I TAGLI ALLA DANTE ALIGHIERI IMPOSTI DALLA MANOVRA – LA FARNESINA SA QUANTO VALE LA SUA AZIONE: IL SOTTOSEGRETARIO MANTICA RISPONDE ALL’ON. NARDUCCI (PD)/ LA REPLICA: IL GOVERNO PREDICA BENE E RAZZOLA MALE
ROMA\ aise\ 30 luglio 2010 - I tagli del 50% alle risorse della Società Dante Alighieri sono imposti dalla manovra economica che li prevede per tutti gli enti culturali destinatari di contributi annuali. È toccato al sottosegretario Alfredo Mantica rispondere ieri in Commissione esteri alla interrogazione presentata dall’onorevole Franco Narducci che nei giorni scorsi aveva raccolto il grido d’allarme del segretario generale della Dante, Masi, circa le dotazioni finanziarie della Società (vedi Aise del 26 luglio h.19.42).
Mantica ha ricordato che ad essere "ritoccato" è stato il capitolo 1163 del Ministero degli Esteri riguardante i contributi ad enti tra cui la Società Dante Alighieri. "A fronte di questa riduzione del 50% sul capitolo, il Ministero degli Affari Esteri ha emanato lo scorso 30 giugno un decreto di ripartizione annuale dello stanziamento di contributi ispirato al criterio della distribuzione lineare del taglio imposto. La manovra stabiliva infatti che tale decreto dovesse essere emanato entro 60 giorni. Tale decreto annuale – ha specificato il sottosegretario – ha assegnato alla Società Dante Alighieri un contributo di 600 mila euro, pari per le ragioni esposte alla metà dell'anno procedente (1.258.000 euro). Medesima riduzione del 50% hanno subito anche gli altri enti destinatari di contributi annuali".
"Tale criterio di distribuzione lineare – ha proseguito Mantica – si rifletterà anche sugli stanziamenti del Ministero degli Affari Esteri, sempre a valere sul capitolo 1163, a favore degli Enti internazionalistici di cui alla legge 948 del 1982, la cui individuazione è in corso di finalizzazione per il successivo parere delle Commissioni Esteri del Parlamento. È evidente che siamo in presenza di un taglio che la Farnesina ha dovuto effettuare sulla base di un vincolo dettato da necessità di finanza pubblica. Si tratta pertanto – ha commentato il sottosegretario – di una riduzione molto dolorosa per il Ministero degli Affari Esteri che ben conosce l'opera meritoria svolta dalla Società Dante Alighieri nel mondo e il suo ruolo fondamentale nella promozione della nostra cultura all'estero".
"Nel caso vi fossero margini per un'inversione di tendenza nella dotazione sul capitolo 1163, e si potesse quindi intervenire per reintegrare, sia pure parzialmente, le assegnazioni di contributi, la Società Dante Alighieri – ha assicurato Mantica – sarebbe ovviamente in prima linea tra gli enti beneficiari di una tale misura. Per completezza d'informazione, vorrei aggiungere che alcuni Comitati affiliati alla Società Dante Alighieri organizzano attività educative per i connazionali all'estero ai sensi del Decreto legge 297 del 1994 e in questo contesto ricevono, in qualità di enti gestori di corsi di lingua e cultura italiana, contributi a valere sul capitolo 3153 del Ministero degli Affari Esteri di competenza della Direzione Generale per gli Italiani all'Estero. Nel 2010 – ha concluso – a 46 Enti gestori affiliati alla Società Dante Alighieri sono stati assegnati contributi per circa 1,5 milioni di euro".
Nel replicare al sottosegretario, Narducci lo ha prima "ringraziato per la sincerità delle parole usate che confermano il suo costante impegno", ma ha pure sottolineato una certa discrepanza tra "il dire e il fare": "il Governo persevera nella politica degli annunci regolarmente smentiti dai fatti. Infatti, mentre il Ministro Frattini afferma ad ogni piè sospinto l’importanza della nostra lingua e del nostro patrimonio culturale, anche nella recentissima Conferenza degli Ambasciatori, per l’affermazione del made in Italy, e quindi per sostenere e accompagnare il nostro sistema di imprese, il Governo di cui fa parte ha ridotto al lumicino le risorse finanziarie destinate al raggiungimento di tali obiettivi. Per giunta – ha sottolineato il deputato – andando controcorrente rispetto ai Paesi che competono direttamente con l’Italia sui mercati mondiali come la Francia e la Germania, che pur avendo varato manovre giudicate dallo stesso Governo italiano "ben più pesanti della nostra" non hanno certamente ridotto le risorse per la promozione della propria lingua. Le lacrime di coccodrillo del Governo non incantano – ha sostenuto Narducci – poiché non si vede traccia di quella "diplomazia culturale" che l’Italia – Paese di grandi tradizioni culturali e con una grande civiltà alle spalle – dovrebbe mettere in campo. E poi, come si fa - ha proseguito il deputato eletto all’estero - a sostenere l’uso della nostra lingua nelle istituzioni comunitarie (una battaglia che tra l’altro la Dante sta conducendo con altrettanto vigore), chiedendo agli altri di mantenere l’uso dell’italiano quando il nostro Governo non ha niente in più per promuoverlo, anzi fa di tutto per far chiudere quelle esperienze vitali di promozione della nostra lingua, determinando una situazione come quella della Dante Alighieri, fortemente penalizzata con un colo inferto a luglio allorché i 7/12 del bilancio sono stati già spesi? Va sottolineata, in ogni caso, anche la "distrazione" del Ministero, riteniamo in buona fede, che si presume non abbia compreso in tempo l’effetto dell’articolo 7 comma 24 del summenzionato decreto, introdotto dopo le forti proteste del Min. Bondi per i tagli agli Enti finanziati dal suo bilancio. Qualcuno alla Farnesina – ha concluso Narducci – avrebbe dovuto drizzare le orecchie!". (aise)
lunedì 2 agosto 2010
mercoledì 28 luglio 2010
martedì 27 luglio 2010
LA CONFSAL UNSA ESTERI NON FIRMA IL CONTRATTO INTEGRATIVO PER IL PERSONALE DI RUOLO DEL MAE
ROMA\ aise\ 26 luglio 2010 - Lo scorso 16 luglio è stato sottoscritto il Contratto Integrativo per il personale di ruolo del Ministero degli Esteri. La CONFSAL UNSA Esteri ha deciso di non sottoscrivere il Contratto Integrativo perché, spiega, non sono state trovate soluzioni "eque ed adeguate per tutto il personale" sotto diversi aspetti che oggi il sindacato elenca uno per uno.
Dal punto di vista degli sviluppi economici all’interno dell’Area, spiega il Coordinamento esteri del sindacato, "ai sensi del nuovo Contratto Integrativo i passaggi economici verranno determinati sulla base di una graduatoria che dovrà tenere conto, come previsto dal CCNL 2007, di tre fattori: esperienza professionale, titoli di studio e percorso formativo (a distanza) con verifica finale. I candidati, ivi compresi i colleghi in servizio all’estero, potranno concorrere alla formazione di una graduatoria che, sulla base dei fondi FUA stanziati per tali passaggi, con conseguente taglio del FUA destinato ai colleghi in servizio presso la Sede centrale, consentirà solo a circa il 40% del personale di accedere alla Fascia economica superiore! Inoltre, i punteggi fissati nel Contratto Integrativo penalizzeranno, a nostro parere, tutti coloro che hanno un’esperienza pregressa maturata – nello stesso profilo – durante il servizio a contratto o in posizione di comando o fuori ruolo presso il MAE. In virtù del fatto che i predetti passaggi sono meri scatti economici e non riqualificazioni ad un profilo superiore, non si ritiene giustificabile l’applicazione di punteggi differenziati (esattamente la metà per ogni anno di servizio!) per la medesima esperienza professionale acquisita all’interno della stessa Amministrazione".
Per quanto concerne l’aspetto attinente alla conoscenza delle lingue – presupposto fondamentale per l’attività del Ministero degli Affari Esteri – "saranno utili, ai fini del punteggio, unicamente quelle lingue per le quali l’interessato è in possesso di titolo di frequenza conseguito negli ultimi otto anni presso l’ISDI o presso altri Istituti riconosciuti. I titoli conseguiti precedentemente (ivi inclusi, ad esempio, titoli quali laurea in lingue, attestazioni internazionali di specializzazione o certificazioni riconosciute in tutto il mondo), oppure le conoscenze acquisite in maniera individuale durante i periodi di permanenza all’estero, nonché addirittura il bilinguismo, non godranno di alcun riconoscimento da parte dell’Amministrazione", stigmatizzano dal sindacato. "Peraltro, le lingue ammesse ai fini della graduatoria sono state limitate a 9 (inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, arabo, russo, cinese e giapponese). In alternativa al titolo conseguito negli ultimi otto anni, l’Amministrazione offrirà la possibilità di sottoporsi a un test, ma solo nelle lingue inglese e francese! Abbiamo sempre sostenuto l’importanza della valorizzazione della professionalità acquisita dai singoli dipendenti nel corso della loro vita professionale. Le determinazioni assunte in ambito di Contratto Integrativo portano, al contrario, ad uno svilimento delle conoscenze, ad un appiattimento dell’esperienza professionale dei dipendenti del Ministero degli Affari Esteri e risultano difformi dai dettati contenuti nel CCNL 2007 volti alla valorizzazione dell’apporto individuale".
Altra nota critica riguarda l’orario di lavoro all’estero: "contrariamente all’Accordo sull’Orario di lavoro presso la Sede romana rimasto sostanzialmente invariato, come richiesto anche da questa sindacato – spiegano dalla Confsal Unsa – l’Accordo Quadro sull’Orario all’Estero ha subìto, al contrario, un netto peggioramento rispetto a quello precedente. Infatti, oltre all’introduzione della pausa pranzo obbligatoria, che estenderà la durata dell’orario di lavoro quotidiano per i soli dipendenti all’estero, discriminando così un’alta percentuale dei dipendenti del MAE -, sono state riviste le modalità di reperibilità – d’ora in poi estesa anche alle ore notturne! - ed il conseguente recupero, che è stato notevolmente limitato rispetto al precedente Accordo. Ai "tavoli" il nostro Sindacato si è opposto fermamente al trattamento diversificato previsto dal nuovo Contratto in tema di pausa per il personale in servizio presso le Sedi estere, poiché non ne comprende affatto la ratio. Inoltre, in considerazione della diminuzione costante di personale presso le sedi all’Estero, già gravemente compromesse sotto l’aspetto degli organici, prevediamo criticità nel funzionamento delle stesse, nonché il rischio che il diritto al recupero psico-fisico del personale venga seriamente compromesso soprattutto nelle piccole strutture".
Per il sindacato, poi, "un ulteriore aspetto fortemente penalizzante è costituito dall’esclusione del personale a contratto a legge locale dai destinatari dell’Accordo sull’articolazione dell’Orario di Lavoro, che, ancora una volta, è stato inserito nel Contratto Integrativo. La nostra Sigla aveva ripetutamente chiesto ai "tavoli" che la trattazione dell’orario di lavoro avvenisse tramite accordo separato e non in ambito di integrativo, come del resto avvenuto presso gli altri Ministeri. In materia il nuovo Accordo riporta unicamente un generico riferimento, ovvero il concetto di uniformità d’orario, alle disposizioni del DPR 18/67, come novellato dal D.Lgs.103/2000, disposizioni peraltro già contemplate dai contratti individuali di lavoro. Tale esclusione accentuerà ulteriormente la disparità di trattamento già esistente nei confronti di questa categoria di personale. Ecco perché – chiariscono – la nostra Sigla ha subito richiesto che l’Amministrazione proceda al più presto alla verifica dei contratti stipulati secondo la legge locale, affinché le disposizioni più favorevoli vigenti presso i diversi Paesi esteri in materia di articolazione dell’orario di lavoro ( monte-ore settimanale, straordinari, recuperi, reperibilità, turni, formazione, pausa pranzo, buoni-pasto, ecc.) trovino giusta applicazione, ai sensi della normativa in vigore, anche per i dipendenti a contratto non destinatari del CCNL".
Sotto accusa anche la parte del contratto sui profili professionali dell’area della promozione culturale: "nel contratto integrativo che non abbiamo sottoscritto, appare grave la decisione di regolare il personale dell’Area della promozione culturale con un unico profilo professionale denominato "funzionario dell’area della promozione culturale". La scelta dell’Amministrazione di adottare un unico profilo per i funzionari ex C1, C2 e C3 appartenenti all’A.P.C.- al di là delle motivazioni di sostanza – pone molti interrogativi relativi alla forma giuridica prescelta, se si considera che il profilo C3 è stato acquisito dai Direttori degli Istituti dopo un corso - concorso. La cassazione del profilo determinerebbe una regressione di almeno vent’anni rispetto all’avvio di una carriera raggiunta con ben più titoli e una laurea quadriennale, mentre oggi, per essere inquadrati all’attuale F1, basta essere in possesso di una laurea triennale. Il ricorso al profilo unico fa presumere che la cassazione non riguardi tanto i direttori C3, bensì le loro stesse funzioni, eventualmente a vantaggio dei giovani diplomatici, o dei chiara fama. Lo scardinamento della Legge non esclude l’ipotesi che i già direttori vengano inviati all’estero per coprire posti di addetto, senza aver riguardo di precedenze rispetto ai neo nominati".
"Gli Addetti, al contrario, - rilevano dal sindacato – ai sensi del nuovo profilo professionale, potranno essere valutati ai fini di una nomina ad hoc a direttore di un IIC dopo almeno 9 anni di esperienza all’Estero, salvo poi essere successivamente riadibiti alla mansione di Addetto. Rispetto alle Aree Funzionali di III Area, l’assenza di progressione in carriera costituisce una netta discriminazione, che avrà inevitabilmente ripercussioni anche sulle assegnazioni all’Estero. Non meno preoccupazioni fanno sorgere alcuni "errori" contenuti nella declaratoria che riguarda l’APC, laddove, tra l’altro, si attribuisce ai già C1 una qualifica di Direttore, mai posseduta da questi in passato". La Confsal Unsa, dunque, "ritiene che l’Amministrazione avrebbe operato con più correttezza se, nel cassare la qualifica di Direttore, avesse esplicitamente previsto questo profilo ad esaurimento, come ventilato nel corso della trattativa. La procedura di declassamento che si propone assume una manifesta illegittimità e sperequazioni in radice nelle ipotetiche possibilità di conferire agli addetti F1 la qualifica - mai posseduta fino ad oggi! - di Direttore, mentre si ribadisce ogni contrarietà alla omessa descrizione del profilo di Direttore, considerandola illogica e penalizzante per il personale C3, inquadrato nell’attuale pianta organica APC".
Per tutti questi motivi, il sindacato "si è visto costretto - d’intesa con la Federazione - a non sottoscrivere l’Accordo in ambito di Contratto Integrativo. La nostra Sigla, profondamente convinta della fondatezza delle proprie rivendicazioni, nonchè del contenuto delle proprie posizioni, conferma ai propri iscritti che non abbandonerà il campo di battaglia, ma, al contrario, proporrà azioni - a tutti i livelli - per tutelare gli interessi del personale penalizzato dalle previsioni del nuovo Accordo". (aise)
Dal punto di vista degli sviluppi economici all’interno dell’Area, spiega il Coordinamento esteri del sindacato, "ai sensi del nuovo Contratto Integrativo i passaggi economici verranno determinati sulla base di una graduatoria che dovrà tenere conto, come previsto dal CCNL 2007, di tre fattori: esperienza professionale, titoli di studio e percorso formativo (a distanza) con verifica finale. I candidati, ivi compresi i colleghi in servizio all’estero, potranno concorrere alla formazione di una graduatoria che, sulla base dei fondi FUA stanziati per tali passaggi, con conseguente taglio del FUA destinato ai colleghi in servizio presso la Sede centrale, consentirà solo a circa il 40% del personale di accedere alla Fascia economica superiore! Inoltre, i punteggi fissati nel Contratto Integrativo penalizzeranno, a nostro parere, tutti coloro che hanno un’esperienza pregressa maturata – nello stesso profilo – durante il servizio a contratto o in posizione di comando o fuori ruolo presso il MAE. In virtù del fatto che i predetti passaggi sono meri scatti economici e non riqualificazioni ad un profilo superiore, non si ritiene giustificabile l’applicazione di punteggi differenziati (esattamente la metà per ogni anno di servizio!) per la medesima esperienza professionale acquisita all’interno della stessa Amministrazione".
Per quanto concerne l’aspetto attinente alla conoscenza delle lingue – presupposto fondamentale per l’attività del Ministero degli Affari Esteri – "saranno utili, ai fini del punteggio, unicamente quelle lingue per le quali l’interessato è in possesso di titolo di frequenza conseguito negli ultimi otto anni presso l’ISDI o presso altri Istituti riconosciuti. I titoli conseguiti precedentemente (ivi inclusi, ad esempio, titoli quali laurea in lingue, attestazioni internazionali di specializzazione o certificazioni riconosciute in tutto il mondo), oppure le conoscenze acquisite in maniera individuale durante i periodi di permanenza all’estero, nonché addirittura il bilinguismo, non godranno di alcun riconoscimento da parte dell’Amministrazione", stigmatizzano dal sindacato. "Peraltro, le lingue ammesse ai fini della graduatoria sono state limitate a 9 (inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, arabo, russo, cinese e giapponese). In alternativa al titolo conseguito negli ultimi otto anni, l’Amministrazione offrirà la possibilità di sottoporsi a un test, ma solo nelle lingue inglese e francese! Abbiamo sempre sostenuto l’importanza della valorizzazione della professionalità acquisita dai singoli dipendenti nel corso della loro vita professionale. Le determinazioni assunte in ambito di Contratto Integrativo portano, al contrario, ad uno svilimento delle conoscenze, ad un appiattimento dell’esperienza professionale dei dipendenti del Ministero degli Affari Esteri e risultano difformi dai dettati contenuti nel CCNL 2007 volti alla valorizzazione dell’apporto individuale".
Altra nota critica riguarda l’orario di lavoro all’estero: "contrariamente all’Accordo sull’Orario di lavoro presso la Sede romana rimasto sostanzialmente invariato, come richiesto anche da questa sindacato – spiegano dalla Confsal Unsa – l’Accordo Quadro sull’Orario all’Estero ha subìto, al contrario, un netto peggioramento rispetto a quello precedente. Infatti, oltre all’introduzione della pausa pranzo obbligatoria, che estenderà la durata dell’orario di lavoro quotidiano per i soli dipendenti all’estero, discriminando così un’alta percentuale dei dipendenti del MAE -, sono state riviste le modalità di reperibilità – d’ora in poi estesa anche alle ore notturne! - ed il conseguente recupero, che è stato notevolmente limitato rispetto al precedente Accordo. Ai "tavoli" il nostro Sindacato si è opposto fermamente al trattamento diversificato previsto dal nuovo Contratto in tema di pausa per il personale in servizio presso le Sedi estere, poiché non ne comprende affatto la ratio. Inoltre, in considerazione della diminuzione costante di personale presso le sedi all’Estero, già gravemente compromesse sotto l’aspetto degli organici, prevediamo criticità nel funzionamento delle stesse, nonché il rischio che il diritto al recupero psico-fisico del personale venga seriamente compromesso soprattutto nelle piccole strutture".
Per il sindacato, poi, "un ulteriore aspetto fortemente penalizzante è costituito dall’esclusione del personale a contratto a legge locale dai destinatari dell’Accordo sull’articolazione dell’Orario di Lavoro, che, ancora una volta, è stato inserito nel Contratto Integrativo. La nostra Sigla aveva ripetutamente chiesto ai "tavoli" che la trattazione dell’orario di lavoro avvenisse tramite accordo separato e non in ambito di integrativo, come del resto avvenuto presso gli altri Ministeri. In materia il nuovo Accordo riporta unicamente un generico riferimento, ovvero il concetto di uniformità d’orario, alle disposizioni del DPR 18/67, come novellato dal D.Lgs.103/2000, disposizioni peraltro già contemplate dai contratti individuali di lavoro. Tale esclusione accentuerà ulteriormente la disparità di trattamento già esistente nei confronti di questa categoria di personale. Ecco perché – chiariscono – la nostra Sigla ha subito richiesto che l’Amministrazione proceda al più presto alla verifica dei contratti stipulati secondo la legge locale, affinché le disposizioni più favorevoli vigenti presso i diversi Paesi esteri in materia di articolazione dell’orario di lavoro ( monte-ore settimanale, straordinari, recuperi, reperibilità, turni, formazione, pausa pranzo, buoni-pasto, ecc.) trovino giusta applicazione, ai sensi della normativa in vigore, anche per i dipendenti a contratto non destinatari del CCNL".
Sotto accusa anche la parte del contratto sui profili professionali dell’area della promozione culturale: "nel contratto integrativo che non abbiamo sottoscritto, appare grave la decisione di regolare il personale dell’Area della promozione culturale con un unico profilo professionale denominato "funzionario dell’area della promozione culturale". La scelta dell’Amministrazione di adottare un unico profilo per i funzionari ex C1, C2 e C3 appartenenti all’A.P.C.- al di là delle motivazioni di sostanza – pone molti interrogativi relativi alla forma giuridica prescelta, se si considera che il profilo C3 è stato acquisito dai Direttori degli Istituti dopo un corso - concorso. La cassazione del profilo determinerebbe una regressione di almeno vent’anni rispetto all’avvio di una carriera raggiunta con ben più titoli e una laurea quadriennale, mentre oggi, per essere inquadrati all’attuale F1, basta essere in possesso di una laurea triennale. Il ricorso al profilo unico fa presumere che la cassazione non riguardi tanto i direttori C3, bensì le loro stesse funzioni, eventualmente a vantaggio dei giovani diplomatici, o dei chiara fama. Lo scardinamento della Legge non esclude l’ipotesi che i già direttori vengano inviati all’estero per coprire posti di addetto, senza aver riguardo di precedenze rispetto ai neo nominati".
"Gli Addetti, al contrario, - rilevano dal sindacato – ai sensi del nuovo profilo professionale, potranno essere valutati ai fini di una nomina ad hoc a direttore di un IIC dopo almeno 9 anni di esperienza all’Estero, salvo poi essere successivamente riadibiti alla mansione di Addetto. Rispetto alle Aree Funzionali di III Area, l’assenza di progressione in carriera costituisce una netta discriminazione, che avrà inevitabilmente ripercussioni anche sulle assegnazioni all’Estero. Non meno preoccupazioni fanno sorgere alcuni "errori" contenuti nella declaratoria che riguarda l’APC, laddove, tra l’altro, si attribuisce ai già C1 una qualifica di Direttore, mai posseduta da questi in passato". La Confsal Unsa, dunque, "ritiene che l’Amministrazione avrebbe operato con più correttezza se, nel cassare la qualifica di Direttore, avesse esplicitamente previsto questo profilo ad esaurimento, come ventilato nel corso della trattativa. La procedura di declassamento che si propone assume una manifesta illegittimità e sperequazioni in radice nelle ipotetiche possibilità di conferire agli addetti F1 la qualifica - mai posseduta fino ad oggi! - di Direttore, mentre si ribadisce ogni contrarietà alla omessa descrizione del profilo di Direttore, considerandola illogica e penalizzante per il personale C3, inquadrato nell’attuale pianta organica APC".
Per tutti questi motivi, il sindacato "si è visto costretto - d’intesa con la Federazione - a non sottoscrivere l’Accordo in ambito di Contratto Integrativo. La nostra Sigla, profondamente convinta della fondatezza delle proprie rivendicazioni, nonchè del contenuto delle proprie posizioni, conferma ai propri iscritti che non abbandonerà il campo di battaglia, ma, al contrario, proporrà azioni - a tutti i livelli - per tutelare gli interessi del personale penalizzato dalle previsioni del nuovo Accordo". (aise)
lunedì 5 ottobre 2009
“I leave a part of my heart in Ukraine” - One personality in strengthening Ukrainian-Italian friendship
By Tetiana POLISHCHUK, The Day
Photo by Ruslan KANIUKA, The Day

“NICOLA FRANCO BALLONI (LEFT) HAS BEEN INVOLVED IN NUMEROUS EDUCATIONAL, ARTISTIC, AND CULTURAL PROJECTS. IVAN VAKARCHUK, UKRAINE’S MINISTER OF EDUCATION AND SCIENCE, AND PIETRO GIOVANNI DONNICI, ITALY’S AMBASSADOR TO UKRAINE, ARE IN THE CENTER”
Quotidiano "Den" ("Il Giorno" / "The Day), September 22, 2009
Many Ukrainians were saddened to learn that Nicola Franco Balloni, director of the Italian Institute of Culture in Ukraine, is finishing his activities in Kyiv. Balloni’s name is associated with numerous educational and artistic projects, as well as joint events involving prominent cultural figures and scholars. He has also contributed to the improvement of Ukraine–Italy relations. Some readers may remember that thanks to Balloni music fans in Ukraine got acquainted with Stradivari’s legendary violin, cinema buffs—with Sophia Loren, and those interested in history—with a copy of the Scrovegni Chapel in Padua. There have also been many other events that have left an indelible trace in Ukrainian souls.
Thanks to the Institute of Culture, which Balloni headed for several years, Italians learned more about Ukraine, in particular the truth about the 1932–1933 Holodomor. On the other end, in Ukraine, new translations of Italian writers appeared; exhibits and concerts of popular bands were held. Today the language of Alighieri Dante, Francesco Petrarch, and Giovanni Boccaccio is being taught in universities in Lviv, Odesa, Kyiv, and Mariupol. The entire list of significant events is very long indeed.
With his time in office about to expire, Balloni met with Ukrainian colleagues—university rectors from Odesa, Mariupol, and Kyiv. Ivan Vakarchuk, Ukraine’s Minister of Education and Science, was awarded the Star of Italian Glory order for his special merits in the development of Ukrainian–Italian cooperation in education and promotion of the Italian language. This highest reward from the Italian President was presented by Pietro Giovanni Donnici, Italy’s ambassador to Ukraine. In the evening the National Opera team had a surprise for their big Italian friend. They performed opera buffa L’elisir d’amore by Gaetano Donizetti. This was the last joint project of the Institute and the National Opera.
“We are greatly saddened that Mr. Balloni is leaving Ukraine. Thanks to him the best samples of Italian classics appeared on the playbill of our theater,” Petro Chupryna, general director of the National Opera, told The Day. “Today we have seven operas in our repertoire that were staged by Italian directors jointly with Ukrainian musicians and singers. Mario Corradi staged La Gioconda, Turandot, and Faust, Italo Nunziata—Manon Lescaut, Un Ballo in Maschera, Macbeth, and L’elisir d’amore. Let me also tell you that the premiere of Turandot in Kyiv was broadcast on the Italian TV, and the festivals Viva Verdi! and Italian Opera on Kyiv Stage increased the number of classical art fans in Ukraine.
“I hope that the seed that we have sown together on the artistic field will not dry up after Balloni leaves but will grow just as well. Hopefully, by the end of this theatrical season the dream to present Kyiv opera fans with La Cenerentola by Gioachino Rossini will come true. I do hope that in a few years Mr. Balloni will come back to Ukraine because people in Ukraine respect, love, appreciate, and wait to see him again.”
Academician Mykola Zhulynsky stressed that he had the honor to express gratitude to Balloni on behalf of the President of Ukraine for all his efforts to improve cultural cooperation between Italy and Ukraine. Moved to the depth of his heart, Balloni said in Ukrainian: “In L’elisir d’amore, the protagonist, Nemorino, says these words: ‘A tear rolled down my cheek…’ I am deeply moved. After I working in Kyiv for years, I learned more about Ukraine, came to love your culture, art, language, and people. I am leaving, but I leave a part of my heart in Ukraine. Good-bye!”
Photo by Ruslan KANIUKA, The Day
“NICOLA FRANCO BALLONI (LEFT) HAS BEEN INVOLVED IN NUMEROUS EDUCATIONAL, ARTISTIC, AND CULTURAL PROJECTS. IVAN VAKARCHUK, UKRAINE’S MINISTER OF EDUCATION AND SCIENCE, AND PIETRO GIOVANNI DONNICI, ITALY’S AMBASSADOR TO UKRAINE, ARE IN THE CENTER”
Quotidiano "Den" ("Il Giorno" / "The Day), September 22, 2009
Many Ukrainians were saddened to learn that Nicola Franco Balloni, director of the Italian Institute of Culture in Ukraine, is finishing his activities in Kyiv. Balloni’s name is associated with numerous educational and artistic projects, as well as joint events involving prominent cultural figures and scholars. He has also contributed to the improvement of Ukraine–Italy relations. Some readers may remember that thanks to Balloni music fans in Ukraine got acquainted with Stradivari’s legendary violin, cinema buffs—with Sophia Loren, and those interested in history—with a copy of the Scrovegni Chapel in Padua. There have also been many other events that have left an indelible trace in Ukrainian souls.
Thanks to the Institute of Culture, which Balloni headed for several years, Italians learned more about Ukraine, in particular the truth about the 1932–1933 Holodomor. On the other end, in Ukraine, new translations of Italian writers appeared; exhibits and concerts of popular bands were held. Today the language of Alighieri Dante, Francesco Petrarch, and Giovanni Boccaccio is being taught in universities in Lviv, Odesa, Kyiv, and Mariupol. The entire list of significant events is very long indeed.
With his time in office about to expire, Balloni met with Ukrainian colleagues—university rectors from Odesa, Mariupol, and Kyiv. Ivan Vakarchuk, Ukraine’s Minister of Education and Science, was awarded the Star of Italian Glory order for his special merits in the development of Ukrainian–Italian cooperation in education and promotion of the Italian language. This highest reward from the Italian President was presented by Pietro Giovanni Donnici, Italy’s ambassador to Ukraine. In the evening the National Opera team had a surprise for their big Italian friend. They performed opera buffa L’elisir d’amore by Gaetano Donizetti. This was the last joint project of the Institute and the National Opera.
“We are greatly saddened that Mr. Balloni is leaving Ukraine. Thanks to him the best samples of Italian classics appeared on the playbill of our theater,” Petro Chupryna, general director of the National Opera, told The Day. “Today we have seven operas in our repertoire that were staged by Italian directors jointly with Ukrainian musicians and singers. Mario Corradi staged La Gioconda, Turandot, and Faust, Italo Nunziata—Manon Lescaut, Un Ballo in Maschera, Macbeth, and L’elisir d’amore. Let me also tell you that the premiere of Turandot in Kyiv was broadcast on the Italian TV, and the festivals Viva Verdi! and Italian Opera on Kyiv Stage increased the number of classical art fans in Ukraine.
“I hope that the seed that we have sown together on the artistic field will not dry up after Balloni leaves but will grow just as well. Hopefully, by the end of this theatrical season the dream to present Kyiv opera fans with La Cenerentola by Gioachino Rossini will come true. I do hope that in a few years Mr. Balloni will come back to Ukraine because people in Ukraine respect, love, appreciate, and wait to see him again.”
Academician Mykola Zhulynsky stressed that he had the honor to express gratitude to Balloni on behalf of the President of Ukraine for all his efforts to improve cultural cooperation between Italy and Ukraine. Moved to the depth of his heart, Balloni said in Ukrainian: “In L’elisir d’amore, the protagonist, Nemorino, says these words: ‘A tear rolled down my cheek…’ I am deeply moved. After I working in Kyiv for years, I learned more about Ukraine, came to love your culture, art, language, and people. I am leaving, but I leave a part of my heart in Ukraine. Good-bye!”
venerdì 28 agosto 2009
Meraviglie degli istituti all'estero, La Boralevi un addetto culturale?
di Stefano Ciavatta
Istituti di Cultura. Sbaglia il “Corriere”. Il direttore di Rolling Stone fu chiamato per L.A. col precedente governo Berlusconi. Troppa burocrazia: «4 anni per aprire un bar». Nessun veto da sinistra. Con due anni si lavora male. «Meglio quattro, con una manager come la Rummo».
Il Riformista, 28 agosto 2008
«Certo che rinunciai ma si tratta di un evento di sei anni fa! Parliamo addirittura del precedente governo Berlusconi. Al giornalista del Corriere bastava verificare su google...» racconta Carlo Antonelli, direttore del mensile Rolling Stones chiamato in causa in un articolo sulle nuove nomine negli Istituti Culturali italiani sparsi all'estero. «Venivo dalla Sugar e tramite un'amica mi chiesero il curriculum per la direzione dell'Istituto di Cultura di Los Angeles. Mi ero stufato di fare il discografico, ero da pochi mesi direttore di Rs, ma nessuno mi contattò direttamente. Ero un vero outsider, ci misi molti mesi a decidere, il rimborso era molto alto, 14mila euro, ma determinanti per la rinuncia furono motivi personali e familiari».
Cosa voleva dire fare il direttore dell'Istituto di Cultura a L.A.? «Andando lì mi resi conto della potenzialità inespressa, l’Istituto è in una zona fantastica ma è dotato di un budget limitato, con un mandato di soli due anni era difficile lavorare. A 38 anni forse era più un cul de sac». Si parla di una sua militanza a sinistra e di un divieto che la costrinse a rinunciare. «Di certo non avevo nessun piacere a essere un rappresentante di quel governo ma non ho neanche mai avuto contatti da militante con il mondo della sinistra. È comunque incredibile la persistenza di questa micronotizia, anni fa Repubblica ci costruì un teorema: Sugar, Caselli, Craxi, Berlusconi fino a me...un complesso gioco di pedine, ma è una follia dietrologica».
Chi andò poi a Los Angeles? «La valida signora Valenti, un funzionario. La chiara fama fu derubricata allora, non so oggi. Il fatto è che un lavoro di due anni, essendo la nomina legata alle sorti del governo, rischia sempre di essere un compito proibitivo. Ok se si tratta di un parcheggio di lusso, ma se ci vuole investire veramente il discorso cambia. Valenti ha fatto bene perchè conosce i gangli della burocrazia. Io ero l’outsider costretto a un corso accelerato di burocrazia complessa. Solo per aprire un bar ci volevano 4 anni». Ma per un direttore di Rs non era il massimo lavorare a L.A.? «Professionalmente mi sembrava di affrontare un terreno fumoso e complicato, con una burocrazia lenta e un ministero che parlava una lingua incomprensibile, e poi un eccessivo collegamento dell'Istituto con l’incredibile comunità italiana, un pubblico senescente che voleva gli sbandieratori di Pisa e la festa della pizza».
Per la sede di Parigi si parla della riconferma della manager Rummo ma anche dell'affiancamento di Antonellla Boralevi, scrittrice e conduttrice tv. «È un caso, forse un merito l’articolo ce l’ha. Quello di far capire le logiche che intercettai all’epoca. La Rummo è una manager culturale di ottimo livello, ma si trova a doversi scontrare con la cattiva concezione delle nomine di chiara fama, che dovrebbero essere come minimo quadriennali. Una logica che lascia a desiderare sulla effettiva volontà di investire e rendere produttivi questi istituti. Sono luoghi altamente burocratizzati dove un solo manager può battersi davvero, e il problema resta a monte, indipendentemente dalle vecchie logiche politiche di spartizione».
Da Parigi la direttrice Rosanna Rummo afferma che «quattro anni sarebbero un tempo giusto per lasciare un segno. I primi 6 sei mesi se ne vanno solo per organizzare i contatti. I budget sono molto limitati ma è tutto strettamente proporzionale a quanto la cultura viene sostenuta e finanziata in Italia. Non tutti gli istituti poi hanno lo stesso budget, ma tutti hanno vincoli burocratici enormi, amministrativi e giuridici. Non è una vacanza. Per esempio non riusciamo a fare pubblicità, molte spese per gli ospiti sono a carico nostro. Dobbiamo cercare contributi e sponsor in loco». Quindi largo ai manager? «Sanno muoversi con più facilità. Alle Scuderie del Quirinale ero come un Ad. Oggi devo lavorare in condizioni differenti. Sono situazioni complesse, molto più vincolanti per certi aspetti. L'Istituto di Villa Medici a Roma ha il triplo del nostro budget. La realtà francese in Italia è diversa. Sono anni che la cultura subisce la scure della riduzione dei finanziamenti».
Nessuna sovrapposizione con la Boralevi? Per il Corriere si parla di un dirottamento temporaneo all'Ambasciata per evitare contrasti. «Credo che verrà come esperto. Le norme delle ambasciate lo consentono». Intanto il Ministero degli Affari Esteri fa sapere che la voce sulla Boralevi non è priva di fondamento: «presto le ambasciate vedranno potenziale le figure degli addetti culturali», assicura una fonte, «nominati dalla stessa commissione che si occupa degli Istituti di Cultura, con un profilo orientato alla versatilità sui media, alla capacità di trovare sponsor e alla abilità nel gestire pubbliche relazioni».
Istituti di Cultura. Sbaglia il “Corriere”. Il direttore di Rolling Stone fu chiamato per L.A. col precedente governo Berlusconi. Troppa burocrazia: «4 anni per aprire un bar». Nessun veto da sinistra. Con due anni si lavora male. «Meglio quattro, con una manager come la Rummo».
Il Riformista, 28 agosto 2008
«Certo che rinunciai ma si tratta di un evento di sei anni fa! Parliamo addirittura del precedente governo Berlusconi. Al giornalista del Corriere bastava verificare su google...» racconta Carlo Antonelli, direttore del mensile Rolling Stones chiamato in causa in un articolo sulle nuove nomine negli Istituti Culturali italiani sparsi all'estero. «Venivo dalla Sugar e tramite un'amica mi chiesero il curriculum per la direzione dell'Istituto di Cultura di Los Angeles. Mi ero stufato di fare il discografico, ero da pochi mesi direttore di Rs, ma nessuno mi contattò direttamente. Ero un vero outsider, ci misi molti mesi a decidere, il rimborso era molto alto, 14mila euro, ma determinanti per la rinuncia furono motivi personali e familiari».
Cosa voleva dire fare il direttore dell'Istituto di Cultura a L.A.? «Andando lì mi resi conto della potenzialità inespressa, l’Istituto è in una zona fantastica ma è dotato di un budget limitato, con un mandato di soli due anni era difficile lavorare. A 38 anni forse era più un cul de sac». Si parla di una sua militanza a sinistra e di un divieto che la costrinse a rinunciare. «Di certo non avevo nessun piacere a essere un rappresentante di quel governo ma non ho neanche mai avuto contatti da militante con il mondo della sinistra. È comunque incredibile la persistenza di questa micronotizia, anni fa Repubblica ci costruì un teorema: Sugar, Caselli, Craxi, Berlusconi fino a me...un complesso gioco di pedine, ma è una follia dietrologica».
Chi andò poi a Los Angeles? «La valida signora Valenti, un funzionario. La chiara fama fu derubricata allora, non so oggi. Il fatto è che un lavoro di due anni, essendo la nomina legata alle sorti del governo, rischia sempre di essere un compito proibitivo. Ok se si tratta di un parcheggio di lusso, ma se ci vuole investire veramente il discorso cambia. Valenti ha fatto bene perchè conosce i gangli della burocrazia. Io ero l’outsider costretto a un corso accelerato di burocrazia complessa. Solo per aprire un bar ci volevano 4 anni». Ma per un direttore di Rs non era il massimo lavorare a L.A.? «Professionalmente mi sembrava di affrontare un terreno fumoso e complicato, con una burocrazia lenta e un ministero che parlava una lingua incomprensibile, e poi un eccessivo collegamento dell'Istituto con l’incredibile comunità italiana, un pubblico senescente che voleva gli sbandieratori di Pisa e la festa della pizza».
Per la sede di Parigi si parla della riconferma della manager Rummo ma anche dell'affiancamento di Antonellla Boralevi, scrittrice e conduttrice tv. «È un caso, forse un merito l’articolo ce l’ha. Quello di far capire le logiche che intercettai all’epoca. La Rummo è una manager culturale di ottimo livello, ma si trova a doversi scontrare con la cattiva concezione delle nomine di chiara fama, che dovrebbero essere come minimo quadriennali. Una logica che lascia a desiderare sulla effettiva volontà di investire e rendere produttivi questi istituti. Sono luoghi altamente burocratizzati dove un solo manager può battersi davvero, e il problema resta a monte, indipendentemente dalle vecchie logiche politiche di spartizione».
Da Parigi la direttrice Rosanna Rummo afferma che «quattro anni sarebbero un tempo giusto per lasciare un segno. I primi 6 sei mesi se ne vanno solo per organizzare i contatti. I budget sono molto limitati ma è tutto strettamente proporzionale a quanto la cultura viene sostenuta e finanziata in Italia. Non tutti gli istituti poi hanno lo stesso budget, ma tutti hanno vincoli burocratici enormi, amministrativi e giuridici. Non è una vacanza. Per esempio non riusciamo a fare pubblicità, molte spese per gli ospiti sono a carico nostro. Dobbiamo cercare contributi e sponsor in loco». Quindi largo ai manager? «Sanno muoversi con più facilità. Alle Scuderie del Quirinale ero come un Ad. Oggi devo lavorare in condizioni differenti. Sono situazioni complesse, molto più vincolanti per certi aspetti. L'Istituto di Villa Medici a Roma ha il triplo del nostro budget. La realtà francese in Italia è diversa. Sono anni che la cultura subisce la scure della riduzione dei finanziamenti».
Nessuna sovrapposizione con la Boralevi? Per il Corriere si parla di un dirottamento temporaneo all'Ambasciata per evitare contrasti. «Credo che verrà come esperto. Le norme delle ambasciate lo consentono». Intanto il Ministero degli Affari Esteri fa sapere che la voce sulla Boralevi non è priva di fondamento: «presto le ambasciate vedranno potenziale le figure degli addetti culturali», assicura una fonte, «nominati dalla stessa commissione che si occupa degli Istituti di Cultura, con un profilo orientato alla versatilità sui media, alla capacità di trovare sponsor e alla abilità nel gestire pubbliche relazioni».
giovedì 27 agosto 2009
Istituti di cultura, l’anno della svolta
Nomine Viale a New York, Boralevi verso Parigi. E Antonelli rinuncia a Los Angeles «perché di sinistra»
Nuove sedi in USA e Cina, cambio di direttori, un canale Rai per promuovere la lingua
di MARCO NESE
Corriere della Sera, 27 agosto 2009
Una rivoluzione sta per investire gli Istituti italiani di cultura. Alcune delle 89 sedi potrebbero chiudere. Per risparmiare. Ma anche perché la situazione geopolitica è cambiata. In Europa, ragionano al ministero degli Esteri, la cultura italiana già arriva di riflesso. E allora se bisogna sacrificare qualche ufficio, meglio tagliare nel Vecchio Continente. E puntare verso nuovi lidi.
Si sta riflettendo sull'opportunità di aprire nuove sedi sull'altra sponda del Mediterraneo per esempio in Libia. Ma anche negli Emirati Arabi, che stanno dedicando molte risorse alle iniziative culturali. Con grande attenzione si guarda alla Cina. A Pechino c'è già un Istituto italiano abbastanza efficiente diretto da Barbara Alighiero. Ma alla Farnesina ritengono che sarebbe forse necessario nominare un seconde dirigente, per ampliare l'offerta di opere in grado di testimoniare la civiltà italiana, soprattutto nel settore della lirica, che i cinesi accolgono sempre con grande piacere.
Nella scelta dei nuovi addetti culturali si terrà conto non solo della preparazione, ma anche delle loro capacità manageriali. Dovranno interloquire con le aziende private, promuovere i loro marchi e, attraverso le sponsorizzazioni, ricavarne risorse per le attività degli uffici che non potranno più far conto solo sui finanziamenti pubblici.
La prima sede alla quale il ministro degli Esteri Franco Frattini sta per nominare il nuove direttore è quella di New York. Renato Miracco compie a fine anno il periodo di quattro anni, improrogabile, e al suo posto andrà Riccardo Viale, torinese, presidente della Fondazion Rosselli e docente di sociologia alla Bicocca di Milano.
New York è una delle 10 sedi cosiddette «chiara fama», che vanno affidate a insigni professionisti. In un primo tempo sembrava che fosse destinato ad assumerne la responsabilità Alain Elkann. Ma poi la scelta è caduta su Viale. Miracco, il quale ha curato una bella mostra di Giorgio Morandi, ha svolto un lavoro che viene molto apprezzato alla Farnesina. E di conseguenza non si vuole rinunciare alla sua collaborazione. Per lui è allo studio un progetto nuovo, l'apertura di una seconda sede negli Stat Uniti, a Washington.
L'idea di due uffici culturali in America viene coltivata da qualche mese. La seconda sede era stata però immaginata sulla costa del Pacifico a Los Angeles, con l'intento di stabilire un collegamento con il cinema e lo spettacolo in generale. Al ministero degli Esteri credevano di aver trovato la persona giusta per quel tipo di lavoro. Avevano puntato su Carlo Antonelli, giovane, serio, grande esperto di musica e spettacolo, direttore dell'edizione italiana della rivista Rolling Stone. Il fatto che Antonelli militasse a sinistra non era stato considerato un ostacolo. Peccato, però, si rammaricano alla Farnesina, che a sinistra non hanno gradito che collaborasse con il centrodestra. E hanno convinto Antonelli a rinunciare.
Un'altra sede importante che viene tenuta d'occhio è quella di Parigi. La dirige Rosanna Rummo, che in passato ha curato le mostre alle Scuderie del Quirinale a Roma. A fine anno la Rummo, che può contare su ottimi appoggi politici, completa il suo biennio, ma dovrebbe ottenere la proroga per un altro biennio. Tuttavia, a Parigi approda già quella che sarà la sua sostituta, Antonella Boralevi, fiorentina, scrittrice e animatrice di talk show televisivi.
Per evitare contrasti con la Rummo, la Boralevi non lavorerà presso l'Istituto culturale, ma si installerà nella sede dell'Ambasciata. Alla Farnesina dicono che si farà le ossa in attesa che la Rummo le lasci la poltrona.
Risolto nel frattempo il caso Tel Aviv. L'Istituto della città israeliana è uno di quelli di «chiara fama». Lo dirigeva Simonetta Della Seta, molto gradita al governo di Gerusalemme. Il suo periodo di quattro anni (due bienni) è scaduto senza possibilità di rinnovo. Siccome anche alla Farnesina stava a cuore che la studiosa rimanesse a continuare il suo lavoro, si è ricorsi a un escamotage. L'Istituto di Tel Aviv è stato cancellato dall'elenco dei «chiara fama», ha assunto la forma di un normale ufficio culturale e Simonetta Della Seta resterà a promuovere la cultura italiana in Israele.
L'operazione presenta un altro vantaggio. La rinuncia a un istituto «chiara fama» offre la possibilità di attribuire la qualifica a un'altra sede. Ne beneficerà l'Istituto culturale di Bruxelles. A suo tempo lo dirigeva Maria Luisa Bianco, considerata, appunto, personaggio di «chiara fama». Ma all'epoca in cui il governo era presieduto da Massimo D'Alema si decise di declassare Bruxelles e valorizzare Città del Messico.
Non è ancora chiaro chi andrà a occupare la poltrona di Bruxelles che, da maggio 2010, tornerà a vantare una posizione di alto prestigio.
Uno dei compiti fondamentali che il ministro degli Esteri Franco Frattini intende affidare agli Istituti di cultura è quello della diffusione della lingua italiana. Un impegno nel quale si sta cercando di coinvolgere la Rai. L'alleanza Rai-Istituti di cultura viene promossa da Frattini e dal sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani. L'obiettivo è lanciare un canale internazionale che fornisca notizie e approfondimenti. Sull'esempio della Bbc britannica, ma anche di France tv e Deutsche Welle.
Nuove sedi in USA e Cina, cambio di direttori, un canale Rai per promuovere la lingua
di MARCO NESE
Corriere della Sera, 27 agosto 2009
Una rivoluzione sta per investire gli Istituti italiani di cultura. Alcune delle 89 sedi potrebbero chiudere. Per risparmiare. Ma anche perché la situazione geopolitica è cambiata. In Europa, ragionano al ministero degli Esteri, la cultura italiana già arriva di riflesso. E allora se bisogna sacrificare qualche ufficio, meglio tagliare nel Vecchio Continente. E puntare verso nuovi lidi.
Si sta riflettendo sull'opportunità di aprire nuove sedi sull'altra sponda del Mediterraneo per esempio in Libia. Ma anche negli Emirati Arabi, che stanno dedicando molte risorse alle iniziative culturali. Con grande attenzione si guarda alla Cina. A Pechino c'è già un Istituto italiano abbastanza efficiente diretto da Barbara Alighiero. Ma alla Farnesina ritengono che sarebbe forse necessario nominare un seconde dirigente, per ampliare l'offerta di opere in grado di testimoniare la civiltà italiana, soprattutto nel settore della lirica, che i cinesi accolgono sempre con grande piacere.
Nella scelta dei nuovi addetti culturali si terrà conto non solo della preparazione, ma anche delle loro capacità manageriali. Dovranno interloquire con le aziende private, promuovere i loro marchi e, attraverso le sponsorizzazioni, ricavarne risorse per le attività degli uffici che non potranno più far conto solo sui finanziamenti pubblici.
La prima sede alla quale il ministro degli Esteri Franco Frattini sta per nominare il nuove direttore è quella di New York. Renato Miracco compie a fine anno il periodo di quattro anni, improrogabile, e al suo posto andrà Riccardo Viale, torinese, presidente della Fondazion Rosselli e docente di sociologia alla Bicocca di Milano.
New York è una delle 10 sedi cosiddette «chiara fama», che vanno affidate a insigni professionisti. In un primo tempo sembrava che fosse destinato ad assumerne la responsabilità Alain Elkann. Ma poi la scelta è caduta su Viale. Miracco, il quale ha curato una bella mostra di Giorgio Morandi, ha svolto un lavoro che viene molto apprezzato alla Farnesina. E di conseguenza non si vuole rinunciare alla sua collaborazione. Per lui è allo studio un progetto nuovo, l'apertura di una seconda sede negli Stat Uniti, a Washington.
L'idea di due uffici culturali in America viene coltivata da qualche mese. La seconda sede era stata però immaginata sulla costa del Pacifico a Los Angeles, con l'intento di stabilire un collegamento con il cinema e lo spettacolo in generale. Al ministero degli Esteri credevano di aver trovato la persona giusta per quel tipo di lavoro. Avevano puntato su Carlo Antonelli, giovane, serio, grande esperto di musica e spettacolo, direttore dell'edizione italiana della rivista Rolling Stone. Il fatto che Antonelli militasse a sinistra non era stato considerato un ostacolo. Peccato, però, si rammaricano alla Farnesina, che a sinistra non hanno gradito che collaborasse con il centrodestra. E hanno convinto Antonelli a rinunciare.
Un'altra sede importante che viene tenuta d'occhio è quella di Parigi. La dirige Rosanna Rummo, che in passato ha curato le mostre alle Scuderie del Quirinale a Roma. A fine anno la Rummo, che può contare su ottimi appoggi politici, completa il suo biennio, ma dovrebbe ottenere la proroga per un altro biennio. Tuttavia, a Parigi approda già quella che sarà la sua sostituta, Antonella Boralevi, fiorentina, scrittrice e animatrice di talk show televisivi.
Per evitare contrasti con la Rummo, la Boralevi non lavorerà presso l'Istituto culturale, ma si installerà nella sede dell'Ambasciata. Alla Farnesina dicono che si farà le ossa in attesa che la Rummo le lasci la poltrona.
Risolto nel frattempo il caso Tel Aviv. L'Istituto della città israeliana è uno di quelli di «chiara fama». Lo dirigeva Simonetta Della Seta, molto gradita al governo di Gerusalemme. Il suo periodo di quattro anni (due bienni) è scaduto senza possibilità di rinnovo. Siccome anche alla Farnesina stava a cuore che la studiosa rimanesse a continuare il suo lavoro, si è ricorsi a un escamotage. L'Istituto di Tel Aviv è stato cancellato dall'elenco dei «chiara fama», ha assunto la forma di un normale ufficio culturale e Simonetta Della Seta resterà a promuovere la cultura italiana in Israele.
L'operazione presenta un altro vantaggio. La rinuncia a un istituto «chiara fama» offre la possibilità di attribuire la qualifica a un'altra sede. Ne beneficerà l'Istituto culturale di Bruxelles. A suo tempo lo dirigeva Maria Luisa Bianco, considerata, appunto, personaggio di «chiara fama». Ma all'epoca in cui il governo era presieduto da Massimo D'Alema si decise di declassare Bruxelles e valorizzare Città del Messico.
Non è ancora chiaro chi andrà a occupare la poltrona di Bruxelles che, da maggio 2010, tornerà a vantare una posizione di alto prestigio.
Uno dei compiti fondamentali che il ministro degli Esteri Franco Frattini intende affidare agli Istituti di cultura è quello della diffusione della lingua italiana. Un impegno nel quale si sta cercando di coinvolgere la Rai. L'alleanza Rai-Istituti di cultura viene promossa da Frattini e dal sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani. L'obiettivo è lanciare un canale internazionale che fornisca notizie e approfondimenti. Sull'esempio della Bbc britannica, ma anche di France tv e Deutsche Welle.
sabato 4 luglio 2009
Un paese senza niente
di Roberto Cotroneo
L'Unità, 29 giugno 2009
Un paese cupo. Da un po' di giorni i maggiori giornali italiani pubblicano foto di Berlusconi piuttosto corrucciate, e non c'è da stupirsi, l'aria dei suoi collaboratori è da: si salvi chi può. E la stampa inglese continua a dire che siamo agli ultimi giorni dell'impero, e che sicuramente Silvio si ritirerà. Cose tutte da dimostrare, e al momento piuttosto lunari. O a Londra sanno cose che ai giornalisti italiani non vengono dette, o forse sta accadendo qualcosa di peggio. Fuori dall'Italia nessuno ci capisce più nulla. E il nostro sta diventando un paese indecifrabile, dove avvengono cose che in paese normali di solito non accadono. E non si tratta soltanto del premier, delle escort, delle feste e delle inchieste. Tutto si è sfaldato. Tutto ha perso di valore.
Se anziché utilizzare degli indici economici per dire in che posizione mondiale siamo utilizzassimo degli altri indici, scopriremmo che siamo forse al duecentesimo posto. Per le nostre università, che quasi non compaiono nelle prime cento del mondo, per i nostri autori e i nostri libri, che nessuno traduce più, per i nostri film, che arrancano nei festival e sono brutti e mosci, per i nostri istituti di cultura all'estero, ridotti a niente, gestiti per buona parte da incompetenti, o da gente che vuole passarsi una vacanza in qualche capitale europea a spese del ministero degli Esteri. Per i nostri musei, tornati a una consuetudinaria inefficienza. Per i nostri giornali, e va detto anche questo, sempre più in caduta libera, sempre più in crisi di idee e e di lettori. E non perché siamo un paese che non legge, ma perché siamo un paese che non si fa leggere. Siamo duecentesimi al mondo, perché non sappiamo generare classe dirigente, duecentesimi al mondo perché non abbiamo formato giovani in grado di sostituirsi nei ruoli chiave. E non solo perché i vecchi impediscono il ricambio, ma perché siamo riusciti a fare un miracolo: le nostre giovani generazioni hanno coltivato in vitro i peggiori difetti delle vecchie, e sono già inservibili. Siamo cupi, abbiamo paura di dire la verità, pensiamo che un congresso di partito non si possa convocare se gli accordi non sono stati fatti prima. Fingiamo di vedere il nuovo dove il nuovo non c'è. E continuiamo a farci de male. Ma soprattutto siamo un paese incompentente, incompetente in tutto. Un paese di dilettanti allo sbaraglio. Guidati dal più gigantesco tra i dilettanti. Lui, quel premier che incarna quello che siamo diventati, con la complicità di tutti. E allora, di cosa possiamo lamentarci?
29 giugno 2009
L'Unità, 29 giugno 2009
Un paese cupo. Da un po' di giorni i maggiori giornali italiani pubblicano foto di Berlusconi piuttosto corrucciate, e non c'è da stupirsi, l'aria dei suoi collaboratori è da: si salvi chi può. E la stampa inglese continua a dire che siamo agli ultimi giorni dell'impero, e che sicuramente Silvio si ritirerà. Cose tutte da dimostrare, e al momento piuttosto lunari. O a Londra sanno cose che ai giornalisti italiani non vengono dette, o forse sta accadendo qualcosa di peggio. Fuori dall'Italia nessuno ci capisce più nulla. E il nostro sta diventando un paese indecifrabile, dove avvengono cose che in paese normali di solito non accadono. E non si tratta soltanto del premier, delle escort, delle feste e delle inchieste. Tutto si è sfaldato. Tutto ha perso di valore.
Se anziché utilizzare degli indici economici per dire in che posizione mondiale siamo utilizzassimo degli altri indici, scopriremmo che siamo forse al duecentesimo posto. Per le nostre università, che quasi non compaiono nelle prime cento del mondo, per i nostri autori e i nostri libri, che nessuno traduce più, per i nostri film, che arrancano nei festival e sono brutti e mosci, per i nostri istituti di cultura all'estero, ridotti a niente, gestiti per buona parte da incompetenti, o da gente che vuole passarsi una vacanza in qualche capitale europea a spese del ministero degli Esteri. Per i nostri musei, tornati a una consuetudinaria inefficienza. Per i nostri giornali, e va detto anche questo, sempre più in caduta libera, sempre più in crisi di idee e e di lettori. E non perché siamo un paese che non legge, ma perché siamo un paese che non si fa leggere. Siamo duecentesimi al mondo, perché non sappiamo generare classe dirigente, duecentesimi al mondo perché non abbiamo formato giovani in grado di sostituirsi nei ruoli chiave. E non solo perché i vecchi impediscono il ricambio, ma perché siamo riusciti a fare un miracolo: le nostre giovani generazioni hanno coltivato in vitro i peggiori difetti delle vecchie, e sono già inservibili. Siamo cupi, abbiamo paura di dire la verità, pensiamo che un congresso di partito non si possa convocare se gli accordi non sono stati fatti prima. Fingiamo di vedere il nuovo dove il nuovo non c'è. E continuiamo a farci de male. Ma soprattutto siamo un paese incompentente, incompetente in tutto. Un paese di dilettanti allo sbaraglio. Guidati dal più gigantesco tra i dilettanti. Lui, quel premier che incarna quello che siamo diventati, con la complicità di tutti. E allora, di cosa possiamo lamentarci?
29 giugno 2009
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