali laurea in lingue, attestazioni internazionali di specializzazione o certificazioni riconosciute in tutto il mondo), oppure le conoscenze acquisite in maniera individuale durante i periodi di permanenza all’estero, nonché addirittura il bilinguismo, non godranno di alcun riconoscimento da parte dell’Amministrazione", stigmatizzano dal sindacato. "Peraltro, le lingue ammesse ai fini della graduatoria sono state limitate a 9 (inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, arabo, russo, cinese e giapponese). In alternativa al titolo conseguito negli ultimi otto anni, l’Amministrazione offrirà la possibilità di sottoporsi a un test, ma solo nelle lingue inglese e francese! Abbiamo sempre sostenuto l’importanza della valorizzazione della professionalità acquisita dai singoli dipendenti nel corso della loro vita professionale. Le determinazioni assunte in ambito di Contratto Integrativo portano, al contrario, ad uno svilimento delle conoscenze, ad un appiattimento dell’esperienza professionale dei dipendenti del Ministero degli Affari Esteri e risultano difformi dai dettati contenuti nel CCNL 2007 volti alla valorizzazione dell’apporto individuale".
Altra nota critica riguarda l’orario di lavoro all’estero: "contrariamente all’Accordo sull’Orario di lavoro presso la Sede romana rimasto sostanzialmente invariato, come richiesto anche da questa sindacato – spiegano dalla Confsal Unsa – l’Accordo Quadro sull’Orario all’Estero ha subìto, al contrario, un netto peggioramento rispetto a quello precedente. Infatti, oltre all’introduzione della pausa pranzo obbligatoria, che estenderà la durata dell’orario di lavoro quotidiano per i soli dipendenti all’estero, discriminando così un’alta percentuale dei dipendenti del MAE -, sono state riviste le modalità di reperibilità – d’ora in poi estesa anche alle ore notturne! - ed il conseguente recupero, che è stato notevolmente limitato rispetto al precedente Accordo. Ai "tavoli" il nostro Sindacato si è opposto fermamente al trattamento diversificato previsto dal nuovo Contratto in tema di pausa per il personale in servizio presso le Sedi estere, poiché non ne comprende affatto la ratio. Inoltre, in considerazione della diminuzione costante di personale presso le sedi all’Estero, già gravemente compromesse sotto l’aspetto degli organici, prevediamo criticità nel funzionamento delle stesse, nonché il rischio che il diritto al recupero psico-fisico del personale venga seriamente compromesso soprattutto nelle piccole strutture".
Per il sindacato, poi, "un ulteriore aspetto fortemente penalizzante è costituito dall’esclusione del personale a contratto a legge locale dai destinatari dell’Accordo sull’articolazione dell’Orario di Lavoro, che, ancora una volta, è stato inserito nel Contratto Integrativo. La nostra Sigla aveva ripetutamente chiesto ai "tavoli" che la trattazione dell’orario di lavoro avvenisse tramite accordo separato e non in ambito di integrativo, come del resto avvenuto presso gli altri Ministeri. In materia il nuovo Accordo riporta unicamente un generico riferimento, ovvero il concetto di uniformità d’orario, alle disposizioni del DPR 18/67, come novellato dal D.Lgs.103/2000, disposizioni peraltro già contemplate dai contratti individuali di lavoro. Tale esclusione accentuerà ulteriormente la disparità di trattamento già esistente nei confronti di questa categoria di personale. Ecco perché – chiariscono – la nostra Sigla ha subito richiesto che l’Amministrazione proceda al più presto alla verifica dei contratti stipulati secondo la legge locale, affinché le disposizioni più favorevoli vigenti presso i diversi Paesi esteri in materia di articolazione dell’orario di lavoro ( monte-ore settimanale, straordinari, recuperi, reperibilità, turni, formazione, pausa pranzo, buoni-pasto, ecc.) trovino giusta applicazione, ai sensi della normativa in vigore, anche per i dipendenti a contratto non destinatari del CCNL".
Sotto accusa anche la parte del contratto sui profili professionali dell’area della promozione culturale: "nel contratto integrativo che non abbiamo sottoscritto, appare grave la decisione di regolare il personale dell’Area della promozione culturale con un unico profilo professionale denominato "funzionario dell’area della promozione culturale". La scelta dell’Amministrazione di adottare un unico profilo per i funzionari ex C1, C2 e C3 appartenenti all’A.P.C.- al di là delle motivazioni di sostanza – pone molti interrogativi relativi alla forma giuridica prescelta, se si considera che il profilo C3 è stato acquisito dai Direttori degli Istituti dopo un corso - concorso. La cassazione del profilo determinerebbe una regressione di almeno vent’anni rispetto all’avvio di una carriera raggiunta con ben più titoli e una laurea quadriennale, mentre oggi, per essere inquadrati all’attuale F1, basta essere in possesso di una laurea triennale. Il ricorso al profilo unico fa presumere che la cassazione non riguardi tanto i direttori C3, bensì le loro stesse funzioni, eventualmente a vantaggio dei giovani diplomatici, o dei chiara fama. Lo scardinamento della Legge non esclude l’ipotesi che i già direttori vengano inviati all’estero per coprire posti di addetto, senza aver riguardo di precedenze rispetto ai neo nominati".
"Gli Addetti, al contrario, - rilevano dal sindacato – ai sensi del nuovo profilo professionale, potranno essere valutati ai fini di una nomina ad hoc a direttore di un IIC dopo almeno 9 anni di esperienza all’Estero, salvo poi essere successivamente riadibiti alla mansione di Addetto. Rispetto alle Aree Funzionali di III Area, l’assenza di progressione in carriera costituisce una netta discriminazione, che avrà inevitabilmente ripercussioni anche sulle assegnazioni all’Estero. Non meno preoccupazioni fanno sorgere alcuni "errori" contenuti nella declaratoria che riguarda l’APC, laddove, tra l’altro, si attribuisce ai già C1 una qualifica di Direttore, mai posseduta da questi in passato". La Confsal Unsa, dunque, "ritiene che l’Amministrazione avrebbe operato con più correttezza se, nel cassare la qualifica di Direttore, avesse esplicitamente previsto questo profilo ad esaurimento, come ventilato nel corso della trattativa. La procedura di declassamento che si propone assume una manifesta illegittimità e sperequazioni in radice nelle ipotetiche possibilità di conferire agli addetti F1 la qualifica - mai posseduta fino ad oggi! - di Direttore, mentre si ribadisce ogni contrarietà alla omessa descrizione del profilo di Direttore, considerandola illogica e penalizzante per il personale C3, inquadrato nell’attuale pianta organica APC".
Per tutti questi motivi, il sindacato "si è visto costretto - d’intesa con la Federazione - a non sottoscrivere l’Accordo in ambito di Contratto Integrativo. La nostra Sigla, profondamente convinta della fondatezza delle proprie rivendicazioni, nonchè del contenuto delle proprie posizioni, conferma ai propri iscritti che non abbandonerà il campo di battaglia, ma, al contrario, proporrà azioni - a tutti i livelli - per tutelare gli interessi del personale penalizzato dalle previsioni del nuovo Accordo". (aise)
lunedì 5 ottobre 2009
“I leave a part of my heart in Ukraine” - One personality in strengthening Ukrainian-Italian friendship
By Tetiana POLISHCHUK, The Day
Photo by Ruslan KANIUKA, The Day

“NICOLA FRANCO BALLONI (LEFT) HAS BEEN INVOLVED IN NUMEROUS EDUCATIONAL, ARTISTIC, AND CULTURAL PROJECTS. IVAN VAKARCHUK, UKRAINE’S MINISTER OF EDUCATION AND SCIENCE, AND PIETRO GIOVANNI DONNICI, ITALY’S AMBASSADOR TO UKRAINE, ARE IN THE CENTER”
Quotidiano "Den" ("Il Giorno" / "The Day), September 22, 2009
Many Ukrainians were saddened to learn that Nicola Franco Balloni, director of the Italian Institute of Culture in Ukraine, is finishing his activities in Kyiv. Balloni’s name is associated with numerous educational and artistic projects, as well as joint events involving prominent cultural figures and scholars. He has also contributed to the improvement of Ukraine–Italy relations. Some readers may remember that thanks to Balloni music fans in Ukraine got acquainted with Stradivari’s legendary violin, cinema buffs—with Sophia Loren, and those interested in history—with a copy of the Scrovegni Chapel in Padua. There have also been many other events that have left an indelible trace in Ukrainian souls.
Thanks to the Institute of Culture, which Balloni headed for several years, Italians learned more about Ukraine, in particular the truth about the 1932–1933 Holodomor. On the other end, in Ukraine, new translations of Italian writers appeared; exhibits and concerts of popular bands were held. Today the language of Alighieri Dante, Francesco Petrarch, and Giovanni Boccaccio is being taught in universities in Lviv, Odesa, Kyiv, and Mariupol. The entire list of significant events is very long indeed.
With his time in office about to expire, Balloni met with Ukrainian colleagues—university rectors from Odesa, Mariupol, and Kyiv. Ivan Vakarchuk, Ukraine’s Minister of Education and Science, was awarded the Star of Italian Glory order for his special merits in the development of Ukrainian–Italian cooperation in education and promotion of the Italian language. This highest reward from the Italian President was presented by Pietro Giovanni Donnici, Italy’s ambassador to Ukraine. In the evening the National Opera team had a surprise for their big Italian friend. They performed opera buffa L’elisir d’amore by Gaetano Donizetti. This was the last joint project of the Institute and the National Opera.
“We are greatly saddened that Mr. Balloni is leaving Ukraine. Thanks to him the best samples of Italian classics appeared on the playbill of our theater,” Petro Chupryna, general director of the National Opera, told The Day. “Today we have seven operas in our repertoire that were staged by Italian directors jointly with Ukrainian musicians and singers. Mario Corradi staged La Gioconda, Turandot, and Faust, Italo Nunziata—Manon Lescaut, Un Ballo in Maschera, Macbeth, and L’elisir d’amore. Let me also tell you that the premiere of Turandot in Kyiv was broadcast on the Italian TV, and the festivals Viva Verdi! and Italian Opera on Kyiv Stage increased the number of classical art fans in Ukraine.
“I hope that the seed that we have sown together on the artistic field will not dry up after Balloni leaves but will grow just as well. Hopefully, by the end of this theatrical season the dream to present Kyiv opera fans with La Cenerentola by Gioachino Rossini will come true. I do hope that in a few years Mr. Balloni will come back to Ukraine because people in Ukraine respect, love, appreciate, and wait to see him again.”
Academician Mykola Zhulynsky stressed that he had the honor to express gratitude to Balloni on behalf of the President of Ukraine for all his efforts to improve cultural cooperation between Italy and Ukraine. Moved to the depth of his heart, Balloni said in Ukrainian: “In L’elisir d’amore, the protagonist, Nemorino, says these words: ‘A tear rolled down my cheek…’ I am deeply moved. After I working in Kyiv for years, I learned more about Ukraine, came to love your culture, art, language, and people. I am leaving, but I leave a part of my heart in Ukraine. Good-bye!”
Photo by Ruslan KANIUKA, The Day
“NICOLA FRANCO BALLONI (LEFT) HAS BEEN INVOLVED IN NUMEROUS EDUCATIONAL, ARTISTIC, AND CULTURAL PROJECTS. IVAN VAKARCHUK, UKRAINE’S MINISTER OF EDUCATION AND SCIENCE, AND PIETRO GIOVANNI DONNICI, ITALY’S AMBASSADOR TO UKRAINE, ARE IN THE CENTER”
Quotidiano "Den" ("Il Giorno" / "The Day), September 22, 2009
Many Ukrainians were saddened to learn that Nicola Franco Balloni, director of the Italian Institute of Culture in Ukraine, is finishing his activities in Kyiv. Balloni’s name is associated with numerous educational and artistic projects, as well as joint events involving prominent cultural figures and scholars. He has also contributed to the improvement of Ukraine–Italy relations. Some readers may remember that thanks to Balloni music fans in Ukraine got acquainted with Stradivari’s legendary violin, cinema buffs—with Sophia Loren, and those interested in history—with a copy of the Scrovegni Chapel in Padua. There have also been many other events that have left an indelible trace in Ukrainian souls.
Thanks to the Institute of Culture, which Balloni headed for several years, Italians learned more about Ukraine, in particular the truth about the 1932–1933 Holodomor. On the other end, in Ukraine, new translations of Italian writers appeared; exhibits and concerts of popular bands were held. Today the language of Alighieri Dante, Francesco Petrarch, and Giovanni Boccaccio is being taught in universities in Lviv, Odesa, Kyiv, and Mariupol. The entire list of significant events is very long indeed.
With his time in office about to expire, Balloni met with Ukrainian colleagues—university rectors from Odesa, Mariupol, and Kyiv. Ivan Vakarchuk, Ukraine’s Minister of Education and Science, was awarded the Star of Italian Glory order for his special merits in the development of Ukrainian–Italian cooperation in education and promotion of the Italian language. This highest reward from the Italian President was presented by Pietro Giovanni Donnici, Italy’s ambassador to Ukraine. In the evening the National Opera team had a surprise for their big Italian friend. They performed opera buffa L’elisir d’amore by Gaetano Donizetti. This was the last joint project of the Institute and the National Opera.
“We are greatly saddened that Mr. Balloni is leaving Ukraine. Thanks to him the best samples of Italian classics appeared on the playbill of our theater,” Petro Chupryna, general director of the National Opera, told The Day. “Today we have seven operas in our repertoire that were staged by Italian directors jointly with Ukrainian musicians and singers. Mario Corradi staged La Gioconda, Turandot, and Faust, Italo Nunziata—Manon Lescaut, Un Ballo in Maschera, Macbeth, and L’elisir d’amore. Let me also tell you that the premiere of Turandot in Kyiv was broadcast on the Italian TV, and the festivals Viva Verdi! and Italian Opera on Kyiv Stage increased the number of classical art fans in Ukraine.
“I hope that the seed that we have sown together on the artistic field will not dry up after Balloni leaves but will grow just as well. Hopefully, by the end of this theatrical season the dream to present Kyiv opera fans with La Cenerentola by Gioachino Rossini will come true. I do hope that in a few years Mr. Balloni will come back to Ukraine because people in Ukraine respect, love, appreciate, and wait to see him again.”
Academician Mykola Zhulynsky stressed that he had the honor to express gratitude to Balloni on behalf of the President of Ukraine for all his efforts to improve cultural cooperation between Italy and Ukraine. Moved to the depth of his heart, Balloni said in Ukrainian: “In L’elisir d’amore, the protagonist, Nemorino, says these words: ‘A tear rolled down my cheek…’ I am deeply moved. After I working in Kyiv for years, I learned more about Ukraine, came to love your culture, art, language, and people. I am leaving, but I leave a part of my heart in Ukraine. Good-bye!”
Iscriviti a:
Post (Atom)